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Questo articolo di Stéphanie, una giovane amica di Expatclic, risale a novembre 2003, ma dato che i ricordi d’infanzia non hanno scadenze, lo traduciamo oggi per voi. Stéphanie è francese ed è cresciuta in espatrio tra l’Algeria e la Costa d’Avorio.

Sono arrivata ad Algeri all’età di tre anni. Non ho ricordi del viaggio, forse giusto dei flash di immagini d’aereoporti e delle impressioni generali.

Siamo arrivati in agosto, credo, in ogni caso in piena estate, cosa da evitare!!!

Dato che il caldo era difficilmente sopportabile, siamo andati in spiaggia e abbiamo mangiato dei gelati, di questo mi ricordo, dei gelati all’italiana!
Quanti errori il primo giorno: insolazione e dissenteria del viaggiatore (la catena del freddo non è stata rispettata!!!). Mio padre ci ha curate tutta la sera, prima di andare a mangiare degli spiedini che l’avrebbero fatto star male a sua volta.  Un soggiorno cominciato sotto i migliori auspici!!!

La storia vuole che per tre mesi non abbiamo avuto una casa. I nostri genitori sono andati da un hotel all’altro con due bambini e un cucciolo di pastore tedesco durante il mese di Ramadan. Per tre mesi abbiamo mangiato pecora e peperoni, forse anche per la prima colazione (capisco bene la mia difficoltà attuale a ingoiare questi prodotti!).

Ma tutto questo non mi ha lasciato dei cattivi ricordi, i miei genitori hanno sempre fatto tutto il possibile per proteggere me e mia sorella, che aveva sei anni.

E’ giustamente a causa o per meglio dire grazie a questa protezione che io ho solo dei bei ricordi. Anche i più brutti si sono trasformati in bei ricordi perchè ce la siamo cavate.

Mi ricordo che all’epoca le madri facevano gli acquisti in catena. Infatti non c’erano tutti i prodotti in uno stesso posto: una andava a far la coda per le banane e le patate, ma era obbligata a comprare allo stesso momento anche le cipolle, ad esempio, prima che i venditori finissero il loro stock!!! Altre cercavano di trovare il formaggio: una volta si è sparsa la voce che c’era un supermercato (molto relativo) che stava aprendo e aveva del formaggio. Ci sono andata con mia madre, e aveva degli scaffali a perdita d’occhio (di bambina) vuoti con due o tre tristi confezioni di gruviera….

Mia madre andava a far la spesa in un mercato fangoso, un paradiso per le mosche e i gatti, ma le persone erano le più gentili, salvo forse quando facevano scoppiare le gomme delle macchine!!!

Poi andavamo da un giardiniere che vendeva direttamente la sua frutta e verdura, sua figlia era diventata nostra amica, e tra una fragola e l’altra imparavamo i nomi dei vari fiori… per me i più impressionanti erano le bocche di leone.

Non si trovava tutto, certo, ma che felicità quando qualcuno portava un salame dalla Francia, una scusa per incontrarsi!! A scuola l’amichetto preferito delle ragazzine era quello che aveva delle tavolette di cioccolato Milka.

In Francia ci costava andare dai vicini anche solo per dividere un pezzo di salame, mentre in Algeria era comune dividere sempre tutto… Da bambini comunque non abbiamo mai veramente sofferto per questa mancanza di salumi, e poi… i dolci arabi erano talmente buoni!!!

Mio padre ci aveva portate all’inaugurazione dei giochi mediterranei. Eravamo i soli francesi, ero sulle spalle di mio padre per assistere alla sfilata dei partecipanti: c’era molta musica, canti e colori.

Abbiamo anche conosciuto festività come l’Aid el kébir (la festa del sacrificio), prima in una città dove avevamo degli amici: le pecore venivano sgozzate sotto ai nostri occhi sgranati, un’altra volta nel giardino a fianco del nostro, era affascinante vederlo fare, ma forse non altrettanto raccontarlo!

L’Algeria è un paese favoloso, cosa che può sembrare scioccante oggi, visto gli avvenimenti, ma per cominciare il clima è dei più piacevoli: si può andare al mare, dove passavano i nostri fine settimana, e in montagna, dove, se si è fortunati, si ha la neve. Le mimose avevano un profumo buonissimo… era tutto colori e profumi.

A scuola imparavamo l’arabo letterario, mi piaceva molto ed era bello da scrivere. Non è tuttavia la lingua di tutti i giorni, e in Marocco, ad esempio, è un’altra storia ancora, dunque non ci ritrovavamo molto.

Gli aspetti brutti della scuola?? Gli insegnanti (alcuni favorivano gli alunni i cui genitori potevano dar loro ad esempio degli elettrodomestici).
Gli aspetti belli? Non ci è mai parso strano di avere tante nazionalità diverse in una sola classe.

