Home > Scuola > Il passaggio all’università per i giovani espatriati

Grazie Tina per questo incredibile articolo!
Secondo il numero del marzo 2008 di “Inside Flyer,” una rivista per chi viaggia spesso in aereo, “di questi tempi non è insolito che alcuni ragazzini abbiano una tessera frequent flyer prima della tessera sanitaria”. Molti figli e figlie con stili di vita mobile vi diranno che hanno preso un aereo ancora prima di camminare. Il tipo di lavoro di mio marito ha fatto sì che i miei figli abbiano preso confidenza con il linguaggio delle hostess ancora prima di nascere.

Grazie al lavoro di David Pollock, Ruth Van Reken, Norma McCaig, e Ruth Useem, esiste oggi un linguaggio per quei ragazzi e ragazze che trascorrono una parte significativa dei loro anni di sviluppo in culture diverse da quella dei loro genitori. Questi bimbi espatriati vengono definiti ‘Third Culture Kids’ (TCKs) (bambini di terza cultura) o ‘global nomads’ (nomadi globali), e dalla loro vita attraverso le culture e ad alto tasso di mobilità, ricavano una serie di capacità e doti specifiche.

Oltre all’ovvio dono di imparare nuove lingue, sviluppare capacità sociali e culturali e diventare molto adattabili, i TCK acquisiscono un’innata capacità di rapportarsi a persone di background culturali differenti. Capiscono che l’amicizia e il rispetto non hanno niente a che fare con la nazionalità o il colore della pelle. Sviluppano una visione del mondo molto ampia. Capiscono che ci sono molti modi diversi di fare le cose, e non solo “un modo giusto”. Per questi motivi spesso diventano degli ottimi pacificatori, diplomatici e mediatori. Per loro abbondano le possibilità per un futuro brillante.

Come con tutto, però, muoversi da una cultura all’altra negli anni critici dello sviluppo ha anche un’altra faccia della medaglia. I TCK si trovano ad affrontare sfide molto specifiche quando escono dalla “terza cultura” o dal circolo dell’espatrio, dove godono di un senso di appartenenza con altri che condividono la loro stessa esperienza di vita. L’ho provato in prima persona quando dopo 15 anni all’estero siamo tornati a vivere a Boston, negli Stati Uniti. Con oltre 200 università nella zona, ho cominciato a ritrovare dei TCK che avevo incontrato nei vari posti in cui avevo vissuto. E ho cominciato a sentire le stesse storie, comuni e tristi, di disagio, senso di alienazione, solitudine e depressione.

Tuttavia, le cose non devono necessariamente andare così. L’esperienza mi ha insegnato che i nomadi globali che sono stati preparati per la transizione all’università, si adattano in maniera molto più liscia. Se capiscono quanto le loro esperienze di vita sono diverse da quelle della maggior parte dei coetanei che incontreranno sul campus universitario, comprendono anche l’unicità delle sfide e il modo in cui gestirle. Ci sono quattro filoni principali che ogni TCK deve capire per alleggerirsi il cammino ed evitare di cadere durante il viaggio:

Lo sviluppo identitario dei TCK

ArticoloTina3Il lavoro della Dott.ssa Barbara Schaetti sullo sviluppo identitario dei TCK spiega chiaramente cosa succede a molti nomadi globali quando lasciano il loro paese d’accoglienza e la cultura dell’espatrio. Dato che hanno un passaporto che ne definisce la nazionalità, e che sono rientrati spesso “a casa” per lunghe vacanze, si aspettano di adattarsi rapidamente. Quello che in realtà succede è che spesso si sentono pesci fuor d’acqua, alienati, isolati e depressi.

La Dott.ssa Schaetti definisce questo periodo come “la fase dell’incontro”- quando il TCK ha un’esperienza che lo mette all’improvviso di fronte al fatto di essere diverso dagli altri. Generalmente non considera che è la sua esperienza internazionale a renderlo diverso. Sa solo che non riesce ad adattarsi e non appartiene all’ambiente. Se viene spinto a esplorare il perchè si sente così diverso, e capisce che le sue esperienze di vita sono state molto differenti da quelle della maggior parte dei coetanei che lo circondano sul campus dell’università, passa alla “fase d’integrazione”, e impara a sentirsi bene nella sua pelle.

