Home > Vita d'Expat > Animali > Salute e animali domestici in espatrio (e altrove)

Carla è un’amica italiana di Skopje, con una lunga esperienza di Medicina d’Emergenza alle spalle. Silviaexpat le ha chiesto di spiegarci meglio quali piccoli rischi di infezioni o altro possono verificarsi nel caso di appassionate convivenze con gli amici a quattro zampe che dividono con noi le gioie (e le malinconie) dell’espatrio…

Animali4Forse gli aspetti meno piacevoli legati alla presenza di un animale in casa sono quelli connessi alle malattie che questi possono trasmetterci, le cosiddette “zoonosi trasmesse da animali domestici”.
Per non creare inutile allarmismo è bene però sottolineare fin dall’inizio che, a fronte di una vasta diffusione degli animali domestici e di stretti contatti tra animale e membri della famiglia, le zoonosi “pet -acquisite” sono piuttosto rare, non sempre riconosciute in quanto i sintomi spesso sono sfumati ed altrettanto spesso hanno un decorso auto-limitante, cioè tendono a risolversi spontaneamente. I maggiori responsabili di queste zoonosi sono i cani ed i gatti, mentre animali domestici quali piccoli roditori, pesci d’acquario, uccelli e rettili, sono implicati solo in una piccola percentuale di casi.
Ma quali sono queste zoonosi e quali sono le precauzioni che dobbiamo adottare?
Qui prenderemo in considerazione solo alcune delle malattie più comuni mentre per informazioni dettagliate su sintomi e terapia di altre possibili infezioni è necessario fare riferimento al vostro medico e/o veterinario, in presenza di eventuali disturbi.

Dunque cominciamo parlando dei parassiti intestinali, cioè di quei “germi” che piuttosto spesso vivono nell’intestino di cani e gatti. Si ritiene che il 50% dei nostri cani ospiti almeno un parassita intestinale e che il 15% emetta attivamente con le feci il Toxocara canis. L’infezione nell’uomo, provocata da questo parassita, viene diagnosticata piuttosto raramente perché nella maggior parte dei casi il decorso è sub-clinico. Nei bambini potrebbero essere presenti sintomi sfumati quali febbre, tosse, arrossamento cutaneo e rallentamento della crescita.

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Un altro parassita, (Larva migrans), può invece infettare la nostra cute attraverso terra contaminata dalle feci dell’animale infetto. Ne risulta una dermatite con prurito ed arrossamento “serpiginoso” della cute. Il decorso dell’infezione, solitamente auto-limitante, può essere abbreviato da una terapia topica adeguata.

Passando ai nostri amici gatti, questi possono ospitare nel loro intestino il Toxoplasma, il parassita che causa la ben nota Toxoplasmosi. Si tratta di una malattia che può essere acquisita in 3 diversi modi:

-mangiando carne cruda o poco cotta, soprattutto di maiale;
-ingerendo le cisti del parassita che possono contaminare le feci di gatto o di altro animale selvatico
-per via trans-placentare

 

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Per quanto riguarda quest’ultima modalità di trasmissione sappiamo che può causare anomalie congenite nel nascituro, anche se è vero che la maggior parte dei bambini contagiati per questa via non dimostra anomalie significative. E’ comunque opportuno durante la gravidanza limitare i contatti con i gatti ed evitare i contatti con le loro feci.

Se parliamo invece di batteri vorrei ricordare il Campjlobacter jejuni che è una della cause più frequenti di diarrea nell’uomo e che può infettare, tra gli altri, anche cani e gatti. L’infezione umana acquisita dal cucciolo di casa è infatti piuttosto rara. Tuttavia la presenza nello stesso nucleo famigliare di persone e animali con gli stessi sintomi, dovrebbe far sorgere il sospetto di una zoonosi pet-acquisita. In questi casi è bene aumentare le misure igieniche personali, contenere (se possibile) lo stretto contatto bambino-animale ed evitare il contatto con le feci animali.

Animali3Un altro batterio che potrebbe interessarci è lo Streptococco che può essere trasmesso da pet infetto a uomo. Quindi fate attenzione perchè una faringite streptococcica ricorrente, documentata con tampone faringeo, potrebbe originare dall’animale di casa. Se questo viene dimostrato (va consultato il veterinario) anche il nostro “amico” dovrebbe essere sottoposto alla terapia antibiotica eradicante come i membri della famiglia infetti.

Riguardo invece agli ospiti indesiderati che i nostri amici ci portano in casa, ricordatevi di controllare periodicamente la pelliccia dei vostri animali perchè potrebbe ospitare zecche e pulci. In questo caso è bene eliminare questi parassiti che possono infettare anche l’uomo o veicolare all’uomo altre malattie, oltre che naturalmente dar fastidio anche ai nostri amici a quattro zampe.

Animali2Uno spazio a parte merita invece l’argomento relativo ai morsi d’animale. Può sempre capitare che il nostro “amico”, soprattutto se provocato, risponda mordendo il “cucciolo d’uomo” o il suo “padrone”. Più attivi in tal senso sono i cani, responsabili del 70-90% dei morsi d’animale denunciati, mentre i nostri mici sono meno “reattivi” (3-15% dei morsi). Tuttavia sono proprio i morsi dei gatti quelli che più spesso sono complicati da infezioni dei tessuti lacerati. Cosa fare dunque in caso di morso provocato dal nostro animale?

Prima di tutto lavare accuratamente la ferita e coprirla con una garza(sterile se possibile). Poi rivolgersi ad un medico (soprattutto se la ferita è profonda) in quanto è necessario valutare la profondità della stessa, l’integrità di articolazioni, tendini, muscoli e vasi. Se poi il rischio d’infezione dovesse venire considerato alto (a causa del gatto e/o delle caratteristiche della ferita) si potrebbe rendere opportuna una terapia antibiotica per bocca.
Come sempre in questi casi è indispensabile l’immunità contro il tetano.

 

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A questo punto vale la pena aprire una parentesi sulla rabbia silvestre.
Questa malattia, sebbene piuttosto rara tra cani e gatti domestici, si sta diffondendo tra gli animali selvatici. Di conseguenza, ogni morso provocato da animali di strada ma anche domestici dei quali non sia disponibile la documentazione sull’avvenuta vaccinazione anti-rabbica, è causa di allarme.
La regola generale è la seguente: fino a prova contraria, cioè fino a che non è possibile dimostrare che l’animale in questione non ha la rabbia, esso va considerato comunque come affetto da tale malattia.
Come stabilire se l’animale ha o no la rabbia?
Se si riesce ad isolare e catturare l’animale responsabile del morso, generalmente due sono le modalità:
-con quarantena di 10 giorni ed osservazione dei cambiamenti comportamentali.
-con esame del suo cervello post-mortem.

Per ogni evenienza, se non è possibile accertare lo “stato” dell’animale la vittima di morso dovrebbe essere sottoposta a profilassi antirabbica.

Per capire quali sono le leggi in merito, quali i trattamenti nella profilassi anti-rabbica e che tipo di controllo esiste sulla popolazione canina e felina della città vi conviene informarvi all’arrivo presso le autorità competenti del vostro paese di accoglienza.
Carla
Skopje, Macedonia
Aprile 2008