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Silvia Korenblum è una psicologa argentina, laureata all’Università di Buenos Aires. Dal 1986 esercita la sua professione di psicologa con bambini, adolescenti e adulti. Ha vissuto e lavorato in Belgio, Paraguay e Cile. Nel 2000 ha concluso una formazione post-laurea in Terapia Famigliare e di Coppia. Dal 1994 studia le problematiche delle famiglie di espatriati. Il libro che oggi cominciamo a tradurre per voi è stato pubblicato nel luglio del 2003 dalla casa editrice argentina Lumen Hymanitas. 

Me lo ha regalato Malena, che per un certo periodo ha fatto parte del team ispanico di Expatclic.com, e l’ho divorato. E’ una delle pochissime opere che ho letto finora in lingua spagnola che si concentra sulle reale tematiche dell’espatrio e sul loro impatto a livello famigliare, e fornisce soluzioni e consigli alla portata di tutti. 

Ho chiesto a Silvia il permesso di tradurlo in italiano per Expatclic.com perchè sono convinta che questo piccolo libro possa essere di grande appoggio a tutte le donne che corrono in sottile equilibrio capitanando le loro famiglie da un paese all’altro del globo. Silvia ha acconsentito subito alla traduzione, per la qual cosa la ringrazio di cuore.

Attenzione: la seguente traduzione appartiene a Silvia Koremblum, in qualità di scrittrice dell’opera, ed è espressamente vietato ricopiarla, diffonderla, pubblicarla o utilizzarla, parzialmente o interamente, a qualsiasi scopo senza l’espressa autorizzazione di Expatclic.com, che è stato incaricato da Silvia Koremblum di curare la traduzione e la pubblicazione online del suo libro. Potete leggere integralmente la traduzione dell’opera  di Silvia Koremblum su Expatclic.com, ma non potete esportarla ad altri siti web, blog, riviste, o qualsiasi altro mezzo di comunicazione di massa. Se siete interessati a utilizzarla al di fuori di www.expatclic.com contattateci. Qualsiasi uso illecito della traduzione del libro di Silvia Koremblum qui pubblicato sarà perseguibile per legge. 

Claudiaexpat, novembre 2008

Famiglie in transito: il cambiamento di paese e il suo impatto sulla famiglia


Introduzione

Famiglie in transito

“Vado con le redini tese e controllando il volo,
perchè quello che importa non è arrivare solo o rapidamente, 

bensì arrivare con tutti e a tempo

Leon Felipe

Le famiglie in transito sono quelle che si spostano di città in città o di paese in paese, per un periodo di tempo determinato.

Nell’antichità la migrazione era un’epopea: i popoli nomadi arrivavano da un posto all’altro misurando a ogni passo la distanza percorsa, sentendo il cambiamento da un clima all’altro, vivendo l’avventura dei fiumi costeggiati, delle montagne scalate, delle pendenze discese. Il tempo tra la partenza e l’arrivo, generalmente esteso, dava la dimensione reale dello spazio e del cammino percorsi.

Ai giorni nostri, al contrario, passiamo da un clima all’altro, cambiamo di fuso orario, ci muoviamo da una geografia all’altra, dall’inverno più gelato all’estate più calda, senza questo tempo che nell’antichità permetteva di “abituarsi all’idea”.

La globalizzazione ha cambiato alcune cose; tra queste, il mondo si è convertito in qualcosa di più accessibile e più piccolo. Lo sviluppo della tecnologia delle telecomunicazioni, che collega in tempo reale due persone che si trovano in punti diversi del globo, i mezzi di comunicazione e Internet ci permettono di sapere, da casa nostra, cosa succede nel’angolo opposto del mondo. Infine i mezzi di trasporto, soprattutto l’aereo, ci permettono di muoverci con una certa facilità tra vari paesi. L’essere umano, che in passato era capace solo di camminare, adesso può navigare e volare.

La migrazione internazionale è parte integrante della mondializzazione, che si può definire come un ampliamento, approfondimento e accelerazione della interconnessione mondiale in tutti gli aspetti della vita sociale contemporanea. L’indicatore principale della mondializzazione è il rapido aumento di ogni tipo di flussi tra frontiere: finanze, commercio, idee, inquinamento, prodotti mediatici e persone. La principale struttura organizzatrice di tutti questi tipi di flussi è la rete transnazionale che può adottare la forma di imprese transnazionali, mercati mondiali, organizzazioni governative e non governative, organizzazioni criminali o comunità culturali transnazionali. Lo strumento chiave è la moderna tecnologia dell’informazione e della comunicazione, includendo Internet, migliori connessioni telefoniche e un trasporto aereo meno caro.” (Castles, 1998a)

Grazie a questi aspetti della globalizzazione, adesso possiamo trasferirci da un paese all’altro, tra distanze siderali, in tempi proporzionalmente impensabili, con tutte le nostre cose e la nostra famiglia, senza neanche avere il tempo di abituarci all’idea.

Una delle caratteristiche più importanti della globalizzazione è la transnazionalizzazione delle imprese e dei capitali, per l’assenza di frontiere in un numero crescente di attività e campi. Questo incide in un aumento considerevole di famiglie che, principalmente per motivi di lavoro, diventano famiglie in transito.

