Home > Arte e Cultura > Musica > Leslie Patten e la magia dei tamburi

Claudiaexpat ci presenta Leslie Patten, una percussionista peruviana. Anche se, come scoprirete leggendo, la definizione “percussionista” le sta veramente, ma veramente stretta…
Mi accingo a scrivere di ritorno da un incontro magico. O meglio, con una donna magica. Una donna che ancora non ha raggiunto i trent’anni, e ha fatto e dato già talmente tanto, che mi viene spontaneo chiedermi dove arriverà negli anni a venire. Leslie Patten è conosciuta in Perù soprattutto come percussionista, ma ascoltandola ci si rende conto che è molto, molto di più. Innanzitutto è una donna solare, aperta, sempre sorridente e con una freschezza e una carica umana incredibile e contagiosa. E’ anche una donna entusiasta di quello che fa. L’ho conosciuta ad un incontro durante il quale Leslie si è presentata con alcuni strumenti musicali peruviani. La gioia e l’amore con il quale li descriveva uno ad uno, ne spiegava l’uso e la provenienza, e li suonava, hanno catturato l’attenzione dei presenti in maniera immediata.

leslieQuando sono arrivata a casa sua per intervistarla, ho scoperto che Leslie è anche la dolcissima mamma di Micaela, 8 mesi e già una discreta padronanza di due tamburi a misura delle sue manine. E poi inizia il racconto, che mi trasporta in un universo fatto di suoni, ritmi, colori, arte, cultura, umanità, gioia di vita…. e tanto altro ancora che vi invito a scoprire insieme a me.

Leslie entra in contatto con la musica all’età di 3 anni, quando sua madre, cubana radicata in Perù, la iscrive a un corso di flauto dolce insieme al nonno, in un centro di educazione musicale a Lima che oggi è diventato Arte para Crecer, un luogo privilegiato per l’apprendimento della musica e dell’arte per bambini e giovani. Fino al ’95 Leslie frequenta il centro imparando a suonare il flauto dolce, la chitarra, la zampogna, l’arpa. La musica la conquista e l’appassiona sempre più, e anche durante le scuole superiori non si perde un corso: studia cinque anni il piano, poi approfondisce la chitarra, senza mai lasciare il flauto, per poi passare al flauto traverso. E’ solo nel ‘97 che Leslie si avvicina alle percussioni, che diventeranno poi il suo ambito favorito. Terminate le superiori decide di intraprendere la carriera musicale: comincia a studiare composizione, e successivamente teoria musicale con Jorge Madueño. Una scelta non facile, racconta Leslie: “Qui in Perù la carriera musicale non è riconosciuta. Quando dici che sei musicista subito ti associano all’immagine che hanno del musicista bohemio che va al parco a suonare la chitarra. Oppure ti chiedono cosa fai oltre alla musica. La musica è considerata un hobby, niente più, nella mentalità corrente è inconcepibile che ci si guadagni da vivere. La mia fortuna è stata di avere una madre che mi ha appoggiata incondizionatamente, altrimenti non ce l’avrei fatta. Anche per lei non è stato facile decidersi perchè la condizionavano molto ripetendole che con la musica non sarei arrivata da nessuna parte, ma lei era dell’idea che se ero brava, mi sarei fatta una posizione, l’importante era che mi applicassi”.

 

Suonando i batas

Suonando i batas

 

Per Leslie la pulsione verso la musica è, per fortuna, estremamente forte. Si rende conto rapidamente che la cosa che più le piace è comporre, e che per comporre è importante conoscere il numero più ampio possibile di strumenti. Leslie infatti non pone limiti al suo desiderio creativo. Spaziando tra tutti gli strumenti che le passano tra le mani, arriva a poterne suonare quasi una cinquantina. Tutto va completandosi armoniosamente: “La musica è una scienza” dice Leslie accalorandosi. “Ogni singolo accordo è un universo musicale, e poter penetrare questo mondo è una cosa fantastica. Ovviamente meglio si conosce uno strumento e meglio si arriva a comporre, e questa è la mia vera passione, sia nella musica orchestrale che in quella popolare. Quindi per me era naturale avvicinarmi a un numero sempre maggiore di strumenti. Ed è stupendo! Quando mi sento molto ispirata, ad esempio, mi siedo al piano, se ho molta energia addosso prendo le percussioni, mentre la chitarra va bene quando mi sento allegra, in vena di divertirmi…. ogni strumento mi porta a uno spazio creativo distinto, mi aiuta ad esprimere diversi sentimenti, e questa è una cosa che non smette di piacermi. E la canzone mi esce sola, come se premesse da dentro. E’ la cosa pazzesca della composizione”.

