Home > Vita d'Expat > Documenti > Tutto quello che avreste voluto sapere sull’AIRE ma non avete mai osato chiedere

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L’equipe italiana di Expatclic.com

Ultimo aggiornamento: giugno 2017

Diciamocelo, l’AIRE è il tormentone degli italiani all’estero. E’ la classica materia che potrebbe e dovrebbe essere semplice, e invece riesce magicamente a ingarbugliarsi e a confonderci le idee. Alcune ambasciate e consolati hanno delle procedure che differiscono da altre, e che possono addirittura essere, a volte, in contraddizione con le regole applicate dai vari comuni italiani, che a loro volta danno risposte differenti a seconda dell’ubicazione, della loro grandezza e del numero di iscritti all’AIRE che ospitano.

Con questo articolo abbiamo cercato di rispondere almeno ad alcune delle domande che ci si pone quando si deve effettuare l’iscrizione all’Aire. Ci siamo basate sulla nostra annale esperienza di iscritte all’AIRE, sulle informazioni fornite dal Ministero degli Interni, sulle informazioni raccolte presso le nostre ambasciate e consolati all’estero, e sulle indicazioni di molte delle visitatrici di Expatclic che hanno contribuito a far luce su tante situazioni ingarbugliate nelle quale capita di imbattersi quando si vive all’estero.
Abbiamo deciso di strutturare l’articolo con una serie di domande e risposte, per facilitarvi la navigazione e per evitarvi di leggere tutto se siete invece interessate a un solo aspetto della materia.

1. Cos’è l’AIRE?
2. Qual è la legge?
3. Chi deve iscriversi all’Aire?
4. Chi non deve iscriversi all’Aire?
5. L’iscrizione all’Aire è obbligatoria?
6. Come si fa ad iscriversi all’Aire?
7. Quanto tempo posso risiedere all’estero prima di fare domanda di iscrizione all’AIRE?
8. Come e quando ci si cancella dall’Aire?
9. Se sono iscritta all’Aire e cambio paese, come devo fare?
10. E se rientro in Italia, cosa succede e cosa devo fare?
11. Ci sono vantaggi nell’essere iscritti all’Aire?
12. Se sono iscritta all’Aire perdo la copertura sanitaria in Italia?
13. Se si è iscritti all’AIRE si perde anche il diritto alla copertura sanitaria europea?
14. Se sono iscritta all’Aire devo comunque pagare le tasse sulla casa che possiedo in Italia?
15. Se sono iscritta all’AIRE posso avere una carta d’identità italiana?
16. Se non sono iscritta all’Aire posso comunque votare alle elezioni politiche dall’estero?
17. Se sono iscritta all’AIRE non pago le tasse sul mio stipendio?
18. Se sono iscritta all’AIRE i miei figli perdono il diritto all’istruzione gratuita in Italia?
19. Se sono iscritta all’AIRE posso mantenere un conto in banca in Italia?

1. Cos’è l’AIRE?

L’ AIRE è l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. E’ un archivio che contiene i dati di tutti i cittadini italiani che vivono all’estero per un periodo superiore a un anno. Questi dati vengono raccolti in due modi: o il cittadino dichiara spontaneamente la sua intenzione di risiedere all’estero per più di dodici mesi o la sua residenza all’estero viene accertata d’ufficio.
La tenuta dell’anagrafe dei cittadini italiani residenti all’estero compete ai vari comuni italiani. Ogni comune ha il suo proprio registro. Esiste anche un’AIRE nazionale, che raccoglie i dati trasmessi da tutte le anagrafi comunali. Quest’AIRE nazionale è istituita preso il Ministero dell’Interno, Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali. Spetta ai singoli comuni inviare periodicamente i dati all’AIRE centrale, mantenendoli così sempre aggiornati.
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2. Qual è la legge?

