Home > Vita d'Expat > Lavoro > Intervista a Tomoko, violinista giapponese a Skopje

Tomoko è una violinista giapponese che attualmente vive a Skopje, in Macedonia. Silviaexpat le ha chiesto di raccontarci della sua vita e del suo amore per la propria cultura…

Tomoko, potresti dire alle nostre amiche di Expatclic da dove vieni e dove hai vissuto in Giappone…?

Sono originaria di Tokyo, ma posso dire di aver vissuto in molti posti in Giappone. Ultimamente vivevo ad Osaka, ma da bambina, per via del lavoro di mio padre, ho vissuto 12 anni a Hiroshima, dove frequentavo un collegio cristiano. E ho vissuto 4 anni a Kyoto. E’ lì che ho imparato l’Ikebana e la Cerimonia del Tè.

Sei una musicista classica di grande talento, una violinista, per l’esattezza. Puoi dirci come è cominciato questo tuo amore per la musica classica? Quello che mi piacerebbe sapere è come sei stata raggiunta dalla musica classica occidentale e come questa è accolta in Giappone, un paese con una grandissima tradizione culturale propria….

Prima di tutto devo ringraziare mia madre. E’ professoressa al Kanji Calligraphy, lei stessa un’artista, e voleva che io imparassi qualcosa di bello, come la musica. Ma la cosa buffa è che all’inizio non voleva che cominciassi col piano. In effetti, come sai, le case in Giappone di solito sono molto piccole, e lei pensava che un pianoforte fosse troppo grosso e caro. Quindi ho cominciato col violino, ma ecco che, dato che lei non sapeva granchè sul sistema di apprendimento del violino – e soprattutto che dovevo adattare la misura del violino alla crescita del mio corpo – alla fine ha speso molto di più comprandomi continuamente nuovi violini, cosa che non avrebbe fatto se avessi studiato il piano. Perchè, naturalmente, dopo il mio secondo anno, anche lei si era resa conto che avevo bisogno anche di un piano ! La scelta del violino contro il piano veniva dal suo sentimento romantico verso questo strumento classico, dato che lei e mio padre amavano andare ai concerti di musica classica e soprattutto amavano i toni del violino

Come mi ha raggiunta la musica classica occidentale? Vedi, entrambi i miei genitori erano accademici, e dunque da bambina sono stata molto esposta alla cultura occidentale, ossia musica, letteratura e filosofia, etc. Per quanto riguarda la percezione del Giappone della musica classica occidentale credo che sia grazie all’enorme tradizione culturale del paese che i giapponesi hanno saputo capire la cultura occidentale e apprezzare la bellezza che viene da lì.

Tomoko-2Quando hai cominciato a dare concerti, a vivere come musicista professionale?

Da quando ero studentessa all’università.

Hai due figli dal tuo primo matrimonio. La vita famigliare è stata un peso per i tuoi impegni musicali? Com’è la vita di una madre che lavora, in Giappone? Hai potuto portare avanti i tuoi interessi musicali?

Ho incontrato il mio ex marito quando studiavo all’università, al momento della laurea. In quei giorni ho dovuto fare una grande scelta, ovvero “vado a Praga e continuo i miei studi musicali o lo sposo?“. Ho scelto di sposarlo. E naturalmente in quel periodo in Giappone avere o non avere figli era fuori discussione, era scontato che dopo il matrimonio venivano i figli. Quindi ho avuto due bambini e ho pensato che avrei gestito la mia vita con loro al meglio, come qualsiasi altro essere umano, e animale. In realtà non mi è mai pesato crescere i miei figli. E’ stato piuttosto mio marito, che non mi ha mai appoggiata, a rendere molto difficile il fatto che io continuassi la mia vita come violinista. Non mi aiutava mai, non so, forse per voi donne occidentali è difficile da capire… Si comportava come se fosse ancora uno studente !

Quindi tutto sommato quello è stato un periodo duro della mia vita. Ma non ho mai perso interesse nella musica nè ho mai smesso di esercitarmi, mi alzavo tutte le mattine alle 4:30 per suonare almeno due ore prima che tutti gli altri si alzassero.

Poi nel 2000 è arrivato il primo espatrio, quando tu e la tua famiglia vi siete trasferiti in Pakistan per qualche anno. Qual è il motivo che ha portato tuo marito all’estero, e qual è stata la tua prima reazione quando hai saputo che stavi per lasciare il Giappone?

