Home > Famiglia e Bambini > Coppie > Una brutta esperienza targata UK

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera da Alice, che ci racconta un evento indignante. Vivere in coppia all’estero a volte vuol dire anche questo. Grazie per la segnalazione Alice! I vostri commenti sono benvenuti. 

Uno dei motivi per cui non sono riuscita a venire al raduno a Londra, anche se mi trovavo sul suolo inglese, è perchè mi è successa una cosa che mi ha sconvolta profondamente e ancora adesso non riesco bene ad andare avanti.

Giovedì io e Leandro, il mio ragazzo (brasiliano, 23 anni) ci siamo trasferiti da Lisbona (dove vivevamo e lavoravamo) in UK, entrando dall’aeroporto di Manchester. Atterrati, io con il passaporto italiano passo senza problemi, vedo lui nella fila dei passaporti non europei, gli sorrido, lo saluto e vado nell’area bagagli. Dopo dieci minuti non era ancora arrivato. In compenso vedo venire verso di me due uomini grandi e grossi della dogana, mi chiedono se sto con il ragazzo in dogana, chiedono quali sono le sue valigie, uno le prende e se ne va, l’altro prende le mie e mi dice di seguirlo in una stanzetta. In questa stanzetta mi ribaltano tutti i bagagli. Mi chiedono se prendo droghe o medicinali particolari. Mi fanno pure sniffare dal cane antidroga. Poi tutto a posto, ritorno nell’area delle valigie e lo aspetto. Arriva una ragazza della dogana che mi porta in un’altra stanzetta dove mi interroga su di me e sul mio ragazzo. Solo dopo scoprirò che hanno fatto le stesse domande anche a Leandro per vedere se coincidevano.

Alla domanda: perchè il tuo ragazzo viene qui in UK, io rispondo che dato che io volevo tornare qui, lui lo fa per stare con me. La risposta è sbagliata, la ragazza mi dice che lui aveva detto che il fatto di venire in UK riguardava lo studio e l’iscrizione all’università, cosa verissima peraltro, ma non c’è stato verso di farle cambiare idea: avevo risposto male.

Dopo 4 ore di attesa arrivano altri due grandi omoni che mi dicono che il mio ragazzo è stato respinto e verrà messo sul primo volo per Lisbona. Non ho potuto vederlo, io avevo con sè i suoi soldi, una delle sue valigie che era piena di cose mischiate con le mie. Non me l’hanno lasciato incontrare per organizzare come sentirci più avanti, non ho saputo più nulla. Non sapevo neanche se stave bene, sono riuscita a sentirlo solo dopo un giorno intero, e questo è quello che mi ha raccontato:

fin da subito la ragazza alla dogana aveva deciso di non farlo entrare, e ha iniziato a fare domande su di me e su di noi. Domande tipo: dov’è la casa della tua ragazza? A cui lui ha risposto: in Italia, e lei: “no, avete vissuto otto mesi a Lisbona”. Lui ribatte: vero, ma per me casa significa dove stanno i genitori e dove ha vissuto per 25 anni. Poi gli è stato chiesto da quanto tempo stiamo insieme: un anno. “Troppo poco, non vi conoscete abbastanza, la tua ragazza potrebbe essere chiunque. Rispondi vagamente alle domande su di lei…” (è un uomo, a malapena c’è gente che si ricorda il compleanno della propria ragazza, ovvio che non si ricordava l’anno della mia laurea triennale).

L’hanno portato in una stanzetta dove gli hanno preso le impronte digitali e lo hanno interrogato: “perchè vieni in UK? Perchè rispondi in modo vago alle domande sulla tua ragazza? Cosa vuoi fare qui? Ci sono risposte tra voi due che non collimano”.

Non gli hanno offerto un bicchiere d’acqua o un panino. Non mangiava dalle sei del mattino, ora di partenza del volo. Non poteva nemmeno ascoltare musica con l’Ipod durante l’attesa nella stanzetta.

Due guardie l’hanno scortato sul primo volo verso Lisbona alle 17.25 (noi eravamo arrivati a Manchester alle 10.00 del mattino), scortato su un blindato, il primo a salire a bordo, l’ultimo a scendere. Ha dovuto aspettare le hostess del volo dopo prima di scendere. Poi di nuovo trasportato su un blindato e interrogato nuovamente a Lisbona, dove l’hanno guardato, hanno controllato i suoi documenti in regola e gli hanno detto: perché ti hanno rispedito qui? Tu non puoi restare in Portogallo, il tuo visto da brasiliano è scaduto.

Fortunatamente un familiare ha contatti all’ambasciata brasiliana ed è dunque riuscito a fargli avere un permesso per restare qualche settimana. Io l’ho sentito, in lacrime, la notte stessa. Un ragazzo di 23 anni, fedina penale pulitissima e aspirante studente in Uk. Notare che al consolato brasiliano a Lisbona gli avevano assicurato che i brasiliani godono di sei mesi all’anno in UK senza visto. Ma anche se le cose non fossero state in regola, il trattamento che ha subito è oltraggioso. Così come quello che hanno riservato a me. Io sono stata scortata fuori dall’aeroporto dalle guardie, e quando ho chiesto il motivo di tutto ciò alla ragazza, la stessa che in dogana ha deciso la sua sorte, mi ha risposto testualmente:  “i documenti andavano anche bene, ma non sono rimasta soddisfatta dalle sue risposte alle mie domande“.

Ora sono sconvolta e non riesco a reagire: lui doveva venire qui a iscriversi, fare i giri di università, scegliere con calma che percorso intraprendere. Dovevamo trovare casa insieme, dividere le spese, essere felici. Dopo otto mesi di convivenza eravamo molto felici di continuare l’esperienza. Ora lui torna in Brasile e si fa un visto regolare, ma io faccio molta fatica a digerire l’umiliazione e sentirmi serena. Voglio che chiunque, ma soprattutto chi ha compagni di altre nazionalità e vive in UK, legga quello che ci è successo…perchè non si ripeta, perchè ci si prepari anche a eventualità del genere.

Alice, UK
Ottobre 2014