Home > Sudamerica > Brazil > Ho partorito a Belo Horizonte

Sabrina ci ha contattate qualche tempo fa da Melbourne con un entusiasmo disarmante e un’energia contagiosa. Felice di aver trovato Expatclic, ci ha subito proposto di collaborare. Le abbiamo chiesto, per iniziare, di raccontarci i suoi parti in Brasile, dove sono venute al mondo le sue bellissime bambine. Grazie Sabrina, e aspettiamo con ansia nuovi articoli !!!

Ho avuto le mie adorate bimbe lontano dall’Italia ed è stata una esperienza magnifica. La fortuna mi ha strizzato l’occhio e così ho avuto due belle gravidanze e due parti incredibilmente facili.

Nell’ormai lontano 2002 mi trasferisco, seguendo mio marito, in Brasile e precisamente nel Minas Gerais, nella città di Belo Horizonte. Niente mare, niente piume e samba per le vie. Una città decisamente bruttina (non me ne vogliano le brasiliane che mi leggeranno), nata e sviluppatasi intorno all’industria automobilistica e precisamente la cara vecchia Fiat.

Certo, venendo da Roma è difficile trovare qualcosa di bello dal punto di vista artistico e architettonico, ma il calore umano, la gioia di vivere e l’ospitalità della gente suppliscono alla mancanza. E comunque ho trascorso sette meravigliosi anni, che mi sono rimasti nel cuore e che hanno segnato profondamente la mia vita, lasciandomi una forte “saudade” per quei luoghi.

E forse il legame è così profondo perchè tutto è nato in quel paese, la mia vita di moglie e madre ha preso forma proprio in un paese in via di sviluppo, che si è poi dimostrato molto più civile e civilizzato del vecchio continente.

Un mese dopo il matrimonio (celebrato in Italia) siamo partiti e nel 2004 è arrivata Carolina.

Ero a Roma in vacanza quando ho scoperto di aspettare la mia bimba: era il 31 dicembre del 2003, poche ore prima di recarci ad una festa. Ho deciso di fare lì il pre-natale e quindi tutti gli esami necessari, posticipando il rientro in Brasile. Tuttavia non ho ricevuto poi tanta attenzione in Italia. Medici di corsa, personale sbrigativo, risposte che tardano ad arrivare e niente contatto umano. Comunque tutto a posto, tutto nella norma e quindi potevo tornare in Brasile. Ma poche notti prima del viaggio la corsa in ospedale, con la paura di perdere il bimbo. E per la prima volta, anche se in una situazione di emergenza, ho sentito il battito. Ma allora era tutto vero! Esisteva davvero. Le lacrime sono scese senza freno, anche perchè adesso non volevo perderlo. E ho continuato a piangere anche quando il medico mi ha assicurato che la minaccia di aborto era lieve e con un po’ di riposo sarebbe tornato tutto a posto. Quindi ho cambiato prenotazione e sono cominciate le tante telefonate tra Roma e Belo Horizonte. Non mi piaceva affatto stare lontana da mio marito, avevo bisogno di lui, ma non si poteva rischiare. E le coccole di mamma e dell’intera famiglia sono state una bella medicina, quindi quando tutto si è ristabilito ho salutato tutti e sono rientrata.

sabrinaEd ecco lo scoglio: il ginecologo. Avevo una ginecologa con la quale però non si era creato un bel feeling, dovevo cambiare. E nel gruppo internazionale che frequentavo in molte avevano una gran stima di un medico, che poi ho scoperto aveva contribuito alla nascita di molti “stranieri”. Quindi ho prenotato la prima visita e mi sono trovata dinanzi all’uomo più tranquillo, calmo, pacato che io abbia mai incontrato. Mi ha ricevuto parlando le uniche tre parole di italiano che conosceva. Ma è bastato a rompere il ghiaccio e a creare una piacevole atmosfera.