leslie9Mentre Leslie parla, mi rendo conto di quanto la musica occupi ogni singolo spazio della sua vita. “Adoro la musica”, mi dice. “In tutti i momenti. Quando la ascolto, quando compongo, quando sistemo qualche piccolo pezzo, quando organizzo una lezione per i miei alunni… Non potrei mai immaginarmi la mia vita senza musica. Del resto è così da sempre. Anche quando ero ancora studentessa mi ci dedicavo a tempo pieno. E non poteva essere altrimenti, alcuni corsi erano molto difficili. La composizione per orchestra non è certo una cosa automatica. Bisogna studiare moltissimo, capire ogni singola nota, per imparare come metterla insieme ad altre note. Non è per niente facile.”.

Finite le superiori Leslie decide di andare a studiare a Cuba, la Mecca della musica latinoamericana, e dopo varie peripezie riesce ad entrare all’ISA, Istituto Superiore di Arte. “E’ stata un’esperienza incredibile”, racconta. “Per arrivare all’Istituto Superiore d’Arte i cubani devono aver fatto precedentemente la Scuola Nazionale d’Arte, quattro anni di studio musicale intenso. Questi studenti arrivano all’Isa con un livello indescrivibile. Hanno magari suonato fin da piccoli e poi hanno fatto i quattro anni di Scuola Nazionale, quindi sono veramente fuori classe. Io in Perù ero un’ottima musicista, ma quando mi trovai a contatto con musicisti di questo livello mi resi conto che avevo ancora moltissima strada da fare, e fu un’ottima lezione per me. Mi resi conto che la mancanza di concorrenza in Perù fa sì che un artista si ponga dei limiti che non hanno nulla a che fare con le sue reali possibilità. Dunque mi sentii estremamente stimolata e motivata a studiare. Scelsi composizione di percussioni e composizione sinfonica, e a per conto mio studiai percussioni popolari. Fu un periodo fantastico. Quasi due anni di studio, confronto, crescita umana. Ogni giorno una sfida, e la sensazione di potersi sempre migliorare, di creare in continuazione. I musicisti a Cuba sono completi, si impegnano a fondo per migliorarsi. La gente in generale a Cuba è fantastica. Ho suonato coi gruppi più spettacolari, che non mi han mai chiesto niente in cambio. Ho suonato con Irakere, un ottimo gruppo molto famoso perchè negli anni ’70 introdussero la batteria con i ritmi cubani e il jazz. Un gruppo di tale portata sarebbe inaccessibile altrove, ma non a Cuba, dove i musicisti non sono per niente invidiosi o gelosi del loro lavoro. C’è un’atmosfera molto bella e molto solidale. La gente ha una cultura incredibile. Ogni conversazione, con una bimba di 7 anni o un vecchio di 70, è un momento di arricchimento. Se avessi potuto lavorare a Cuba, mi sarei fermata.”.

leslie8Ma non c’è lavoro per gli stranieri a Cuba, dunque Leslie torna in Perù, paese che ama, e comincia a suonare come percussionista con il gruppo Kenyara, che fa musica etnica e fusion. Leslie ne approfitta però per suonare un po’ di tutto, per spaziare tra una moltitudine di strumenti. E la cosa bella è anche che, reduce dal suo ricco periodo cubano, apporta al gruppo molti nuovi ritmi, spunti e idee. “Io arrivai con un bagaglio ritmico e una sicurezza che prima di Cuba non avevo, mentre ora potevo proporre nuovi ritmi in una varietà di strumenti. E questo fu molto stimolante per tutto il gruppo, e anche per me perchè potevo sperimentare un sacco di cose nuove. Inoltre avevo un sacco di strumenti nuovi con me, ovviamente a Cuba erano molto meno cari che qui, quindi me ne portai in gran quantità, e c’erano delle volte che avevo bisogno di fare due viaggi per arrivare ai concerti, da tanta era la quantità di strumenti che impiegavo sul palco!”.
Naturalmente tutto ciò non passa inosservato, e Leslie viene notata da grandi musicisti che animano la scena artistica peruviana. Artisti come Miky Gonzalez, Pochi Marambio e molti altri le chiedono di suonare con loro. Comincia per Leslie un emozionante periodo di scambio e crescita continua, che la porterà in breve tempo a definirsi sempre più come musicista, e a creare il suo proprio gruppo, col quale ha già inciso un disco, e a intraprendere molte altre strade.