L’Aire si basa sull’emanazione della Legge n. 470 del 27 Ottobre 1988 (“Anagrafe e Censimento degli Italiani all’Estero”) e del suo regolamento esecutivo, il D.P.R. n. 323 del 6 settembre 1989.
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3. Chi deve iscriversi all’Aire?

– I cittadini italiani che intendono spostare la loro residenza dall’Italia all’estero per un periodo superiore ai dodici mesi.
– I cittadini italiani nati e residenti al di fuori del territorio italiano, il cui atto di nascita venga trascritto in Italia e la cui cittadinanza italiana sia stata accertata dal competente ufficio consolare di residenza.
– Le persone che pur continuando a risiedere all’estero, vi acquisiscono la cittadinanza italiana.
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4. Chi non deve iscriversi all’Aire?

– I cittadini italiani che si recano all’estero per un periodo inferiore ai dodici mesi
– I lavoratori stagionali
– I dipendenti di ruolo dello stato in servizio all’estero
– I militari in servizio presso gli uffici e le strutture della NATO
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5. L’iscrizione all’Aire è obbligatoria?

Sì. Iscriversi all’Aire se si risiede all’estero e si rientra in una delle categorie sopracitate è un obbligo prescritto per legge. Chi non si iscrive spontaneamente all’Aire pur essendo portatore dei requisiti sopraelencati, viene iscritto d’ufficio nel caso le autorità competenti si rendano conto del fatto che sussistono le condizioni per essere registrati all’Anagrafe, come è successo a Claudiaexpat in un’esperienza che racconta nei nostri forum:
“Inizialmente non volevo iscrivermi all’AIRE per non perdere, giustamente, l’assistenza sanitaria in Italia, cosa che ai tempi mi faceva paura. Quando però si sono accorti che io e i miei figli di fatto risiedevamo all’estero e che mio marito era iscritto all’AIRE, ci hanno iscritti di ufficio, nel senso che il comune di Milano ha mandato una comunicazione all’ambasciata italiana di Tegucigalpa, dove vivevo ai tempi, e il gioco è stato fatto”. Il caso di Claudiaexpat è interessante perchè si ripropone spesso nei casi di famiglie che si spostano all’estero nella loro totalità. Se il marito è il titolare del contratto di lavoro all’estero, dovrà per forza di cose iscriversi all’AIRE, ma non sempre le mogli, che lo seguono senza avere nel paese estero una precisa collocazione, accettano di buon grado di rinunciare alla propria residenza italiana. Il marito di Claudiaexpat era iscritto all’AIRE in Honduras, e l’ambasciata di Honduras ne aveva fatto debita comunicazione al comune di Milano, dove tutta la famiglia aveva la residenza. Il comune di Milano ha inviato il suo addetto più volte all’indirizzo di residenza di Claudiaexpat, e quando è risultato chiaro che lei e i figli non stavano più vivendo da tempo all’indirizzo di residenza milanese, il comune ha cominciato la procedura di cancellazione dall’Anagrafe della Popolazione Residente (APR). Quando Claudiaexpat, durante le sue vacanze estive, si è recata in comune per rinnovare la carta d’identità, le è stato detto che risultava irreperibile e stava per essere cancellata dall’APR. Rientrata in Honduras ha regolarizzato la sua posizione con l’ambasciata a Tegucigalpa.
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6. Come si fa ad iscriversi all’Aire?

