Home > Sudamerica > Colombia > Marcela e il suo amore per l’arte, da Bogotà a Barcellona

Siamo sempre in contatto con Marcela, una pittrice argentina che vive a Barcellona. L’abbiamo intervistata due volte, e per questo mese dedicato alla carriera in espatrio vi riproponiamo la sua ultima intervista, perchè il modo in cui Marcela gestisce la sua vita professionale è molto interessante e sicuramente sarà fonte di ispirazione per molte di noi che girano il mondo. Marcela è sempre a Barcellona, però a causa della crisi che ha colpito la Spagna ha dovuto mettere temporaneamente da parte la pittura e reinventarsi in qualcosa di diverso. Noi diciamo sempre che la flessibilità è l’elemento più importante in una carriera portatile, e con la sua nuova iniziativa Marcela ha dimostrato di averne tantissima: attualmente infatti Marcela si è trasformata in creatrice di cosmetici naturali a base di olio di oliva e altri prodotti naturali. Da tre anni circa in Spagna va molto di moda creare i cosmetici a casa propria. Marcela ha saputo sfruttare il momento e ora vive di questo. Insegna anche alle donne del suo paesino, Rellinars, a riciclare l’olio di cucina usato e trasformarlo in sapone liquido per la lavatrice o in pastiglie (come facevano le nonne), dato che il posto, sperduto nelle montagne, non ha impianti depurativi, ed è quindi ancora più importante risvegliare la coscienza ecologica negli abitanti.

Marcela ha avviato una scuola online per raggiungere ancora più donne desiderose di creare i propri cosmetici naturali al 100%. Usa un sito web dal quale insegna a distanza e arriva nella comodità delle vostre case.

Visitate il sito web di Marcela, una vera delizia: http://www.marcelaburgos.com/

Bravissima Marcela! 

Ottobre 2013

 

Intervista originale:

Marcela, pittrice argentina che conoscevamo già attraverso la sua prima intervista (in spagnolo), “Marcela, pintora argentina radicada en Colombia”, raccolta da Claudiaexpat nell’ottobre del 2006, torna a raccontarci il seguito delle sue avventure nel mondo, il suo addio a Bogotà, il suo recente arrive a Barcellona, la sua ricerca di nuovi spazi per continuare a sviluppare la sua arte, i suoi sogni, le sue nostalgie e il suo amore per l’Europa. 

E come sempre ci contagia con la sua energia, la sua voglia di continuare a crescere, il suo amore per l’arte e per la vita! 

Grazie Marcela! 

MarcelaNella tua intervista precedente ci raccontavi dei lavori che avevi realizzato a Bogotà. Cosa ti ha spinto a trasferirti a Barcellona?
Il motivo principale è stata l’insicurezza nel paese, che pesava sul lavoro di mio marito. Per quanto mi riguarda invece, il mercato dell’arte decorativa ha cominciato a cadere, e lavorare dieci mesi per organizzare un congresso al quale la gente non può partecipare perchè non ne ha i mezzi economici era diventato impossibile. Molte imprese non trovavano i fondi per montare i propri stand e tantomeno farsi pubblicità, l’ultimo anno la situazione economica era ulteriormente peggiorata e le entrate non coprivano più i costi dell’evento. Abbiamo dovuto inventarci di tutto per far fronte alle spese. Tengo a sottolineare che nonostante tre anni d insistenze, non ho ottenuto alcun supporto da parte del Ministero della Cultura, nè da imprese di arte private, anche se Aerolíneas Argentinas, Aviatur e Televisa hanno contribuito alla realizzazione del terzo congresso.
Hai avuto difficoltà ad inserirti nell’ambiente artistico di Barcellona?
Sì, e sostanzialmente perchè qui non conoscono la pittura decorativa come in America. Qui quest’arte si applica solo alle pareti, con qualche spennellata qua e là. Ho percorso tutta la città e sono rimasta molto delusa nel non trovare colleghi, e dedurre quindi che qui non esiste mercato per la pittura decorativa e che trovare lavoro nel mio campo sarebbe stato molto difficile. Dovevo trovare urgentemente un piano B. D’altro canto il catalano è piuttosto introverso, è difficile portarlo a socializzare; riuscire a cominciare una chiacchierata per avere contatti durante un’inaugurazione, ad esempio, è un compito tipo “mission impossible”. Sono stata invitata a qualche evento di questo tipo e le uniche parole che sono riuscita a scambiare sono state “champagne?”, “sì grazie”, anche se sono riuscita a chiacchierare un po’ con l’artista espositore.

Noti delle differenze con l’ambiente dell’arte di Bogotà?
A Bogotà non ero molto inserita nel mondo dell’arte plastica, mi muovevo bene nell’ambiente dell’arte decorativa e della manualità, non è facile entrare da soli nel circolo chiuso delle gallerie d’arte e dei loro artisti. Anche se devo dire di aver partecipato a molti eventi e inaugurazioni a Bogotà. La gente dell’ambiente là è più aperta, franca e socievole, a volte restavo di sasso quando dopo aver parlato con qulacuno mi dicevano “sai con chi hai parlato??”, “ooops!”.
Comunque il profilo dell’artista eccentrico e spontaneo si ritrova in tutto il mondo, è un marchio che non conosce frontiere.

Sei entrata in contatto con altri artisti latino americani?
Non del mio campo. Mi sono trovata con ex alunni che emigrarono da Buenos Aires più di sette anni fa, e anche loro non han trovato modo di commercializzare quest’arte. Ho conosciuto l’artista messicano Héctor Velásquez a una mostra delle sue sculture, e Anna Castagnoli, illustratrice italiana, con Ignasi Blanch e Pablo Prestifilippo, illustratori spagnoli di storie per bambini. Ho anche parlato con compatrioti in varie mostre a Barcellona, come gli illustratori Ciruelo, Rebeca Luciani e Gustavo Roldán, che oggi sono molto famosi in Europa.