Il Ciclo di Transizione

Chiunque attraversi una grande transizione nella propria vita passa per cinque fasi molto tipiche. Capire cosa succede in ognuna di queste non solo ci prepara a quanto ci aspetta, ma ci aiuta anche a capire che tutto ciò è normale e temporaneo. Ogni studente universitario del primo anno attraversa le stesse cinque fasi, ma i nomadi globali e gli studenti stranieri devono anche affrontare l’adattamento culturale.

Fase di coinvolgimento – questa è la vita che ogni TCK conosce. Coinvolgimento comunitario, amici, ruoli, responsabilità, un posto dove sentirsi bene e importante.

Fase di Addio – comincia nel momento in cui il TCK si rende conto che sta per arrivare un grande cambiamento. Se sta per andare all’università, potrebbe coincidere con la prima visita alle università, con il momento in cui spedisce le applications o quando decide come continuare gli studi. Comincia una separazione e una presa di distanza dai suoi ruoli, responsabilità e rapporti. Le emozioni sono miste – festeggiamenti misti agli addii.

Fase di Transizione – comincia nel momento in cui il TCK arriva nel suo nuovo ambiente. Questa fase è marcata da un caos totale. Tutto è nuovo e diverso. Arriva lo shock culturale, o lo “shock culturale al contrario” (quello che si sperimenta quando ci si deve adattare alla cultura del proprio paese di nascita, ndt). All’inizio tutto è divertente ed eccitante, ma col passare dei giorni il quotidiano comincia a logorare i nervi. Il TCK inizia a resistere all’adattamento. Probabilmente pensa di aver scelto l’università sbagliata e comincia a pensare di trasferirsi altrove.

Fase d’Entrata – comincia nel momento in cui il TCK decide – consciamente o inconsciamente – di adattarsi e diventare parte del nuovo luogo. Ci sono probabilmente ancora dei sentimenti di dubbio, ansia e ambiguità, ma li affronta con piglio diverso e con determinazione.

Ricoinvolgimento – è quando il TCK capisce, in genere dopo una lunga vacanza scolastica, che in questo nuovo posto inizia a sentirsi un po’ a casa. Ha di nuovo dei rapporti, ruoli e responsabilità. Sa più cose del nuovo arrivato e si sente di nuovo affermato.

Dolore

Lo stile di vita ad alta mobilità del nomade globale implica una notevole dose di separazione e di perdita. Nel loro libro Third Culture Kids: Growing up among worlds, David Pollock e Ruth Van Reken dicono: “Per la maggior parte dei TCK la somma di perdite e separazioni significative prima della fine dell’adolescenza è spesso maggiore di quella che la maggior parte della gente vive in una vita intera.”

ArticoloTinaQuando perdiamo persone, cose e luoghi che per noi sono importanti, abbiamo bisogno di atraversare un processo di lutto, di soffrire. Per svariate ragioni, spesso i TCK non hanno l’opportunità di soffrire per le loro perdite, molte delle quali sono invisibili. Il dolore non viene risolto, viene represso con l’idea di occuparsene più avanti, fino a quando non si manifesta più in là nella vita con espressioni disfunzionali di dolore, come rabbia, depressione o ribellione.

Permettere al dolore di fare il suo corso è considerato “dolore buono”. Quando i TCK possono dare un nome alla loro perdita, trascorrerci del tempo, e piangerci sopra, riescono anche ad archiviarla e andare avanti. I genitori possono assistere i figli nel loro processo di sofferenza aiutandoli a dare un nome alle perdite subite, specialmente quelle “nascoste”, come il gusto di certi cibi, i suoni, i profumi, gli stati d’animo, lo stile di vita e molto ancora.

La malinconia di casa per lo studente universitario è dolorosa. Ogni studente del primo anno la prova in un modo o nell’altro, ma per il nomade globale il sentimento può essere molto profondo. Può anche farlo sentire molto solo, soprattutto se la sua famiglia è al di là dell’oceano o vive su un fuso orario che rende impossibile parlarsi tranne durante i fine settimana. Se la famiglia decide di rientrare in patria o di spostarsi in un altro paese straniero proprio nel momento in cui il TCK parte per l’università, lui/lei perde tutto allo stesso tempo. Il TCK ha bisogno di sapere che abbandonarsi alla nostalgia di casa è positivo. Trovare il momento giusto e infilarsi sotto alle coperte, mettere su la musica che gli piace, guardare le foto e passare un po’ di tempo col suo dolore.