Ovvero, i trasferimenti temporanei sono sempre più frequenti, e ci sono sempre più persone che attraversano o hanno attraversato vari trasferimenti temporanei nella propria vita.

Chi si trasferisce in forma transitoria?

Diplomatici, persone con borse di studio, studenti, professori universitari, dirigenti d’impresa, sportivi, funzionari di organismi internazionali e militari sono tra i gruppi principali.

Che cos’è un trasferimento transitorio?

E’ un trasferimento con biglietto di ritorno, il che significa che il paese nel quale si va a vivere rappresenta una sistemazione temporanea. Spesso non si sa per quanto tempo, ma la idea di “ritorno” è un riferimento noto sin dal principio. Nel migliore dei casi si può sapere fino a quando ci si tratterrà nel paese, come accade spesso nel caso di studenti o di chi ha un contratto con una scadenza definita, come alcuni impresari o i diplomatici in alcuni paesi. La cosa più probabile è tuttavia non avere una data sicura di ritorno al paese d’origine; o di trasferimento a un terzo paese, dato che alcuni migranti transitori o “trasmigranti” tornano al proprio paese d’origine, mentre altri vanno in un nuovo paese.

Questo ticket di ritorno è sempre presente nelle famiglie in transito. E’ quello che indica alla famiglia che il suo soggiorno è “per un periodo”, pur essendo questo estremamente variabile, giustamente perchè l’avanzare della globalizzazione può estendere i tempi in modi a volte addirittura insoliti.

La caratteristica del migrante transitorio è che non può mettere radici; l’espatriato in transito sa che se ne andrà. Non deve gettare l’ancora. 

Uno dei problemi più importanti che si manifesta in queste famiglie è l’organizzazione delle occupazioni dei propri integranti. Ognuno di loro ha le sue proprie caratteristiche, le sue necessità, attraversa tappe diverse del ciclo vitale, e quindi il ruolo che ricoprirà ognuno sarà distinto da quello degli altri, a seconda degli interessi personali e del posto che gli/le tocca occupare in seno alla famiglia.

I traslochi in se stessi sono un forte fattore di stress, e le famiglie in transito sono esposte ad adattamenti e sovraadattamenti che non sono facili, e neanche tanto affascinanti come posso sembrare dall’esterno.

In effetti è normale che chi sente di una famiglia che si trasferisce in un altro paese per un periodo determinato o indeterminato, con buone o ottime condizioni economiche, pensi, in piena buona fede, che si tratti di una grande avventura, eccitante e attraente, che non può comportare alcun elemento negativo.

Questo pensiero si estende agli stessi protagonisti. Come potranno aver problemi se faranno una vita privilegiata? Eppure qui ci troviamo di fronte a un paradosso che ci fa pensare a una “gabbia dorata”.

In questa gabbia dorata ogni integrante della famiglia si collocherà in modo diverso nello sviluppo insito nel trasferimento: in generale è il lavoro o la borsa di studio il motivo esplicito che porta la famiglia al trasferimento. Il coniuge (generalmente la moglie) e i figli accompagneranno la decisione, facendo in modo che la sfida venga assunta da tutta la famiglia. Con responsabilità diverse, secondo la tipologia di ogni famiglia.

In molti casi chi si trasferisce provoca dei cambiamenti nel nucleo famigliare, che non sempre è direttamente partecipe delle aspettative di chi parte. Quindi non parliamo di malessere o di cambiamento in un individuo, ma di ripercussioni sul suo gruppo di riferimento, o la sua famiglia. C’è chi resta nel suo luogo d’origine e chi accompagna. Entrambe le situazioni non sono prive di conseguenze per “l’attore”, e  nemmeno per i suoi accompagnatori.

In quest’ottica l’obiettivo del libro sarà l’analisi della problematica della famiglia in transito, con il fine di arrivare a una maggior comprensione dei meccanismi in atto nelle famiglie con queste caratteristiche.

La divisione in capitoli è per temi, passando per vari aspetti, settori e variabili, che fanno della realtà del migrante una specie di viaggio con varie stazioni. Il lavoro e l’analisi si svolgerà sui seguenti temi:

– Quali sono le caratteristiche generali

– Le funzioni di ogni integrante della famiglia prima, durante e dopo il processo di adattamento

– Le frontiere relazionali: noi e gli altri

– Cosa succede quando si torna al proprio paese d’origine

– L’appartenenza e l’identità: di dove sono quelli che vanno e vengono da qui a là?

– I lutti specifici delle migrazioni transitorie

Per questo lavoro si sono combinati una serie di fattori: personalmente sono passata attraverso l’esperienza di quattro migrazioni transitorie, e ho anche raccolto, in sette anni, testimonianze di madri di famiglie in transito. Lavoro inoltre con loro da cinque anni, in gruppo, impartendo seminari di adattamento.

Quest’ultimo incarico lo seguo con madri di famiglia funzionali, che hanno attraversato tappe di grande stress, riuscendo  ad affrontarle.

Dimostrando in questo modo che la prevenzione è possibile, estendo la mia esperienza alla carta, e spero che le varie testimonianze siano di aiuto ad altre famiglie che devono passare per la stessa situazione, e che servano anche ai professionisti della salute mentale che vengono consultati da famiglie “in transito”, potenziando i vantaggi e conoscendo gli svantaggi che questa circostanza comporta.

Traduzione dallo spagnolo a cura di Claudiaexpat