Home > Comunità > Gruppi > Diversamente espatriate – un incontro a Milano

Grazie a CRISRAV per le fotografie!!!

Per contattare il gruppo, scrivete a diversamentespatriate@expatclic.com

Il 27 febbraio alla libreria Azalai di Milano si è svolto l’incontro Diversamente espatriate, fortemente voluto da Mariella, una donna italiana che dopo 15 anni di estero (Francia, Olanda e Singapore) è rientrata definitivamente in Italia e si sente più espatriata di prima. Mariella, che da tempo segue Expatclic, mi aveva contattata per spiegarmi la sua idea di mettere in piedi un gruppo di “rientrate” che potesse appoggiare, orientare, ascoltare e confortare chi si trova a gestire dei problemi, di ordine pratico e psicologico, difficilmente comunicabili a chi non è passato per l’esperienza della vita all’estero. Io e Mariella ci siamo sentite spesso per discutere questa idea, e abbiamo deciso che avremmo cominciato con un primo incontro, da organizzare in occasione di un mio viaggio a Milano, per discutere con le interessate il tipo di iniziative da portare avanti in futuro. Abbiamo voluto chiamare il gruppo “diversamente espatriate” perchè, come mi ha più volte spiegato Mariella, e come del resto sapevo io stessa per passati periodi in Italia in attesa di ripartire, rientrando in Italia non si è logicamente più all’estero fisicamente, ma non ci si sente neanche automaticamente reintegrate nella realtà italiana, dalla quale ci sentiamo un po’ rigettate, e allo stesso tempo un po’ riluttanti a reinserirci.

La proposta dell’incontro ha suscitato molto entusiasmo e tante adesioni, che si sono tradotte in una presenza limitata, ma in un momento molto bello e stimolante.

Nell’accogliente quadro della splendida libreria Azalai che – ne approfitto per farla conoscere a chi vive a Milano, http://www.libreriaazalai.it/ – si occupa di letteratura extra europea e organizza interessantissimi incontri, iscrivetevi alla loro mailing list per non perderveli! – ci siamo riunite io, Mariella, alcune Expatclicchine storiche (CRISRAV, Perlina, Gabriella – che bello riabbracciarle!) e altri nuovi volti di donne in gamba e pronte al confronto. Abbiamo aperto l’incontro con un divertente gioco per conoscerci (Monica, la vincitrice, si è portata a casa un libro offerto da Expatclic e consigliato da Annapaola, la gestrice della libreria), seguito da una dinamica che ci ha introdotte al discorso delle culture, di come le decodifichiamo, di cosa usiamo per interpretarle. La discussione che è seguita si è subito animata, mentre tutte le donne presenti raccontavano delle loro passate esperienze estere (tra tutte abbiamo vissuto in 23 paesi stranieri) e del disagio che tutte – tranne una che però è dovuta scappare prima, ma avrà modo di raccontarci il suo “rimpatrio al positivo” più avanti – hanno indistintamente provato.

Mariella (a sin.) e Alda

Mariella (a sin.) e Alda

Tra le varie problematiche emerse, due sembrano quelle che ricorrono e costituiscono l’osso duro del rientro. La prima è strettamente legata a quanto l’esperienza all’estero ci cambia: vivere in un paese straniero, si sa, apre la mente, il cuore, mette di fronte a un ventaglio di possibilità – linguistiche, umane, lavorative, culturali e intellettuali – che ci abitua a vivere a ritmi più vasti e profondi. Torniamo dall’estero con un bagaglio di esperienze che solo chi le ha vissute può comprendere a fondo. Quello che sembra sbalorditivo, e che tutte hanno espresso senza remore, è che i nostri amici e conoscenti rimasti in patria nella maggior parte dei casi non dimostrano nemmeno interesse verso il nostro cambiamento. Anzi, in generale partono da alcuni preconcetti duri da scalfire, che includono l’idea che chi vive all’estero è in vacanza, fa la “bella vita”, ed è privilegiata. Mariella ha tradotto in una significativa immagine il modo in cui sente che molte delle sue conoscenze la vedono nella sua vita estera: mentre cammina su un lungo tappeto rosso, in abiti scintillanti, con pallettes brillanti che cadono dal cielo e l’avvolgono in una spirale di luce e glamour. Questo solco tra come ci sentiamo al rientro e come sentiamo di venir percepite da chi ci circonda, è profondo e doloroso, e a detta di Anna, incolmabile. Abbiamo ragionato su cosa si può fare per porre rimedio a questo sentimento di isolamento, ed è emerso che le strategie più usate sono:

