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Elisa (_elli_ sui forum) ci racconta la nascita del suo piccolo Eric in Germania, e per par condicio anche quella del fratellino Edoardo (ormai expat navigato!), in Italia. Due belle esperienze, e un confronto tra due sistemi un po’ diversi. Grazie Elisa!!!

 

Eric, nato a Monaco di Baviera a febbraio 2011

A primavera 2010 siamo in Francia da un anno e mezzo con un bimbetto di quasi due anni. Finalmente la situazione lavorativa del mio compagno sembra stabilizzarsi ed io sento sempre più il desiderio di un secondo figlio. Perché no?!?!? Desidero proprio avere un secondo bimbo e ripetere l’esperienza… un po’ la pancia mi manca. Dopo un paio di mesi, a casa dei miei in Italia decido di fare un test in quanto ultimamente non sono molto in forma… positivo!! Chiamo subito il mio compagno che esprime la sua gioia a chilometri di distanza. Con un’ecografia di conferma scopriamo anche che sono già quasi al terzo mese e che il termine dovrebbe essere a metà febbraio 2011. Oltre a questa favolosa scoperta arriva anche la notizia di un trasferimento: hanno dato al mio compagno un lavoro a Monaco di Baviera.

Così ancora una volta, con la mia bella pancetta, incominciamo il nostro trasloco. Io non mi rendo neanche conto di essere incinta, certo con Edoardo diventa difficile fare alcune cose e la stanchezza si fa sentire subito, ma non riesco proprio a pensare al nuovo pupetto che si sta formando. Questa volta non riesco ad esser seguita come ‘da manuale’ perché sapendo di dovermi trasferire non mi faccio seguire da alcun medico in Francia, faccio le prime due eco in Italia e giusto un paio di visite dalla mia ginecologa pensando che una volta arrivati in Germania tutto si sistemerà.

Arrivati in Germania, ora che riesco a trovare un ginecologo, mi rendo conto di esser già al sesto mese ed in più non abbiamo ancora deciso dove partorire. Vorrei trovare una situazione analoga al parto di Edoardo, una casa del parto all’interno di un ospedale. Qui però sembra che non ci sia una soluzione del genere, così ci informiamo sulla clinica principale di Monaco dove generalmente  partoriscono tutte, ed anche su una Geburtshaus (casa del parto) nella quale, però, esercitano solo ostetriche e niente medici. Non siamo del tutto convinti, mille dubbi ci assalgono e soprattutto ci chiediamo “Se dovessero esserci complicazioni?”. Dopo un paio di incontri alla Geburthaus, ancora indecisi, loro stessi ci informano che posso decidere di partorire altrove in qualsiasi momento ed anche che in caso di qualsiasi complicazione lieve o grave mi trasferiscono in ospedale. Decidiamo allora di fare questa esperienza, con incontri settimanali e l’assistenza di un ginecologo esterno. Solo verso la fine della gravidanza mi rendo conto che abbiamo fatto la scelta giusta, io con loro mi sento perfettamente a mio agio.

Il 10 di Febbraio ho una visita al Geburtshaus per incontrare l’ultima delle ostetriche (devo conoscerle tutte così quando partorirò saprò chi ho davanti), non parla un inglese perfetto ma ci intendiamo. In più mi accorgo di aver tre contrazioni nel giro di un’oretta, le associo al fatto che sono fuori da metà pomeriggio, spingo il passeggino ed inizio ad esser veramente stanca. Al pomeriggio non ho neanche dormito! La sera mi metto a letto e cado in un sonno profondo. Al mattino mi sveglio alle 7 con dei dolori che associo a dolori intestinali, per me normali durante tutta la gravidanza, solo che questi non passano più. Sveglio il mio compagno e nel giro di un quarto d’ora i dolori diventano più forti, ci rendiamo conto che sono contrazioni, e regolari, ogni 5 minuti. Chiamiamo subito la Geburtshaus e l’ostetrica ci avverte che è il caso di andar lì per un controllo. Alle 8 chiamiamo un taxi e in fretta e furia il mio compagno prende la valigia (preparata due giorni prima), prepara Edoardo, e corre fuori a vedere se il taxi è arrivato. Io intanto tra una contrazione e l’altra riesco ad infilarmi un maglione sopra il pigiama, la giacca e le scarpe ma nei 200 metri per arrivare al taxi mi devo fermare un paio di volte perché in preda a contrazioni. Saliti in taxi le contrazioni si fanno più vicine ed io inizio a sentire il bisogno di spingere, cerco di resistere, il tassista ci dice che in 15 minuti dovremmo arrivare a destinazione… I 15 minuti più lunghi della mia vita!