Il mio primo marito era (e lo è ancora) un ingegnere civile che lavora per la rete autostradale giapponese. Quando il governo pakistano (nell’ambito di un accordo di cooperazione) ha chiesto al Giappone un aiuto in questo settore, è stato selezionato e noi abbiam dovuto trasferirci. La mia prima reazione è stata negativa. Non volevo andare, lasciare Osaka…. Avevo più di 30 studenti ed ero anche membro dell’Orchestra di Osaka, non volevo perdere tutti i miei rapporti con la società musicale del posto.
Ma io e mio marito stavamo già vivendo da qualche anno delle vite un po’ separate, a causa dei suoi impegni di lavoro, e questa volta sentivo che le cose tra noi non stavano certo migliorando, quindi…. ho deciso di andare con lui. Non mi sentivo in nessun modo particolare, lasciando il Giappone. Pensavo che anche i pakistani erano…. essere umani, ed ero dunque sicura che sarei riuscita a comunicare con loro. Una cosa di cui sono sicura è che non avevo paura, ero solo un po’ triste….

Come sai ho vissuto io stessa vari anni in Pakistan, e ho incontrato molte donne giapponesi che venivano per far turismo in montagna e restavano, sposando dei pakistani ! Spesso ho trovato molto interessante questa combinazione, come se la cultura pakistana e giapponese potessero combinarsi e riflettersi l’una nell’altra… Cosa ne pensi? E vuoi condividere con noi la tua esperienza in Pakistan? 

Bene… se posso condividere la mia opinione personale…. ci sono varie ragioni per questi matrimoni misti, tra pakistani e giapponesi: ad esempio molti pakistani vengono in Giappone per trovare una vita economica migliore e si mettono a lavorare illegalmente. E alcune giapponesi si innamorano di questi begli uomini esotici. Sai, noi giapponesi…. il viso dei giapponesi è molto piatto (come il mio) e quindi siamo attratte da questi stranieri così belli e diversi!! Quindi penso che in parte sia questo che succede alle donne giapponesi che vanno a far trekking nelle montagne del nord del Pakistan. E penso anche che probabilmente queste giapponesi a cui piace il turismo da montagna siano donne con una personalità molto forte, e immagino dunque che non sarebbero molto soddisfatte con i deboli uomini giapponesi ! Allo stesso modo agli uomini giapponesi piacciono le donne carine ed eleganti, e decisamente non quelle forti…. potrebbe essere questa la ragione? Se vuoi, questa definizione descrive bene anche me stessa: ho sempre una mia opinione e sono molto cocciuta sia quando voglio qualcosa che quando sono contraria. Agli uomini giapponesi questo tipo di donna non piace…..
_ Sulla mia esperienza in Pakistan…. A dirti la verità all’inizio è stata un’esperienza difficile. Avevo l’impressione di non poter contare sulle promesse di nessuno e mi sentivo molto sola. Dal punto di vista pratico era una tortura riuscire a farsi aggiustare le cose in casa. Il concetto del tempo che conoscevo nel mio paese a Islamabad era pura invenzione. Nei primi due mesi ero talmente sotto pressione che non riuscivo neanche a sentire bene! E dovevo gestire una casa con sette governanti uomini che teoricamente dovevano rendere la mia vita più semplice. La mancanza di privacy in casa mia non era per niente facile, per me. Inoltre il mio ex marito giapponese era “lavoro dipendente”, e questo non facilitava la mia integrazione. Ho cominciato a sentirmi meglio quando ho iniziato a dar lezioni di musica ai bambini che vivevano nel mio quartiere.

Che cosa ti ha aiutata a superare lo stress legato a un ambiente straniero, con le sue regole e tradizioni?

Attraverso i miei due figli ho conosciuto gente interessante e che mi ha aiutata. E naturalmente essendo musicista sono riuscita a trovare un rifugio nel mondo musicale, un mondo che non ha confini. Questo, per me, è sempre stato un modo per incontrare gente di varie nazionalità.

E poi cos’è successo? Sei tornata in Giappone? Come sei tornata alla tua “prima” vita? Quello che mi interessa in questo caso è sapere come si fa a tornare a una una vita “normale”, ricominciare coi contatti/relazioni precedenti, il lavoro e il resto… E’ stato facile per te riprendere la tua vita da dove l’avevi lasciata, nel contesto della società giapponese di Osaka?

