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Questo è il riassunto del nostro Expat Support Group che si e’ svolto il 18 giugno sul tema: “Come cambiano ed evolvono i rapporti con la famiglia di origine in espatrio”. Hanno partecipato amiche da Svizzera, Italia, Indonesia, Gerusalemme, Sud Africa, Congo, Canada e Singapore. Barbadaexpat da Melbourne ha moderato la discussione.

 

Durante l’ultimo incontro (“Come affrontare l’invecchiamento dei genitori in espatrio”) abbiamo toccato brevemente sulle relazioni con fratelli e parenti vari, in particolare sulle dinamiche che si vengono a creare quando, nel bisogno, sono loro a prendersi cura dei problemi quotidiani dei genitori che invecchiano.

Abbiamo ripreso questo punto e alcune delle partecipanti, che al momento stanno vivendo questa situazione, hanno condiviso le loro esperienze.

Abbiamo parlato nuovamente dei sensi di colpa, questa volta rivolti verso fratelli che devono occuparsi di genitori malati e bisognosi a discapito, a volte, della loro salute mentale e fisica. Ma anche della frustrazione e dell’amarezza di fronte a quei famigliari che, pur vivendo più vicini, non sentono la necessità di offrire il loro supporto, anche solo con una telefonata. Che diritto abbiamo noi di intervenire e pretendere un maggior coinvolgimento da altri? Dopo tutto siamo lontane e per questo non possiamo fare a meno di rimproverare noi stesse.

Può trattarsi di una questione culturale? Sono solo gli italiani che sentono il “dovere” di prendersi cura dei genitori? Il culto della famiglia e dei “sacrifici” fa parte del nostro bagaglio culturale e sicuramente ha un ruolo importante nelle nostre reazioni. Ma le amiche non italiane hanno confermato che anche per loro, nonostante i genitori non mettano la stessa pressione di un genitore italiano, il fatto di essere lontane crea senz’altro un senso di disagio.

La lontananza si trasforma in vicinanza quando c’è collaborazione con i nostri fratelli nel sostenere situazioni difficili.

Una delle partecipanti ha parlato della “gioia di sentirsi in sintonia”, descrivendo una telefonata con il fratello, anche lui residente all’estero, a riguardo di un intervento chirurgico sostenuto dal papà. Entrambi si sono trovati pronti ad offrire il loro aiuto e sostegno in un momento delicato e questo accordo ha contribuito a farli sentire più uniti. Pur vivendo lontani è possibile sentirsi uniti quando riusciamo a collaborare e comunicare.

In alcune circostanze, oltre ad occuparci dei bisogni dei genitori, ci troviamo coinvolti nei problemi di fratelli e sorelle che attraversano periodi difficili o hanno bisogno di essere rassicurati e rasserenati.

Quando si fa una scelta, è naturale cercare l’approvazione della nostra famiglia. Così quando prendiamo la decisione di vivere all’estero, c’è spesso il desiderio di condividere con loro la nostra nuova vita. Vorremmo che venissero a trovarci, vedessero la nostra nuova casa o dimostrassero interesse, chiedendo come ci sentiamo e facendo domande sul nostro nuovo paese.

Purtroppo non è sempre possibile e ci sono circostanze in cui la famiglia, e i fratelli in particolare, non hanno interesse a visitare posti nuovi, non amano viaggiare o non hanno possibilità economica.

Anche qui le esperienze variano. Una partecipante ha parlato dell’entusiasmo che dimostrano i suoi famigliari per il suo paese di adozione. Pur non potendo permettersi di viaggiare, trovano altri modi per dimostrare il loro interesse, addirittura tifando per la squadra di calcio del posto.

Questo tipo di sostegno è senz’altro di grande aiuto e accresce la vicinanza, facendoci sentire accettate e di conseguenza più appagate.

Anche quando torniamo a casa per una visita, le dinamiche famigliari subiscono gli effetti della nostra lontananza. Un’amica ha parlato delle sue aspettative quando, prima del rientro, immaginava come sarebbe stata accolta dalla sorella, alla quale è sempre stata molto legata. Non ha trovato rimproveri o giudizi negativi legati alla sua lontananza, ma ha percepito un distacco inconsueto da parte della sorella. Questo atteggiamento l’ha ovviamente addolorata.

Ogni famiglia ha le sue dinamiche e le esperienze condivise durante l’incontro, nella loro diversità, hanno offerto l’opportunità ad ognuna di noi di riflettere su come potremmo avvicinarci a coloro che amiamo. Essere vicini, quando si è lontani è possibile!

Barbara Amalberti (Barbaraexpat)
Melbourne, Australia
Giugno 2015