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Annalia (la nostra pinguino sui forum) vive da anni in Svizzera. Ci propone questa interessantissima intervista a un suo amico svizzero, nella quale affronta temi di grande interesse, sia per chi vive in questo paese multiculturale e multilinguistico, che per chi è curioso di sapere come ci si sente in questo turbinio di lingue e dialetti. Grazie Annalia (anche per le belle foto di Zurigo!) e grazie a M. per la sua disponibilità.

La Svizzera è un paese multilingue, racchiude in un territorio grande come due, massimo tre regioni italiane, quattro distinte regioni linguistiche: quella francese, italiana, tedesca e rotoromancia.

Conosco già svizzeri con genitori provenienti da culture diverse, magari padre svizzero tedesco e madre svizzera francese ma di solito, proprio per la difficoltà di spostare bambini in sistemi scolastici differenti, questi decidono una regione linguistica e ci vivono finché il figlio/a non è in grado di decidere da sé dove vivere.

Ultimamente invece ho conosciuto uno svizzero che racchiude tre di queste culture diverse, avendo vissuto per periodi più o meno lunghi in svizzera francese, ticino e svizzera tedesca.

L’intervista che vi propongo ha quindi come protagonista uno svizzero DOC, anche se lui non ama definirsi così! Il suo nome di famiglia, Vonlanthen, già richiama molto la svizzera francese ma qui mi sbaglio dato che lui mi spiega subito che i suoi genitori sono originari del canton Thurgau, il cantone al confine con la Germania.

Lui è nato a Morges, vicino a Losanna, ma dall’età di un anno si è trasferito con la famiglia in Canton Ticino, più precisamente a Gandria. Il sistema scolastico che ha frequentato all’inizio è stato quello di lingua francese, in una scuola privata in Ticino dove i compagni erano svizzeri di madrelingua francese. In seguito si sono spostati a Pura (vicino Lugano) dove ha continuato a frequentare la scuola francese fino alla seconda media, e i genitori hanno poi optato per una scuola statale ticinese di lingua italiana fino alla quarta media. Arrivato all’adolescenza la famiglia ha deciso di far ritorno in Svizzera tedesca, per la precisione in un paese vicino Baden, dove lui ha potuto frequentare il ginnasio di lingua tedesca.

A questo punto lascio parlare lui…

Annalia
Dicembre 2011

 

ZurigoQuante lingue parli?

Come madrelingua parlo il francese e l’italiano mentre come seconda lingua il tedesco, compreso il dialetto svizzero tedesco, il portoghese, dato che ho vissuto per quasi un anno in Brasile (Rio) e infine l’inglese. Direi che il livello di conoscenza è nell’ordine in cui le ho citate, con il portoghese  sono piú ferrato nel parlato e con l’inglese nello scritto dato che l’ho usato per lo piú in ambito scolastico.

Che cosa hai apprezzato delle esperienze raccolte nelle varie città e nazioni dove hai vissuto?

Del mio periodo in Svizzera francese ho pochi ricordi dato che ci sono solo nato e ci sono tornato durante il mio periodo di studi internazionali (a Ginevra); è stato proprio a causa di questi studi che ho avuto a che fare con persone provenienti dall’estero quindi non mi sono molto integrato nella comunità ginevrina. La città in sé non mi è piaciuta molto. Certo, ho vissuto la parte francese dal punto di vista scolastico fino alla pre-adolescenza dato che ho studiato con il sistema svizzero francese e i miei compagni di classe erano per la maggior parte svizzeri francesi, quindi sì, direi che una parte della cultura francese, riferita alla Svizzera, me la porto dentro..la lingua in primis.(Confermo dato che quando parla italiano ha una leggerissima inflessione francese e in tedesco, a detta dei nostri colleghi tedeschi, anche!) Del mio periodo in Ticino ricordo il calore della gente, mi sono appassionato alla lingua italiana, che mi piace molto, cosí come alla letteratura italiana.

Del periodo a Baden ricordo le difficoltà iniziali, sono arrivato che avevo 15 anni, in piena adolescenza, avevo lasciato gli amici di infanzia in Ticino e dovevo cominciare una nuova scuola con una nuova lingua, il tedesco, che per quanto sia la lingua dei miei genitori io non avevo mai usato per comunicare prima. Ora mi trovo bene, nel frattempo mi sono trasferito nel canton Zurigo e mi piace vivere qui.

Del Brasile..di sicuro il caldo, rispetto alla Svizzera tedesca fa molto piú caldo, la gente è aperta e curiosa di conoscere uno straniero. Certo quando sono rientrato in Svizzera ho apprezzato di poter andare in giro senza paura, Rio de Janeiro è molto bella ma non è il massimo in fatto di sicurezza, soprattutto rispetto alla Svizzera dove si è sicuri a qualunque ora del giorno.

Questa domanda mi sta molto a cuore dato che rispecchia una delle mie difficoltà arrivata in Svizzera: in Svizzera tedesca si utilizza molto il dialetto svizzero tedesco; c’è qualcosa di analogo nella parte francese? In Ticino so già che ci sono dialetti simili a quelli lombardi ma tutti parlano italiano; perché secondo te questo massiccio utilizzo del dialetto nella parte tedesca? Come ti sei trovato a doverlo usare quando hai cambiato scuola coi compagni nel tempo libero?

