Home > Europa > France > Uno sguardo sugli studi universitari in Francia

Alessandro è il figlio di Claudiaexpat. In 22 anni di vita ha vissuto in Guinea Bissau, Italia, Congo, Honduras e in Perù. Attualmente studia ad HEC Paris (Haute Ecole de Commerce), e fa uno stage di lavoro nell’ambito della sua formazione. Giuliettaexpat l’ha intervistato sugli aspetti più importanti della sua scelta, la sua vita di studente all’estero e il suo futuro. Grazie di cuore Alessandro!

Novembre 2013

Alessandro, perchè hai scelto un percorso di studi in Francia invece che in un altro paese o in Italia? 

E’ una scelta che deriva direttamente dai miei studi nelle scuole francesi all’estero: dopo aver fatto le medie e le superiori tra il liceo franco-honduregno di Tegucigalpa e il liceo franco-peruviano di Lima, la scelta naturale era di restare nel sistema superiore francese. Le università italiane sono meno riconosciute che le francesi in ambito internazionale, e un percorso anglosassone avrebbe supposto una padronanza dell’inglese che all’epoca non avevo.

Per uno studente straniero, quali sono le difficoltà di un sistema scolastico diverso da quello che ha conosciuto la sua famiglia? Come ti hanno aiutato i genitori nelle tue scelte? 

Non saprei dire. I miei genitori sono sempre stati coinvolti nei miei studi e hanno scoperto il sistema insieme a me, quindi mi hanno sempre consigliato con conoscenza di causa. La sola grande differenza poteva essere la visione a lungo termine, nel senso che non riuscivo a capire quali indirizzi aprivano a quali professioni. Detto questo, sono stato fortunato e ho avuto professori che si sono occupati molto bene del nostro orientamento professionale al liceo.

Il Lycée du Parc a Lione

Il Lycée du Parc a Lione

La tua vita all’estero ti ha portato a fare delle scelte di studio diverse da quelli che avresti potuto fare se avessi vissuto sempre nello stesso posto?  

Certamente, perchè ho potuto studiare nel sistema francese e approfittare quindi degli studi in Francia, cosa che non sarebbe successa se fossi rimasto tutta la vita in Italia. Il fatto di studiare in ambienti diversi, oltre che stimolare la mia curiosità, mi ha aperto molte porte alla fine del liceo.

In quel momento avevi le idee chiare sul tuo futuro, come lo vedevi? Adesso, dopo due anni di scuola preparatoria e due di scuola di commercio, come lo vedi? 

Non conosco nessuno che abbia le idee chiare su cosa fare in futuro a diciassette anni. La scelta che ci chiedono di fare a quindici anni tra la una maturità scientifica, letteraria, e economico-sociale (erano le sole opzioni in Perù) mi sembra veramente prematura. Le sole costanti nei miei studi sono state la possibilità di scegliere, l’eccellenza, e l’internazionale. La possibilità di scegliere si traduce nel restare il più possibile sul generale fino a quando non avrò le idee chiare. Questo si è tradotto nella mia scelta di fare una scuola preparatoria commerciale che includeva letteratura, lingue ma anche matematica. L’eccellenza nel senso che avrò sempre fatto del mio meglio, indipendentemente dalla mia motivazione per l’indirizzo intrapreso, e l’internazionale significa che ho sempre tentato di restare in un ambiente molto globale, che è poi il caso delle scuole di commercio, e in particolare di HEC.

Le scuole preparatorie sono molto dure: come sei riuscito a gestirti lontano dalla famiglia e anche dagli amici, dato che arrivavi dall’estero? Si dice spesso che bisogna mettere tra parentesi la vita quando si è alla scuola preparatoria, è vero? 

