Home > Vita d'Expat > Lavoro > Di gentilezza, adozione di TCK e vita all’estero, un’intervista con Lynn Kogelmann

Siamo felici e orgogliose di ospitare Lynn Kogelmann su Expatclic. Lynn è una statunitense che vive a Dar es Salaam, Tanzania. È la madre adottiva di una TCK (Third Culture Kid) cinese, e ha creato un’importante survey sui TCK adottati. In quest’intervista ci parla di questo e di molto altro. Se siete una famiglia adottiva di TCK, per favore rispondete all’inchiesta di Lynn ! Grazie Lynn per il tuo tempo e per tutta l’ispirazione che ci dai!

 

Qual è la tua storia, e cosa ti ha portato in Tanzania?

Sono al mio sedicesimo anno come consigliere scolastico. Per i primi dieci anni ho lavorato nella scuola pubblica negli Stati Uniti. È da lì che io e mia figlia siamo partite per Pechino, per i nostri primi tre anni all’estero, un’esperienza che ho molto amato. La Tanzania è un paese che mi ha sempre attirata, non so neanche spiegare perché, è una cosa che ho sempre avuto dentro. Quando si è presentata l’opportunità di lavorare in una scuola internazionale a Dar es Salaam, quindi, sapevo di doverci provare. Questo è il nostro terzo anno qui, e ci piace tantissimo.

Quali sono (se ci sono) le sfide nel lavorare in una cultura diversa dalla tua?

Penso che ci siano sempre delle sfide lavorando in una cultura diversa da quella nella quale si è cresciuti e che rappresenta la nostra zona di comfort. Come consigliere scolastico devo essere particolarmente sensibile alle varie norme genitoriali/disciplinarie con i bambini e i giovani, al fare le cose in maniera “diversa” da come sono abituata io. Per me è importante prendere un po’ di distanza, considerare i pro e i contro di una varietà di culture piuttosto che imporre i miei valori e le mie idee con le persone con cui lavoro nell’ambiente scolastico. Questo richiede una rivalutazione costante e molta consapevolezza.

Puoi raccontarci della tua adozione?

Ruth è stata adottata in Cina quando aveva due anni e mezzo. L’ho adottata da genitore single il che è stato un po’ una sfida. Le leggi sull’adozione stavano cambiando in Cina al momento del mio processo di adozione, e da genitore single ho dovuto presentare tutti i documenti richiesti entro il primo maggio del 2017, oppure non avrei potuto più adottare in Cina.
A causa delle difficoltà con un’agenzia per adozioni mi stavo spostando con un’altra e avevo solo sei mesi per mettere insieme tutta la documentazione che di solito richiede dai diciotto ai ventiquattro mesi per essere completata. Ce l’abbiamo fatta a due settimane dalla scadenza grazie al supporto di amici, famigliari e professionisti dell’adozione. Sei mesi più tardi andavo a prendere mia figlia! Abbiamo festeggiato I nostri dieci anni di famiglia nel novembre 2017.

Hai scritto uno splendido articolo a favore dell’uso della gentilezza nelle scuole internazionali, potresti dirci qualcosa di più? Cosa possono fare la gentilezza e l’empatia per questi ambienti internazionali e per il bambino espatriato?

Sono fermamente convinta che la gentilezza ci connette attraverso culture e barriere. Non importa che lingua parliamo o da dove veniamo, tutti riconosciamo e apprezziamo la gentilezza. Nell’ambiente delle scuole internazionali la gentilezza contrasta la mentalità individualistica e ci aiuta a pensare agli altri. Se riusciamo a focalizzarci sulla positività e la gentilezza piuttosto che sulla crescente negatività che ci circonda, possiamo fare la differenza per una persona, e a sua volta fare la differenza per il mondo. I bambini che vengono sostenuti nell’essere gentili e assertivi imparano a difendere chi hanno intorno e danno coraggio al mondo. Amo la frase “In un mondo dove puoi essere tutto, scegli di essere gentile”.

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Lynn mentre insegna con il suo pupazzo, che porta sempre a scuola con lei

Parlaci della tua inchiesta.

Come genitore di una TCK adottata, voglio essere sicura di dare a mia figlia tutto il supporto possibile, renderla capace di fare questo viaggio nel modo migliore possibile. In questo senso ho pensato di cercare delle risorse sui TCK adottati, e aggiungerle a quello che già usiamo. Ho scoperto che non c’è quasi nulla su questo argomento. Ho pensato, com’è possibile? Sicuramente sbagliavo qualcosa nella ricerca. Ho continuato a cercare e a parlare ad altre famiglie adottive e ad amici che avevano accesso a base di dati universitari, e mi sono resa conto che no, in effetti questo tipo di informazioni non esistono proprio. A questo punto mi sono sentita in obbligo di far qualcosa. Ci devono essere informazioni per le famiglie come le nostre, deve esistere qualcosa, e se non c’è, sento di dover fare in modo che venga creato. Da consigliere scolastico internazionale, credo sia importante che altri consiglieri abbiano degli strumenti per sostenere le famiglie e i bambini in quest’area specifica. Ho cominciato con l’idea di offrire un seminario ad altri consiglieri scolastici internazionali. Avevo questo in mente quando ho lanciato la mia inchiesta con le famiglie adottive. Sento l’obbligo di onorare le storie che mi sono state raccontate attraverso quest’inchiesta, quindi il workshop che verrà presentato la prima settimana di marzo sarà in realtà solo un primo passo. Lo scopo finale è di creare (in qualche modo!) delle risorse per le famiglie espatriate che adottano.

…se ci concentriamo sul raggiungere le persone della nostra cerchia con amore e gentilezza, cambiamo un po’ il mondo ogni giorno.

Qual è la più grande lezione che la vita all’estero ti ha insegnato finora?

C’è così tanto da imparare vivendo all’estero, ma penso che la lezione più grande per me sia stata la conferma che tutti hanno bisogno e vogliono le stesse cose in tutto il mondo. Vogliono amore, pace, un senso di appartenenza, sicurezza e un futuro positivo per i propri figli. Anche se ci sentiamo sopraffatti dall’enormità del mondo, se ci concentriamo sul raggiungere le persone della nostra cerchia con amore e gentilezza, cambiamo un po’ il mondo ogni giorno.

Come vedi il vostro futuro?

Speriamo di restare all’estero, almeno fino a quando mia figlia avrà finito le superiori e magari anche dopo. Amiamo la Tanzania e la nostra scuola, ma purtroppo questioni legate al permesso di lavoro ci obbligheranno a cambiare paese nei prossimi anni. Spero tanto di poter continuare il mio lavoro con le famiglie adottive. È eccitante pensare al futuro e aspettare di vedere cosa ci riserva.

Lynn Kogelmann
Dar es Salaam, Tanzania
Gennaio 2018
Intervistata da Claudia Landini (Claudiaexpat)
Foto ©Lynn Kogelmann
Tradotto dall’inglese da Claudiaexpat

 

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