Io ho imparato prima il dialetto del tedesco, sono arrivato quindicenne e volevo integrarmi coi miei compagni che, ovvio, parlavano tutti dialetto. Col senno di poi mi rendo conto che l’uso del dialetto non mi ha facilitato nell’imparare il tedesco; forse le difficoltà che non mi permettono di dire che parlo tedesco come un madrelingua, per quanto io lo dovrei essere dato che i miei genitori sono svizzeri tedeschi, sono dovute a questa confusione con il dialetto.

Con i miei genitori ho sempre parlato e parlo tuttora sia francese che dialetto svizzero tedesco.

Per quanto riguarda la tua domanda sull’uso del dialetto in Svizzera francese, sicuramente lì si parla francese, mentre il discorso dell‘utilizzo del dialetto nella parte tedesca credo sia una questione di identità. Lo svizzero tedesco si identifica con il dialetto, sembra che lo assimilino con il latte materno da piccoli. E’ comodo e diretto nel parlare, molto piú rapido del tedesco (non posso che confermarlo, le frasi in tedesco sono lunghissime, in dialetto esprimi un concetto in poche parole!). Chiaro che per gli stranieri come te la cosa è negativa, come è successo a me ci metti molto piú tempo a imparare il tedesco, sei sempre a chiederti se ci voglia il dativo o l’accusativo dato che nel dialetto non si usa molto o almeno non è cosí importante.

Insomma come ho già sentito da altri colleghi svizzeri il dialetto è la lingua del cuore mentre il tedesco è quella della testa, in effetti il tedesco qui si impara quando imparano a scrivere, non prima! L’asilo nido e anche parte del kindergarten sono in dialetto.

Zurigo2Cosa hai trovato di positivo in tutti questi spostamenti? Anche se vicine le varie Svizzere hanno culture molto diverse?

Di sicuro rispetto a molti altri svizzeri ho un orizzonte più aperto, la mia visione non è cosí centrata sul cantone come per molti svizzeri che ci si identificano molto. Conosco i problemi politici delle diverse realtà, ho una sensibilità molto accentuata verso le minoranze linguistiche dato che parlo anche lingue di queste minoranze.

E qui scatta la domanda seguente: ti senti più svizzero francese, italiano, tedesco o piú semplicemente uno svizzero e basta? E cosa vuol dire essere svizzero?

Mi sento senza una vera identità cantonale, ho vissuto bene in ticino come ora vivo bene nel canton Zurigo. La realtà svizzera mi piace in generale, in particolare mi piace quella che in tedesco noi definiamo la Zweckgemeinschaft, cioè il fine dello stare insieme, della collettività. La comunità che è un insieme per aiutarsi. In fondo la Svizzera è un po’ un’eccezione nel panorama europeo, è un paese che ha vissuto a lungo senza guerre, prospero economicamente e che è nato proprio come un accordo di mutuo soccorso tra tre cantoni.

E’ un paese molto conservativo per certi versi ma racchiude tante contraddizioni, come il fatto di avere anche un’apertura verso il mondo per il gran numero di stranieri. Qui il 25% della popolazione è straniera e per un paese piccolo come la Svizzera non è poco. Inoltre in tutta la sua storia la Svizzera ha sempre cercato di accogliere quanti piú rifugiati poteva. Certo ci sono anche alcuni aspetti del mio paese che non mi piacciono, tipo il capitolo spiacevole del comportamento svizzero durante la seconda guerra mondiale. A un certo punto si chiusero le frontiere agli ebrei. Nonostante questo capitolo della nostra storia non sia bello da ricordare, non viene nascosto e negli anni c’è stata una presa di coscienza dei nostri errori. Ci sono state anche le eccezioni a questa chiusura, il capo della polizia di St.Gallen all’epoca fece entrare un gran numero di ebrei illegalmente e in questo io vedo anche la capacità della Svizzera, dei singoli in particolare, di mediare.

Infine dato che stai cercando lavoro, lo scrivo ora dato che non l’abbiamo citato prima, tu sei laureato in scienze politiche con indirizzo in politica internazionale: cosa ti piacerebbe fare da grande se potessi realizzare il tuo sogno lavorativo?

Mi piacerebbe lavorare all’estero o con l’estero, quindi al ministero degli Affari Esteri, in particolare nel settore dell’aiuto allo sviluppo oppure per multinazionali che lavorano all’estero nel settore delle materie prime. Vorrei riuscire a mantenere la Svizzera come mia base e stare dei periodi fuori per progetti di aiuto.

Avere la possibilità di partecipare allo sviluppo di altri paesi come ad esempio il Brasile che ha un potenziale di forza lavoro incredibile, tantissimi abitanti con un’educazione sempre migliore e che migliorerà ancora nei prossimi dieci anni almeno.

Concludo l’intervista augurandogli di tutto cuore di realizzare i suoi sogni e lo ringrazio per la disponibilità, la piacevole chiacchierata su temi diversi e una visione nuova sul mio paese d’adozione.