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figlio all'università

Claudiaexpat condivide l’esperienza del passaggio all’università del suo primo figlio

 

Che ci crediate o no, avevo cominciato questo articolo tre anni fa, quando cioè Alessandro finiva il suo primo anno lontano da casa. L’ho completato alla luce di un’esperienza più lunga e sono contenta di condividerlo per questo speciale sui figli espatriati e l’università. Nel parlare genericamente di figli ho usato il maschile, sia perchè Alessandro è un maschio, e faccio spesso riferimento a lui, ma anche per non tediarvi con profusi i/e, a/o, etc. Buona lettura!

 

Raggiungere la fine degli studi superiori e decidere dove proseguirli è per i figli espatriati e le loro famiglie un momento cruciale: nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, l’università per i giovani espatriati significa lo stacco dalla famiglia (spesso in giovanissima età) e l’affrontare da soli un nuovo paese, mentre la famiglia resta nel paese dove ci si è costruiti un pezzo di storia, oppure affronta – senza il giovane – una nuova avventura in una nuova destinazione.

Alessandro con amici peruviani a Lione

Alessandro con amici peruviani a Lione

Vorrei condividere con voi la mia esperienza perché sono convinta che prepararsi al momento cruciale con quante più testimonianze e consigli possibili sia l’unica soluzione per affrontare lo stacco in maniera serena. Naturalmente la mia esperienza presenta le particolarità proprie della mia storia di famiglia e della nostra situazione lavorativa propria del momento. Tuttavia ci sono alcune cose che ho imparato che potrebbero fornirvi spunti di riflessione quando vi troverete ad affrontare la mia stessa situazione. Altri aspetti di cui parlerò sono inoltre comuni a tutte le famiglie espatriate quando i figli lasciano il nido.

Come aiutare i propri figli a scegliere i loro studi futuri?

Siete una famiglia che ha magari vissuto in cinque paesi differenti da quando il vostro “grande” è nato, e i cui ricordi del sistema di studi superiore italiano risalgono a qualche decennio fa. Vostro figlio ha probabilmente studiato in un sistema internazionale che voi avete conosciuto di riflesso e sul cui proseguimento avete le idee quantomeno confuse. In più, viste le premesse, tutto lascia presupporre che il posto di lavoro di vostro figlio sarà…il mondo, ed è dunque un po’ difficile trasmettergli le indicazioni sulle regole che ci vigono, in modo da aiutarlo a prendere una decisione. Come aiutarlo e orientarlo, quando noi stessi ci sentiamo un po’ spiazzati di fronte all’enormità del futuro che si apre davanti?

Mio figlio ha sempre studiato nel sistema francese che, come tutti i sistemi presumo, avvicinandosi il momento della conclusione del ciclo superiore, ha dato il via a un buon periodo di orientamento. L’efficacia di questo periodo dipenderà dalla scuola in cui vostro figlio termina gli studi, ma in generale si può contare su un minimo di infarinatura – quantomeno per quanto riguarda le questioni prettamente tecniche – da parte di tutte le entità scolastiche.

Il mio consiglio è di chiedere il più possibile ad amici, conoscenti, professori presenti, passati e futuri, figli di amici, ex amici di cui si sono ormai perse le tracce, amici di amici. Non lesinate e non abbiate paura di disturbare, perché in generale la gente è molto contenta di dare una mano in questo senso.

Alessandro con la nostra famiglia di super amici a Lione

Alessandro con la nostra famiglia di super amici a Lione

Ci sono adolescenti (rari) che hanno le idee molto chiare su quanto interessa loro studiare: in quel fortunato caso dovrete muovervi per tempo per studiare siti web, richiedere informazioni alle varie università, ricercare testimonianze di studenti, ma il lavoro sarà circoscritto a quanto vostro figlio ha già deciso di fare. Nel caso invece il giovane abbia le idee molto confuse rispetto alla strada da intraprendere, il compito diventerà ancora più arduo. Io ho avuto tantissimi problemi a spiegare ad Alessandro quali erano gli sbocchi che ogni ramo di studi gli avrebbe aperto, semplicemente perché avendo vissuto gli ultimi vent’anni in sette paesi diversi, e sempre nello stesso ambito lavorativo, faticavo un pochino a pensare in termini di sbocchi generali o al limite in ambito europeo. Alla fine ho seguito il consiglio di chi mi raccomandava di orientarlo verso una materia che lo appassionava, indipendentemente dagli sbocchi che l’approfondimento di questa materia gli offriva.

