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Finger art of  displeased couple. Sad man soothe woman, she's crying.

Claudiaexpat riflette su alcuni aspetti propri del divorzio in espatrio, a completamento del bell’articolo di Daniela Fanelli

 

Sono tra le fortunate che è ancora felicemente innamorata del proprio marito, e alla cui coppia l’espatrio ha fatto molto bene. Tuttavia, in questi 26 anni di estero sono entrata in contatto con situazioni delle più svariate, e ho spesso ascoltato, aiutato, e partecipato al dramma di molte coppie che arrivavano al divorzio vivendo lontane dal loro paese d’origine. Vorrei ragionare insieme a voi su alcuni dei punti più difficili di questa dolorosa tappa.

Naturalmente esistono tantissimi casi, e ognuno è a sé: c’è il caso della coppia monoculturale, con o senza figli, biculturale con o senza figli, della coppia che si è costituita all’estero, o che si è costituita nel paese d’origine e si è spostata all’estero per il progetto professionale di uno dei due. Ognuno di questi casi risolverà le conseguenze del divorzio in maniera personale. Di sicuro la solitudine cui accenna Daniela, è una costante in tutte le circostanze sopracitate: vivere all’estero, soprattutto se si cambia paese in maniera regolare, spesso significa non poter contare su una rete di supporto affettiva che si è rafforzata nel tempo e alla quale si sente di affidarsi in piena fiducia. Può darsi che nel paese ospitante non si siano ancora strette amicizie importanti nel momento in cui il fulmine colpisce la coppia, o che semplicemente, per motivi professionali o altro, non ci si senta a proprio agio a condividere il dramma che si sta attraversando. L’essere privati del potere terapeutico della condivisione e della vicinanza degli altri, rende ancora più difficile la già intricata fase.

La problematica più grande, però, riguarda i figli. Se quando si divorzia nel proprio paese d’origine, in generale si può sperare di mettersi d’accordo abbastanza pacificamente sulla gestione della prole (perché questa non implica grossi riaggiustamenti logistici), nel 99% dei casi un divorzio in espatrio significa che tutta la geografia dei rapporti è sconvolta: nel caso di una coppia monoculturale, probabilmente uno dei due genitori rientrerà al paese d’origine, e l’altro, che continua la sua avventura all’estero, vedrà drammaticamente diminuire la quantità di tempo spesa con i figli (o viceversa). Nel caso di una coppia biculturale, il problema potrebbe essere ancora più spinoso: non esiste un terreno comune cui far riferimento, anche solo psicologicamente, anche solo per pensare a un luogo da chiamare “casa” e dove poter trascorrere eventuali vacanze con i figli.

Anche il problema del mantenimento si ripropone in tutta la sua violenza: nel caso in cui uno dei due coniugi abbia abbandonato la propria professione per seguire il partner, il divorzio rappresenta l’urgenza di riprendere le fila del proprio lavoro, magari avendo perso contatti, essendo stati fuori dal mercato per anni, e dovendo proporsi in un momento della propria vita in cui l’autostima tocca i minimi storici. Il divorzio, per chi lo subisce, può diventare in questi casi un elemento distruttore a 360°: non solo finisce il matrimonio, ma anche il progetto di vita all’estero, e questo implica un riaggiustamento molto doloroso nella gestione delle sfere più importanti della vita, come i figli e il lavoro.

Peraltro, chi non vive in prima persona tutte queste problematiche, fatica ad afferrarne la portata, il che non fa altro che aumentare la sensazione d’isolamento. Anche dal punto di vista legale, le cose sono molto complicate. Quando bisogna tener presente le legislazioni di due paesi diversi, quando un giudice è chiamato a decidere sul dover tagliar completamente fuori un genitore dalla vita dei propri figli, e quando ci si trova a dover parlare col proprio avvocato (se si ha la fortuna di trovarne uno competente) a distanza e magari su fusi orari diversi, la quantità di energia da mettere nella gestione del proprio divorzio può facilmente diventare superiore alle proprie forze. Da quello che ho potuto vedere, esiste anche molta confusione a livello puramente legale: il caso di una coppia mista, che si è sposata in un terzo paese, e che divorzia in un quarto paese, può diventare un vero rompicapo per qualsiasi avvocato (al di là del fatto che il rompicapo comincia per la coppia quando deve decidere la nazionalità dell’avvocato a cui affidarsi).

Concludo dicendovi che pur non essendo Expatclic in grado di fornire assistenza in queste delicate questioni, questi articoli e le testimonianze raccolte si basano su fatti di vita vissuta, e di conseguenza dietro a ognuno di questi ci sono esseri umani che si sono mossi, hanno tessuto rapporti e che potrebbero – forse – fornire il giusto contatto. Non esitate dunque a contattarci, nel caso stiate attraversando questa traumatica esperienza.

 

Claudiaexpat
Jakarta, Indonesia
Novembre 2015

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