Ci si può iscrivere all’Aire sia prima di recarsi all’estero che una volta arrivati nel nuovo paese di residenza all’estero.
Iscrizione all’Aire prima di recarsi all’estero: si effettua nell’ultimo comune di residenza nel quale si è vissuto. Ci si reca in comune e si dichiara la propria intenzione di recarsi all’estero per un periodo superiore ai dodici mesi. Il comune in questione prenderà nota del nominativo del cittadino in due registri, quello delle cancellazioni anagrafiche e quello dell’AIRE, ma attenderà di ricevere dall’ufficio consolare del paese di residenza del cittadino il documento che attesti l’avvenuta iscrizione in loco. Solo in quel momento la cancellazione dal’APR sarà effettiva, e il cittadino risulterà iscritto a tutti gli effetti all’AIRE, nel comune nel quale ha cominciato la procedura.
Iscrizione all’AIRE nel paese estero di residenza: è sufficiente recarsi all’ufficio consolare e compilare l’apposito modulo di iscrizione, accompagnato da un documento d’identità. Vi consigliamo di informarvi presso il consolato, prima di recarvi di persona a compilare il modulo: alcuni consolati richiedono infatti una dichiarazione del datore di lavoro in loco, o altri tipi di garanzie circa il fatto che il cittadino risiede effettivamente all’estero per un periodo che va oltre l’anno. La maggior parte dei siti web di ambasciate e consolati forniscono il modulo online. E’ un modulo di semplice compilazione, che contiene anche la registrazione dei membri famigliari che accompagnano il cittadino all’estero. Il consolato invia questo modulo all’ultimo comune di residenza del cittadino, che ne registra l’avvenuta iscrizione all’AIRE, e ne informa l’AIRE nazionale.
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7. Quanto tempo posso risiedere all’estero prima di fare domanda di iscrizione all’AIRE?

La legge stabilisce che bisogna notificare il trasferimento della propria residenza all’estero entro 90 giorni dalla data dell’espatrio. Tuttavia è possibile (e auspicabile) regolarizzare la propria posizione anche trascorsi i primi 90 giorni dall’arrivo all’estero. La procedura di iscrizione non cambia.
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8. Come e quando ci si cancella dall’Aire?

Ci sono quattro ragioni che giustificano la cancellazione dall’AIRE:
– rimpatrio dall’estero e successiva iscrizione all’APR (Anagrafe Popolazione Residente)
– morte
– irreperibilità presunta
– perdita della cittadinanza
Il primo caso è quello più diffuso e che riguarda la maggior parte delle lettrici di Expatclic.com. Quando si rientra in Italia per restarci stabilmente, è necessario cancellarsi dall’AIRE e riportare la propria residenza nel comune italiano nel quale si sceglie di vivere. Prima di lasciare il paese in cui si è vissuto bisogna informare il consolato e richiedere la cancellazione dalla loro anagrafe. Vi verrà consegnato un certificato di rimpatrio, utile anche per l’esenzione fiscale dei beni personali che porterete con voi in Italia. Una volta arrivati in Italia bisogna recarsi al comune nel quale si sceglie di vivere e comunicare il proprio domicilio. Sarà cura del comune inviare un Ufficiale d’Anagrafe a verificare il fatto che state effettivamente vivendo lì. Una volta fatto ciò, l’iscrizione all’APR è immediata.
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9. Se sono iscritta all’Aire e cambio paese, come devo fare?

La procedura normale prevede che voi informiate della vostra imminente partenza il consolato del paese che state per lasciare. Questo vi farà compilare un modulo, nel quale avete la possibilità di indicare il nuovo paese di residenza, qualora lo sappiate già. Il consolato provvederà quindi ad inoltrare all’AIRE del comune italiano al quale siete iscritti la comunicazione di avvenuta cancellazione dalle sue liste AIRE. A questo punto il vostro comune italiano invierà comunicazione al consolato del vostro nuovo paese oppure, in caso ancora non sappiate la vostra prossima destinazione, attenderà che voi lo contattiate per informarlo. Se però per qualsiasi motivo non riusciste ad informare il consolato del paese che state lasciando, potete anche mettervi direttamente in contatto con l’AIRE del comune italiano di residenza, che provvederà a inviare comunicazione di cancellazione al consolato del paese che avete lasciato, e a informare il nuovo consolato del vostro trasferimento.
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10. E se rientro in Italia, cosa succede e cosa devo fare?