Non è facile per un francese che vive coi suoi genitori, lo è ancora meno per uno straniero che si separa dalla sua famiglia e arriva in un nuovo paese. D’altro canto i giovani che come me hanno avuto varie esperienze all’estero, hanno generalmente delle capacità di adattamento fuori dalla norma, e questo è sicuramente un vantaggio per installarsi in Francia anche nell’ambito di una scuola preparatoria. E’ vero che i corsi preparatori sono difficili ed esigono molti sacrifici, ma sono anche due anni molto interessanti dove si scoprono cose nuove, si incontrano persone stimolanti, e sta a ognuno viverla come desidera. Personalmente non mi sono mai privato di una serata alla fine del mese o di un caffè con gli amici il fine settimana. Più che mettere la propria vita in pausa, bisogna essere sicuri di avere una personalità compatibile con le esigenze della scuola preparatoria: poter lavorare a fondo ma divertirsi comunque, essere attratti da materie complesse, e organizzarsi bene nel lavoro. Per finire, tra HEC Paris e le scuole post bac c’è una quantità enorme di scuole di commercio, quindi anche i meno “lavoratori” troveranno un compromesso che gli conviene in termini di carico di lavoro.

Ale essecPerchè la scelta di un percorso preparatorio e poi scuola di commercio?

Per gli stessi criteri a cui accennavo prima: eccellenza, flessibilità e ambiente internazionale.

I concorsi per entrare nelle grandi scuole sono molto duri, come gestire lo stress e sopravvivere? 

Ci si prepara per due anni, personalmente ho vissuto i concorsi come una liberazione, sappiamo tutti che quei pochi giorni sono il riflesso del lavoro di due anni, e in una certa misura i giochi son già fatti. Per quanto riguarda il momento in sè, ognuno ha la sua tecnica: c’è chi parte una settimana prima dei concorsi per svuotare la testa, chi fa un sacco di sport…l’importante è arrivare al giorno X fiduciosi e sereni, dirsi che le scuole di commercio sono tantissime e che tutti avranno un posto, e relativizzare. Certo, i concorsi sono una tappa importante, ma nessuno muore se gli danno un posto all’EM di Lione piuttosto che all’ESCP.

Com’è vivere soli e lontani a 18 anni? Come si gestisce il quotidiano, come si fa per superare i momenti più duri? 

Prima o poi bisogna lasciare la famiglia. Per me è stato ai miei diciassette anni, per molti giovani è verso i ventidue-ventitrè, ma non cambia il fatto che da una parte ci sono più cose da gestire, e dall’altra molta più libertà e indipendenza, che sono veramente stimolanti. I momenti difficili ci sono sicuramente, ma è una tappa per la quale bisogna comunque passare, quindi meglio dirsi che passeranno. Insisto, è un momento attraverso il quale tutti dovranno passare nel corso della propria vita. Sia i giovani che se ne vanno, che i genitori che si ritrovano col nido vuoto.

HEC è considerata una delle migliori scuole del mondo (per i francesi forse la migliore): cosa vuol dire essere ad HEC, avere un percorso professionale già tracciato, non dover più dimostrare di valere, avere molte più porte aperte quando ci si lancia nel mercato del lavoro? 

Vorrei smentire qualche luogo comune. Certo, HEC è molto famosa, e chi ci accede ha buone probabilità di una carriera brillante, ma arrivarci non significa necessariamente il riposo ad vitam eternam. La crisi tocca tutti i settori, e molti di noi fanno fatica a trovare uno stage, e anche un lavoro alla fine. E’ vero che abbiamo dimostrato di essere “bravi” (anche se non bisogna trascurare il ruolo della fortuna e del caso ai concorsi), ma per entrare in banca o nelle imprese bisogno provarlo di nuovo. Il mito che quando si arriva ad HEC non si ha più niente da fare è, purtroppo, lontano dalla realtà.
Quello che è vero è che i profili sono molto diversificati. C’è chi decide di lavorare nell’umanitario, chi si indirizza verso la politica, altri ancora cercano forme di management alternativo, altri vanno nel campo del business bancario. La cosa più che mai attuale è la varietà di sbocchi e di profili. Ho un caro amico che in questo momento è in Giappone, lavora in banca per sei mesi, e gli altri sei li passerà nel team di un senatore giapponese. Un’amica, dopo aver lavorato in progettazione di software da Dassault, va in Giordania per lavorare nei campi rifugiati siriani. HEC incoraggia tutti a trovare la propria via, e le opportunità sono tante, a condizione di saperle afferrare.

