Home > Vita d'Expat > Animali > Shimshal, la gattina del Karakorum

Silviaex ci racconta le esilaranti avventure di un viaggio aereo dal Pakistan a Berlino con la sua gatta Shimshal…

 

ShimshalUn giorno di dicembre del 1997 ho lasciato per sempre la mia casetta nel nord del Pakistan per affrontare un lungo viaggio che mi avrebbe portato prima a Berlino, poi a Delhi e finalmente a Srinagar dove avrei lavorato per la Croce Rossa Internazionale.
Un giro di peppe in realtà, dato che avrei potuto attraversare tranquillamente (si fa per dire) la frontiera minata tra Kashmir pakistano e Kashmir indiano in poche ore e risparmiare un sacco di soldi e di tempo. Il problema però era che avevo qualche cosuccia da trasportare e nella fattispecie 80 kg di libri da spedire a Kabul, 50 kg di robe personali da spedire a Srinagar, qualche tappeto da spedire a Berlino, un arco del Baltistan intagliato a mano e una gatta selvatica più agitata di quanto pensassi: Shimshal.
E fu così che all’alba del fatidico giorno, dunque, un pulmino affittato per percorrere i circa 650 km da Gilgit a Islamabad (per un totale di 15 ore) venne a prendermi su alla collina di Jutial e non oso immaginare cosa vide il poveretto alla guida quando si fermò sul piazzale davanti casa mia: una donna occidentale in pantaloni da soldato e camicia bianca, con un arco di quasi 2m tra le mani che urlava inseguendo una gatta selvatica nascosta tra le pieghe di una dozzina di sacchi di juta…
Per fortuna Nadim aveva una grande fiducia nello spirito divino sicchè decise di aiutarmi ad acchiappare la gatta e a caricare il tutto nel pulmino e alle 5 in punto, come d’accordo, iniziammo il lungo viaggio lungo la Karakoram Highway.

Arrivati a Islamabad che era già buio pesto l’unico alberghetto dove mi lasciarono atterrare – con la gatta, l’arco del Baltistan e le 12 sacche di juta – fu una squallida stamberga di 4 categoria (situato però convenientemente dietro l’ufficio postale) dove nonostante tutto si ostinarono a trattarmi come se fossi un alieno per tutta la mia permanenza. Io comunque non ci feci caso dato che avevo letteralmente altre gatte da pelare e nella fattispecie Shimshal che, resa isterica dal lungo viaggio in pulmino, non ne voleva sentire di restare chiusa in una stanzetta claustrofobica di 2 metri per 3.

Ad ogni modo l’indomani mattina, con Shimshal in braccio, presi un taxi e mi feci portare dal più quotato veterinario della capitale, “Doc. Javed – The friend of your Pet!”, come diceva una simpaticissima insegna arrugginita che penzolava storta.
Il Dott. Javed era un grassone dal camice bianco abbastanza sporco e però aveva molta esperienza in fatto di cani e di viaggi dato che aveva volato varie volte in Kuwait col suo pastore tedesco ora defunto. Quanto ai gatti secondo me ne sapeva molto meno ma non volendo allungare le procedure e appesantire l’atmosfera mi decisi a comprare il trasportino che mi consigliava lui e a fare il vaccino trivalente alla povera Shimshi che ormai era sempre più nera.

Finalmente, dopo un paio di giornate molto piene, mi presentai all’aeroporto internazionale di Islamabad per imbarcare sul volo della PIA per Karachi, dove avrei passato la notte in albergo per poi volare con la Swiss Air per Zurigo – Berlino.

Avevo cosparso Shimshal di valeriana in gocce su tutto il corpo, come mi era stato consigliato da un’amica, dal momento che lei si sarebbe leccata per pulirsi e così avrebbe ingoiato anche il calmante naturale. Il risultato però non fu esattamente quello che mi aspettavo e così lei adesso puzzava di valeriana ed era incredibilmente agitata.
Inoltre il trasportino – che altro non era che una gabbia di legno fatta a mano per ospitare forse una coppia di barboncini – contò quanto il due di coppe al momento del check in e insomma – nonostante le mie concitate spiegazioni e preghiere – l’impiegato della PIA mi disse che passi per l’arco Balti ma l’animale non avrebbe viaggiato con me in cabina! Al contrario, disse, l’animale sarebbe stato sistemato altrove e sarebbe stato trattato benissimo e che non mi preoccupassi. E così, con grande tristezza dovetti separarmi dalla mia povera gatta che mi venne portata via nella sua gabbia di legno e sistemata da qualche parte nella pancia dell’aereo…

Il volo durò come al solito due ore e ricordo che all’arrivo mi aspettavo di ritrovare Shimshal accanto al nastro dei bagagli, quando invece la vidi arrivare sul nastro dei bagagli!! Fu un effetto particolarmente drammatico, soprattutto perchè poi, una volta arrivati in albergo verso la mezzanotte, e aperto il famoso trasportino, mi ritrovai davanti ad un essere felino trasformatosi incredibilmente in pallina magica, avete presente? Quelle palline magiche che basta tirarle per terra una volta che continuano a saltare da tutte le parti senza soluzione di continuità.. ? Ecco, così ! Non ricordo più granchè di quella notte terribile, immagino che ad un certo punto sono crollata sul letto stremata lasciando che la povera Shimshal continuasse a saltare da tutte le parti, sul letto, sulle pareti, sulle tende, atterrando sulla mia faccia, sul divanetto poi di nuovo sul cuscino… Un vero e proprio putiferio e tutto per colpa di un viaggio di due ore (e forse anche di più) dentro uno dei posti più rumorosi e freddi dell’aereo, la zona dei bagagli, non pressurizzata, non riscaldata e soprattutto non isolata dal rumore dei motori, povera gatta mia!!

La mattina dopo alle 6 eravamo di nuovo in movimento, questa volta all’aeroporto internazionale di Karachi dove un gentilissimo ufficiale ticinese della Swiss Air impossessatosi delicatamente del mio arco intarsiato a mano cercò disperatamente di non offendermi nel farmi notare che insomma, il ‘trasportino’ di Shimshal si era trasformato in qualcosa che ricordava una latrina cinese e che puzzava così tanto che un suo ingresso a bordo sarebbe stato assolutamente ‘sconveniente’… Per non parlare dei suoi miagolii che si erano trasformati in… latrati ! Beh, io a quel punto mi accorsi che aveva ragione e anche che ero distrutta e che non avrei avuto l’energia per lottare per la causa felina, non più. Quella volta però decisi almeno che non avrei mollato la mia gatta al primo ufficiale in uniforme ma che mi sarei piuttosto fatta spiegare dove sarebbe finita e in che condizioni avrebbe viaggiato. Quando mi venne assicurato che la gattina avrebbe viaggiato in un comparto pressurizzato, isolato e riscaldato in compagnia di un cane Spinone di St. Gallen mi tranquillizzai e lasciando Shimshal in buone mani andai a sprofondare nella mia poltrona in economic.

 

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E quando finalmente verso le 10 di sera lasciammo l’aeroporto di Berlin-Tegel nella macchina del mio futuro suocero e Shimshal smise di miagolare, capii che adesso era pronta ad iniziare la sua nuova vita berlinese.

PS: A gennaio Shimshal ci ha lasciato per sempre, a soli 10 anni dal suo arrivo a Berlino. Resta nei nostri cuori la sua allegria e il suo carattere fermo e indipendente… Ciao Shimshi, gattina dolcissima del Karakorum!
Silviaex
Skopje, Macedonia,
Aprile 2008

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