Dipende se il rientro è definitivo o temporaneo.
Nel primo caso dovete cancellarvi dall’AIRE recandovi in comune e annunciando che siete tornate e restate a vivere in Italia. In questa occasione comunicherete il vostro domicilio, e sarà cura del comune inviare un Ufficiale d’Anagrafe a verificare la vostra effettiva residenza. Una volta fatto questo, venite riiscritti all’APR e potete recarvi all’Asl a scegliere il vostro medico di base.
Se il rientro è temporaneo, avete due possibilità: o mantenete la residenza nel vostro vecchio paese (potete farlo fino a un massimo di sei mesi), e prima di recarvi nel nuovo paese notificate il nuovo espatrio all’AIRE del vostro comune italiano, oppure vi riiscrivete temporaneamente all’APR in Italia e aspettate a comunicare il futuro espatrio nel momento in cui questo effettivamente avviene.
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11. Ci sono vantaggi nell’essere iscritti all’Aire?

Essere iscritti all’AIRE garantisce l’assistenza da parte del vostro consolato in alcune delle pratiche burocratiche che normalmente espletereste in Italia (rilascio di certificati anagrafici, rinnovo passaporto, rinnovo patente di guida per chi risiede in paesi extraeuropei, fornitura certificato di residenza).
I cittadini italiani regolarmente iscritti all’AIRE hanno il diritto di voto per corrispondenza. Il consolato presso il quale siete registrati vi manda al vostro domicilio le schede elettorali (per questo è anche importante mantenere sempre informato il consolato di eventuali variazioni nell’indirizzo).
Se siete iscritti all’AIRE non pagate l’Iva sulle merci acquistate in Italia e che portate con voi all’estero. Basta che al momento dell’acquisto vi facciate dare una dichiarazione di esenzione Iva dal commerciante (presentando il vostro passaporto dal quale emerge chiaramente che siete residenti all’estero, o un certificato di residenza rilasciato dal consolato del vostro paese), e che vi presentiate in aereoporto al banco per il rimborso dell’Iva. Se riuscite a non perdere il volo per la fila, vi verrà rimborsata l’Iva direttamente.
Altro vantaggio di essere iscritto all’Aire sono le esenzioni doganali al momento del rimpatrio. Si cita dal Ministero degli affari Esteri – Guida ai servizi consolari: “Hanno diritto all’esenzione doganale i cittadini italiani, regolarmente registrati all’AIRE, che rientrano definitivamente in Italia dopo aver risieduto permanentemente all’estero per almeno dodici mesi continuativi. Le masserizie da importare in Italia in esenzione doganale devono essere possedute ed usate dal richiedente e devono essere destinate ad esclusivo uso personale. È vietata, in esenzione doganale, l’importazione di beni per fini diversi”. Per ottenere questa esenzione, il consolato rilascia una dichiarazione, previa compilazione di un modulo e presentazione della lista delle masserizie che si intende importare (di solito almeno in tre copie).
Per l’importazione della autovettura in Italia in esenzione doganale occorrono: “residenza all’estero da almeno dodici mesi; possesso e uso dell’autovettura da almeno sei mesi; carta di circolazione dell’autovettura”.
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12. Se sono iscritta all’Aire perdo la copertura sanitaria in Italia?

