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Barbaraexpat ci porta nel cuore di una tradizione ebraica, alla quale si è avvicinata attraverso suo marito e la di lui famiglia.  

 

Il 2 ottobre abbiamo celebrato il nuovo anno, che secondo il calendario ebraico comincia il 5777. Nonostante Nigel, mio marito, non sia religioso (e il fatto che ha sposato me, cattolica poco convinta, ne è la conferma), l’essere ebreo per lui è molto importante. Negli anni ha cercato di spiegarmi che la sua ebraicità è un senso di appartenenza ad un popolo più che ad una religione. Io faccio un po’ fatica a capire ma mi adeguo e mi godo le festività e le meravigliose tradizioni che le accompagnano.

img_6635Rosh Hashanah (il capodanno ebraico) dà inizio ad un periodo molto solenne ed importante per il popolo ebraico che durerà dieci giorni e si concluderà con Yom Kippur, il giorno di espiazione dei peccati.

Il calendario ebraico è lunisolare, cioè tiene in considerazione anche le fasi lunari, al contrario di quello gregoriano che è invece basato esclusivamente sul sole, di conseguenza l’anno, pur cominciando in questo periodo, non inizia sempre lo stesso giorno.

Un’altra cosa particolare è che l’inizio di ogni festa è sempre al tramonto, incluso lo Shabba (il sabato, giorno del riposo) che comincia al tramonto del venerdì sera.

Dopo questa breve introduzione voglio raccontarvi della nostra celebrazione di Rosh Hashanah, visto che quest’anno si è svolta a casa nostra e abbiamo avuto la bellezza di 27 invitati, tutti riuniti intorno ad una bella tavolata.

Il fatto di avere 27 invitati può sembrare molto impegnativo ma, essendo in Australia (la patria della semplicità e praticità!), l’ostacolo viene aggirato con la bellissima usanza del “bring a plate”, secondo la quale ognuno porta qualcosa e il padrone di casa deve semplicemente suddividere le portate tra gli invitati!

img_6631Come tante celebrazioni, anche le feste ebraiche sono all’insegna della famiglia, del riunirsi intorno al tavolo e condividere un pasto speciale, ma a differenza di quelle italiane il pasto è accompagnato da un rito religioso che si svolge a tavola e da piatti particolari che rappresentavano l’evento che si commemora. Sul tavolo delle feste non mancano mai le due candele, la challah (il pane speciale delle feste e dello Shabbat) e il vino. La cena comincia con l’accensione delle candele e la benedizione del pane e del vino (il Kiddush), penso che in genere sia il capofamiglia a condurre il rito, ma nel nostro caso tutti i commensali recitano le preghiere insieme, in ebraico.

Ad ogni preghiera è associato un gesto, il pane viene tagliato e condiviso, il vino bevuto e, in questa occasione, si benedicono anche le mele che vengono bagnate nel miele e rappresentano un augurio di dolcezza e gioia per il nuovo anno. A casa nostra il pasto si conclude con una tradizionale  torta di miele, un dolce soffice e speziato che non contiene latticini e si presta bene anche alla colazione!

Una bella serata, fatta di tradizione, famiglia e buon cibo. E voi? Avete qualche tradizione particolare da raccontarci?

 

Barbaraexpat (Barbara Amalberti)
Melbourne, Australia
Ottobre 2016