Quando i miei genitori dovevano lasciarci, andavamo spesso da un’amica algerina che viveva con le sue due sorelle in un quartiere popolare alla periferia. Giocavamo con i bambini del quartiere, loro farfugliavano in francese e noi in arabo… e non importa la lingua, il gioco del mondo resta il gioco del mondo.

I miei ricordi più belli sono legati ai nostri viaggi nel deserto, ne facevamo di piccoli. Una volta coi miei nonni abbiamo dormito da gente del posto, ci hanno prestato delle coperte, e mi pare che avessimo dormito per terra, e il mattino dopo, che gioia per i bambini, siamo stati svegliati dal canto delle rane. Eravamo a Béranger, credo, alle porte del gran deserto, vicino a Gardaia, che è la vera “entrata”.

Gardaia è la città che abbiamo visitato più spesso. Mio padre diceva che poteva anche fare la guida turistica ad occhi chiusi, dal mercato alla moschea, passando per i negozietti.

Il mio posto preferito era l’oasi vicina, Béni Issgen. Era un piccolo paradiso di verde e freschezza, con delle pecore che passavano tranquille di lì, un asino che faceva girare la ruota di un pozzo per prender l’acqua, dei muri di terra, grandi e non troppo alti, dove potevamo arrampicarci per fare il giro del recinto.

Nel 1979 abbiamo fatto il viaggio più grande fino a Timimoun dove la terra è rosso laterite, con degli amici di Algeri e della Francia. Quella è stata senza dubbio la vacanza di Natale più bella, nonostante gli insabbiamenti, le stanze d’hotel già occupate, ecc.

Abbiamo visitato delle oasi, siamo saliti sulle dune più alte, abbiamo visitato un museo con tutti gli “animaletti del deserto”, raccolto delle rose del deserto e dei geodi, visto dei bellissimi tramonti, delle distese di sale…

Vicino ad Algeri siamo andati a vedere la tomba dell’ultima nipotina di Cleopatra, io pensavo che fosse la grande Cleopatra ed ero affascinata.

Ovviamente non avevamo televisione. A volte non avevamo neanche elettricità o acqua. Per questo avevamo sempre delle taniche e delle bottiglie in frigorifero.

L’acqua che si ferma quando siete sotto la doccia fa imbestialire, ma in fondo basta un po’ d’organizzazione! In Francia sarebbe inaccettabile, niente fuori dall’ordinario è accettabile, ed è logorante!

L’aspetto più problematico è quello della salute e dell’igiene in questi ambienti. La mia sorellina che è nata nel frattempo (1979) ha avuto delle convulsioni a sei mesi: fortunatamente avevamo un amico medico algerino molto competente. Mia madre ha dovuto passare una notte all’ospedale, forse la peggiore della sua vita, e delle nostre, visto il posto nella quale l’han lasciata.

Il reparto ginecologia era infestato da “animaletti”, le madri tenevano i propri figli ben stretti. Io mi sono fatta un buco in testa, mio padre all’epoca si occupava di materiale ospedaliero e per fortuna è stato lui a farmi la radiografia quando ha visto i dottori che si fumavano una sigaretta sotto alle macchine. E non vi dirò cosa c’era nella sala d’aspetto, non si può raccontare. Mio padre e un suo amico tentavano di tapparmi gli occhi ma a sei anni il sangue è affascinante. Questo succedeva tempo fa, all’epoca avevo sei anni, spero che le cose adesso siano cambiate.

L’adolescenza in Algeria era forse più difficile: io ho lasciato Algeri a 11 anni, giusto in tempo, in effetti. Mia sorella di 14 anni non era più tanto libera se usciva, e già a 8/9 anni non ci si metteva più in calzoni corti. Il solo film che ho visto al cinema è stato “Couleur menthe à l’eau”, che aveva sconvolto le folle!!!!!
Fare il bagno nel fiume non era sempre tranquillo.

Le “boums” (feste, n.d.t.) (non so come si dica oggi!!) si facevano da amici, i genitori ci portavano e venivano a riprenderci, mentre in Costa d’Avorio prendevamo un taxi senza nessun problema.

La Costa d’Avorio è giustamente l’opposto dell’Algeria, penso, per una donna o una ragazza. Ci ho fatto la maturità, ed è stato l’anno della spiaggia, delle feste, delle passeggiate fuori dalla città in piena libertà e senza tabù.
Andavamo a un campeggio kakpin in una riserva, dove purtroppo c’erano quasi più cacciatori che animali.

Ma questa è un’altra storia e ve la racconterò in un prossimo episodio!!!


Traduzione dal francese a cura di Claudiaexpat

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