Sì. Iscrivendosi all’AIRE si perde il diritto al medico di base, all’assistenza ospedaliera tramite mutua e all’acquisto dei medicinali dietro pagamento del solo ticket. L’unica cosa che non si perde è il diritto all’assistenza sanitaria urgente, quella cioè che passa per il pronto soccorso, per un periodo massimo di 90 giorni anche non consecutivi, secondo quanto affermato da un grande quantità di consolati presso i quali ci siamo informate.
Va detto però che la norma è confusa e che spesso gli stessi ospedali non sanno come porsi di fronte agli italiani residenti all’estero.
Secondo il Ministero della Salute:
“I cittadini italiani che trasferiscono (o hanno trasferito) la residenza in uno Stato con il quale non è in vigore alcuna convenzione con l’Italia perdono il diritto all’assistenza sanitaria, sia in Italia che all’estero, all’atto della cancellazione dall’anagrafe comunale e della iscrizione all’AIRE, fatta eccezione per i lavoratori di diritto italiano in distacco (a questa categoria appartengono ad esempio i lavoratori di grandi imprese italiane che hanno un contratto di lavoro in Italia e che percepiscono lo stipendio in Italia, ma svolgono le proprie funzioni in un paese estero, ndr). L’iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) o il diritto di voto in Italia, non aprono un diritto all’assistenza sanitaria in Italia.
Tuttavia, ai sensi del DM 1° febbraio 1996 ai cittadini con lo stato di emigrato ed ai titolari di pensione corrisposta da enti previdenziali italiani, che rientrino temporaneamente in Italia, sono riconosciute, a titolo gratuito, le prestazioni ospedaliere urgenti e per un periodo massimo di 90 giorni per ogni anno solare, qualora gli stessi non abbiano una copertura assicurativa, pubblica o privata, per le suddette prestazioni sanitarie. Per ottenere le prestazioni ospedaliere urgenti è necessario presentare un attestato rilasciato dal Consolato competente che attesta lo stato di emigrato. In mancanza dell’attestato del consolato, può essere sottoscritta una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui si dichiara, oltre al proprio stato di emigrato, che non si è in possesso di una copertura assicurativa pubblica o privata contro le malattie.
Attenzione: Alcune regioni (ad esempio il Veneto) garantiscono un assistenza sanitaria più ampia nei confronti dei cittadini emigrati dalla propria regione. Pertanto si consiglia di rivolgersi presso gli Assessorati regionali e provinciali alla Sanità”
.
Questo contraddice con quanto vissuto da Claudiaexpat con prestazioni di urgenza sui propri figli: “Regolarmente iscritta all’AIRE (e la mia famiglia con me), in tre momenti diversi mentre ero in vacanza in Italia ho dovuto portare i miei figli al pronto soccorso per cure sanitarie urgenti (una volta in Puglia, una in Lombardia e una in Sardegna). In nessuno dei tre pronto soccorsi mi è stato richiesto alcun certificato di iscrizione all’AIRE (pur avendo io dichiarato subito che ero residente all’estero) e ho dovuto pagare unicamente il ticket su alcuni medicinali somministrati ai bambini”.
Di seguito riportiamo qualche esperienza diretta che può aiutarci a far luce sulla materia:
Racconta Cristinaexpat: “sono rientrata in Italia provenendo da un paese africano al 7 mese di gravidanza e sono rimasta in Italia per 5 mesi….. mi hanno dato una tessera sanitaria provvisoria, ma del medico di fiducia neanche l’ombra. Avevo diritto solamente a prestazioni sanitarie aventi carattere di urgenza (per intendersi passando dal pronto soccorso) e per un periodo massimo di 90 giorni (tutti gli esami della gravidanza li ho pagati di tasca mia). Tant’è che quando è nato il piccolo, anche lui è stato collegato alla mia tessera sanitaria (la quale aveva ormai finito i 90 giorni) e non ha avuto diritto a nulla, neanche ovviamente al pediatra di base. Per di più me l’hanno iscritto…. come cittadino extracomunitario. E’ però vero che il tutto poteva essere ovviato autocertificando che riprendevo la residenza in Italia (non in via temporanea), ma andava comunque fatta la reiscrizione all’anagrafe comunale italiana, con tutta la procedura conseguente di comunicazione al consolato di competenza, cancellazione dall’Aire, etc. etc… procedura poco pratica per un soggiorno temporaneo in patria”. Questo è in effetti quanto consigliano generalmente gli stessi consolati di fronte a un caso come quello di Cristina, o nel caso si passi per l’Italia per periodi brevi (sotto ai sei mesi, per intenderci) in transito verso altre destinazioni. Ci sono però anche casi di persone che hanno avuto esperienze burocratiche traumatiche nel regolarizzare la propria posizione di cittadini italiani residenti all’estero, e che non se la sentono di scegliere questa opzione. Racconta ad esempio Selena: “sono iscritta all’AIRE ufficialmente dal febbraio 2006, ed ho la residenza spagnola. Ebbene, l’anno scorso ero in italia, mi son fermata due mesi, ed avevo bisogno di un piccolo intervento. Dall’Asl, a giugno, mi confermarono che non c’erano problemi, addirittura mi avevano data la tessera sanitaria internazionale, quella nuova azzurra, e anche se io avevo detto loro che non vivevo piú in italia, loro non avevano fatto una piega, anzi, nessun problema. Insomma, mi preparo per questo intervento, ma dal’ospedale mi chiamano dicendo che io sono emigrante dal 2006 e che non ho diritto alla sanitá italiana, che avrei dovuto pagarmi tutte le spese (1000 euro al giorno, circa), o altrimenti rifare la residenza in italia.
Mi han fatto insomma capire perfettamente che per l’italia io son emigrante, il che voleva dire che stavo lì come turista, e che alla Spagna, prima di partire, avrei dovuto richiedere il famoso modello E111 per la copertura sanitaria all’estero. Naturalmente non ho fatto l’intervento, e me ne son tornata in Spagna senza accettare di rifare residenza e tutti i documenti che mi son costati mesi e mesi di lotte tra uffici!!!”
.
Il consiglio che diamo quindi, se resiedete all’estero e tornate temporaneamente in Italia, è di munirvi comunque di un documento che attesti il più possibile la vostra situazione (sia questo la tessera sanitaria, per i residenti in Europa, che un certificato rilasciato dal consolato ed eventualmente il passaporto se attesta la data d’entrata in Italia).
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13. Se si è iscritti all’AIRE si perde anche il diritto alla copertura sanitaria europea?