Mi ha tenuto costantemente sotto controllo, anche perchè avevo un mioma che cresceva insieme al bimbo. Quindi ha richiesto più ecografie del dovuto, ma questa attenzione mi faceva sentire seguita. Anche perchè non avendo la famiglia vicino, è necessario sentirci in qualche modo “coccolate”. I ginecologi in Brasile seguono la nascita a 360 gradi. Non si occupano di ecografie, ma per tutto il resto ci sono. Non occorrono ostetriche, in sala parto entra il tuo ginecologo e lo staff di assistenza.

Ovviamente essendo espatriata godevo di una buona assistenza sanitaria, senza la quale in Brasile è difficile sopravvivere. Onestamente, esiste una popolazione di serie A e una serie di B. E lo dico con dolore. Se non si ha una copertura è complicato essere curati. Le strutture pubbliche non sono efficienti come le nostre, che  a noi sembrano inadeguate e non all’altezza, ma che vi assicuro sono al top se paragonate a quelle brasiliane. E comunque garantiscono il primo soccorso (e siamo sinceri, anche ottimo) a tutti, senza alcuna distinzione. Non succede così in Brasile. Non voglio però annoiarvi o rattristarvi con esempi, torniamo al lieto evento.

Pochi mesi prima del parto il ginecologo mi ha chiesto di scegliere la struttura presso la quale volevo partorire. Caspita, ho pensato, posso anche scegliere.

Quindi ho optato per l’ospedale vicino al suo studio, dove conosceva tutta l’equipe e che si trovava non troppo distante dalla mia casa. Stupore quando ho fissato la visita: mi hanno assegnato una hostess che mi ha mostrato tutto: stanze (tutte con bagno privato e divano per marito), sala parto, nursery, ristorante etc. Non ho idea di come sia in Italia, ma non credo sia proprio così!

Mi ha spiegato i diversi parti, normale, cesareo, in acqua e uno particolare (senza alcun tipo di anestesia, nulla di nulla) che si svolge con la partoriente seduta su una specie di sedia.

Ho avuto difficoltà a trattenere la risata quando la cortese hostess mi ha chiesto se avevo persone che volevano assistere al parto. Il mio stupore le ha suggerito di spiegarsi meglio e quindi mi ha chiesto se oltre a mio marito, che sarebbe stato in sala con me, avevo altre persone e quante. C’era infatti una sala con uno speciale vetro oltre il quale potevano assistere circa quindici persone. Volevo ridere, vi giuro, non potevo non pensare alla situazione surreale che stavo vivendo. Ma l’ho scelta perchè mia madre sarebbe stata con me e non volevo privarla della gioia di vedere la sua prima nipote nascere. Anche perchè ha seguito la gravidanza via telefono, ogni tanto una foto della pancia che cresceva, ma non è la stessa cosa. Nessuno della mia famiglia mi ha visto con il pancione, nessuno ha scherzato sulle dimensioni, e questo mi è mancato.

La vita è trascorsa tranquilla e normale, ho fatto tutto e ho guidato fino al giorno prima della nascita. Anche perchè in Brasile le donne in gravidanza godono di un’attenzione particolare. Nessuna fila, in nessun posto. Tutti ti lasciano passare e offrono il proprio aiuto. Mi è capitato anche di essere “sgridata” perche’ stavo in fila e non passavo avanti.  Vi immaginate?

Comunque, i dolori sono iniziati di notte e ho chiamato il medico che mi ha detto di passare l’indomani mattina. Mentre andavo si sono rotte le acque e quindi l’ho chiamato e mi ha detto di andare in ospedale dove lui mi avrebbe preceduto per organizzare il tutto.

Ora, dopo tutta l’accoglienza e il tour dell’ospedale con hostess sorridente vi aspettereste che la favola continui. Invece ecco il rovescio della medaglia. All’accettazione ci han detto di attendere e completare il processo di entrata. Vi premetto che un paio di settimane prima avevo già avviato la pratica di ingresso e compilato tutto. Ma si entra se si riceve l’ok dell’assicurazione e se per un disguido, dovuto all’incapacità di chi si trova dall’altra parte del telefono, ci vuole un’ora o anche più, non si può far nulla. Voglio solo darvi il quadro della situazione: io con i dolori, con i pantaloni bagnati (acque rotte mentre mi recavo dal medico), imbarazzata e senza nemmeno la possibilità di avere una stanza, un posticino in cui sdraiarmi. Finalmente il tizio dell’assicurazione ha ricevuto l’illuminazione ed è arrivato l’ok, dopo un’ora che il ginecologo aveva bloccato sala parto, anestesista etc.

