Home > Asia > Indonesia > Vivere in un microclima artificiale – una finestra su Jakarta
aria condizionata

Claudiaexpat apre la sua finestra su Jakarta, e riflette sullo smodato uso dell’aria condizionata nella sua città d’accoglienza, e sulle sue conseguenze.

 

Spesso, quando sono di ritorno in Italia per vacanze o altro, la gente mi chiede se a Jakarta fa molto caldo. A me viene da rispondere “non lo so”, ma mi trattengo per evitare che pensino che oltre alle piastrine nel sangue mi son mangiata qualche bel neurone nel cervello.

Il punto è che a Jakarta bisogna davvero impegnarsi per sentire il vero clima sulla propria pelle. Qui l’aria condizionata è onnipresente, ci sono giornate in cui senza il minimo sforzo ci si sente al Polo Nord.

Case e appartamenti ce l’hanno, in tutte le stanze (ad eccezione dei bagni e delle cucine di servizio, dove lavorano le povere pembantu che sono considerate meno di una cicca), ed è anche difficile da regolare su temperature umane. Gli uffici, ovvio, alcuni sembrano delle vere e proprie celle frigorifere. I taxi, le auto, il Transjakarta (unico autobus ben organizzato e funzionante a Jakarta): su quest’ultimo, una volta ho misurato 20 gradi centigradi. Con un gruppo di amici, ci siamo organizzati abbracciandoci e avvolgendoci nelle poche pashmine che avevamo portato con noi. I cinema? Meglio attrezzarsi come per andare in alta quota, se ci si vuole gustare il film. Stesso abbigliamento che consiglio alle conferenze, piccole e grandi. Per non parlare dei mall: ghiacciolo al naso assicurato.

All’inizio mi indignavo di fronte a questo uso smodato dell’aria condizionata, e lo vivevo proprio come una lesione dei miei diritti. Poi ho capito che è meglio che mi concentri innanzitutto sul preservare la mia temperatura corporea e a cambiare le cose ci penserò dopo.

aria condizionata

Qui vogliono così bene all’aria condizionata, che periodicamente le fanno una bella doccetta, come agli umani…

Perchè vivere come un pesce nel surgelatore non fa bene neanche un po’, soprattutto se si soffre di male alle ossa, o se si è delicati nelle vie respiratorie. Nessuno dei due è il mio caso, per fortuna, ma ho ad esempio un problema alla spalla destra in questo momento, e il freddo dell’aria condizionata non mi fa bene per niente. Ogni volta che prendo un taxi devo calcolare quale povera parte del mio corpo verrà più colpita dal temibile getto, e sistemarmi sul sedile in modo da attutirne l’impatto. Perchè ovviamente di farla spegnere non se ne parla.

Anche in casa, quando siamo noi a regolare l’odiosa, diventa difficile vivere senza, perchè il corpo si abitua a questa temperatura da pinguino, e se la si spegne si comincia a boccheggiare disperatamente. Il fatto che sia impossibile regolare la temperatura dell’aria condizionata in maniera umana non è solo un problema mio. Secondo una mia personalissima inchiesta, nove espatriate su dieci passano il tempo nelle loro case ad accendere e spegnere, sottoponendosi così a sbalzi di temperature che non fan bene al corpo ma neanche all’anima.

Qui si vive in un microclima artificiale che ti fa sentire ancora più isolato di quanto già ci si senta in una città dove la vita per strada è praticamente inesistente. Gli unici momenti in cui si assorbe la vera temperatura del luogo è quando capita (a volte, poche, capita) di dover aspettare qualcuno da qualche parte. O quando a discapito di tutti i pericoli (di essere investite, di respirare gas fino a farsi venire un cancro ai polmoni, di finire con il piede dentro a un buco) si decide di “fare una passeggiatina”.

Vorrà dire che alla fine del mio espatrio in questo variegato paese, invece di sfoggiare un’abbronzatura da sogno, mostrerò i bei denti da tricheco che mi saranno nel frattempo spuntati. Ve lo do per certo.

 

Claudia Landini (Claudiaexpat), ottobre 2017

 

Questo articolo è parte di un progetto che chiamiamo “Una finestra su…”. Scriviamo articoli brevi su un aspetto molto specifico del nostro paese d’accoglienza. Come se aprissimo la finestra di casa nostra e vi raccontassimo quello che vediamo. Saremmo felicissime di pubblicare anche quello che vedete voi. Scriveteci!