* partire dai propri interessi profondi e continuare a coltivarli senza lasciarsi abbattere dal fatto che in Italia l’omogeneità di un gruppo intorno a un hobby sembra non esistere

* dedicarsi a qualche attività che includa persone straniere (Anna insegna italiano agli extracomunitari e Monica aiuta bambini stranieri nei loro compiti)

* coltivare amicizie con persone che sono passate attraverso la stessa esperienza d’estero, e con le quali ci si capisce istintivamente

La seconda grande difficoltà delle diversamente espatriate è la collocazione pratica nella routine italiana. Nel caso delle donne dell’incontro il quotidiano è quello milanese (tranne che per Perlina che vive in provincia di Brescia), quotidiano che è stato descritto senza mezzi termini come “impazzito, una realtà dove tutti corrono senza controllo, la fretta domina sui rapporti, il lavoro è sacro e tutto estremamente complicato”. La maggior parte di donne che rientra dopo un lungo periodo all’estero fatica a reintegrarsi professionalmente, soprattutto di questi tempi, e si ritrova quindi a vivere delle giornate sullo stesso modello di quelle che viveva all’estero, ma in un contesto completamente differente: se all’estero riempiva il tempo rispondendo a mille stimoli, seguendo da vicino figli/e e compagni/mariti, coltivandosi, o magari anche lavorando, rientrata in Italia si ritrova a dover gestire le giornate in un contesto sociale che lascia poco o niente spazio alle relazioni umane e al godimento del tempo libero.

Io e Crisrav

Io e Crisrav

Su tutto questo pesa anche il lutto che va elaborato nel momento in cui si dice per sempre addio all’estero, o si rientra senza sapere se e quando si ripartirà. Mariella si è espressa con una frase che ha lasciato tutte a bocca aperta per la sua semplicità e chiarezza: “quando si rientra in Italia definitivamente, si smette di avere due vite”. E’ molto vero: da espatriate viviamo la nostra vita all’estero e la nostra vita quando rientriamo in Italia, in vacanza o per determinati periodi per altre ragioni. Godiamo della ricchezza del confronto col diverso, e dall’autostima che cresce quando riusciamo a costruire una vita e a funzionare in una cultura diversa dalla nostra. Godiamo però anche del nostro rapporto con l’Italia, dove viviamo periodi brevi ma intensi, durante i quali vediamo il paese con lo sguardo ripulito dalla lontananza, e con l’affetto che questa fa crescere in noi. Quando rientriamo la nostra vita diventa una sola, quella italiana. E mentre dentro di noi prendiamo congedo dall’intensità che ci offre la vita internazionale, in Italia ci sentiamo non comprese, isolate e non sappiamo con chi condividere la ricchezza che abbiamo accumulato e che vorremmo mantenere viva nel nostro quotidiano.

Lo scopo del gruppo che si è costituito è dunque principalmente questo: fornire un ambiente caldo e comprensivo nel quale chi è passato per l’espatrio può rilassarsi e parlare delle sue esperienze senza la fatica del dover a tutti i costi spiegare delle dinamiche che sono purtroppo incomprensibili a chi è sempre rimasto stanziale. Intorno a un caffè, visitando una mostra, cucinando insieme (e vi avviso: Anna è emiliana ed è disposta a insegnare a fare i tortelli!!!), per far tesoro della grande esperienza di vita all’estero e affrontare insieme una nuova tappa che vogliamo sia, sempre e comunque, una fetta di vita bella, significativa e felicemente condivisa.

Claudiaexpat
In volo sopra la Grecia
Febbraio 2013

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