Hai nuovi progetti ?
Sì molti, solo che è difficile è organizzarli in ordine di priorità e fattibilità. Tutti ruotano ovviamente intorno all’arte, per me è impensabile poter fare qualcosa che mi separa dalla creatività o dai pennelli. Per il momento continuo a dare lezioni di pittura decorativa a Madrid, e in ottobre a Valencia, e se tutto va bene dovrei riuscire a raggiungere altre città spagnole, questa è l’idea.

Come ha influito il trasloco sul tuo lavoro?
All’improvviso quando si è sparsa la voce del fatto che partivo, sono spuntate alunne da tutte le parti, e io non avevo tempo per dare molte lezioni, dovevo trasferirmi due mesi dopo, ma comunque sono state entrate che mi hanno aiutato parecchio. Ho fatto lezione fino a una settimana prima del trasloco, è stata dura separarmi dalle mie alunne, si creano amicizie molto forti.
Cosa ti manca di più di Bogotà e di Buenos Aires?
Quello che senza dubbio mi manca di più di ogni posto in cui ho vissuto sono gli affetti, la gente che dà tutto senza chiedere niente in cambio, che ti accompagna sul tuo cammino senza recriminare e che ti fa sentir felice con piccole cose, gli amici e le amicizie che si formano nel giro di poche ore tra i pennelli. Mi mancano le cose folli che vengon fuori quando noi migranti mescoliamo i nostri cuori. A volte mi piacerebbe tornare a sentire sapori, profumi, colori e suoni tanto speciali e unici dei vari posti, e tornare ad essere lì.

Di Buenos Aires mi manca il mate con mio padre e i miei fratelli, i compleanni dei nipoti, i matrimoni, abbiamo una famiglia enorme con origini metà italiane e metà spagnole. Il mate e il barbeque con gli amici. Anche le passeggiate a Puerto Madero, San Telmo o i centri commerciali, ci sono posti molto belli a Buenos Aires, queste librerie enormi, come l’Ateneo. Mi mancano anche gli incontri di arte decorativa e le sue mostre, le lezioni e i colleghi. Sentir parlare con la “cantilena” tipica della mia gente.

Di Bogotà mi mancano gli amici con cui ci riunivamo per fare le grigliate tra argentini e colombiani, e a prendere il mate in pomeriggio. Dei sabati mi mancano le chitarre, il canto, la salsa e il merengue. Il caffè con lo zucchero di canna, le frittate di mais, il vallenato, il cioccolato con formaggio, la fagiolata e l’ajiaco. Gli arcobaleni nelle valli orientali, il punch di cannella al belvedere dalla Paloma, la varietà della frutta. Insomma, tante cose semplici e belle come la gente…dimenticavo le Chivas e i giri in bici di domenica, che sono la cosa più divertente.

Che cosa ti attrae e riempie di aspettativa in questa nuova avventura europea?
Mi piace il modo in cui definisci questa nuova fase di vita di una migrante, un’avventura. Ed è proprio come la vediamo noi, una sfida per crescere, scoprire e vivere un po’ come Indiana Jones. Insomma, un po’ per scherzo e un po’ seriamente, la vita non è vita se non si corre qualche rischio e non la si vive pienamente.
Tornando alla domanda, penso che la maggior parte dei migranti cerchi le stesse cose, trovare il proprio posto, e un’opportunità di realizzare i propri sogni. Ma quello che più mi piace è vivere in un paese dove si può raggiungere la cima della piramide di Maslow, dove questa non è un’utopia come nei paesi in via di sviluppo, dove stare nella seconda fascia è già sufficiente per sentirsi realizzati. Basta vedere com’è mal distribuita la ricchezza in quei paesi, lì le opportunità sono per pochi, lo studio un privilegio e non un diritto, e lo stesso è vero per altre cose, cose che mi fanno male quando guardo al mio paese. In secondo luogo e non meno importante per me è vivere in cerca dell’arte, delle opportunità, della cultura e della storia. Passerei la vita viaggiando e conoscendo posti e persone. Solo camminando per le rambla a Barcellona mi sento come nella torre di Babele.
Vorrei terminare con una bella poesia di Eladia Blázquez. Spero che vi piacerà.

Honrar la vida

¡No! ¡Permanecer y 
transcurrir no es perdurar, no es existir,

ni honrar la vida! 
Hay tantas maneras de no ser, 
tanta conciencia sin saber,
adormecida…
Merecer la vida no es callar
y consentir tantas injusticias repetidas…
Es una virtud, es dignidad
y es la actitud de identidad
más definida.
Eso de durar y transcurrir
no nos da derecho a presumir.
Porque no es lo mismo que vivir…
Honrar la vida.
¡No! ¡Permanecer y transcurrir
no siempre quiere sugerir
honrar la vida!
Hay tanta pequeña vanidad
en nuestra tonta humanidad
enceguecida.

Merecer la vida es erguirse vertical,
más allá del mal, de las caídas…
Es igual que darle a la verdad
y a nuestra propia libertad
la bienvenida…
Eso de durar y transcurrir
no nos da derecho a presumir,
porque no es lo mismo que vivir…
Honrar la vida

Grazie Marcela, buona fortuna nel tuo lavoro e continua come adesso a “Onorare la vita!”. 

Intervista di Rupexpat
Atene, giugno 2008