 

Una piccola parte della collezione di strumenti di Leslie

Una piccola parte della collezione di strumenti di Leslie

 

Sandunga – cantan los tambores (Sandunga cantano i tamburi, n.d.r.) è il titolo del suo cd/progetto, una fusione di ritmi cubani e ritmi peruviani in composizioni proprie, frutto del sodalizio con Rodolfo Muñoz, un peruviano che vive in Francia, e tutte arrangiate da Leslie. Il gruppo è composto da musicisti del calibro di Leslie, Chebo Ballumbrosio, Sergio Valdeos. “E’ un disco molto variato”, mi racconta. “Ha musica strumentale ma anche cantata, pezzi lenti e più veloci, ma soprattutto il cajon è il protagonista assoluto, appare in tutte le canzoni. Ci sono poi moltissime percussioni. L’abbiamo registrato in modo da farlo risultare come un momento festoso, in modo che le percussioni ti muovano quando lo ascolti. Tutta la registrazione è stata marcata da momenti di alta emozione e grandissima comunicazione tra noi musicisti. A volte l’intesa fluiva in maniera magica, e venivano fuori cose estremamente spontanee. E’ stato bellissimo registrarlo e ed è stato accolto in maniera entusiasta, la stampa l’ha classificato come un disco che farà storia nella musica afro-peruviana qui in Perù.”.

Tra l’altro, il disco è stato fatto nello studio di registrazione di Leslie, altro progetto interessantissimo che questa volitiva artista dirige. “Era uno dei miei sogni. Uno studio di registrazione col mio socio, che stava finendo i suoi studi di ingegneria del suono, e che usò lo studio per la sua tesi. L’ho creato in una casa a Chaclacayo, e inizialmente la mia idea era di usarlo per registrare solo i cd del mio gruppo, ma è venuto talmente bello, realmente stupendo, è tutto in legno, con tre sale che hanno pannelli triacustici che si cambiano per variare il suono, alcuni in metallo, alcuni di legno e altri di tela, e con questo accorgimento già si può influire sul suono e non si deve poi intervenire troppo in fase di mixaggio. Quindi è già stato usato per registrare musiche di Perù Jazz, e poi l’ultima produzione di Manongo Mujica, “El sonido de los dioses”, e da moltissimi altri gruppi.”.

leslie10Leslie è dunque anche produttrice. E cos’altro ancora? Naturalmente insegnante! Come potrebbe un’artista così entusiasta e appassionata non usare il suo talento per trasmettere ad altri questa carica magica che sembra pervadere ogni singolo spazio della sua vita?
“Una delle prime esperienze di insegnamento l’ho avuta in Brasile, con il cajon”, mi racconta Leslie. “Ci sono andata a più riprese per fare dei corsi di percussioni brasiliane corporali con un gruppo che si chiama Barbatukes. Erano incontri stupendi, in cui lo scambio fluiva molto spontaneamente, quindi mentre imparavo da loro, proponevo anche i ritmi col cajon, in particolare il festejo, che piace sempre a tutti e ovunque”.
Il luglio passato si è svolta a Lima la tredicesima edizione del FLADEM (Foro Latino Americano di Educazione Musicale), e dato che Leslie fa parte della giunta direttiva, quest’anno ha lavorato duramente per organizzarlo. Nell’ambito di questo foro ha dato un corso di percussioni che si è riempito all’inverosimile. “E’ stata un’esperienza bellissima, il corso che si è riempito più di tutti… Non avevo abbastanza materiale, non sapevo più come fare per far entrare la gente. E dire che sono la più giovane in quel contesto, gli altri hanno tutti sui cinquant’anni. Ma evidentemente la gente sente che mi appassiona insegnare le percussioni perchè col ritmo arrivo immediatamente dove voglio arrivare.”.
L’avventura dell’insegnamento continua con i corsi che Leslie offre a bambini e ad adulti nel suo atelier. Ho assistito a uno di questi, con bambini di dieci anni circa, e l’ho vista suonare di tutto, incluso i tappi di sughero con la bocca, e portare i bambini in un mondo magico fatto di suoni e fantasia. Ma anche con gli adulti Leslie riesce a creare un’empatia profonda, e a creare questo magico flusso di arricchimento reciproco attraverso la musica. “Io sono una persona che ridà tutto quello che riceve. Quando faccio lezione di cajon sono sempre in ascolto di quello che piace ai miei studenti. Magari a volte sto suonando una polka e mi rendo conto che non mi seguono, che vorrebbero altre cose…. Ho imparato ad incorporare ritmi moderni e canzoni attuali alle mie lezioni, tanto col cajon si può fare di tutto, anche il reggeton, di cui non mi piacciono per niente i testi, ma che a livello di ritmo è perfettamente riproducibile con il cajon. I miei studenti si entusiasmano quando vedono che col cajon si può fare di tutto!”.

