Home > Testimonianze > Espatriata
sonia serravalli

Ringraziamo Sonia Serravalli, amica di lunghissima data di Expatclic e perenne espatriata, per questa interessantissima riflessione.

 

La parola espatriato deriva da “ex” e “patria”, fuori dalla patria, eppure mi ha sempre fatta sentire come se la mia patria fosse un’ex, e io l’avessi persa. Una “senza patria”, che mi andrebbe bene in termini politici, mentre in termini poetici mi suggerisce solo “senza casa”.

Contrariamente a molte delle donne di ExpatClic, io mi sono sempre mossa da sola, non per seguire un marito e non ho figli. Mi sono mossa semplicemente perché uscire dal luogo in cui sono nata e andare a conoscere il mondo mi sembrava la cosa più naturale da fare, e, a dire il vero, è buffo ma continuo a trovare strano il fatto di far parte di una minoranza e che “la media” della gente non faccia lo stesso.

Vorrei qui approfondire uno dei tantissimi aspetti che l’esperienza (anche plurima) dell’expat porta con sé. Io credo che chi l’ha vissuta sia, più degli altri, una persona predisposta, o portata dai fatti, a percepire la possibilità di più vite – sia che si tratti di reincarnazione che di universi paralleli.

espatriataCambiare paese e lasciare dietro di sé tutti i propri punti di riferimento, infatti, è un passo che abbraccia seriamente un’infinità di ripercussioni e di riflessioni e apre un’infinità di temi, scoperte, constatazioni, a cui mai avremmo avuto accesso prima di farlo. A mio parere, non è un processo lineare, orizzontale, di spostamento geografico. E’ un tuffo in una dimensione talmente estranea e diversa che forse l’unico elemento che rimane fisso è quello dell’ossigeno da respirare e della terra sotto i piedi, ma per il resto a volte si potrebbe davvero pensare di esser transitati in un altro habitat rispetto a quello che pensavamo come “umano”, secondo i nostri standard.

E’ inoltre un modo per smascherarsi e scoprire risorse, lati o personaggi di noi che non avremmo mai saputo esistere altrimenti. Un modo per misurarsi col proprio baricentro e con i propri limiti, che non avremmo altrimenti nemmeno avvicinato. Un viaggio attraverso la solitudine, o forse più un vero e proprio pellegrinaggio interiore, per arrivare alle radici dell’essere umano e scoprirne tranelli ed inganni. Di conseguenza, dopo diverse esperienze, mi sembra naturale che venga da pensare al mondo come a un teatro, a un gioco di ruoli oppure addirittura al fatto che abbiamo la possibilità di vivere più vite in una. Non dico con diverse identità, ma certamente passando attraverso trasformazioni notevoli, forgiati dal mondo, segnati e insieme arricchiti, di paese in paese.

Cercare di rinvenire regole fisse nell’esperienza dell’expat è molto utile ma anche molto difficile, a volte mi sembra sia come cercare di stendere una mappa dei sapori o dei sentimenti: non credo si possano comprendere in un numero preciso. Così, vi scrivo per condividere con voi cosa sono stati questi paesi per me: sapori, o “reincarnazioni”, il cui senso ha valore puramente in riferimento a quel determinato periodo storico, alla durata dell’espatrio e alla persona che ero in quel momento, quindi non universali né universalizzabili.

Quello che queste diverse vite mi hanno palesato o suggerito, come avviene probabilmente per tutti gli espatriati, è rimasto poi strumento e bagaglio della mia persona ed è entrato a far parte del mio modo di interpretare il mondo, me stessa e i passi successivi. Inutile dirlo, scrivo puramente guidata dall’ispirazione, dal viaggio dell’anima che noi expat condividiamo, quindi ciò che segue, nel bene o nel male, non ha nessun intento di giudizio.

E se provassimo tutte a stendere un elenco del genere, quale sarebbe il disegno, il risultato, il modo di raccontarlo?

L’Austria del Tirolo per me è stata freddo, ombre lunghe, la scoperta che l’altitudine mi causasse depressione e apprendimento di una lingua non semplice (il tedesco) per poi scoprire che i locali ne parlavano altre (i dialetti).

Il Messico, dopo un primo periodo che è quasi sempre duro, di inserimento, mi ha lasciato doni inestimabili. Il Messico per me è stata la scoperta della relatività del tempo. E apertura della mia sensibilità e saggezza a canali che in Occidente sono stati otturati, in particolare quello del mondo magico. In Messico ho anche scoperto che in altre parti del mondo gli alberi quasi parlano, ed è la natura a dominare l’uomo e non il contrario. Il Messico mi ha regalato un lungo e protratto periodo di pura grazia, oserei dire di illuminazione. Peccato che il rientro in Europa l’abbia fatta chiudere, nell’arco di qualche mese. Pensavo di essere più forte.

L’Austria di Vienna per me è stata isolamento, benessere inaccessibile, palazzi troppo alti che mi nascondevano i tramonti quando avrei desiderato trovarmi in un luogo più a misura d’uomo. I giardini austriaci mi intristivano con i loro belletti, li trovavo finti e capricciosi come barboncini di ricche signore attempate e in quel tipo di natura addomesticata non trovavo la forza della selvatichezza, che sempre mi è servita per riequilibrarmi, ovunque fossi.

 

espatriata

 

L’Egitto, in particolare il Sinai, è stato per me abbraccio puro, vera casa, ricongiunzione, una lingua calda e familiare nonostante non ne avessi avuto contatti nella mia presente vita terrena. Il Sinai è stato centramento perfetto del mio spirito col mio corpo e con il cosmo, al centro di una natura spettacolare a cui devo la scoperta che la solitudine non esiste e che siamo sempre in congiunzione con tutti. I deserti del Sinai e il Mar Rosso, con il loro clima e il loro vento magico, mi hanno inoltre fatta vivere anni in cui qualunque ferita inferta da un problema o dispiacere si rimarginava a una velocità mai sperimentata prima in nessun altro luogo. E mi hanno insegnato cos’è il mal d’Africa, contagiandomene, rendendolo dipendenza, benedizione e condanna allo stesso tempo. Tutte sensazioni sorprendentemente condivise da tutti gli expat di quella zona, di qualunque provenienza fossero. Sinai è stato mondo duro mediorientale e allo stesso tempo valori e persone molto umane.

londraLondra per me è stata alienazione, una macchina trita-anime che forse non sono riuscita a capire, un cavallo d’acciaio che non sono riuscita a cavalcare perché sto decidendo di ritirarmi per il mio benessere psicofisico e il benessere di tutte le cose che sono ancora da fotografare o da scrivere, finché avrò vita. Questa vita. O tutte le prossime 🙂

 

 

 

Sonia Serravalli
Londra, Regno Unito
Giugno 2015

Tutte le foto sono di Sonia, tranne quella delle valigie che è di Claudiaexpat