Tomoko2-2Sì, sono tornata a Osaka nel 2002 ed è stato bello vedere che molti dei miei studenti volevano riprendere a studiare il violino con me. Lo stesso con la scuola dove insegnavo prima di partire, quindi ho ricominciato la mia vita più o meno dove l’avevo lasciata…. La difficoltà è stata tornare all’Orchestra…
Oltretutto la mia vita personale era arrivata a una fase finale. Ero arrivata a perdere completamente la fiducia che prima nutrivo in mio marito. Quello che in Giappone era in qualche modo coperto da una routine quotidiana, tv, cinema, amici, etc., ad Islamabad diventò molto chiaro, senza più dubbi… Ho incontrato Michael (il mio attuale marito tedesco) in quei giorni a Islamabad. Lui mi sosteneva davvero, non come il mio ex marito.

Il tuo secondo espatrio è stato a Vienna (Austria). Cosa ti ci ha portata? E ancora, cos’hai pensato nel lasciare nuovamente il Giappone? Che lezione avevi eventualmente imparato dal tuo primo espatrio? 

Dal momento in cui ho incontrato Michael a Islamabad, il nostro rapporto è diventato via via più serio, fino a diventare amore… Quindi ho divorziato dal mio primo marito e mi sono trasferita a Vienna con Michael, nel suo nuovo posto.

 

E naturalmente puoi immaginare cos’era Vienna per me…. come un sogno ! Beh, due cose insieme… Michael e Vienna!!

Lasciare di nuovo il Giappone era qualcosa di molto vago… Presumo che tutta la mia tristezza fosse legata al fatto che questa volta stavo per separarmi dai miei figli, che all’età di 16 e 18 anni, erano determinati a restare in Giappone per finire gli studi superiori e andare all’università là. Sai, in Giappone è molto difficile trovare un buon lavoro se non ti laurei a un’università giapponese… per cui fu così, e naturalmente ero triste, i miei figli sono la mia carne e il mio sangue, ma quella era la loro scelta e io ho dovuto accettarla. Per quanto riguarda l’esperienza in Pakistan, non posso parlare di “lezioni” tranne per una cosa, ovvero che “attraverso una mente vera possiamo capirci“…

Vienna è decisamente una delle (se non La) Capitale della Musica Classica nel mondo, e quindi probabilmente il posto migliore per un musicista ! Come ci vivevi? Qual è stato il tuo approccio linguistico al paese e alla sua cultura?

Vivere a Vienna è un sogno per un musicista ! Grandi musicisti, splendidi concerti tutti i giorni, si sente davvero l’ambiente dove vivevano i grandi compositori, dove trovavano ispirazione e componevano le loro opere. Prendevo lezioni all’Orchestra Filarmonica Viennese e dunque potevo andare a tutti i più fantastici concerti di musica classica, in questa città della musica per eccellenza. Con Michael, che oltre ad essere un diplomatico è musicista e suona il flauto, ci siamo goduti Vienna a fondo. Ma devo dire che la maggior parte del tempo che ho trascorso a Vienna pensavo molto ai miei figli in Giappone. Facevo il possibile per far loro sentire che non erano soli, che ero qui ma anche là, allo stesso tempo. Parlavamo in Skype due volte al giorno ! E loro venivano a Vienna a ogni vacanza e abbiamo mantenuto un bel rapporto. Il mio rapporto con loro è molto importante, e quindi anche adesso, dalla Macedonia, faccio il possibile per mantenerlo al meglio, per far loro sentire che son sempre con loro.

Penso che la vita a Vienna debba essere un paradiso per i giapponesi anche per altre ragioni… ordine, disciplina… Cosa ne pensi?

Come dicevo, in quanto musicista per me è stato fantastico, ma non sono sicura di cosa provano gli altri giapponesi. Rispetto al nostro quotidiano in Giappone la vita di tutti i giorni a Vienna non è così comoda come da noi, sotto molti punti di vista. Quindi per me e molti altri giapponesi che conoscevo là, era un po’ frustrante. Ovviamente ci si può sentir frustrati in molti altri posti, non solo a Vienna….. Una volta ho parlato a Michael delle mie frustrazioni, e lui, che era già stato in Giappone quattro volte, mi ha consigliato di non paragonare un paese così “servizio e organizzazione al top” con nessun altro tipo di routine in altri posti….. ad eccezione forse di Ginevra !