 

L'atelier di Leslie

L’atelier di Leslie

 

L’atelier dove Leslie dà lezione di percussioni è uno spazio luminoso, colorato, e pieno di ogni sorta di strumenti intrigantissimi, che lei impugna e suona con la massima disinvoltura. Ci sono tamburi di ogni forma e dimensione, cajones di varie misure, tutti colorati, zucche, flauti, dai più piccoli e semplici ai più grandi ed elaborati, percussioni in metallo, in legno, fatte coi semi della foresta, con rami, pelli di animali e altri materiali, ocarine di terracotta, maracas, tamburelli, ci sono strumenti indiani, africani, della costa, della serra e della selva peruviana, e tutti, dal più piccolo e inosservato al più grande e maestoso concorrono a formare un ambiente caldo, invitante, stimolante, solare. Ci entriamo alla fine di questa lunga chiacchierata, per le fotografie di rito. Leslie mette per terra tre tamburi di diverse dimensioni che si possono suonare ad entrambe le estremità, e inizia a percuoterle. Ne esce un ritmo che subito mi porta via, a momenti lontani, ad altre dimensioni…. “Questi sono i batas”, mi spiega Leslie, “sono tamburi arrivati a Cuba dall’Africa, si possono suonare insieme o separatamente per chiamare i santi”. Di fianco ai batas ci sono i cajones, tutti colorati, e di diverse dimensioni. Si vede che Leslie ha un attaccamento particolare per i cajones, ne ha anche costruito uno, con due buchi, per provare nuove sonorità. Leslie afferra un’enorme zucca, si siede su un cajon e se la mette sulle ginocchia. E’ il “checo” (si pronuncia cieco), una zucca molto usata sulla costa peruviana. Poi tira fuori la marímbula, anche questo uno strumento che si suona sedendocisi sopra, e pizzicando delle strisce di metallo poste a differenti altezze. “E’ il predecessore del basso”, mi spiega orgogliosa Leslie, come se parlasse di una sua creatura. Continuiamo a muoverci lungo la parete, e riconosco strumenti africani (c’è un balafon appoggiato per terra) e altri della selva peruviana. Leslie si china e prende una custodia di pelle nera, dalla quale estrae uno strumento di legno chiaro diviso in tre pezzi. Lo monta, lo appoggia alle labbra e con profonda naturalezza inizia a suonarlo, un suono dolce, carezzevole….

leslie11E’ ora di tornare ciascuna alle proprie incombenze. Prima di uscire Leslie mi mette tra le mani il suo cd. La copertina è piena di colori su sfondo nero, e ci sono tre figure stilizzate che suonano. In macchina lo scarto rapidamente e lo metto nel lettore cd. Suoni profondi e pieni riempono lo spazio e mi riempiono il cuore e la mente, mentre mi sembra di non essere più io a guidare nel grigio traffico limegno – che sensazione !!!! Mi rendo conto che sono uscita dall’incontro di Leslie come in preda a un incantesimo. Arrivo a casa e leggo avidamente tutto il contenuto del cd – nomi di musicisti (tra i quali il mio ammiratissimo Abel Paez che suona la tromba in un pezzo, e canta nel gradevolissimo “Silencio mágico”, il pezzo finale), nomi di strumenti musicali tra i più evocativi, e poi il momento che Leslie e Rodolfo scelgono per esprimersi con le parole. Ed ecco che ho trovato come chiudere questo articolo, con alcune parole di Leslie nel suo disco: “Perchè più che un cd questo lavoro è una scommessa – come latinoamericani, come giovani e come musicisti – per un mondo migliore. E con questo granello di sabbia speriamo di contribuire alla comprensione tra gli esseri umani, uomini e donne di tutte le latitudini, con allegria, attraverso il canto dei tamburi”

 

Claudiaexpat
Lima, Perù
Settembre 2007