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Christine è nata negli Stati Uniti e ha vissuto in Italia fino al termine dei suoi studi. Durante un viaggio in Honduras ha incontrato la sua metà, un musicista honduregno, e ha deciso di trasferirsi in quello che è tutt’ora il paese in cui vive, l’Honduras. Ci racconta la sua esperienza di maternità e parto a Tegucigalpa. Grazie Christine, e speriamo di averti di nuovo presto tra noi per poter imparare dalla tua interessantissima esperienza!

Ho due bambini bellissimi (modestia di madre!), vivaci e sani: entrambi sono nati a Tegucigalpa in Honduras. La mia prima maternità l’ho vissuta ai 33 anni, la seconda ai 36.
Avevo sempre pensato che questa fosse un’età ideale per avere dei figli, pur sapendo che si corrono certi rischi, ma qui la maggior parte delle mie coetanee avevano già bambini di 10 anni (quando non adolescenti). Qui in Honduras, avere un figlio è come “mangiare una nocciolina” nel senso che i bambini “si fanno” senza pensarci molto. Questo è un paese in cui le percentuali di madri bambine/adolescenti, di madri single e di madri anziane sono impressionanti. La Chiesa lotta contro il controllo delle nascite e nelle aree rurali le donne arrivano a partorire 18 figli. Ho vissuto entrambe le mie maternità con la sensazione di essere biologicamente in ritardo ma psicologicamente preparata per avere dei figli!

La scelta del medico e dell’ospedale

Quando ho avuto la certezza di essere incinta, la prima cosa a cui ho pensato è stato il ginecologo! Ero in Honduras da due anni e non avevo ancora un medico di fiducia. A Tegucigalpa ci sono tre ospedali privati (Clinicas Viera, Hospital La Policlinica e Medical Centre), rinomati, moderni, con buona attenzione medica. Ci sono due ospedali pubblici (Materno Infantil del Hospital Escuela e San Felipe) che sono il riflesso della condizione di paese sottosviluppato e l’ospedale di previdenza sociale, quello per gli impiegati pubblici a cui non avevo accesso. A questi si aggiungono un numero infinito di piccole cliniche private specializzate in maternità. In una di queste cliniche (che oggi è diventato un ospedale abbastanza grande, Clinica San Jorge) sono nati i miei figli. Víctor, il primogenito, è nato nella Clinica San Jorge I, era una clinica sui generis perché era una vecchia casa con un giardino in mezzo, solo entrando alla sala parto ti rendevi conto di essere in un ospedale. Era molto pulito e le infermiere, molto efficienti. L’uragano Mitch ha distrutto completamente la casa, ed il dottore ha iniziato la rimodellazione di un edificio molto più grande per convertirlo nel suo nuovo ospedale. Marco, il mio secondo bimbo, ha inaugurato la nuova ala di maternità. Fin dal primo appuntament0 il dottore ha preteso che mio marito, Emilio, fosse presente. Ha sempre dato moltissima importanza alla presenza del padre durante il parto e nelle successive nove visite ricordava a mio marito che sarebbe stato presente. Ogni due mesi controllava la crescita del bimbo per mezzo dell’ecografia. E due volte ho fatto esami di routine (sangue, urine). Non so che cosa sia un’amniocentesi, né nessun altro tipo di esame. Quando chiedevo di altre prove, il dottore mi rispondeva che io stavo bene, che ero sana… che non c’era motivo. Prendevo regolarmente le mie vitamine e l’acido folico, ed in realtà non sono mai stata così bene (a parte le difficoltà normali di digestione…). Per la mia prima maternità, mia mamma mi regalò un corso pre parto (ci sono tre specialiste che lavorano come free-lance) al quale partecipammo con Emilio con grande entusiasmo. Ricordo aver raccontato al dottore che avremmo partecipato a un corso di “Parto Indolore” e lui mi disse: “Tesoro, se vuoi fare il corso, bene, ma un parto è un parto”.

