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Questo è il riassunto dell’incontro di novembre del Gruppo di Supporto online. Abbiamo discusso di salute in espatrio.

 

Hanno partecipato amiche da Gerusalemme, Jakarta, Italia, Bruxelles, Cape Town e Strasburgo. Barbaraexpat da Melbourne ha moderato la discussione.

 

Comincio questo riassunto con un luogo comune: agli italiani piace parlare di salute!

Con il tema di questo mese e l’alta partecipazione all’incontro lo abbiamo confermato.

Abbiamo anche confermato che è possibile parlare di salute senza necessariamente passare il tempo a lamentarsi dei propri acciacchi. Durante l’incontro abbiamo dimostrato come confronto e condivisione possano alimentare una discussione ricca di spunti, stimolando riflessioni e creando fili di connessione tra vari aspetti della nostra vita in espatrio.

Parte dell’incontro è stata dedicata al racconto delle nostre esperienze con il sistema sanitario nei nostri paesi di adozione. Da materassi sul pavimento in Africa, a dover dividere la camera con otto pazienti in Italia; paesi in cui il sistema funziona in modo efficiente e professionale,  altri in cui il paziente si ritrova ad aspettare per ore senza capire cosa succede. Il mondo è bello perché è vario!

Ma dopo questa introduzione siamo passate ad approfondire l’argomento e abbiamo toccato vari punti interessanti che cercherò di riassumere.

Il peso che l’età ha sulla salute è ovvio, ma invecchiando non solo siamo più vulnerabili dal punto di vista fisico, ma anche da quello emotivo. Mentre alcuni anni fa affrontavamo l’espatrio con leggerezza, senza porci troppe domande, con la maturità, e per alcune l’entrata in menopausa, cominciamo a portarci dietro preoccupazioni e dubbi che possono creare malessere. L’influenza del paese sulla nostra salute sembra acquistare un’importanza maggiore, il bisogno di sicurezza di cui forse inizialmente non avevamo tenuto conto, comincia a far capolino con l’età che avanza. 

Alcune delle partecipanti si sono trovate ad affrontare patologie più o meno gravi che le hanno messe di fronte ad uno scenario diverso ed inaspettato, e le spingono a considerare qualche cambiamento alle loro vite mobili.

Si è parlato delle difficoltà di comunicazione verbale e non, la lingua può essere una barriera ma a volte ci sono altri aspetti che interferiscono. Il timore di non essere prese sul serio, l’imbarazzo di dover affrontare visite intime in una lingua che non ci appartiene, il bisogno di sentirsi capite a fondo. Ogni cultura ha il suo modo di esprimersi e a volte è difficile far capire il nostro stato d’animo.

A questo proposito c’è stato uno scambio interessante tra due partecipanti, una straniera in Italia e l’altra italiana all’estero. Entrambe hanno raccontato di non sentirsi capite e prese sul serio da dottori nei rispettivi paese, in Italia perché non abbastanza tragica e in Sud Africa perché troppo tragica!

Cambiare regolarmente paese vuole anche dire dover ricominciare ogni volta con un nuovo dottore, ripetere la storia medica, riacquistare fiducia, costruire una relazione, imparare a muoversi in un nuovo sistema sanitario.

Nel caso di chi è stabile in un Paese, il percorso di adattamento può andare avanti per anni e capita di continuare a voltarsi indietro, a come erano le cose nel nostro paese d’origine.

Perché una cosa è certa, quando non stiamo bene vogliamo essere circondate da ciò che ci è famigliare e ci da conforto, sentiamo il bisogno di punti riferimento forti e sicuri, che ci aiutino a sentirci protette. Le emozioni diventano forti e spesso hanno il sopravvento, creando ulteriori disagi.

Per alcune di noi l’opzione di tornare nel nostro paese quando si deve affrontare un’operazione o una visita medica approfondita diventa la soluzione migliore. Nel caso di paesi in cui il sistema sanitario è carente o eccessivamente costoso, per esempio.

Una partecipante che ha sempre vissuto all’estero ha condiviso di non sentirsi abbastanza italiana per essere a suo agio in un ospedale in Italia, mentre in Belgio si è sentita accettata come straniera e questo l’ha rassicurata.

Abbiamo toccato brevemente sull’aspetto economico della sanità e sull’importanza, in alcuni paesi, di avere un’assicurazione privata per sentirsi tutelate.

Per concludere ci siamo abbandonate a qualche ricordo nostalgico di guardia medica e farmacie ad orario continuato…dimenticando che forse anche in Italia le cose stanno cambiando e abbiamo condiviso bellissimi aneddoti di infermieri generosi che con un sorriso, un tocco gentile e un cioccolatino hanno alleggerito il nostro cammino di malate in espatrio!

Barbara Amalberti

17 novembre 2017

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