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Anna, “AnnaSole” sui forum, ha partorito il piccolo Marco in Bahrain. Qui ci racconta in modo dettagliato la sua esperienza. Grazie Anna!!

Partoriresti a Bahrain? Se me lo aveste chiesto al mio arrivo nel 2004, al mio primo espatrio con due bimbi di 4 anni e 1 anno e mezzo, la risposta sarebbe stata: MAI.

I casi della vita.

L’11 febbraio 2008, in una notte di fitta nebbia, ecco venire al mondo Marco il mio terzogenito, cercato, desiderato e amato. Ha riempito la mia vita di gioia e orgoglio. Nel mio intimo, da sempre, mi vedevo madre di tre. Negli ultimi anni disperavo di riuscirci sia per l’età, che inesorabilmente avanzava quasi come un ghigliottina, sia per l’espatrio.

Mi spiego. L’espatrio è arrivato per necessità. Mio marito era sempre all’estero, i bimbi gli parlavano per telefono solo la prima settimana da quando partiva e poi lo ignoravano, quasi volessero affermare che non avevano bisogno di lui, che potevano vivere senza. In realtà ci mancava moltissimo e purtroppo stava diventando quasi un extraterrestre. L’espatrio ci è parsa l’unica soluzione per essere una vera famiglia. A differenza di mio marito, che fin da ragazzino sognava di viaggiare e vivere all’estero, io l’ho sentito come un peso, come un grande sforzo che mi veniva richiesto ineluttabile e improrogabile. Se aggiungete lo scoglio linguistico otterrete un una visione sufficientemente chiara della mia situazione e capirete meglio la mia risposta MAI un parto a Bahrain.

Superato lo scoglio linguistico, valutato gli ospedali bareniti come accettabili, eccomi catapultata in una gravidanza+parto in Medio Oriente, cosa che non avrei mai immaginato possibile.

Durante la vacanza estiva in Italia ho approfittato per fare esami e visite con il ginecologo che già aveva seguito per le precedenti gravidanze. Rassicurata dagli esiti sono ritornata in Bahrain. Tutto è andato bene fino a gennaio quando alla 36esima settimana la ginecologa che mi aveva seguito lascia il paese per tre mesi senza darsi pena di avvisarmi, ma semplicemente facendomi trovare una sostituta al momento della periodica visita di controllo. Trattandosi di ospedale privato dove tutto  è a pagamento e il paziente è considerato un cliente come per qualsiasi azienda, ho perso la necessaria fiducia paziente-medico e scioccata dalla non professionalità della dottoressa e non ultimo dell’ospedale, ho lasciato la struttura che mesi prima avevo scelto anche perchè vicina all’ospedale pubblico Samania dove vi è il reparto di neonatologia per i casi più gravi.

Scartati gli ospedali più distanti come Bahrain Specialist Hospital e American Mission Hospital perchè avevo la sensazione che avrei avuto un parto veloce e gli ospedali che non accettano puerpere dopo la 36esima settimana come Awali Hospital, eccomi approdare a Bahrain International Hospital. Marco è nato l’11 febbraio in una notte nebbiosissima, dopo un ora e mezza dalla prima doglia. Ci abbiamo impiegato quasi 20 minuti a raggiungere l’ospedale anzichè i 5 necessari normalmente a quell’ora. La ginecologa è stata avvisata a casa immediatamente al mio arrivo in ospedale, ma non ha fatto in tempo ad arrivare. Ho così partorito con mio marito e una ostetrica in una sala parto che  è sempre pronta. Ho dato alla luce Marco in uno dei momenti della mia vita più carichi di dolore fisico e di gioia immensa che si possa immaginare. Sono andata in panico quando per pochi secondi non ho sentito Marco piangere. Ho abbracciato Marco ed è stato bellissimo. Non volevo lasciarlo andare, ma poi mio marito con dolcezza mi ha convinto. Lui era tranquillo e pacioso.

La mia dottoressa non ha fatto in tempo neanche ad arrivare per darmi i pochi punti necessari per una piccola lacerazione che ho avuto durante il parto. Per fortuna un’altra ginecologa, che seguiva la sua paziente nell’altra sala parto, ha fatto un salto da me a cucirmi. Ritornata nella mia camera le ostetriche mi hanno portato Marco a vedere, dormiva tranquillamente, esausto. Anche la mia ginecologa è arrivata trafelata scusandosi, ma per la nebbia non era riuscita a far prima.

Solo giorni dopo mi sono resa conto che non c’era alcun pediatra in sala parto e deduco neanche nell’intero ospedale visto che al mattino mi hanno detto che aspettavano il pediatra per le otto per far visitare il mio bambino per la prima volta.

Nel mio caso tutto è andato bene come sarebbe andato bene se avessi partorito a casa con l’ostetrica. Non fatemi pensare a cosa sarebbe potuto succedere. Vi ho raccontato la mia storia così dettagliatamente per farvi riflettere. Non date mai niente per scontato quando vi informate sugli ospedali, seguite il vostro istinto.

 

Anna
Bahrein
Febbraio 2009