Arrivati alla Geburthaus inizio a far fatica a camminare ed appena entro una contrazione si fa sentire e mi devono portare nella stanza in cui partorirò, non riesco bene a capire cosa sta succedendo… Dopo avermi messo sopra un materassino per terra e avermi dato dei cuscini su cui appoggiarmi, io nella posizione di una ranocchia inizio a fare ciò che il corpo mi suggerisce ed intanto l’ostetrica mi toglie giacca e vestiti ed il mio compagno si prende cura di Edoardo. Mia mamma, mio papà e mia sorella arrivano proprio questa sera, la data presunta del parto doveva essere il 18 febbraio e mia sorella si sarebbe dovuta occupare di Edoardo mentre ‘noi  partorivamo’ (perché diciamocelo, gli uomini che assistono partoriscono anche loro). Sono le 9 del mattino e l’ostetrica mi dice che tutto procede bene, sente il cuore del bimbo/a (non sappiamo ancora il sesso) con lo stetoscopio e dice che sta bene e che secondo lei nel giro di una trentina di minuti vedremo se sarà un maschietto o una femminuccia. Ad un certo punto mi chiede se voglio che il mio compagno, che al momento è con Edo, assista all’uscita del bimbo/a. Le dico di sì ed un’ostetrica si prende cura di Edoardo. A questo punto l’ostetrica mi dice che, essendo le ultime due o tre spinte, devo fare come dice lei, iniziamo, ed alla seconda spinta mi si rompono le acque, mi spavento un po’ perché penso che sia successo qualcosa al bimbo/a ma l’ostetrica dice che va tutto bene e che nelle successive spinte devo spingere inizialmente e poi respirare e tutto procederà per il verso giusto.

Alle 9.30 Eric vede per la sua prima volta la luce di una giornale uggiosa, pesa 4130gr ed è lungo 55 cm. Senza lavarlo lo avvolgono in un asciugamano caldo e me lo appoggiano sul petto e finalmente riusciamo a vedere un faccino corrucciato con un sacco di capelli scuri, chissà da chi avrà preso!!! Facciamo entrare Edoardo in stanza e con mia sorpresa sorride nel vederci con un nuovo bimbo tra le braccia. Dopo un’oretta buona mi dicono che devo impegnarmi per far uscire la placenta così fanno tagliare il cordone ombelicale al mio compagno e in un paio di spinte tutto finisce per il verso giusto. Mi fanno sdraiare sul letto perché ho qualche lacerazione e devono mettermi i punti, io ho un po’ il terrore vista l’esperienza passata ma qui fanno l’anestesia locale… fantastico, non sento niente!

Un paio di ore dopo, dopo aver fatto una breve doccia, brindato con spumante e mangiata una tortina (qui è tradizione che si prepari la prima torta al bimbo nato nel suo primo giorno) e firmato due documenti, ci rimettiamo sul taxi e torniamo nella nostra casa, meraviglioso potersi rilassare e riposare nel proprio letto e nella propria casa con la tua famiglia che ti circonda! Iniziamo così la nostra nuova vita in quattro!

Edoardo, nato a Milano a luglio 2007

edoNell’ottobre 2007 io ed il mio fidanzato stiamo cercando casa per andare a vivere insieme. Lui è partito per New York per lavoro ed io ultimante non mi sento molto bene… “Saranno ancora gli attacchi di panico” penso tra me, l’incidente che abbiamo avuto tre mesi or sono ha ancora dei postumi ma comunque mi sorge un dubbio “Non sarò mica incinta!?!?!?!” Così faccio un test e… positivo!!! Mi cade il mondo addosso, sono anni che vorrei avere un bambino ma il mio compagno ha sempre detto no, ed ora che finalmente sta arrivando il momento non è quello giusto per me, mi trovo con una gamba un po’ malconcia e senza lavoro, come posso pensare positivo?

Troviamo casa ed iniziamo il trasloco, per fortuna non abbiamo mobili da gestire, la casa è già arredata ed io ho appena cominciato il terzo mese e le nausee stanno diminuendo. Così la mia gravidanza inizia con un po’ di incertezza e poco entusiasmo ma piano piano la voglia di diventare mamma riaffiora, vengo seguita da una ginecologa meravigliosa e il fatto che non lavoro mi da tanto tempo per pensare a dove potrò partorire e a quel piccolo esserino che piano piano si forma dentro di me, alla preparazione del corredino e del suo spazio all’interno della casa. Tutto procede per il verso giusto, vengono fatte le ecografie di routine (alla 12a settimana, alla 21/22a settimana ed infine alla 30a) ed ogni mese incontro la mia ginecologa per parlare di come sta andando, di come voglio partorire ma soprattutto dove farlo. Da sempre il parto in ospedale non mi ha entusiasmato e quindi ho cercato qualcosa di alternativo, più naturale possibile, ma il parto in casa non mi si addice, così troviamo una soluzione che sia un po’ uno ed un po’ l’altro. La mia ginecologa mi consiglia di visitare l’ospedale di Sesto San Giovanni (dove risiediamo) perché nell’ultimo periodo il reparto Ostetricia ha costruito “case del parto” al suo interno. Con molto entusiasmo andiamo a visitare l’ospedale e sembra proprio che faccia al caso nostro, in più è vicino a casa. Mi iscrivo subito al corso pre-parto così da imparare il più possibile sull’argomento.