Una volta scelta la direzione dei propri studi, il grosso nodo successivo può essere il decidere dove portarli avanti – anche se nella maggior parte dei casi questa scelta avviene in maniera abbastanza naturale e segue l’escursus di studi fatti fino a quel momento. Per mio figlio è sempre stato scontato che avrebbe proseguito i suoi studi in Francia: il francese era la lingua con la quale studiava da sempre, francesi i professori che l’avevano formato, e francese l’approccio alle materie. Nel momento in cui si sceglie il paese in cui si proseguiranno gli studi, è opportuno informarsi sulle procedure per applicare alle varie università. Nel caso di Alessandro è stato facile perché essendo lui convinto di continuare in Francia, la scuola che stava frequentando, in Perù, l’ha seguito da vicino ed è stata in grado di aiutarlo passo per passo nella compilazione di tutti i documenti necessari (e non sono pochi). Non mi dilungo qui sulla modalità di applicazione alle università e alle Grandes Ecoles francesi perchè questo articolo vuole esplorare altri aspetti dell’esperienza dell’università dei figli espatriati. Mi limiterò a dire che Alessandro ha scelto il percorso di scuola preparatoria + Grande Ecole ed è stato tutto estremamente chiaro: come per altri sistemi nel mondo, si fa tutto online e appoggiandosi di volta in volta alla propria scuola locale, e se si presta bene attenzione a tutto quanto è scritto sui siti web, si arriva soddisfatti alla fine del percorso.

Per quanto riguarda gli aspetti psicologici del distacco dalla famiglia, vi rimando a questo bellissimo articolo di Tina Quick che analizza in dettaglio tutte le fasi del processo. Alessandro ha spiegato in parte i suoi sentimenti nell’intervista che gli ha fatto Giuliettaexpat, io posso raccontare com’è stata l’esperienza per me, nella speranza di esservi di aiuto quando il momento arriverà per voi.

La stanza dell'internato di Lione

La stanza dell’internato di Lione

Innanzitutto se, come noi, vi troverete nella situazione di cambiare paese quando vostro figlio comincia l’università, e quando l’università non è nella vostra patria (dove magari avete una famiglia d’origine a cui il figlio si può appoggiare) si presenterà il problema di dove vedersi quando lo si va a trovare; nel caso ad esempio in cui lui non abbia un appartamento suo dove stare, ma alloggi nel campus universitario, dovrete cercarvi dei posti fisici dove poter passare qualche momento insieme, e questo non è sempre facile, oltre al fatto che dà alla visita un senso di precarietà ancora più accentuato (e questa è l’ultima cosa di cui lui e voi avete bisogno).

Il primo anno a Lione Alessandro ha scelto di stare nell’internato della scuola preparatoria che frequentava, con la speranza di stringere più rapidamente e facilmente nuove amicizie. In realtà lo squallore e la scomodità del posto (una stanza vetusta e triste di nove metri quadri da dividere con un altro studente), in alcuni momenti gli ha davvero reso difficile il soggiorno. Per fortuna a Lione abbiamo dei carissimi amici, incontrati in Honduras (quindi ex expat) che ci hanno aiutato in tantissimi sensi. Io ho sempre alloggiato da loro quando andavo a trovare Alessandro, e usare la loro casa come base ci ha permesso di vederci in un ambiente famigliare, caldo e tranquillo, e ad esempio, guardarci un film insieme, o semplicemente poterci scambiare effusioni che magari in strada o in un bar non ci si sente così a proprio agio ad esprimere.

Il secondo anno invece, Alessandro ha affittato un appartamento con altri amici, e quando andavo a trovarlo potevo dormire sotto al suo stesso tetto, cucinare una pasta, e vedere da dentro come viveva la sua vita lì. Quando possibile, affittare un appartamento è decisamente meglio per tutti.

Io inoltre ho sempre accompagnato Alessandro fisicamente in tutte le fasi della sua avventura, fino a quando è stato necessario e ho ritenuto importante: quando si installava in internato, quando lo lasciava, quando si installava nel suo nuovo appartamento a Lione, quando l’ha lasciato, durante i concorsi per entrare nella grande école, e quando si è trasferito nel campus universitario a Parigi.

