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Ilaria è una cara amica di Expatclic. Con suo marito si è trasferita a Dakar, Senegal, per aprire un bar. In quest’intervista condivide la sua esperienza. Grazie Ilaria !

 

 

Tu e tuo marito vi siete trasferiti a Dakar, Senegal, per aprire un bar. Vuoi raccontarci l’antefatto? Cosa facevate in Italia e cosa vi ha spinto a spostarvi e a coltivare quest’idea?

Io e mio marito Stefano siamo a Dakar da agosto 2016. Era da un po’ che volevamo partire dall’Italia. La prima volta che ci abbiamo pensato eravamo a Paros, ma in quel momento avevamo appena comprato casa e un trasferimento ci sarebbe costato troppo. Abbiamo dunque abbandonato l’idea per qualche anno. Inizialmente pensavamo all’India, ma dopo esserci informati ci siamo resi conto che era troppo difficile, per trasferirsi lì occorre avere un contratto di lavoro già firmato con uno stipendio pari a 1500 euro, oppure aprire una società con un indiano. Quindi abbiamo nuovamente accantonato l’idea.

 

Soprattutto, però, siamo emiliani…l’amore per la tavola ce l’abbiamo nel sangue!

Abbiamo sempre viaggiato con lo zaino in spalla e il nostro successivo viaggio ci ha portati in Senegal. Ci siamo poi tornati in perlustrazione alcune volte prima di lanciarci nel cercare di realizzare il sogno coltivato assieme in tanti anni, quello di aprire un’attività tutta nostra che ci desse la possibilità di stare con la gente e di conoscere sempre persone nuove. Mio marito aveva lavorato in un pub, mentre io ho cominciato nelle discoteche a 12 anni e non ho più smesso. Da barista a barman a cameriera ad aiuto cuoco, discoteche, bar, pub e trattorie passando anche per un ristorante a 5 stelle. Senza contare i milioni di pranzi e cene preparati per amici e parenti. Soprattutto, però, siamo emiliani…l’amore per la tavola ce l’abbiamo nel sangue! E’ così si chiama il nostro locale, Les Emiliens. E’ un bar trattoria con specialità tipiche della nostra terra tutte fatte a mano da noi.

Siete stati molto coraggiosi a sradicarvi così totalmente e lanciarvi in un’avventura tale, ma immagino che non l’abbiate fatto a scatola chiusa. Come vi siete procurati le informazioni sul Senegal, e dove avete trovato la convinzione che quello fosse il posto per voi?

Completamente a scatola chiusa no, ma se avessimo analizzato ancora meglio forse avremmo scelto un’altra meta. La prima volta siamo venuti perchè era il posto più economico per volare per le nostre vacanze con lo zaino. Poi a mio marito è venuto subito il mal d’Africa. Allora siamo ritornati per vedere meglio tutto il resto del paese visto che la prima volta ci eravamo fermati solo a Dakar. Venti giorni con lo zaino da nord a sud, sempre con in testa l’idea di voler lasciare l’Italia per via dell’instabilità lavorativa, nonostante non stessimo affatto male. Da sempre, poi, volevamo avere un locale tutto nostro.

 

Cultura, usi, tradizioni, modo di vivere, tutti vanno a rilento mentre io sono una che va a cento all’ora

Siamo dunque ritornati e abbiamo parlato con l’associazione che qui aiuta ad aprire le attività, abbiamo conosciuto ancora meglio la città e pensato che un posto come lo volevamo fare noi mancava. E così ci siamo buttati.

 

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Io però ho sempre pensato che questo non è il mio paese. Cultura, usi, tradizioni, modo di vivere, tutti vanno a rilento mentre io sono una che va a cento all’ora. Io avrei preferito trasferirmi in India ma per mio marito era troppo lontano sia fisicamente che mentalmente. Ci siamo lasciati convincere dal fatto che l’investimento non sarebbe stato eccessivo (anche se poi il budget è stato sforato nettamente), dal clima e dall’ampiezza della comunità expat.

Mi pare di sentire una nota un filino stonata o sbaglio? E’ giusto dire che avete avuto un po’ di shock culturale, un certo impatto con la cultura locale al quale forse non eravate preparati? E comunque, come vi siete fatti conoscere e come va il locale?

Non eravamo preparati a fondo sulle difficoltà che avremmo avuto. Eravamo a conoscenza della lentezza, dankan dankan in lingua wolof, che vuol dire piano piano, ma non pensavamo che avrebbe pesato così tanto. Per incassare un assegno in banca ci vogliono due ore, di pomeriggio si fa sempre la pausa per il sonnellino, gli appuntamenti sono totalmente fantasiosi…se da bravi italiani arriviamo all’ora fissata, non possiamo mai sapere quando arriverà l’altra persona, magari dopo un’ora e magari anche in fine giornata. I rituali dei saluti, ripetuti più volte al giorno e anche tra persone che non si conoscono, prendono un sacco di tempo. Per noi è piuttosto difficile abituarsi a questo stato di cose. Eravamo abituati a lavorare anche quindici ore al giorno, sei giorni su sette. Questo rallentamento forzato non ci entusiasma.

Abbiamo conosciuto altri italiani che abitano qui tramite Facebook, prima solo in modo virtuale poi anche di persona, e appena abbiamo finito il locale abbiamo organizzato qualche festa privata. Ora abbiamo una pagina Facebook di Les Émiliens. Abbiamo organizzato il nostro primo evento, stampato bigliettini da visita e volantini, e cerchiamo di farci conoscere come possiamo ma è ancora troppo presto per capire come andrà. Abbiamo l’impresssione di ampliare pian piano la nostra clientela, sia italiana che senegalese, che internazionale. Speriamo di ingranare…

Come vedi il futuro? Avete un piano B, nel caso le cose non funzionassero con Les Emiliens?

Penso che il piano B sia d’obbligo quando si prendono decisioni di questo tipo… non dovesse funzionare qui, proveremo a cercare un altro Paese per trasferire la nostra idea insieme a noi! 🙂

 

Ilaria, Les Emiliens
Dakar, Senegal
Giugno 2017

Intervista raccolta da Claudia Landini (Claudiaexpat)

Fotografie ©Les Emiliens