Dal 2007 vivi a Skopje, Macedonia. Io sono convinta dal fatto che girando per il mondo in un certo senso accumuliamo le varie esperienze che raccogliamo in tutti i posti in cui viviamo, e quindi quando arriviamo in una nuova destinazione riusciamo a vedere, a capire, a “penetrare” i suoi segreti e i tratti più nascosti semplicemente “aggiungendo” quello che vediamo alla nostra memoria di espatriati…. Come ti senti rispetto a questa nuova esperienza culturale e geografica? 

Penso che in termini generali vivere all’estero mi ha aiutata in qualche modo a sentire che vivo su questo Pianeta Terra. Prima, quando conoscevo solo il Giappone, visitavo i paesi come turista e quindi non avevo questa percezione. Adesso posso dire di sentirmi una “persona globale”… Per me il più grosso stress legato alla vita all’estero è sempre stato il non avere un lavoro a tempo pieno come quando vivevo in Giappone. Dipendere da qualcuno non è la migliore delle sensazioni, anche se si tratta di tuo marito. Ero abituata ad essere indipendente, e questo è un cambiamento al quale bisogna abituarsi, ma sto ancora cercando dei modi per sentirmi utile, per trasmettere quello che ho imparato e allo stesso tempo poter contribuire all’economia famigliare.

Mi è spiaciuto lasciare Vienna, ma ho preso Skopje come una nuova sfida. Per fortuna ho trovato gente in gamba sia tra i locali che nell’ambiente internazionale. E ancora, la musica piano piano mi sta aprendo la porta verso la gente e suonare il violino è un tale piacere !

Anch’io vivo a Skopje e anche se non ci siamo ancora incontrate di persona, ho sentito molte cose belle non solo sui tuoi concerti ma anche sulla tua creatività giapponese, che ruota intorno all’Ikebana, al Giardino Zen, alla Cerimonia del Tè…. Immagino che sia importante per te poter mantenere “vive” le tue tradizioni culturali….

Sì. E’ molto importante per la mia vita privata quando non sono in Giappone. Ovviamente in Giappone è molto più facile sentire la cultura giapponese ! Ma spesso in un paese straniero tendo a dimenticare tutti gli aspetti legati alle varie stagioni, che sono così importanti per la nostra cultura. E non voglio, perchè mi piacerebbe restare una donna completamente giapponese…. Vedi, sono cresciuta in una famiglia di Samurai, e non vorrei proprio dimenticarmi di tutto lo spirito che la impregnava.
Mi piace camminare a Skopje, dove mi sento sicura, e mi piace indossare i miei kimoni, anche se a volte sento dei commenti tipo “ecco che arriva una geisha giapponese!”…. Ma non mi importa, i miei sentimenti e la mia cultura sono troppo importanti per me. Naturalmente mi piace far conoscere ad altri la mia cultura, ma lo faccio sempre e soprattutto per me stessa. Spesso mi chiedono di insegnare l’origami, e lo faccio volentieri. Qui a Skopje insegnare l’origami ai Macedoni o ai bambini Rom è diverso. Personalmente non penso che distribuire soldi sia la maniera migliore per aiutarli. Ovviamente i prodotti quotidiani sono importanti, ma voglio anche che imparino ad avere immaginazione. Un pezzo di carta può diventare un aereo, una nave…. e così via. Voglio che imparino questa forma di pensare creativamente, ed è per questo che insegno origami alla scuola elementare.

Dalla mia esperienza personale ricordo che ogni volta che ho incontrato dei giapponesi che vivevano fuori dal Giappone, le loro case erano quasi…. colme di grandi scatoloni pieni di cibo importati, quasi come gli italiani ! Quando vivi all’estero, qual è il tuo rapporto con questi simboli del Giappone (ad esempio il cibo, gli ornamenti, i rituali e le abitudini spirituali/religiose…)?

Per i giapponesi il cibo giapponese è davvero importante e speciale, direi. Abbiamo un detto che recita “La salute viene dalla varietà di cibi“. E’ per questo che cerchiamo sempre di mangiare 31 tipi di cibo diverso in una giornata. Per noi i prodotti della soya e le alghe sono molto importanti e quindi dobbiamo portarceli dal Giappone. E oltretutto ci piace il cibo legato alle stagioni e quindi mangiamo cose speciali legate al calendario, e per questo abbiamo bisogno di avere cibo giapponese. Queste cose per noi sono estremamente importanti, è un sentimento che potrebbe tradursi in “queste sono le cose di cui abbiamo bisogno per vivere“….