Apparentemente l’iscrizione all’AIRE, cancellando l’appartenenza del cittadino al Sistema Sanitario Nazionale, lo priva automaticamente anche al diritto alla TEAM, la Tessera Europea di Assicurazione Malattia (che ha sostituito i vecchi modelli E111, E128 ed E 110), il nuovo sistema di assistenza sanitaria in vigore nella UE dal 2006 secondo il quale chiunque si trovi in un Paese europeo diverso dal proprio, per motivi di lavoro, studio o vacanza, può ricevere cure sanitarie adeguate in assenza delle quali sarebbe necessario interrompere il proprio soggiorno. Ma la perdita al diritto avviene solo se ci si trasferisce in un paese al di fuori della comunità degli stati membri (la TEAM è in vigore negli Stati membri dell’UE: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito ancora per poco, Repubblica Ceca, Repubblica slovacca, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria e in Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera).
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14. Se sono iscritta all’Aire devo comunque pagare le tasse sulla casa che possiedo in Italia?

Sì, dobbiamo pagare le tasse sulla casa che possediamo in Italia tenendo presente che per il fisco questa casa non è considerata “abitazione principale”. Non vivendoci abitualmente non si ha quindi il diritto alla deduzione dal reddito complessivo che viene in generale applicata alla “prima casa”. Dall’altra parte però il fisco ci permette di non applicare l’aumento di un terzo della rendita catastale come avviene per la “seconda casa”.

Per quanto riguarda l’Imu, si deve fare riferimento al D.L. 2 marzo 2012 n.16 dove si legge che viene riservata ai Comuni la facoltà di considerare abitazione principale l’unità posseduta dai cittadini italiani regolarmente iscritti all’Aire, non residenti nel territorio dello Stato, a condizione che questa non risulti locata.

Con riferimento alla tassa sui rifiuti, alcuni comuni stabiliscono che la tassa non va pagata solo dimostrando che si è iscritti all’Aire, altri invece richiedono la prova che la casa sia disabitata (ossia non ci sono contratti di utenza attivi).

Rispetto alle utenze (luce, acqua e gas), se l’erogazione è regolare le bollette vanno pagate comunque come prima casa.