 

Montando mobili a Lione

Montando mobili a Lione

 

Sono momenti faticosi ma estremamente importanti sia per i ragazzi, che si sentono accompagnati in fasi che possono risultare particolarmente difficili (soprattutto per i figli expat, che hanno con la famiglia un legame molto forte), che per i genitori, che sentono di avere una piccola parte nella nuova vita dei figli, e possono poi immaginarseli nel loro quotidiano quando sono lontani. Questi momenti, oltretutto, vanno a formare un pezzettino di vita genitori/figli nel momento in cui è cambiata la geografia della famiglia, che non sta più insieme tutti i giorni nel quotidiano.

Buttarsi con entusiasmo in queste imprese è bellissimo. Io mi sono divertita come una matta ad aiutare Alessandro ad arredare di volta in volta i suoi posti, abbiamo un ricordo bellissimo delle centinaia di chilometri percorsi sulle strade francesi per andare da un concorso all’altro, e un legame profondissimo con chi ci ha di volta in volta aiutati e ospitato. Senza contare che essere ospitati da amici speciali arricchisce le nostre stesse vite. Quando Alessandro ha passato i concorsi, Giuliettaexpat ci ha ospitati per un lungo periodo nella sua splendida casa parigina. E’ stato un momento specialissimo.

Credo che anche quando il figlio va all’università, in qualche modo non vada perso quella che la famiglia ha seminato, e quelli che sono i valori sui quali la famiglia ha sempre funzionato. Per noi e Alessandro, il suo periodo “post famiglia” è stato caratterizzato da quello che da sempre marca le nostre vite in comune: amici, tanti, in ogni dove, solidarietà, vicinanza, appoggio incondizionato, allegria, senso dell’avventura.

Nella stanza del campus di Parigi

Nella stanza del campus di Parigi

Tutto questo ci ha sicuramente aiutati a superare i primi momenti più duri. Il primo anno in cui il figlio se ne va ci sono tantissime situazioni da ribilanciare, madre, padre, fratelli, sorelle, tutti sono tesi nel ricercare un nuovo equilibrio dopo che un “pezzo” della famiglia è stato spostato. La comunicazione in questo primo periodo è fondamentale, e una volta di più benedetti Internet e Skype. Anche se cambia la modalità di comunicazione, rispetto a quando si viveva insieme, impareremo a capire i sentimenti di nostro figlio – e ad esprimere i nostri – attraverso la chat o skype, fino a quando questa modalità si sarà sostituita al rapportarsi in carne ed ossa e ci verrà naturale.

Ogni famiglia ha le sue risorse (anche in termini economici) e mentre alcuni potranno andare a trovare il proprio figlio o farlo venire nel proprio paese con frequenza, altre non lo vedranno che in occasione delle vacanze di fine anno scolastico. Potendo, io consiglio di spezzare questo primo anno con quante più visite possibili – è vero che rompono il ritmo d’integrazione al figlio nel suo nuovo ambiente, ma allo stesso tempo lo tranquillizzano circa il fatto che la transizione può avvenire dolcemente, e avere una visita programmata non troppo distante può essere un grande conforto nel caso le cose siano difficili.

Per finire, come in tutte le situazioni della vita, ci si abitua abbastanza rapidamente anche al fatto di non averli più sotto allo stesso tetto. Per alcune famiglie la transizione avviene in maniera più dolce, per altre è più turbolenta. La cosa a cui prestare molta attenzione all’inizio è lo stato d’animo del figlio. Ci sono in ballo molti fattori per cui lui potrebbe decidere di nascondervi il proprio malessere, nel caso facesse eccessivamente fatica ad adattarsi alla nuova situazione. E’ quindi importante essere ancora più attenti del solito ai segnali, anche nascosti, che potrebbe mandare. Senza diventare soffocanti, cercare di essere sufficientemente presenti per poter captare eventuali segnali di malessere, ed essere pronte ad intervenire. Un figlio che sente di avere il supporto incondizionato dei genitori si lancia nell’avventura con spirito più leggero.

Non esitate a contattarmi se pensate che la mia esperienza possa in qualche modo esservi utile. Buone transizioni universitarie a tutti!

 

Claudiaexpat
Gerusalemme
Novembre 2013

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