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Calendau en Prouvenço (Natale in Provenza)

Lasciate che vi racconti Calendau al paese dei Santoun. Lasciate che vi porti nel cuore del mio paese, arroccato nelle pieghe di azzurre colline, accarezzato dal Mistrale e dalla Tramontana, carico di profumi e leggende. E rivivete con me i miei Natali…..

Il periodo natalizio va dal 4 dicembre, giorno della Sainte Barbe, al 2 febbraio, giorno della Candelaria.

E’ un periodo molto importante per i provenzali, periodo di gioia, allegria, comunione e incontri, carico di simboli religiosi e pagani. Inizia una lunga preparazione…..
Tutto comincia il 4 dicembre, giorno in cui i bambini preparano il grano della Sainte Barbe: si semina il grano su una base di cotone imbevuta d’acqua, su piattini o pigne di pino. Mantenuto al caldo per tutto il mese, il grano crescerà e annuncerà una buona raccolta per l’anno a venire. Il 24 dicembre sarà il re della tavola.

Bisogna anche pensare a preparare il presepe. Le famiglie si recano nei boschi a raccogliere il muschio che fungerà da erba, i rami di bosso, di cipresso, di lichene, che serviranno per fare gli alberi, le piccole rocce, la corteccia dei pini. Si fa il giro delle fiere delle statuine del presepio che si svolgono nelle varie città e in molti villaggi al suono dei pifferi, pifferi di Provenza e tamburelli. Delle vere meraviglie… Il presepe in effetti è la ricostruzione di un villaggio provenzale dell’epoca della nascita di Gesù, perchè una leggenda provenzale vuole che Gesù sia nato in Provenza. Le statuine del presepe (lou santoun, piccoli santi) sono tipicamente provenzali, fatti d’argilla; i più grandi sono vestiti con costumi tradizionali e sono delle vere opere d’arte. Rappresentano gli abitanti del villaggio, gli animali, le corporazioni dei vari mestieri, ma anche i personaggi del Natale. I provenzali amano rivaleggiare sulla bellezza dei loro presepi, ce la mettono tutta nel prepararli e li mostrano con orgoglio a chiunque desideri vederli. I presepi aperti a tutto il pubblico si possono ammirare nelle chiese e nei municipi.

In questo periodo ci sono anche le pastorali calendali, rappresentazioni in costume tradizionale del presepe, le veglie dove i narratori fanno sognare i piccoli e anche i grandi, i mercati di Natale dove si trovano tutti gli ingredienti delle loro future feste.

Ed eccoci dunque alla sera del 24 dicembre, tutta la famiglia, in senso allargato, è riunita per il pasto più importante dell’anno per i provenzali. Pasto magro perchè la vigilia di Natale è un giorno d’astinenza in Provenza, ed è anche il più fastoso e il più simbolico : Lou Gros Soupa (la grande cena) !

Le Gros Soupa
La tavola è apparecchiata, vicino al camino. Ma che tavola! Tre tovaglie di un bianco immacolato si sovrappongono. 3 candelabri le illuminano. I 3 piatti di grano della Sainte Barbe vi troneggiano. Il bianco per la purezza, il numero 3 per la Santa Trinità. La ceramica più bella s’impone e vengono disposti dei piatti supplementari, per i poveri che passeranno di lì, per i cari lontani, per chi è invitato all’ultimo minuto da un membro della famiglia e che prenderà il suo posto in tutta semplicità.
Natale Provenza2Allora comincia il rito du cacho-fio, simbolo del fuoco nuovo, del nuovo anno. Il più anziano della famiglia prende il primo pezzo di legno, spesso in olivo o marasco, tagliato durante l’anno. Per tre volte, ci versa sopra del vino nuovo, e poi con l’aiuto del più giovane della famiglia, fa 3 volte il giro della tavola mentre tutti cantano “Alegre, alegre, cacho fio ven, tout ben ven, a l’an que ven se sian pas maï, que fuguen pas mens” (allegria, allegria, il cho-fio arriva, tutto va bene, all’anno che arriva, e se non saremo più, non saremo neanche di meno!). Poi depone il pezzo di legno nel camino e accende il fuoco con un tizzone del pezzo di legno usato nel rito dell’anno precedente e che è rimasto custodito gelosamente. Una volta che il legno è acceso, si può cominciare con la cena: omelette di piccoli carciofi, cardi alla bechamelle, merluzzo ai porri, sedano alle acciughe, lumache, sanguinaccio, baccalà di merluzzo alla provenzale con foglie di spinaci. La cena è molto animata, si ride e si beve tanto quanto si mangia, ci sono racconti e canti di Natale, senza dimenticare “la coupo sancto” (l’inno provenzale).

Natale Provenza3I tredici dessert rappresentano le cena (i 12 apostoli e Gesù) e i più importanti sono la Pompa all’olio, una deliziosa brioche all’olio d’oliva e ai fiori d’arancio, e i “4 mendicanti“, noci, mandorle, fichi e uvette secche, che rappresentano i francescani, i carmelitani, i domenicani e i cappuccini, per via del loro colore che ricorda il saio dei monaci mendicanti. Quindi, a scelta, seguono i Calissons d’Aix (dolci a base di mandorle), il torrone bianco e nero, le arance, mele e melone, i mandarini, i croccanti alle mandorle, le torte al miele e pinoli, i canditi, etc…. tutta una tavola di delizie acommpagnate da vino cotto e liquori. La tavola non si sparecchia prima di essere tornati da messa perchè si dice….. che gli angeli vengono a mangiar le briciole.

La messa di Mezzanotte
Praticanti e non ci si ritrovano con piacere, perchè è realmente bella. In alcuni villaggi viene ancora celebrata in Provenzale, per il grandissimo piacere di tutti. Le chiese sono adornate con rami di pino, nastri e candele, si canta accompagnandosi coi pifferi, i pifferi di Provenza e i tamburelli. Al ritorno dalla messa si mette nel presepe la statuina principale, il bambino che è appena nato. I bambini non dimenticano di mettere vicino all’albero dei biscotti e del vino caldo per Babbo Natale.

Il 25 dicembre ci si riunisce di nuovo, si mangiano carne e selvaggina, e i pasti sono eterni. I bambini, al risveglio, troveranno ai piedi dell’albero tutti i regali che Babbo Natale ha lasciato.

Durante tutto il mese di gennaio continuano le pastorali, che terminano il 2 febbraio, ben oltre l’arrivo dei Re Magi e la degustazione dei biscotti. Allora si può festeggiare la Candelaria, festa della luce, ma….. questa è un’altra storia…..

Buon Natale a tutti, e all’anno prossimo…

Grazie a Sophie, Nuova Caledonia