Arrivati all’ultima eco, per scelta, non sappiamo ancora se sarà un bimbo o una bimba, ma io dal 5° mese di gravidanza sono convita che sarà un bel maschietto. Le mie giornate passano tra passeggiate in giro per Milano e dintorni, il corso pre-parto dove conosco un sacco di “pance”, ma soprattutto il letto ed il divano di casa dove mi riposo molto volentieri. Me la sto proprio godendo questa gravidanza, e ogni giorno che passa mi sento sempre più felice per ciò che sta succedendo. Il termine è stato stabilito per il 15 luglio, ma il 18 luglio sarà luna piena e così mi metto in testa che nascerà quel giorno. Siamo al 15 luglio ed il piccolo non è ancora nato e solo il week-end passato ho avuto le prime avvisaglie ma poi tutto si è tranquillizzato; così, come da prassi ospedaliera, mi reco in reparto per i primi monitoraggi che si devono effettuare dopo la data presunta del parto, ma tutto rientra nella norma. La mattina del 18 luglio mi sveglio alle 5 con una fame esagerata così mi metto a fare una colazione abbondante e mi rendo conto che ogni tot ho la pancia che si indurisce. Alle 7 sveglio il mio compagno dicendogli che ho contrazioni ogni 15/20 minuti ma il dolore è sopportabile, lui decide di avvisare l’ufficio per informarli che potrebbe arrivare un po’ in ritardo. Alle 9 usciamo di casa diretti in ospedale in quanto le contrazioni, sempre sopportabili, erano ogni 10 minuti. Arrivati in ospedale mi visitano, mi fanno un’eco e con indifferenza mi rimandano a casa dicendomi che poteva essere l’inizio di qualcosa ma anche no.

Io esco dall’ospedale abbastanza arrabbiata, so che sta succedendo: sta nascendo e loro mi hanno mandata a casa! Arrivati a casa le contrazioni iniziano a farsi più dolorose e alle 2 del pomeriggio perdo il tappo. Io ed il mio compagno cerchiamo di decidere se ritornare in ospedale o no, ma lui mi tranquillizza dicendomi che dobbiamo aspettare che le contrazioni siano ogni 3-4 minuti ma soprattutto che io “cambi espressione”, come gli era stato riferito durante il corso pre-parto e la mattina stessa da chi mi aveva visitato. Alle 4:45 decido che dobbiamo andare in ospedale, il momento è arrivato e lui, per fortuna, mi da ascolto. Al pronto soccorso le infermiere dell’accettazione capiscono che sono in pieno travaglio e mi portano immediatamente in reparto con una sedia a rotelle. Qui vengo accolta da un ostetrica del corso pre-parto, una gioia per me avere un volto familiare ma soprattutto sapere che chi avevo davanti conosceva le mie idee sul parto naturale.

Entriamo così nella casa del parto: abbiamo una stanza molto grande dove posso partorire come mi piace (sdraiata, seduta, in vasca ..) con una stanzetta adiacente dove potremo restare tutti e tre per il resto della mia degenza in ospedale (per me è stata di tre gg). Inizia il monitoraggio di circa 30 minuti, l’ostetrica ci avverte che la dilatazione è di 8cm e poi le doglie si fanno sentire ed il mio istinto mi dice che la posizione da adottare è quella sdraiata sulla schiena. La fatica si fa sentire così l’ostetrica suggerisce al mio compagno come aiutarmi, e con lui che mi incoraggia e mi sostiene psicologicamente diamo alla luce, alle 7:30 di sera, un bimbo meraviglioso di 54cm e 4,080g. Edoardo è nato!!! Lo avvolgono in un telo, lo sdraiano sulla mia pancia e finalmente riusciamo a vedere il suo meraviglioso volto con i suoi occhi vispi e pieni di curiosità. L’ostetrica è rimasta con noi tutto il tempo: ero l’unica partoriente in quel momento, che fortuna; in più ha seguito le nostre volontà e quindi ha aspettato che il cordone ombelicale smettesse di pulsare e poi ha permesso al mio compagno di tagliarlo.

Il momento peggiore arriva ora, devono mettermi i punti per via dell’episiotomia che hanno dovuto fare perché le spalle erano un po’ grosse; così la ginecologa di turno ci impiega un’oretta per terminare il lavoro ed il tutto senza anestesia. Dopo aver messo tutto in ordine ed essersi accertate che tutto andasse bene, le ostetriche, infermiere e dottori chiudono la porta di “casa” e ci lasciano tranquilli a goderci i primi momenti della nostra famiglia.


Elisa
Monaco di Baviera
Marzo 2011