Home > Famiglia e Bambini > Bambini > I nostri figli e le amicizie in espatrio: mission possible!

In questo articolo, con il prezioso aiuto e le testimonianze di chi ha toccato con mano il problema, vorremmo fornirvi alcuni trucchi e strategie per mantenere e coltivare le amicizie dei nostri figli proprio quando dobbiamo affrontare l’ennesimo cambio paese.

A cura di Aleexpat
Perth, WA
Maggio 2011

 

“Allora, c’era una volta una bimba di tre anni, Emily, ovvero la mia paperetta (che ha sempre questa dolcissima espressione un po’ alla Calvin & Hobbes, dice lei), che era andata disgraziatamente a vivere in un paese lontano e buffo, situato dietro montagne e montagne e cime innevate e fiumi e baffi etc etc., insomma… il Pakistan.

La nostra bimbetta, arrivata nella città di Islamabad si sentì molto sola e desolata quando improvvisamente, nel suo piccolo kindergarten di montessoriana memoria andò – letteralmente – a scontrarsi con un altro mostriciattolo come lei, di poco più di due anni e mezzo… la Louise…“ (Silviaexpat)

Le storie legate all’amicizia tra bambini sono sempre tenere e commoventi, quanto lo è il momento in cui bisogna dire addio al paese che ci ha accolti, per un breve o lungo periodo che sia, e si deve inscatolare la propria vita alla volta di un nuovo inizio. Non è facile per nessuno, come abbiamo avuto modo di discutere ampiamente sul nostro sito e sui forum. Non è semplice per un adulto dire addio alle persone che hanno caratterizzato la propria quotidianità per un certo cammino, figuriamoci quanto lo deve essere per i nostri figli/e. Quando sono piccini, però, il momento del distacco può rivelarsi meno drammatico di quanto pensiamo:

“Alla partenza da Islamabad io mi ero fatta un sacco di pensieri tristi insieme alla mamma della Louise del tipo “ah, le nostre bambine, MA COME FARANNO a sopravvivere a questa separazione etc etc”, in realtà, più menate nostre che loro, dato che le due fanciulle, ormai giunte alla veneranda età di 6 e mezzo l’una (la Emily) e quasi 6 l’altra (ovvero la Louise) avevano evidentemente imparato la morale del viaggiatore e cioè che “morto un papa se ne fa un altro” e insomma, l’avevano presa diciamo cosi con FILOSOFIA.” (Silviaexpat).

Mamma, papà, il giocattolo preferito, il ritorno in patria sono spesso i punti fissi a cui si rivolgono con tenacia i nostri cuccioli mentre intorno a loro tutto cambia, ma la loro capacità di adattamento al nuovo contesto è più rapida ed il nuovo compagno di gioco incontrato al parco, all’asilo o a scuola, è in grado di farli distrarre dagli amichetti lasciati. A quest’età uno dei trucchi migliori per mantenere le amicizie è sicuramente la corrispondenza: letterine, disegni, fotografie sono in grado di accorciare le distanze e vedere i loro visini illuminati quando nella cassetta della posta c’è proprio qualcosa per loro, con il loro nome, scalda il cuore.

“Elise aspetta Chiara e l’aspetta tutto l’anno, appena ha la nostra data di rientro in Europa scatta già l’invito a dormire, l’idea del pomeriggio da condividere. Chiara pensa ad Elise, aspetta le sue lettere, e sì, perché a 7 anni si ama scrivere su carta, le mail ogni tanto, ma la busta la si può riempire di cose preziose, di pensierini e disegni (l’altro giorno non so perché le ha messo dentro una specie di compito di matematica, per farle vedere quel che fa!!!)” (Giuliettaexpat)

Quando i bimbi sono più grandicelli, preadolescenti o adolescenti, sono in quel periodo di vita in cui gli amici che si hanno sono quelli con la A-maiuscola, la situazione cambia e il dolore per il distacco può essere infinito e devastante.

“Tra un anno lasceremo il Perù e Mattia avrà appena compiuto 12 anni. La cosa comincia già ad angosciarlo, e di riflesso angoscia un po’ anche me. Perché nonostante ci sia appunto già passata con Ale e abbia visto che tutto sommato alla fine ne vengono fuori (e anche bene), vederli soffrire di questo tipo di strappi è una cosa molto dura, talmente dura che a volte ti fa mettere quasi in dubbio le convinzioni che ti hanno portato in giro per il mondo.” (Claudiaexpat)

Come non capirli i nostri figli/e? Quanto è duro per noi salutare ogni volte le meravigliose persone incontrate lungo la strada di espatriate? Certo, siamo consapevoli che resteranno nel nostro cuore per sempre, che la vita che abbiamo scelto è ricca ed intensa anche di momenti tristi e malinconici, ma come spiegarlo a loro, magari proprio in quel periodo di vita in cui gli ormoni, l’età, la crescita non li fa sentire nè carne nè pesce già dove stanno? E devono affrontare l’ennesimo salto nel buio. Come aiutarli, come sostenerli in questo passaggio?

