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Claudiaexpat ci presenta un incredibile gruppo di percussionisti congolesi, i Tamburi di Brazza.
Da poco arrivata a Brazzaville, in Congo nel 1995, frequentavo spesso il centro culturale francese, che offriva una grande varietà di eventi culturali locali e stranieri.

Una sera mi recai allo spettacolo di un gruppo che si chiamava “I Tamburi di Brazza”. Come uniche indicazioni sullo spettacolo avevo il contenuto del poster sulla porta del centro culturale, che prometteva una grande serata. E lo fu.

tamburibrazzaIl gruppo a quel tempo era costituito da 20 elementi, che entravano in scena ciascuno col suo enorme tamburo, il classico tamburo dell’Africa centrale, vestiti unicamente con pantaloni rossi, larghi e guidati da una batteria. Era uno spettacolo dove l’energia si sprecava, dove i suoni di questi tamburi, che riportavano intensamente a ritmi ancestrali, all’Africa vera, viva, selvaggia e a momenti di gioia e vitalità, si mischiavano alle voci potenti e alle danze infuocate degli artisti in scena.

Qualche giorno dopo mi trovavo al bar del centro culturale e vidi una locandina del gruppo. La lessi tutta e alla fine del testo che spiegava chi erano e cosa facevano, trovai il contatto per il gruppo: era il nome di una mia cara amica francese, che avevo conosciuto in Guinea Bissau e che, per una storia troppo lunga da raccontare, avevo perso di vista. Eccitata, chiesi al barista se sapeva come potevo mettermi in contatto con questa Chantal (da quanto riportato in locandina abitava a Windhoek, in Namibia) e lui mi disse che non lo sapeva, ma che potevo sempre chiederlo al di lei marito, Emile Biayenda, il leader dei Tamburi di Brazza, che si trovava esattamente alle mie spalle in quel momento. Con la classica gestualità ed espressività italiana e un certo entusiasmo che contraddistingue la mia mimica in alcune situazioni, agredii il poveretto per cercare di raccapezzarmi in quella incredibile faccenda.

tamburibrazza2Eccovi la storia: Emile aveva fondato un paio d’anni prima questo incredibile gruppo di giovani congolesi, allo scopo di promuovere la cultura africana e di dare anche ai giovani stessi un’opportunità di impegnarsi e svagarsi dopo gli avvenimenti di qualche anno prima. Due fazioni di Brazzaville si erano affrontate con tragiche conseguenze: morti, stupri e distruzioni, eventi che avevano lasciato in molti delle profonde ferite e, soprattutto nei giovani, una sensazione di non futuro.

Il gruppo venne ufficialmente creato nel ’91, dopo un carnevale di balli tradizionali. All’epoca Emile era batterista nel gruppo di Zao (famosissimo cantante congolese) e l’organizzatrice del festival, una espatriata francese, gli chiese se poteva riunire un buon numero di persone per la chiusura del carnevale. Emile decise di organizzare un gruppo di percussionisti e di preparare un numero artistico: riuscì a raggruppare 100 giovani. Dopo il carnevale tutti volevano continuare l’esperienza sotto forma di seminario di perfezionamento. Per Emile si trattava giusto di un corso di formazione e di un momento di incontro con altri percussionisti, senza prospettive future. E’ stato quando hanno cominciato a presentare il proprio lavoro che il centro culturale francese ha loro offerto di fare un concerto. Dopo l’enorme successo del primo spettacolo, si è deciso di fondare ufficialmente il gruppo con il nome “I Tamburi di Brazza”. Il gruppo si costituì in associazione e all’epoca comprendeva anche i “Tamburi di Brazza Junior”, una “frangia giovanile” formata da ragazzini di età compresa tra 9 e i 12 anni.

tamburibrazza4Chantal, dopo la Guinea Bissau, era stata trasferita a Windhoek, in Namibia, dove lavorava come responsabile degli eventi culturali per il centro culturale francese locale. Emile e il suo gruppo andarono in concerto a Windhoek e fu lì che si conobbero. Chantal vide in Emile e nei Tamburi di Brazza quell’Africa vera e viscerale che aveva conosciuto a Bissau e che faticava a ritrovare nell’ordinata e pulita ex colonia tedesca che è la Namibia. Emile si innamorò del calore e dell’intelligenza di Chantal e cominciò così una storia fatta di viaggi in Africa, di arte, cultura, musica, amore e voglia di crescere.

