Home > Asia > Cina > Intervista all’AGIC, Associazione Giovani Italiani in Cina
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Ringraziamo i giovani dell’AGIC, Associazione Giovani Italiani in Cina, e in particolare Eva, che hanno risposto alle nostre domande e siamo felici di presentarvi un gruppo di  italiani dinamici e propositivi…

 

Questa domanda ve l’avranno già fatta 500 volte…come e da chi nasce l’idea dell’AGIC?

AGIC nasce nel 2013 a Pechino dall’esigenza di un gruppo di ragazzi di creare un’associazione di giovani italiani che per diversi motivi si trovano a vivere in Cina. A Pechino c’erano già molti italiani ma, vista la dimensione di questa metropoli (almeno 20 milioni di abitanti), era spesso difficile conoscersi e quindi l’intento principale era quello di creare un’occasione di incontro e scambio, un momento di aggregazione ed un primo punto di riferimento anche per i nuovi arrivati in Cina. Da questa idea si sono poi sviluppate circoscrizioni in altre città cinesi come Shanghai, Changsha, Chongqing, Chengdu ed Hangzhou.

Quali sono le storie più comuni dietro ai giovani dell’AGIC? Siete figli d’espatriati o in maggioranza giovani che si sono trasferiti in Cina per lavoro?

Direi che il profilo tipo sono giovani che sono in Cina o per studio (del cinese o di altre discipline) o per lavoro. Noi membri del consiglio lavoriamo tutti in Cina ed alcuni di noi, come me, hanno prima studiato il cinese in Europa e poi sono venuti per studiare e/o lavorare in Cina.

Tra le persone attive nell’associazione non mi viene al momento in mente nessuno che sia nato o vissuto in Cina ed i cui genitori siano espatriati.

Come siete organizzati nella pratica?

Ogni anno a novembre si svolge un’assemblea “plenaria” dove viene eletto dai membri dell’associazione un consiglio di 6 persone che si occuperanno della sua gestione. Questo è il terzo consiglio AGIC. In realtà tutti possono partecipare attivamente proponendo un’attività o decidendo di mettersi a capo di una “commissione” che sia con l’obiettivo ad esempio di far volontariato od attività sportive. Tra i 6 consiglieri c’è un coordinatore che assicura l’interfaccia con i differenti enti esterni. Ruotiamo ogni 2 mesi ed al momento Ronke è la coordinatrice fino al mese di marzo. In genere ci incontriamo 2-3 volte al mese per discutere delle nuove attività, dividerci i compiti e per fare il punto della situazione relativamente ai progetti già programmati. Le sovvenzioni vengono principalmente dal tesseramento dei soci o da donazioni spontanee, qualcosa anche dalle attività che organizziamo.

C’è stato e c’è interesse nell’associazione? Chi sono i maggiori membri? Ho visto che pur essendo e rivolgendovi a giovani, accogliete anche gli over forty. Quanto è importante l’elemento “gioventù” nell’associazione e come lo mantenete vivo?

L’interesse nell’associazione è stato molto alto al momento della sua creazione, come tutte le cose nuove, ma potrei dire che permangono un numero elevato di soci attivi. Ogni anno si verifica un forte turnover in una città come Pechino vista la presenza di studenti, stagisti o lavoratori che spesso però possono decidere di cambiare città/paese o rientrare in Europa per cui la sfida di AGIC è mantenere alta l’attenzione sull’associazione organizzando eventi in cui incontrare nuovi italiani arrivati in Cina. Cerchiamo dunque di organizzare eventi con regolarità inviando contestualmente newsletters settimanali con aggiornamenti sulle prossime attività, eventi ed offerte di lavoro che ci vengono inoltrate da soci o dalla comunità italiana più in generale. Direi che l’elemento giovane resta preponderante in quanto sia noi del consiglio siamo sotto i 30 anni ma in generale tra i membri più attivi ci sono giovani lavoratori, stagisti o anche studenti. Ovviamente dipende dalle attività che proponiamo: il cineforum accoglie persone di tutte le età, la serata di carnevale in discoteca magari è per i più giovani, la pattinata che abbiamo organizzato ad inizio gennaio ha visto la partecipazione di molte famiglie. Onestamente direi che siamo flessibili ed accogliamo proposte di vario genere per diversificare il più possibile.

Com’è la realtà culturale oggi a Pechino, sia a livello della comunità italiana che in generale?

Pechino è sicuramente una città asiatica molto dinamica e non mancano certo le attività, dai concerti alle mostre di arte contemporanea in diverse gallerie, alle visite a musei e siti di interesse storico-artistico. In quanto centro politico e capitale del paese, Pechino ha sicuramente molto da offrire ed è il punto di riferimento culturale della Cina. Per quanto sia meno occidentalizzata di Shanghai, è una metropoli moderna in cui vivono sempre più stranieri. Non è quindi difficile sentirsi a proprio agio per quanto lo consenta una città così immensa, è possibile comprare prodotti importati (anche italiani) in molti supermercati e ci sono molti ristoranti occidentali, per cui è più semplice di un tempo adattarsi anche per chi non ha mai avuto prima contatti con il paese. La comunità italiana è abbastanza ampia (mi sembra che si contino circa 8000 iscritti all’AIRE anche se non ne sono certa, senza contare i molti studenti e giovani lavoratori che si trovano in Cina per periodi più o meno lunghi), anche se più piccola rispetto a quella francese e tedesca. Paradossalmente però, a livello di associazionismo giovanile, AGIC è molto più attiva delle corrispettive di altri paesi, proponendo attività congiunte anche ad altre associazioni (ad esempio la festa europea a maggio cui hanno aderito nel passato ed aderiranno le associazioni degli altri paesi europei).

Cosa vi sentireste di dire a un giovane che vuole trasferirsi a studiare o lavorare in Cina?

La Cina è un paese che ancora oggi offre possibilità anche se non è più il paese in cui ci si può inventare un business. Avendo io stessa studiato esclusivamente il cinese prima di venire in Cina per studio e poi per lavoro, consiglierei agli studenti di cinese di non dedicarsi esclusivamente allo studio della lingua ma di sviluppare anche altre competenze. In Cina parlare il cinese è importante, aiuta molto ad integrarsi ed è un asset ma non può essere l’unico elemento caratterizzante. Parlare cinese aiuta ma bisogna poter offrire altro alle aziende siano esse cinesi o straniere. Direi inoltre a tutti di vivere quest’esperienza al 100% senza barriere o preconcetti. Non farò mai questo, non dirò mai questo (nel limite della legalità ovviamente), non mangerò mai quest’altro (che siano i nidi di rondine o i cetrioli di mare) non sono parole che si adattano alla Cina. Lasciarsi andare e vivere quello che accade con una mente aperta, senza chiusure, in quest’ambiente sfidante ma forse per questo interessante, è un buon modo di affrontare la vita in Cina.

Progetti futuri?

Come AGIC abbiamo tante nuove attività programmate:

– Attività sportive (Kungfu ed Heyrobics nei parchi di Pechino, giornata a cavallo in periferia)
– Attività ricreative: aperitivo a metà marzo in un nuovo luogo che rappresenti “l’italianità” a Pechino, cineforum
– Seconda edizione del Career Day a Maggio: occasione di incontro fra le aziende italiane e possibili candidati fra i membri dell’associazione.
– Attività in occasione delle feste italiane/europee: PasquettAGIC, Festa dell’Europa, Cineforum per il 25 aprile.

E molto altro ancora…

Intervista raccolta da Claudia Landini (Claudiaexpat)
Marzo 2015

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