Home > Europa > Hungary > Il servizio tecnico del male – una finestra su Budapest

Era il dicembre del 2012, ero alla trentanovesima settimana di gravidanza e il mio portatile si comportava “stranamente” già da un bel po’. Funzionava, ma non bene. Approfittando del fatto che i miei genitori erano venuti per la nascita di mia figlia e che avevo il laptop di mia madre a casa, decisi di portare il mio al servizio tecnico (che in realtà altro non era che il sevizio autorizzato e raccomandato dal fabbricante).

Lasciai il mio computer il 5 dicembre e mi dissero che in un paio di giorni l’avrebbero riparato. Due giorni dopo mi dissero che le parti necessarie –tra cui la scheda madre- erano state ordinate e che il computer sarebbe stato pronto al massimo per il 10 dicembre. Io felice, perchè dopo la riparazione il computer sarebbe stato praticamente nuovo.

Da lì cominciò l’incubo. Ogni giorno mi dicevano che le parti non erano arrivate, che non sapevano quando sarebbero arrivate, che il problema era che il mio computer era stato acquistato in America Latina e che quindi bisognava richidere le parti là, perchè QUESTO modello non era stato commercializzato in Europa… Ora la data più probabile di consegna era slittata al 4 gennaio. Da notare che a quel punto mia figlia era nata da due settimane e che mia madre era già ripartita da Budapest, ovvero io non avevo computer in casa.

Arrivò la data promessa e indovinate! del mio computer neanche l’ombra! Apparentemente avevano avuto un problema e la scheda madre che era arrivata non era la stessa dell’originale (mentre mi avevano detto che avrebbero ricevuto quella giusta), e non compatibile con non so quale altra parte del portatile. Ora dovevano dunque ordinare questa parte.

Arrabbiatissima, chiamai il fabbricante stesso per lamentarmi, e mi dissero di recuperare il laptop e che se ne sarebbero occupati loro. Quando chiamai il servizio tecnico, mi dissero molto gentilmente che mi avrebbero ridato il computer con piacere, ma che non si accendeva perchè sostanzialmente la scheda madre era incompatibile con praticamente tutto il resto. Gli chiesi di rimettere la vecchia scheda madre e mi risposero che non l’avevano più, l’avevano ridata al fabbricante. Grrrrr!!!!
Al fabbricante non restò altra scelta che inserirsi nel problema (e ancora oggi mi fa pena la povera signorina del call center che ha avuto la sfortuna di prendere la mia chiamata perchè è stata la vittima che ha dovuto sopportare tutte le mie lamentele senza avere nessuna colpa), e fece ordinare le parti che mancavano. Ovviamente io continuavo senza computer e loro mi dicevano di non irritarmi, che mi stavano “facendo un favore” (!) perchè il mio laptop era latinoamericano (tengo a sottolineare che aveva una super mega garanzia mondiale e aggiuntiva che avevo comprato proprio perchè sapevo che andavo a vivere in Europa).

In un momento di grande indignazione dissi pure alla signorina del servizio clienti che se avessi saputo quello che mi aspettava non gli avrei portato la macchina da riparare, ma avrei aspettato il mio viaggio a Lima in aprile (viaggio che avevo programmato per presentare mia figlia), dove sicuramente non avrei avuto alcun problema.

Un mese dopo mi dissero che le parti stavano arrivando e che avrei avuto
di nuovo a casa il mio computer al massimo in una settimana (attenzione, erano già passati due mesi, era il 6 febbraio). Venti giorni dopo la tanto agognata parte ancora non c’era. Alla fine arrivò il primo marzo…ma…cosa ve lo dico a fare…ERA LA PARTE SBAGLIATA!!!!!!!!!!!!! Super GRRRRR!!!!

A questo punto vi immaginerete il mio grado di frustrazione. Dopo aver insisitito a morte mi fecero finalmente parlare con il capo della povera signorina che rispondeva al telefono, e cosa pensate che mi disse? Mi disse che non potevano aiutarmi di più e perchè non mi portavo il computer a Lima per farmelo riparare lì !!! Esplosi completamente. Io che difficilmente mi arrabbio, gridai come mai in vita mia, al punto che mi scendevano lacrime di indignazione/frustrazione/odio.

budapestIl 13 marzo il mio povero computer tornò a casa, mi dicevano che si accendeva ma che dato che la scheda madre non era quella giusta, si spegneva subito. Oltretutto me lo mandarono con l’adattatore sbagliato. Unicamente per verificare quello che mi avevano detto lo accesi, e FUNZIONAVA!!! O meglio, non si spegneva come mi avevano avvertito e funzionava (male) esattamente come quando glielo avevo lasciato. Chiamai, e quando spiegai la faccenda il tecnico mi rispose sorpreso (e non sto scherzando): “E’ UN MIRACOLO!!!”. Quando lo obbligai a controllare cos’era successo e qual era il reale stato del mio computer (nel caso me lo chiedessero a Lima, se riuscivo a portarlo) mi dissero che alla fine avevano recuperato la scheda madre originale e lo avevano riassemblato tale e quale a prima.

Dopo questa telenovela di più di tre mesi (della quale altra vittima fu mio marito, che si vide obbligato a lasciarmi il suo tablet perchè io potessi comunicare col mondo nelle mie prime settimane come madre, che passai stile mobile allattando mentre guardavo le serie in Internet), non avrei potuto star calma. Non pensavo di portarmi il computer a Lima, avevo già abbastanza bagaglio per un viaggio con una bebè di tre mesi.

Muovendo mari e monti arrivai al gerente del Servizio al Cliente di tutta l’Europa, finalmente una persona ragionevole, che in meno di dieci giorni mi fece arrivare un computer nuovo, dal quale vi scrivo questa storia.

Mociexpat
Gennaio 2014

Questo articolo è parte di un progetto che chiamiamo “Una finestra su…”. Scriviamo articoli brevi su un aspetto molto specifico del nostro paese d’accoglienza. Come se aprissimo la finestra di casa nostra e vi raccontassimo quello che vediamo. Saremmo felicissime di pubblicare anche quello che vedete voi. Scriveteci!