Emile

Emile

Quel giorno, al bar del centro culturale francese, Emile mi raccontò che Chantal era stata in Congo qualche mese prima (io ero già lì e non lo sapevo!!!) per sposarlo, e che in quel momento era in dolce attesa di un figlio. Qualche tempo dopo mi recai a Windhoek a riabbracciare Chantal e a sugellare la ripresa di un’amicizia che da allora non si è più interrotta. Attraverso Chantal ed Emile rimasi sempre al corrente dei progressi del gruppo, andai alle prove degli spettacoli in una casona abbandonata a Bakongo, il quartiere dove viveva Emile, e seguii tutti i concerti. Con Chantal ci vedemmo un po’ in Namibia e un po’ in Congo (dopo il matrimonio Emile continuava a vivere in Congo e lei veniva dunque a trovarlo più che poteva) nelle varie fasi delle nostre storie personali: prima lei con la pancia, poi lei con Doris, il loro splendido primogenito e io con la pancia, poi io con Mattia, il mio secondogenito e lei di nuovo incinta.

Quando in Congo scoppiò la guerra civile del ’97 chiamai Chantal da Kinshasa, dove mi ero rifugiata con la mia famiglia e la trovai in piena disperazione: da giorni non riusciva a mettersi in contatto con Emile, non ne sapeva più nulla. Emile era riuscito a prendere un treno per Pointe Noire, la città sulla costa dove migliaia di congolesi trovarono rifugio in quei terribili giorni. Da Pointe Noire la raggiunse a Windhoek e, qualche tempo dopo, entrambi partirono per stabilirsi in Francia.

Fu quello un momento molto duro per la storia del gruppo: dispersi ciascuno nel luogo dove era riuscito a trovare rifugio, con la preoccupazione per le sorti dei famigliari e del proprio paese, demotivati e stanchi, i Tamburi di Brazza fecero una pausa forzata.

Dopo qualche tempo e non poca fatica, Emile riuscì a riunire gli artisti a Pointe Noire, che divenne la nuova sede del gruppo, fino alla ripresa della guerra civile nel ’98. In quel momento i Tamburi di Brazza erano in tournè in Africa Occidentale e in Europa, e alla fine del giro, non potendo rientrare in Congo a causa della guerra, decisero di cambiare paese.
La scelta cadde sul Benin, che era uno dei paesi africani nel quale i congolesi potevano entrare senza visto e non avevano bisogno di permesso di soggiorno. La sede del gruppo fu dunque spostata lì. Per due anni i Tamburi di Brazza vissero in Benin mentre Emile si spostava dalla Namibia alla Francia, con Chantal e i figli.

tamburibrazza3Oggi tutti gli integranti del gruppo vivono in Francia, da dove continuano a girare il mondo in tourné. Ormai sono molto famosi. Sono riusciti a conquistarsi un posto di tutto rispetto sulla scena mondiale, partecipando inizialmente a concerti collettivi sull’Africa, e ritagliandosi col tempo degli spazi propri dedicati.

Dal ’97 al ’99 io vivevo in Italia e partivo al seguito dei loro concerti ovunque e appena potevo. Una volta addirittura partii alle sei del pomeriggio da Milano per arrivare a Firenze proprio mentre il gruppo entrava in scena, per poi bere un bicchiere con Emile e ripartire per Milano, dove il mattino dopo mi aspettava un importante impegno.

Nel frattempo Emile, che è un artista volitivo e completo, ha continuato il suo percorso artistico anche al di fuori dei Tamburi di Brazza: è diventato professore di percussioni etniche al Conservatorio Musicale di Angoulême, batterista nel gruppo jazz del pianista Benoît Delbecq, suona con Tao Ravao e Vincent Bucher nel gruppo Tany Manga (blues e musica malgascia), e accompagna con la batteria la cantante mauritanese Malouma.

Con un gruppo di amici ha creato una band che mischia jazz, musica araba-andalusa e le percussioni africane.

Naturalmente nel corso degli anni il repertorio e lo spettacolo dei Tamburi di Brazza è andato cambiando. Il numero dei partecipanti è diminuito e ad un certo punto è stata inserita anche una cantante, unico elemento femminile nel gruppo.

Non è cambiata però la motivazione di fondo, l’energia che sprigiona da questi incredibili artisti e la voglia e l’impegno di far arrivare la vera cultura africana il più lontano possibile.

Grazie Emile, per le puntualizzazioni e le fotografie.

Il sito dei Tamburi di Brazza:
http://www.myspace.com

Il My Space di Emile Biayenda:
http://www.myspace.com/emilebiayenda

 

Claudiaexpat
Lima, Perù
Aprile 2007

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