Home > Paesi > Una finestra su... > Un’avventura al parco rosso – una finestra su Boulder, CO

Quanto sto per raccontarvi è accaduto qualche tempo fa qui a Boulder, dove vivo.

La scuola è appena iniziata, e i bambini più piccoli vengono inseriti nelle classi un paio alla volta. La mia bimba grande invece, che è al kindergarten, ha cominciato il primo giorno.  La bimba piccola è tristissima di lasciare sua sorella, e per tirarla un po’ su le propongo di andare al “parco rosso” – quello vicino a casa nostra e nostro preferito tra tutti i parchi di Boulder.

Alle 8 di mattina, con la scuola appena iniziata, abbiamo il parco tutto per noi, ci sono solo due signori anzianotti che giocano a tennis. Lei esplora un po’, poi si avvia decisa verso lo scivolo grande, il migliore di tutto il parco. Sale con tutta calma, visto che non ci sono “concorrenti”, si gode il panorama dalla torretta e poi giù, una bella scivolata. Arriva in fondo e… scoppia a piangere! Corro a vedere cosa è successo, lei piange solo e non mi dice niente, ma si tocca una gamba, il sederino.

Pensavo che ci fossero dei sassi sullo scivolo, a volte ai bambini piace metterli sul fondo dello scivolo così chi arriva dopo li fa cadere con i piedi. Ma quando vedo che sanguina, mi viene un accidente! La controllo e intanto do un’occhiata allo scivolo – non sono sassi, sono VETRI! Un taglio di un paio di centimetri, più altri taglietti – ma non sembra che ci siano pezzi di vetro nella ferita. La pulisco e le do una disinfettata al volo, vedo che si sta calmando e cerco di pensare a cosa fare.

Sulla bacheca del gazebo c’è un numero di telefono, chiamo e avverto che bisogna pulire lo scivolo – GLI scivoli, anzi, perchè a guardare meglio ci sono vetri sparsi su tutti e 5 gli scivoli della struttura grande, e anche sulla passerella. Mi assicurano che verrà qualcuno al più presto. Parlo anche con i giocatori di tennis, così se arriva qualcun altro a giocare sugli scivoli prima della squadra di manutenzione possono avvertirli. E poi corro a casa.

Parlo con mio marito e telefono all’ufficio del nostro medico per sapere se devo fare qualcosa di più o di diverso da quello che ho fatto finora (no, dice l’infermiera: l’antitetanica è a posto, pulire bene con acqua e sapone, tenere il più possibile pulito il taglio e telefonare di nuovo se diventa rosso o gonfio). Mentre io controllo i suoi vestiti (meno male che aveva i pantaloncini, stamattina!!!) e ci trovo ancora un pezzetto di vetro, mio marito manda un messaggio alla mailing-list di quartiere per avvertire di fare attenzione, in caso qualcuno stesse per andare al parco. E iniziano a piovere i commenti e i suggerimenti. Tutti sono unanimi nel dire: chiama la polizia! C’è un numero per casi di non emergenza, e mi dicono di usare quello.

Chiamo e chi mi risponde mi liquida in pochi secondi: there’s nothing to report, the playground is public property for people to stay there, this is not a criminal offense. Non mi chiede neanche nome e cognome, non mi lascia spiegare che i vetri sono un po’ dappertutto, mi liquida con il consueto “Have a great day”.
Ci sono rimasta davvero male – non mi immaginavo certo che mandassero immediatamente 7 pattuglie a controllare il parco giochi, ma davvero questa non mi sembra una cosa normale…

A questo punto, però, mio marito si arrabbia, e con lui tutti quelli che stanno seguendo la vicenda per email. La polizia ha detto cosa???? Richiamali e fatti sentire! E vabbè, finché ho l’adrenalina a mille, richiamiamo…

Stavolta come prima cosa il poliziotto che prende la mia chiamata si qualifica e poi mi chiede nome, cognome e indirizzo, cosa è successo e dove, se sono ancora lì. Mi assicura che manderà qualcuno a controllare e che avvertirà le pattuglie che girano da quelle parti – gli studenti dell’università stanno tornando in città, e probabilmente durante una festa è girata un po’ troppa birra. C’è sempre un periodo di assestamento quando arrivano studenti nuovi, e in effetti sono stati piuttosto occupati tutto il weekend.

parcorossoUno dei nostri vicini fa parte del consiglio comunale e ha fatto una telefonata al capo della polizia per chiedergli spiegazioni della prima risposta che ho ricevuto.

Quindi dopo poco, un’altra telefonata: questa volta è il supervisor dell’ufficio che riceve le telefonate, che mi chiede con chi ho parlato prima (non lo so!), a che ora (ho controllato sul telefono), cosa ci siamo detti. Non ha trovato una registrazione della mia prima chiamata, cercherà di capire cosa sia successo. Arrivederci e grazie.

Mentre torniamo da scuola, dopo aver preso la bimba grande, ancora il poliziotto di prima. E’ andato a controllare personalmente, ha anche incontrato la squadra della manutenzione che stava finendo di pulire (hanno fatto un buon lavoro!) e mi assicura che nemmeno a lui sarebbe mai venuto in mente di controllare lo scivolo prima di mandarci i bambini…

Cosa ci rimane da questa esperienza? Una bella cicatrice, una storia da raccontare (ancora adesso, ogni volta che vediamo il parco rosso anche da lontano, si sente una vocina: “Ma perchè quei cattivi hanno rotto il vetro sullo scivolo??”), la sensazione comunque di vivere in un bel quartiere, in cui ci si interessa di quello che succede agli altri e ci si aiuta a vicenda. Il che non è poco!

Annaexpat da Boulder
Gennaio 2014

Questo articolo è parte di un progetto che chiamiamo “Una finestra su…”. Scriviamo articoli brevi su un aspetto molto specifico del nostro paese d’accoglienza. Come se aprissimo la finestra di casa nostra e vi raccontassimo quello che vediamo. Saremmo felicissime di pubblicare anche quello che vedete voi. Scriveteci!

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