Uno degli elementi chiave per mantenere in vita e coltivare le amicizie in espatrio siamo proprio noi, i loro genitori. Siamo i primi a dover supportare i nostri figli in questi momenti cercando di far loro capire quanto i legami che hanno intrecciato fino a quel momento non si stanno per spaccare, ma anche a distanza potranno vivere e continuare a fiorire. In questo ci aiutano tantissimo le tecnologie. Skype, Facebook non potranno dare loro i momenti trascorsi insieme gomito a gomito con i loro amici, ma serviranno comunque a ricreare la complicità delle chiacchierate, i momenti di forte intesa e molto altro.

E poi può esserci, se possibile, la promessa di potersi reincontrare, ossia il fare in modo che le nostre vacanze li portino magari nei luoghi dei loro amici. La speranza di sapere che il prossimo anno, per esempio, ci sarà la possibilità di ritrovare l’amico o l’amica del cuore, proprio nel luogo che si è lasciato, è confortante e riempie di positività.

“Volevo condividere con voi la mia gioia di mamma ieri quando Mathilde la grande amica di mia figlia Federica è arrivata a Parigi dal Giappone e queste due dodicenni si sono ritrovate dopo 18 mesi. E’ stato bello, intenso, tenero, avevo le lacrime agli occhi, c’era in quel lungo abbraccio così tanto da dirsi, c’era in quella stretta tutto la forza di un’amicizia che ha imparato a superare frontiere e chilometri. E hanno solo 12 anni queste due ragazzine che per mesi si sono raccontate la loro vita dietro lo schermo di un computer ma che ci hanno creduto alla loro amicizia, l’hanno coltivata a distanza e l’hanno resa più forte.” (Giuliettaepat)

“La morale è che i nostri bambini sono sì assolutamente fuori di testa, ma che le loro amicizie sono preziose e che non è vero che lasciato un paese gli amici si perdono, ma che invece, se lo si vuole, è facile, è fattibile e BELLISSIMO ritrovarsi, un po’ qua e un po’ là, per loro e per noi ed è forse anche questo ottimismo e questa speranza che niente si perde ma che tutto rimane… che forse aiuta i nostri figli ad accettare i cambiamenti, ad apprezzarli, a viverli con serenità e non come rottura, lutto, dolore…” (Silviaexpat)

Ma c’è anche un altro aspetto da non sottovalutare e da sottolineare proprio al momento del distacco. Avere amicizie in ogni paese rende i nostri figli/e dei veri cittadini del mondo ed è per loro motivo di orgoglio: potranno un giorno andar fieri delle loro conoscenze e della loro interculturalità.

“Ho pensato a Emily con Luise a Vienna e poi da noi a Berlino; e poi a Vera, prima in Olanda e poi chissà… forse quest’estate a Berlino… e forse Annie a Roma…
La cosa che le dico spesso per consolarla è che un giorno avrà amiche un po’ ovunque nel mondo e la cosa è rasserenante, no…?” (Silviaexpat)

Ed è anche questa interculturalità a renderli speciali. Spesso mentre gli amici passati sono “fermi” o comunque radicati nelle realtà in cui sono nati, i figli/e expat maturano ad ogni cambio paese.

“Si sono ritrovati dopo un anno con tantissimo entusiasmo e rinnovata intimità, però Mattia ha maturato tante riflessioni …la più importante di tutte che tra lui e i suoi amici c’è tanta distanza proprio per il fatto che mentre loro sono rimasti al punto in cui li aveva lasciati, lui in questo anno ha vissuto tanti di quei cambiamenti, emozioni, sentimenti e cose nuove, che necessariamente non ritrova nelle esperienze dei suoi amici. Quindi in questi giorni la mia riflessione è molto basata su questo tipo di cose. Sono sicura che molta della facilità nel riallacciare i rapporti (e anche nel mantenerli) dipende dal fatto che questi bambini passano attraverso delle esperienze che sono condivisibili unicamente con chi le ha vissute.” (Claudiaexpat)

“In questi 18 mesi mia figlia ha vissuto cose intense e per lei è stato quasi più semplice vivere l’amicizia da lontano, immersa com’era negli sforzi per adattarsi al nuovo, prima in India, poi in Francia. Per la sua amica è stata più dura perché lei è rimasta a vivere nello stesso posto, e non ha dovuto concentrarsi sugli sforzi da fare per ricrearsi una vita normale di ragazzina.” (Giuliettaexpat)

C’è un ultimo punto che può aiutare i nostri figli/e a superare il distacco ed è ricordare loro che dopo gli amici vecchi, a cui abbiamo detto arrivederci, verranno sempre amici nuovi, incontri stimolanti, arricchenti e che ci accompagneranno in ogni caso per un altro tratto di strada.

Ed ora passiamo la parola proprio a loro, ai nostri figli/e, in questo interessante articolo/testimonianza su come hanno vissuto le amicizie nei vari paesi che li hanno accolti.

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