Home > Topics > Family and Children > Couples > Il divorzio e le sue implicazioni psicologiche
Gewalt gegen Kinder

Ringraziamo Daniela Fanelli, psicologa-psicoterapeuta, per questo esaustivo articolo sul divorzio. Claudiaexpat completa questa riflessione mettendo in luce alcune caratteristiche proprie del divorzio in espatrio

 

Il divorzio è una delle esperienze più dolorose che una persona possa affrontare, sia quando la persona viene lasciata che quando la persona decide di lasciare. In entrambi i casi, con intensità diversa, si esce dal divorzio in qualche modo “segnati” e cambiati.

In generale, la decisione di separarsi è conseguente ad un periodo prolungato di profonda insoddisfazione: nessun matrimonio finisce all’improvviso. Non si riesce più a stare bene insieme, si hanno obiettivi ormai inconciliabili, non si fa che litigare oppure regna una distanza emotiva e una mancanza di comunicazione. Ma anche quando il rapporto è ormai compromesso e il matrimonio è stato estremamente deludente, difficilmente la separazione viene vissuta come una liberazione.

Con la dissoluzione del legame matrimoniale non si pone fine solo ad una storia d’amore importante, ma anche a quello che un matrimonio rappresenta a livello psicologico: è la fine di un progetto di vita comune, in cui si era creduto e che si sperava sarebbe durato per sempre.

All’inizio di una separazione, le prime cose che cambiano sono i punti di riferimento basilari: la casa, la routine giornaliera, il rapporto con i figli, l’economia personale e la gestione del proprio tempo libero. Tali cambiamenti rendono più vulnerabile l’identità e l’autostima di una persona, anche di chi, a volte e con molte difficoltà, decide di metter fine alla relazione.

Vista così, la separazione può esser percepita come un vero e proprio lutto: “muore” una relazione, sulla quale molto era stato investito. E, anche in questo caso, il processo di elaborazione del lutto avviene per fasi la cui durata e intensità variano da individuo a individuo: in alcuni predomina la componente depressiva, in altri la rabbia per l’abbandono subito e il bisogno di risarcimento.

Raramente la separazione avviene di comune accordo: di solito, quando la relazione finisce c’è un partner che prende l’iniziativa della rottura, cogliendo l’altro completamente di sorpresa. Questo succede perché non sempre il coniuge che decide di porre fine al matrimonio ha il coraggio di esplicitare i suoi dubbi e la sua infelicità; in molti casi il partner che lascia, continua a comportarsi normalmente, senza lasciare trapelare nulla fino al giorno della rivelazione. Ma anche quando il partner mostra in modo inequivocabile la sua insoddisfazione, il coniuge più innamorato nega l’evidenza per proteggersi dall’impatto con l’evento traumatico, che è il divorzio.

La maggior parte delle persone, quando cominciano a rendersi conto che il partner vuole veramente lasciarle, sperimentano un’intensa sensazione di ansia e disorientamento. Molte persone cominciano ad accusare una serie di sintomi psicofisici come insonnia, disturbi alimentari, nervosismo, disturbi psicosomatici ecc. Altre persone, invece, nel tentativo di gestire l’ansia, adottano uno stile di vita completamente diverso dal precedente.

Superata questa prima fase di assestamento del nuovo equilibrio familiare, la maggior parte delle persone inizia a sperimentare una profonda sensazione di depressione.

Durante tale fase, la persona che è stata lasciata si addossa tutta la responsabilità del fallimento del matrimonio; a volte invece, è chi lascia che, per sentire meno il peso del senso di colpa, si difende scaricando la responsabilità sul partner lasciato.

Tale sentimento depressivo, che può durare alcuni mesi o settimane, lascia poi spazio ad un sentimento di rabbia verso l’ex partner. Mentre prima ci si sentiva in colpa per la fine del matrimonio, adesso tutti i torti vengono attribuiti al partner. Ci sono molti (ex) coniugi che sono “ossessionati” dal pensiero dell’altro: ci litigano, riesaminano il passato, si arrabbiano, si chiedono che cosa starà facendo adesso. Questo continuo pensare all’altro è un ulteriore modo di non accettare la separazione e di continuare a mantenere vivo il legame dentro di sé.

Dopo aver attraversato ed elaborato tutte le emozioni dolorose che la separazione comporta, molte persone sentono di aver acquisito un’autostima più forte e una maggiore consapevolezza delle proprie capacità e desideri: riscoprono aspetti della propria personalità che erano stati annullati nella coppia, riappropriandosi del proprio Io.

Non sono poche le persone che si rendono conto di desiderare uno stile di vita molto diverso da quello che conducevano con il loro partner: una tipica reazione che si prova dopo la fine di una relazione, è la consapevolezza di quanto di se stessi si è sacrificato nel matrimonio.

Non sempre è facile percorrere da soli tutte queste fasi e arrivare quindi all’elaborazione del lutto. In particolare, quando si vive all’estero, lontano dai propri affetti o dagli amici più cari, la sensazione di solitudine e di non poter parlare con nessuno si fa più intensa.

Essenziale in questi casi, diventa la “ricerca” di persone con le quali poter condividere la propria esperienza, per sentirsi sollevati e ascoltati, o di persone che hanno vissuto esperienze simili e che con i loro racconti su come hanno ricominciato a vivere, offrono speranze per il futuro. Un esempio possono essere i gruppi di sostegno per genitori separati, che vengono istituiti da scuole o da associazioni private non solo in Italia, ma anche in alcuni paesi esteri.

C’è chi invece, per ragioni logistiche (per assenza di gruppi simili nel paese dove vive) o per ragioni psicologiche (ad esempio, la difficoltà ad esternare le proprie emozioni) preferisce la lettura di libri che parlano di separazione e divorzio. Il libro in questo caso, ha sia una funzione catartica, dando la spinta necessaria per superare la tristezza e apatia causati da un’esperienza traumatica del genere, che lenitiva, attenuando le emozioni intense di tale esperienza e aiutando la persona a riflettere su ciò che è successo.

In certi casi però, il trauma, può essere così forte da sentire il bisogno di chiedere aiuto ad un esperto. Chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta significa mettersi in discussione, assumendosi le proprie responsabilità. Significa imparare ad esternare e a riconoscere i sentimenti che un’esperienza dolorosa quale è il divorzio provoca, analizzare i propri limiti e individuare le proprie risorse necessarie, per affrontare in modo consapevole una situazione che crea difficoltà e non permette di riprendere in mano la propria vita.

In molti non sanno che si può usufruire di un supporto psicologico online, pensato proprio per rispondere alle necessità di coloro che sono temporaneamente impossibilitati a raggiungere lo studio di uno psicologo o che, per diversi motivi di tipo psicologico, fisico, lavorativo, di residenza all’estero e di tempo si sentono più a loro agio con un servizio di questo tipo. Una ricerca attenta sul web permetterà di trovare le associazioni e i liberi professionisti che offrono questo genere di servizio.

 

Daniela Fanelli
Londra, Regno Unito
Novembre 2015

 

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