Il canone RAI è legato al possesso di un televisore o anche soltanto di una radiolina, per effetto di una legge risalente ai regi decreti (prima della Repubblica!). Quindi è in pratica obbligatorio per tutti, in realtà si potrebbe evitare se in casa non avete una tv (lo devono dimostrare loro venendo a fare un’ispezione al vostro domicilio). Il problema è che se l’hai già pagato in passato, poi sei tu che devi dimostrare di non avere più la tv con una complicatissima procedura di sigilli (una cosa da anteguerra assurda e iperdatata).
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15. Se sono iscritta all’AIRE posso avere una carta d’identità italiana?

Certamente. I cittadini italiani iscritti all’AIRE che risiedono in un paese dell’Unione Europea possono richiederne il rilascio al proprio consolato. In alcuni casi la procedura si può fare per posta, basta scaricare l’apposito formulario dal sito del consolato e seguire le indicazioni. Il consolato invierà richiesta all’ultimo comune italiano di residenza del cittadino, e questo potrebbe rallentare la pratica, che comunque in generale è espletata in una quindicina di giorni. La carta d’identità può essere consegnata esclusivamente all’interessato. Non viene però rilasciata la carta d’identità in formato elettronico, ma solo cartaceo.

I consolati dei paesi extraeuropei non emettono la carta d’identità per i cittadini italiani iscritti all’AIRE. La regola potrebbe cambiare, ma al momento se risiedete in un paese che non appartiene all’UE, potete richiedere la carta d’identità solo presso l’AIRE del vostro comune italiano.
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16. Se non sono iscritta all’Aire posso comunque votare alle elezioni politiche dall’estero?

No, i cittadini che si trovano all’estero nel momento in cui avvengono le elezioni, ma che non sono iscritti all’AIRE, possono votare solo in Italia, e quindi perdono la possibilità di votare.
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17. Se sono iscritta all’AIRE non pago le tasse sul mio stipendio?

Quello della residenza fiscale è un grosso capitolo e per niente semplice. Sembra assodato che per il diritto italiano, che si è conformato a quello comunitario, si pagano le tasse nel paese in cui avete il vostro centro di interessi sociali ed economici, quindi se vivete all’estero ma lavorate per una ditta italiana o avete una società/lavoro autonomo in Italia, dovete pagare le tasse in Italia, salvo poi dover comunque fare la dichiarazione dei redditi anche nello stato di residenza, dichiarando le tasse pagate in Italia e pagando eventuali differenze.

Racconta Cristinaexpat: “Noi abbiamo l’iscrizione all’AIRE, siamo alle dipendenze di un’azienda italiana che versa lo stipendio in Italia (con contributi e ritenute): dobbiamo fare entrambe le dichiarazioni fiscali, una in Italia e una in Francia: con la prima versiamo le tasse, alla seconda dichiariamo le tasse versate in Italia. La stessa cosa dovrebbe funzionare nel resto dell’Europa, visto che si tratta di normative europee”.
Il fatto di essere iscritti all’AIRE, insomma, non esenta sempre e comunque dal pagamento delle tasse, come molti pensano erroneamente. Esiste il concetto di domicilio fiscale che, ripetiamo, è piuttosto nebuloso, ma che grossomodo indica che se anche sei iscritta all’AIRE, ma continui a mantenere interessi affettivi, fiscali e organizzativi in Italia, non è affatto scontato che tu non debba pagare le tasse sulle prestazioni che produci, anche dall’estero. Quello che il fisco guarda è il tuo coinvolgimento sul suolo italiano: hai proprietà? Contratti di locazione? Comproprietà? Business con soci? Qualsiasi “appendice” ti possa collegare all’Italia, va bene al fisco per dimostrare che il tuo centro d’interessi gravita ancora in patria, pur essendo tu iscritta regolarmente all’AIRE.

