Home > Famiglia e Bambini > Bambini > Sara a New York – un’adozione tutta internazionale

Sara, un’italiana che vive a New York con suo marito, australiano, ha adottato Sebastiano in Guatemala, e ci racconta la sua esperienza. Grazie Sara!!!

 

Mi chiamo Sara, sono italiana e ho la cittadinanza americana. Sono sposata a un australiano, che a sua volta ha da poco cominciato la pratica per ottenerla. Viviamo a New York con Sebastiano, il nostro bimbo di 7 mesi che abbiamo adottato in Guatemala.

Si è trattato di un’adozione internazionale regolata dalle leggi americane. Vi racconto come funziona la cosa. L’adozione internazionale a partire dagli States si fa in due fasi. Durante la prima fase la coppia paga un’assistente sociale (social worker) che diventa in tutto e per tutto una persona contrattata che deve svolgere il lavoro per conto della coppia. Questo social worker prepara un dossier che contiene tutte le informazioni riguardanti la coppia (chi siamo, da dove veniamo, la nostra storia famigliare, ecc.), visita la casa, mette insieme tutti i documenti necessari, come certificato di nascita e di matrimonio, che poi sottopone all’esame del governo americano per stabilire sostanzialmente se i richiedenti sono dei potenziali buoni genitori. Tutti questi documenti, comprese le impronte digitali, vengono controllati anche da parte dell’FBI (Federal Bureau of Investigation), e quindi arriva l’ok.

SebastianoQuesta è una fase preliminare che coinvolge tutte le coppie che decidono di adottare, indipendentemente dal fatto che scelgano l’adozione nazionale o internazionale. Nel nostro caso abbiamo scelto il Guatemala, e il secondo passo è stato di scegliere un’agenzia. Tale agenzia ha fatto richiesta di un bambino. Qui faccio un inciso per spiegare che in generale, anche nelle adozioni internazionali, le femmine sono molto più richieste dei maschi. Dunque nel caso si scelga di adottare una bambina, l’attesa può essere decisamente più lunga che con un maschietto. Per noi era assolutamente identico.

L’agenzia dispone di una serie di avvocati che sono in contatto con organizzazioni che aiutano donne in difficoltà, nei vari paesi in cui si adotta. Quando nasce un bambino, queste organizzazioni si mettono in contatto con l’avvocato. Si passa dunque all’invio della fotografia, e viene fatta richiesta formale di adozione, in sostanza si chiede alla coppia adottiva se è effettivamente intenzionata ad adottare il bambino in questione. La coppia a quel punto investe l’avvocato di pieni poteri, e questi avvia la pratica. In realtà nella procedura sono coinvolti 3 avvocati: uno per la mamma biologica, uno per il bambino e uno per la coppia che adotta. L’idea è di tutelare i diritti di tutti, e naturalmente anche della mamma biologica, che potrebbe cambiare idea circa il fatto di dare il bambino in adozione. Si va dunque per legalizzazione.

In America la procedura è più facile perchè tutto è privatizzato, e le agenzie trattano anche con paesi che non hanno sottoscritto la Hague Convention on Intercountry Adoption, una convenzione che raggruppa i paesi che applicano le regole governative in fatto di adozione.

Noi abbiamo dunque scelto l’avvocato e dato l’incarico. Gli Stati Uniti obbligano la madre biologica a fare il DNA, sostanzialmente per evitare tutti i problemi legati al traffico di bambini. L’esame va fatto e spedito in un centro negli States, che ne riconoscono il risultato, e quando viene confermato il DNA scatta l’ok della madre biologica e incomincia la prassi legale. A questo punto il governo del Guatemala autorizza un’intervista alla madre biologica, c’è un sistema molto buono di supporto per le donne che decidono di dare in adozione.  Dopo l’intervista, quando si ha l’ok del notaio, il governo dà la sua conferma, la madre biologica dà l’ultima firma di rinuncia al figlio, il tutto viene tradotto in inglese e viene mandato all’ambasciata americana che controlla TUTTO – denunce dei redditi, dichiarazioni di lavoro, etc; il controllo è soprattutto finanziario, dopodichè rilascia un visto con appuntamento per andare con il bambino e farsi riconoscere come cittadino americano.
Volendo ci si può anche far scortare il bambino a casa, ma in questo caso la pratica per renderlo cittadino americano diventa più tortuosa. Se si va a questo appuntamento all’ambasciata del paese in cui si adotta, viene rilasciata una busta sigillata che contiene tutti i documenti da presentare all’immigrazione al rientro negli States. Naturalmente la busta deve arrivare sigillata all’immigrazione. Io sono rientrata con il mio passaporto americano, Andrew con quello australiano e Sebastiano con il suo passaporto guatemalteco. Entrando in questo modo, è diventato automaticamente cittadino americano.

Sebatiano2Ma la cosa non è finita qui. Adesso dobbiamo rifare le pratiche di adozione per lo stato di New York. Dicevo prima che ogni stato ha le sue leggi, anche per quanto riguarda l’adozione. Sebastiano ha un certificato di nascita con il nostro cognome, ha la sua naturalizzazione, ma gli resta il nome che gli ha dato la madre biologica. A questo punto dobbiamo fare in modo che gli cambino il nome, sostituendolo con quello che noi abbiamo deciso di dargli, e ottenere un certificato di nascita americano con il nuovo nome.

E’ importante segnalare che negli Stati Uniti ci sono moltissime organizzazioni che appoggiano le persone che vogliono adottare. Noi facciamo parte di una che si chiama LAPA (Latin American Parents Association). Dato che gli States non hanno un servizio sociale, vi è una naturale abbondanza di iniziative private, di aggregazione, la gente in generale aderisce volentieri, sostiene di buon grado.

In un certo senso è anche bene avere delle istanze dove ci si possono scambiare le opinioni e le esperienze. Ad esempio una cosa importantissima, di cui io non avevo realizzato la portata, è l’idea della famiglia che prende in affido il bambino nel periodo tra la nascita e l’adozione. Quando Sebastiano è nato ci hanno subito mandato le foto, ma l’abbiamo conosciuto quando aveva già tre mesi e mezzo, e abbiamo dovuto aspettare fino a quando ne ha avuti cinque per tornare a riprenderlo. L’aver conosciuto la donna che se ne prendeva cura, e sapere che lo amava, lo adorava, e lo accudiva in maniera perfetta, è stato fondamentale. Per me a quel punto si trattava solo di una questione di tempo. Sapevo che c’era, era lì, vedevo le sue foto, e sapevo che era in ottime mani, e che presto sarebbe arrivato nelle mie.

L’adozione è decisamente meglio dell’inseminazione artificiale. Nel primo caso sai che una volta che la pratica è andata a buon fine, è solo una questione di tempo, ma hai la certezza che il figlio ti arriva. Con l’inseminazione, oltre a tutto il carico di stress che questa comporta per il meccanismo in sé, non sai mai come andrà a finire, e questa “sospensione” è quanto di più logorante una donna possa sperimentare.

 

Sara
New York
Dicembre 2005

Siti web per saperne di più:
www.lapa.com: sito della Latin American Parents Association
www.haps.org: sito della Homestudies & Adoption Placement Services, un’agenzia di adozione con programmi in vari paesi del mondo
www.guatefam.org/resource.htm: una lista esaustiva di risorse online e non sull’adozione in Guatemala
www.holtinternational.org: una solida organizzazione per l’adozione internazionale da cinquant’anni
http://childrenshope.net: l’agenzia leader in fatto di adozioni internazionali