All’improvviso tutto è tornato perfetto, infermiere con sedia a rotelle, infermiera che ti aiuta a spogliarti e a mettere un ridicolo camicione con cuffietta e si arriva in sala parto. Il ginecologo mi ha accolto con un sorriso e io nemmeno buongiorno, volevo solo l’epidurale. Dopo un attento esame, mi ha comunicato che nonostante i dolori il parto non si era aperto e per quel che vedeva poteva anche non aprirsi. Mi ha suggerito il cesareo. Ora, in Brasile è una pratica molto comune e credo venga suggerito senza problemi e comunque con molta disinvoltura. Per me è stato un bene, perchè la bimba aveva il cordone intorno al collo. Quindi mi è stata applicata l’anestesia e mi sono calmata. Tutto è avvenuto con molta tranquillità da parte dei medici, con me che chiedevo in continuazione di far entrare mio marito e che ho poi visto arrivare vestito anche lui in modo buffissimo.

Tutto molto rapido e Carolina è arrivata a mezzogiorno del 17 agosto. Mah, come descrivere lo stato d’animo? Impossibile, non mi basterebbero tre pagine e forse vi annoierei. Un esserino piccino, biondo come un raggio di sole. Era lei che faceva le olimpiadi nella mia pancia? Era lei che non si faceva fare la famosa foto in 3D durante l’ecografia? Era lei che accarezzavo mille volte al giorno? E di nuovo lacrime senza fine quando il ginecologo me l’ha delicatamente appoggiata sul petto. Difficile credere a tutto quello che stava succedendo, in un attimo ero sola, in un posto lontano lontano, poi ho cercato la mano di mio marito e anche lui piangeva. Non ci siamo detti nulla, ma ci siamo parlati molto. Poi il versetto quando il pediatra l’ha presa per i controlli di routine e quindi mi hanno sedato per terminare l’operazione. E quando mi sono svegliata ero madre, senza pancia e con una culla acccanto al mio letto. Con un batuffolo che non ha perso tempo a farsi sentire.

Il post operatorio è stato tranquillo. L’assistenza delle infermiere meravigliosa. Sempre con il sorriso, amorevoli, discrete. Ma anche concrete. Il giorno dopo, staccati tutti i fili e ottenuto di nuovo il controllo del mio corpo, mi hanno chiesto di camminare e fare la doccia.  Come se fosse la cosa più normale del mondo, ma forse lo è. E così, dopo due giorni sono tornata a casa. E Carolina ora ha  6 anni.

Quindi un’esperienza positiva. Sono stata assistita nel migliore dei modi. Il ginecologo era molto preparato. Con studi e specializzazioni negli USA, con aggiornamenti continui. Le strutture ben organizzate, sia ospedaliere che i centri per ecografie etc. Vorrei quindi tranquillizzare le mamme che dovranno/vorranno partorire in Brasile, ma voglio anche sottolineare che questa è una situazione legata al possesso dell’assicurazione e che comunque bisogna sempre informarsi sulla struttura da scegliere. E conta anche molto la regione in cui ci si trova. Ma vorrei comunque trasmettere positività. Vorrei che arrivasse il messaggio che l’Italia non è l’unico posto in cui si può partorire bene, a volte esiste di meglio.

Io mi sono trovata bene, talmente bene che non ci ho pensato molto ad avere la mia seconda bimba in Brasile. Quando ci hanno esteso il contratto abbiamo immediatamente pensato ad ampliare la famiglia. La mia seconda gravidanza è stata più delicata, non proprio a rischio, ma sono stata più seguita per via di una operazione subita poco prima di sapere che ero incinta. Ma tutto si è svolto bene, il ginecologo è stato ancora più presente e scrupoloso. Ed ora Alessia ha tre anni.

Sabrina

Melbourne, Australia

Ottobre 2010