Per schematizzare (anche se la materia resta comunque nebulosa e spesso le stesse aziende che inviano personale all’estero, o le aziende estere che impiegano personale italiano sono confuse e non hanno le idee chiare su come agire) questi sono i filoni principali nei quali potreste rientrare, come cittadini italiani iscritti all’AIRE:
1. avete la residenza all’estero e lavorate per una ditta estera che vi versa lo stipendio all’estero, oppure esercitate una professione come free-lance e lavorate esclusivamente per enti esteri che pagano su un conto bancario all’estero: non dovete pagare tasse italiane
2. avete la residenza all’estero e lavorate per una ditta italiana che vi ha mandato all’estero, ma con un contratto diretto con la casa madre in Italia: pagate le tasse in Italia e a seconda del paese in cui vi trovate dovete fare o meno la dichiarazione delle imposte e pagare eventuali differenze o aggiustamenti anche in loco

Per i lavoratori free-lance: gli enti italiani per i quali eseguite delle prestazioni a distanza hanno la possibilità di emettere una “nota spese sull’estero”, basta che voi proviate di essere residenti all’estero e che disponiate di un conto bancario nel vostro paese di residenza. In questo caso il compenso non è soggetto a tassazione.
Questo è il link del sito della Finanza che regola la materia: http://www.finanze.it
Purtroppo se si ha la propria residenza all’estero, ma si continuano a pagare le tasse in Italia, vi sono una serie di oneri che non si possono dedurre e detrarre. Riportiamo qui di seguito alcuni esempi, ma per avere un quadro esaustivo della materia vi invitiamo a consultare le istruzioni del Modello Unico – Fascicolo 2, nella sezione “Guida alla compilazione per i non residenti”. In generale, non si ha diritto alla deduzione per le spese mediche, le spese per l’istruzione superiore o universitaria, ma soltanto per le spese erogate spontaneamente per attività culturali ed artistiche o alla Biennale di Venezia. Non si possono dedurre i contributi previdenziali ed assistenziali o le somme versate alle forme pensionistiche complementari o individuali, ma si possono dedurre le somme date agli istituti religiosi. Nella dichiarazione non sono minimamente compresi i famigliari a carico per cui non si ha diritto ad alcuna deduzione o detrazione d’imposta.
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18. Se sono iscritta all’AIRE i miei figli perdono il diritto all’istruzione gratuita in Italia?

Finchè voi e vostri figli siete iscritti all’AIRE, non figurate nell’APR e quindi non vi chiameranno per portare a scuola i vostri figli. Nel momento in cui riportate la vostra residenza in Italia la scuola vi contatterà per sapere perchè il/la ragazzino/a non viene iscritto. Se siete in un “limbo”, ad esempio state aspettando di trasferirvi e quindi non iscrivete figlio o figlia alle elementari in Italia perchè lo farete una volta arrivati nel nuovo paese, è bene notificare alla scuola di zona che non ne usufruirete, spiegando il perchè. Anche perchè se non lo fate voi, vi contatteranno loro per sapere i motivi della defezione.
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19. Se sono iscritta all’AIRE posso mantenere un conto in banca in Italia? 

Le non meglio specificate norme antiriciclaggio del 2015 hanno stabilito che chi ha spostato la residenza all’estero, deve chiudere il proprio conto corrente da residente in Italia e aprirne uno specifico per residenti all’estero. La confusione che ricopre la faccenda deriva dal fatto che sarebbe spettato alle banche avvisare i propri clienti di questo cambiamento. Nell’aprile 2017 Claudiaexpat si è recata personalmente a un’agenzia bancaria di Milano per far luce sulla vicenda, e le è stato confermato che i residenti all’estero devono aprire un conto speciale. Tale conto differisce da quelli tipici in quanto le spese di apertura e mantenimento sono un po’ più elevate, e alcune operazioni in homebanking vengono considerate e quindi tassate come operazioni emanate dal paese di residenza. Per fare un esempio: se io, italiana residente in Bolivia, faccio un bonifico dal mio conto AIRE a una persona residente in Italia, mi verranno trattenute le spese come su bonifico da un conto boliviano a uno italiano.

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