Qui a Skopje trovi tutto quello che hai bisogno per la tua arte?

No, è molto difficile, e quindi importo sempre un sacco di cose da Vienna. Ma a Skopje ho trovato dei musicisti meravigliosi, e ho un bel rapporto con loro. Ho trovato anche una maestra di violino che mi insegna alla russa, cosa che non ho mai vissuto nei paesi occidentali. E’ molto bello essere qui. Ho anche imparato di più sul sistema del ritmo, cosa che non avevo mai visto all’Università.

Le mie ultime domande riguardano il Giappone. Qual è la tua esperienza rispetto alla conoscenza che la gente ha del tuo paese? In altre parole, pensi che il Giappone sia ben conosciuto all’estero? Cosa vorresti dire del Giappone, quali sono i suoi tratti più importanti, quelli che vorresti condividere con le persone nel mondo? 

Sono rimasta molto sorpresa nello scoprire che il Giappone è molto conosciuto in Macedonia. Sai, nel corso della sua storia il Giappone è passato da una specie di dominio americano alla sua emancipazione, ed è stato spesso colpito da forti terremoti. Ma in qualche modo il paese è sopravvissuto e nel tempo è riuscito a svilupparsi e a raggiungere un livello di progresso e sviluppo all’occidentale. Penso che la cosa che faccia sentire la Macedonia e il Giappone così…. conosciuti l’una all’altro sia questa storia recente di terremoti e la recente trasformazione della ex Yugoslavia in uno stato indipendente.

Più in generale penso che il Giappone sia ben conosciuto all’estero in molti ambiti. Quello che mi piacerebbe sottolineare circa il Giappone è che siamo molto amichevoli verso persone di altri paesi. E cerchiamo genuinamente di capire i sentimenti degli altri, in modo da capire qual è la cosa migliore per loro. Per me questa è una cosa bellissima. Tutta la cultura giapponese si basa su quest’idea di tentare di capirsi gli uni con gli altri e avere immaginazione.

Il tuo secondo marito è tedesco. Come si sono mischiate le vostre due culture? Avete organizzato il vostro quotidiano, i vostri ritmi e le vostre abitudini più alla maniera giapponese o tedesca? O avete creato una modalità mista?

Penso che la grossa questione nelle nostre vite quotidiane sia una certa differenza nel modo di pensare. Noi giapponesi cerchiamo sempre di trovare 10 significati diversi in una sola frase. Cerchiamo sempre di capire i sentimenti della persona che ci dice qualcosa. Quindi ad esempio tento sempre di afferrare il significato dietro alle parole di mio marito. Ma naturalmente dato che lui è tedesco, dice solo quello che intende e intende dire esattamente quello che dice ! Per noi però è diverso, dato che noi giapponesi non diciamo le cose direttamente. E’ qualcosa che noi chiamiamo “leggere l’aria“, e una delle cose più importanti nella nostra vita. Quindi con Michael mi aspetto sempre che lui “legga l’aria” nelle mie parole, ma ovviamente lui non può… E questo è un grosso problema nel nostro quotidiano. Potrei dire che sì, “leggere l’aria” in un certo senso è la colonna vertebrale della nostra cultura giapponese. E non mi piacerebbe abbandonare questa forma di pensare in cambio della… tedesca. D’altro canto, se voglio capire mio marito devo per forza comprendere la forma mentale tedesca. Per cui, vedi… Diciamo che fondamentalmente non voglio cambiare, voglio restare la donna giapponese che sono, con lo spirito del Samurai che ho ereditato da mia nonna ! La cosa più buffa è che a volte mi sembra che mio marito stesso sia un Samurai giapponese, dato che è molto duro con se stesso e non gli piace il lusso, mentre io amo il lusso e i brillanti! Quindi penso che in qualche modo abbiamo gli stessi sentimenti e possiamo capirci. Per altre cose dobbiamo…. “leggere l’aria“.

Grazie Tomoko ! Ti auguriamo il meglio per il tuo futuro e la tua arte!

Silviaexpat
Gennaio 2008
Skopje, Macedonia

Grazie a Darina – a Skopje – per il suo contributo all’intervista!

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