Il campus di HEC

Il campus di HEC

Sei quasi alla fine del tuo percorso, cosa potresti consigliare ad esempio a mia figlia che si trova a dover decidere il suo percorso universitario? 

La cosa più importante è scegliere con conoscenza di causa. Andare a visitare le università, alle giornate porte aperte, e perchè no, cercare di avere degli incontri con professionisti del settore permette di scegliere sulla base di conoscenze solide. Bisogna anche tener presente che prendere una via che ci piace rende molto più facile affrontare le sfide che presenta. Ad esempio in corso preparatorio generalmente chi sceglie una materia che non gli piace fino in fondo non ce la fa; molti studenti di letteratura cambiano per andare a studiare commercio, e vice versa. Tenere anche a mente che è fattibilissimo cambiare percorso. Un amico che ho incontrato ad HEC ha fatto un anno alla facoltà di sociologia prima di entrare a Dauphine, e un anno dopo ha passato i concorsi paralleli per le scuole di commercio e si è ritrovato ad HEC.

Quando eri verso la fine del liceo, ti avevano dato dei consigli? Come ti hanno guidato nelle tue scelte? 

Considerando il mio profilo, i professori del mio liceo mi spingevano verso Scienze Politiche o un corso preparatorio. Gli studenti che vengono da licei all’estero hanno più chance di entrare a Scienze Politiche, in termini concreti non dobbiamo passare l’esame scritto, solo l’orale. Altri mi spingevano verso un corso preparatorio a indirizzo scientifico, ed è vero che ho esistato a lungo. Ma dopo tutto la scelta deve venire dallo studente, e nel mio caso un corso preparatorio commerciale era un buon compromesso tra le scienze matematiche e le discipline umanistiche.

L’estero o l’Italia nel tuo futuro professionale? 

Mi è difficile sapere dove sarò tra qualche mese, figuriamoci avere una visione a lungo termine della mia carriera. In ogni caso cercherò di mantenere un profilo internazionale, non fosse altro che con missioni sporadiche all’estero a partire dalla Francia. La mobilità è un enorme vantaggio, sempre di più, sia nel privato che nelle istituzioni internazionali. Molte imprese private hanno dato il via a scambi interni che vanno da pochi mesi a qualche anno, è una pratica sempre più comune che permette a un collaboratore di passare del tempo all’estero all’interno della propria impresa.

Le reti di ex alunni delle grandi scuole aiutano i futuri diplomati, e come? C’è molto corporativismo in certe imprese e ad esempio c’è la tendenza ad assumere persone che vengono dalla stessa scuola, hai quest’impressione? 

La rete di ex alunni delle grandi scuole è una grande colonna del loro successo, e fa parte dell’identità delle scuole. Il vantaggio principale di queste reti di “anziani” è la condivisione di informazioni tra generazioni. Ci sono spesso degli incontri tra studenti e ex-studenti in un ambiente conviviale, dove gli anziani parlano del loro lavoro e condividono la loro esperienza, e ciò è molto interessante per dei giovani che cercano di capire le sfide di un particolare campo. Un rete di anziani secondo me gioca un ruolo importante anche e soprattutto una volta arrivati nel mondo dell’impresa, perchè permette d’avere contatti più fluidi tra le imprese stesse (tra la rete di imprese e all’interno di queste). Per quanto riguarda la tendenza ad assumere persone uscite dalla stessa scuola, non credo che corrisponda alla realtà. Da una parte perchè nell’impresa chi assume ha in testa il profilo della persona più che le affinità, e si concentra sull’esperienza professionale e sulla personalità del candidato; inoltre spesso i colloqui si svolgono con un gruppo svariato di professionisti, quindi che vengono da scuole e università diverse, e con degli addetti alle risorse umane differenti. Magari non è esattamente questo il caso nelle Start-ups, ma lo è sicuramente in regola generale.

Intervista raccolta da Giuliettaexpat
Novembre 2013