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Maria Donata attualmente vive al Cairo. Ha una lunghissima esperienza d’Africa: vi ha lavorato, vissuto, portato i figli… In questo interessantissimo articolo ci racconta come ci è arrivata e cosa l’ha spinta a tornare continuamente. Grazie Maria Donata !!!

Fotografie ©Helen Giovanello

malidesertSono arrivata per la prima volta in Africa nell’estate del 1978, poche settimane dopo l’esame di maturità. Avevo degli zii materni che in quel periodo abitavano in Mauritania, dopo essere stati per molti anni in Niger, Siria, Tunisia con le Nazioni Unite (Unesco prima, poi FAO). Un viaggio in Africa a trovare gli zii, ecco quello che chiesi di regalo ai miei genitori. Partii da Firenze con un amico, la prima sosta a Dakar per cambiare aereo; un’immersione nei colori, odori, rumori, sapori senegalesi, dove sarei tornata, anni dopo, per lavorare e vivere alcuni anni felici; una corsa in taxi fino all’imbarcadero per Goree, l’isola da cui partivano gli schiavi acquistati sulla costa dai portoghesi e spediti a morire nelle piantagioni americane; un salto al mercato di Sandaga, poi di nuovo all’aeroporto, in volo verso Nouakchott, i nomadi, il deserto.
Di quel mese di vacanza ed avventura ricordo bene un viaggio in piroga in mezzo a sacchi di riso e barcaioli assonnati, la sosta notturna in un villaggio di pastori Peul che ci misero a disposizione una capanna invasa dalle zanzare e ci informarono che quel giorno a Roma era morto Papa Paolo VI, le gite nel deserto con mia cugina dietro al lavoro di mio zio che andava ad incontrare ed intervistare i nomadi sulle loro millenarie abitudini di vita, gli accampamenti intorno al fuoco, il pane cotto sotto la sabbia, i capretti sacrificati al nostro arrivo (l’ospitalità é sacra), gli incredibili cieli stellati, i racconti di mia zia su Laurence d’Arabia, il vento ed il caldo soffocante del deserto, le guide nomadi che ci suggerivano la giusta direzione di marcia appoggiando l’orecchio in terra sulla sabbia, per ascoltare impercettibili rumori e lontane vibrazioni (GPS ante-litteram!).malichild

Tornata in Italia, decisi di studiare antropologia culturale all’Università, e la passione dei viaggi in terre lontane non mi ha più abbandonata. Nell’estate del 1983 gli stessi zii erano in Lesotho, piccolo paese sconosciuto racchiuso fra alte montagne in mezzo al Sud Africa, ci restai 3 mesi, girando fra poveri villaggi sperduti nella neve a 3000 metri, aiutando le suore di una missione a dispensare medicine e vaccinazioni, incontrando i primi volontari e cooperanti della mia vita. Tornai in Lesotho anche l’anno dopo, grazie ad una borsa di studio che mi consentì di restare 6 mesi e di studiare l’impatto della cooperazione internazionale in un paese cosi strano e particolare, regno indipendente all’interno del potente Sud Africa in pieno regime di apartheid.

maliriverDa allora ho vissuto e lavorato in Senegal, Capo Verde, Burkina Faso, Mali, Togo, Niger, poi Tanzania e Ghana; ho viaggiato in Kenia, Rwanda, Uganda, Zimbabwe, Malawi, Etiopia, senza contare i paesi dell’Africa del nord, Marocco, Algeria, Tunisia, fino all’Egitto dove vivo adesso. Di ogni paese, ogni situazione ho ricordi precisi, che si sovrappongono agli anni di impegno professionale e sociale nella cooperazione allo sviluppo, un mestiere imparato sul campo ed un patrimonio prezioso di esperienze di vita. Ho amato il Senegal per la gente, la musica, il mare grigio ed impetuoso, il pesce fresco, i mercati colorati, gli artisti. Il Niger per gli spazi sconfinati, il deserto, le usanze e la cultura tuareg. La Tanzania per la natura, le montagne, i parchi, i tramonti infuocati, il lago Vittoria da cui ha origine il corso del Nilo, quello stesso fiume che ammiro ogni giorno dalla terrazza dell’appartamento in cui abito ora al Cairo. In Lesotho ho fatto ricerche sulla cooperazione, in Senegal ho lavorato per allestire un ecomuseo in Casamance, a Capo Verde ed in Togo ho contribuito ad organizzare corsi di alfabetizzazione funzionale nell’ambito di un programma dell’Unesco, in Mali e in Burkina Faso ho incontrato associazioni contadine ed ho valutato i programmi delle organizzazioni di volontariato, in Niger ho affrontato questioni di genere nella società tradizionalista degli Hausa, in Tanzania mi sono occupata di formazione professionale e rifugiati, in Marocco di sviluppo rurale, formazione, microcredito, in Algeria di un centro di accoglienza per donne vittime di violenze domestiche e familiari, in Ghana, ed ora in Egitto, di microimprese artigianali e Fair Trade, ecoturismo e sviluppo di comunità, educazione degli adulti e diritti.

Sono andata la prima volta in Africa a 19 anni, ancora studentessa, poi come giovane esperta associata, poi come cooperante, con mio marito, in seguito con due figli piccoli, ora, dopo quasi 30 anni, con tre ormai grandi, sempre sul continente africano, almeno dal punto di vista geografico, per assorbire giorno dopo giorno lezioni di storia, di umanità dolente e fiduciosa, di vita.
Maria Donata
Il Cairo, Egitto
Marzo 2007

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