 Rapporti

La maggior parte dei TCK all’università si lamenta di non riuscire a integrarsi, di non “appartenere” al gruppo, di non potersi relazionare coi coetanei. Ci sono molte ragioni per questa disconnessione, ma per cominciare è importante che i TCK siano coscienti del fatto che sono diversi dai loro coetanei – non come esseri umani, naturalmente, ma perchè le loro esperienze di vita sono molto diverse da quelle di chi è cresciuto in un ambiente stabile, tradizionale e non mobile.

I nomadi globali costruiscono anche i loro rapporti in maniera diversa da chi cresce nello stesso posto. I ragazzini stanziali classicamente hanno tempo di aspettare e decidere se sviluppare un’amicizia. Tendono a passare molto tempo in conversazioni superficiali ma sicure, per tastare il terreno e capire se possono fidarsi dell’altra persona e condividere con lei qualcosa di più intimo e profondo.

I TCK, invece, storicamente non hanno tempo di osservare e aspettare per vedere se il rapporto si sviluppa. Metteranno subito sul piatto qualcosa di molto profondo per verificare se l’altra persona condivide qualcosa a sua volta. Se lo fa e i due si connettono, è nata un’amicizia.

Quando il nomade globale tenta di stringere dei rapporti in questo modo in un ambiente più tradizionale, può sembrare inappropriato ed esagerato nella condivisione delle informazioni. Quindi comincia il processo di alienazione e di distanziamento dagli altri. I TCK devono capire che ci vuole tempo per sviluppare i rapporti, e che questi devono venir coltivati lentamente.

Devono altresì capire che i loro coetanei stanziali non hanno punti di riferimento che li possano guidare nella comprensione di cos’hanno provato i TCK nella loro vita. A volte può sembrare che i nomadi globali si vantino, mentre stanno semplicemente tentando di condividere le loro storie di vita. I TCK hanno bisogno di imparare a parlare delle loro storie lentamente e di fare più domande ai loro coetanei. Questi a loro volta chiederanno qualcosa in cambio e le storie cominceranno ad emergere.

Non tutti i TCK avranno problemi ad adattarsi all’università. In realtà può succedere che dato che sono abituati a cambiare così spesso, si adattino meglio dei loro coetanei stanziali. Ma quelli che non sono preparati possono avere serie difficoltà nel riprendersi dalle sfide inattese. Una buona preparazione con lauto anticipo può rendere molto più semplice il processo di adattamento e permettere a questi studenti incredibilmente dotati di usare la loro esperienza internazionale per trarre il massimo dai loro anni universitari e futuri.
ArticoloTina4Questo articolo è stato adattato nella sua versione originale pubblicata nel Global Living Magazine, Numero 2, agosto/settembre  2012.

Tina Quick, autrice di The Global Nomad’s Guide to University Transition (La guida del nomade globale nella transizione all’università) è trainer interculturale, scrittrice e speaker internazionale. E’ una viaggiatrice esperta e madre di tre figlie in età universitaria. E’ una TCK adulta (ATCK) e ha cresciuto i suoi TCK in quattro culture e continenti. Attualmente è la presidente della commissione direttiva di Families in Global Transition (FIGT). E’ membro del consiglio direttivo per TCKid. E’ anche membro della Overseas Association of College Admissions Counseling. Tina lavora a stretto contatto con università e scuole locali e internazionali.

The Global Nomad’s Guide to University Transition è il primo e unico libro scritto per studenti che hanno vissuto al di fuori del paese di cui hanno il passaporto ma che tornano a “casa” o transitano in un altro paese per l’univeristà. Anche lo “studente straniero” tradizionale trarrà vantaggio dal capire le dinamiche socio-psicologiche del penetrare una nuova cultura e dai consigli pratici proposti in queste pagine. I genitori apprezzeranno il capitolo che li aiuta ad accompagnare gli studenti universitari con preparazione e adeguato supporto durante la loro transizione.