I nove mesi di gestazione di Víctor sono stati meravigliosi, la mia vita è stata praticamente normale fino al giorno del parto. Con Marco le cose si sono complicate al settimo mese, ho avuto minacce di parto prematuro (oggi, conoscendo mio figlio credo che fosse già pronto per uscire e scoprire il mondo!) e il dottore mi disse che in Honduras i bambini prematuri corrono molti rischi per mancanza di attrezzature (negli ospedali pubblici il rischio di morte per mancanza di un respiratore è altissimo) e che inoltre tenere un bimbo in un’incubatrice in un ospedale privato è carissimo. Il consiglio che mi diede, e che accettai immediatamente senza fiatare, fu di mettermi a letto per due mesi. Feci delle iniezioni e presi delle pastiglie e rimasi a letto per ben 7 settimane.

Il Parto

La mia prima esperienza: Victor

Victor alla nascita

Victor alla nascita

Il giorno prima di partorire mi sentivo terribilmente strana, avevo i piedi un po’ più gonfi del solito, avevo voglia di camminare, mi sentivo incomoda. Chiamai il dottore e mi diede appuntamento per il giorno seguente a prima ora. Non riuscii a dormire bene perché dovevo alzarmi continuamente per andare al bagno. Verso le 7:00 a.m. i dolori “di stomaco” si fecero più acuti e capii che il malessere della notte non era dovuto al pezzettino di pizza che avevo mangiato a cena. Era ora! Alle 8:30, mi andavo a prendere mia mamma, si ruppe la membrana. Arrivai alla clinica verso le 9:45 ed avevo giá una dilatazione di 5 cm. Durante le prime due ore di travaglio, Emilio ed io cercavamo di mantenerci tranquilli, di respirare come avevamo imparato…quando i dolori si sono fatti più acuti ho ricordato le parole del dottore! Víctor è nato alle 14:00, in presenza di suo papà che lo ha ricevuto non appena il dottore gli tagliato il cordone ombelicale. Dopo il test APGAR, il mio bimbo è stato avvolto in una copertina e consegnato a mia mamma. Ha trascorso la sua prima notte accanto a me. Non ci sono stati limiti per le visite e tutte le persone care lo hanno preso in braccio durante le sue prime ore di vita.

La seconda esperienza: Marco
MarcoDopo aver trascorso sette settimane a letto, non appena ho ripreso una vita moderatamente normale sono ripresi i dolori e le contrazioni erano abbastanza forti. Quando sono andata a farmi controllare avevo una dilatazione di 2 cm. e il dottore mi ha fatto ricoverare. Sono stata con i dolori più di 24 ore, mi hanno applicato un siero per accelerare il processo ma non ha funzionato, allora mi hanno fatto un’ecografia che ha mostrato che il bimbo aveva il cordone ombelicale attorno al collo. Alla fine, Marco è nato per mezzo di un parto cesareo. Anche questa volta il dottore ha preteso la presenza di mio marito. Ed anche questa volta Emilio ha ricevuto in premio il nostro bimbo appena nato.
Víctor ha conosciuto e toccato il suo fratellino dopo appena un paio d’ore.

Il Post- parto

Dopo il mio parto, mi sono ripresa quasi subito. Sono uscita dalla clinica, camminando, dopo 20 ore. Non ho avuto né cure né trattamenti speciali, solo una visita dal ginecologo durante la prima settimana.
Nel caso del secondo parto sono rimasta due giorni in più in ospedale. La convalescenza è stata più lunga e le visite dal dottore più frequenti. La prima per ritirare i punti e poi per controllare la cicatrizzazione, ecc. L’incisione è adesso assolutamente invisibile: è una linea orizzontale di circa 12 cm. nell’area pubica.
Ho allattato entrambi i miei figli per otto mesi.

Emilio_e_Vicotr_facendo_conoscenza

 

Dormendo

La maternità è stata per me l’esperienza più gratificante della mia vita, ho cercato di godere tutte le tappe come momenti speciali. Il fatto che mio marito fosse molto coinvolto nel processo è stato importante. In entrambi i casi, i miei bambini sono stati esposti immediatamente alla vita, alle persone care, alle lacrime di gioia… e ai microbi dell’ambiente! Ciò nonostante sono due mulatti forti e pieni di grinta. Il mio dottore dice che si può prevedere il successo di ciascuno di noi dal modo in cui è nato! Interessante, no?

Ringrazio mia mamma e mia suocera per l’appoggio incondizionale e il mio dottore per avermi contagiato con la sua infinita gioia di vivere ( e di portare al mondo altre vite!)

Christina
Tegucigalpa M.D.C., Honduras, C.A.
Ottobre 2004