Home > Europa > Germania > Michela, un espatrio creativo!

Michela, che abbiamo conosciuto grazie alla fantastica descrizione di Bonn, città tedesca che la ospita da due anni, ci ha regalato un’altra bellissima intervista in cui ci parla di sé e della sua passione per la scrittura.

 

Michela, raccontaci un po’ di te ….

Io sono romana e ho 39 anni. All’epoca dell’università optai per una solida laurea in Economia e Commercio, senza assecondare le mie inclinazioni e, per più di dieci anni, ho lavorato a Roma in un contesto istituzionale. Ho sempre amato viaggiare ma l’opportunità di vivere un’esperienza all’estero da espatriata è arrivata solo due anni fa. Non mi piace generalizzare, ma immagino che la prospettiva di un cambiamento così radicale a quasi 40 anni e con due bambini relativamente piccoli possa essere per chiunque un po’ destabilizzante. Soprattutto quando si trasforma da mezza battuta a proposta concreta in tempi veramente ridotti. Ma immagino che funzioni spesso così in ambito expat e così è stato anche per noi. Quindi: stupore, poi panico, poi una voglia fortissima di giocartela, di vivere l’opportunità che prevale su tutto, che ti guida ciecamente e in qualche modo ti fa da scudo quando finisci nel gorgo del dopo OK ROGER.
Proprio perché amavo viaggiare mi ero potuta rendere conto in più di una circostanza quanto un viaggio, soprattutto se di poche settimane fosse limitante per comprendere veramente anche solo la semplice fisionomia di un paese straniero. Le vacanze rimangono vacanze e quante volte sono tornata a casa con la sensazione di aver di nuovo mancato il senso del mio visitare?

…è il nostro primo espatrio e, in un certo senso, ci ha fatto scoprire di essere una famiglia adulta.

Vivere all’estero offre una prospettiva completamente diversa.
Mi rendo conto che la Germania non sia un luogo poi straordinariamente esotico ma non è nemmeno un paese particolarmente difficile. Quindi, anche se non è Tokyo, Bonn costituisce comunque un’ottima destinazione per organizzare un espatrio senza supporti esterni e senza finire travolta nel vortice della relocation.

Vi siete trasferiti a Bonn per il lavoro di tuo marito. È il vostro primo espatrio? Come avete vissuto il distacco con l’Italia?

Michela con sciarpaSì, è il nostro primo espatrio e, in un certo senso, ci ha fatto scoprire di essere una famiglia adulta. Non so come spiegare…a Roma ci sono tutti i nostri parenti e se, da un lato, questa prossimità garantiva un supporto massiccio, dall’altro quello dei parenti è un tipo di sostegno un po’ a doppio taglio. Nel senso che, spesso, non lo puoi nemmeno rifiutare. Qui ci siamo ritrovati a fare tutto da soli: è chiaro che le priorità cambino e con loro le modalità di gestione ma quando ti devi organizzare e scopri di saperlo fare…beh, c’è tutta un’altra soddisfazione.

Ti faccio un esempio. Io ho avuto due figli a quattro anni e mezzo di distanza: a Roma, quando tornavo dall’ufficio, il resto del pomeriggio lo impiegavo a barcamenarmi tra gli impegni che affliggono quotidianamente un bambino delle elementari (nuoto, karate, inglese, pianoforte…un’esagerazione ma a Roma l’approccio è questo). Ovviamente era impensabile portare il fratellino piccolo in giro per la città a illanguidire dentro uno spogliatoio o a rabbrividire a bordo campo. Quindi rimaneva con mia madre.

Qui si fa solo quello che si può fare a scuola e, in alternativa, quello che si può fare tutti insieme. Altrimenti fa niente va benissimo così. E questa è una regola che vale per tutti.
Io canto in un coro, gli incontri sono una volta alla settimana nel pomeriggio, dopo l’orario scolastico. All’inizio ero molto turbata dal fatto di dover gestire questo momento per me, insieme ai bambini. Nel senso che a Roma era impensabile partecipare ad un’attività per adulti prole munita. Ebbene, sono due anni che quando vado a coro i bambini vengono con me, si siedono in fondo alla sala e stanno muti come pesci a giocare ai videogiochi (tablet, nintendo, telefonini…sono crollati tutti i tabù!) o a leggere o a fare un disegno. E se qualche volta ci sono qui i nonni in visita e li lascio a casa sono grosse lamentele, perché i miei figli, alle prove del coro, vengono proprio volentieri! Fantascienza pura.

E’ questo che penso quando rifletto sui sacrifici che il frequentare una scuola inglese comporta per tutti: penso che sto offrendo ai miei figli la possibilità di far risplendere la propria genuina personalità potenzialmente ovunque nel mondo

E l’inserimento in questa cultura nuova, come è stato?

MichelaL’ostacolo più rilevante per un espatrio tardivo, quale è stato il nostro, è rappresentato dalla lingua. Perché, quando ci siamo trasferiti, nessuno dei miei figli parlava tedesco né inglese e il grande era già alle elementari. Per quello, è essenziale una buona scuola che sia in grado di sostenere i bambini che hanno delle lacune linguistiche così rilevanti: può fare la differenza. I momenti più angoscianti, quando ci siamo trasferiti, li sperimentavo quando mi mettevo a pensare ai ragazzi a scuola che non riuscivano a comunicare, a seguire le lezioni, a farsi degli amici…ma poi i bambini sono resilienti e trovano una via. Certo, imparare una lingua è complicato e mettersi in pari con dei madrelingua è un processo che richiede anni. Noi ancora non lo abbiamo completato, per questo col senno di poi posso dire che prima si comincia meglio è.
Soprattutto questo ho imparato stando fuori dalla mia comfort zone linguistica: quanto poter comunicare in modo appropriato sia importante. Tornassi indietro io stessa, che parlo l’inglese piuttosto bene (in Italia!) investirei molto di più sulla formazione linguistica di tutti noi.

Io scrivo da quando ero proprio piccola perché è un’attività che mi ha sempre divertito

Ora sto cercando di imparare il tedesco ma, da un lato è una lingua davvero complicata, dall’altro con l’inglese qui si fa praticamente tutto perciò, malgrado siano quasi due anni che seguo un corso, il mio livello è ancora piuttosto basso. Questo ovviamente condiziona molto la ricerca di un lavoro in loco perché nonostante qui ci siano diverse realtà internazionali, il ventaglio delle mie opzioni è piuttosto ridotto. Però non mi scoraggio, continuo a cercare, spesso le opportunità capitano per caso. Un po’ come con il romanzo, Estopia, che viene pubblicato periodicamente dal web magazine italiano Discorsivo.it .

screen shot discorsivo

Qui in Germania ho conosciuto tante persone che vengono davvero da tante nazioni diverse e mi accorgo che le possibilità per farsi conoscere e per condividere le proprie passioni sono moltissime. Se Estopia fosse stato scritto in inglese sarebbe immensamente più semplice farlo girare. E’ questo che penso quando rifletto sui sacrifici che il frequentare una scuola inglese comporta per tutti: penso che sto offrendo ai miei figli la possibilità di far risplendere la propria genuina personalità potenzialmente ovunque nel mondo. Per capirsi, la Michela italiana è mostruosamente più simpatica o più interessante (non modesta!) della Michela inglese ma non è affatto facile fare una battuta in un’altra lingua. La Michela tedesca è goffa e insicura…Poter comunicare, nella vita, è tutto.

…quindi sei una scrittrice emergente??!!

Michela bianco e neroIo scrivo da quando ero proprio piccola perché è un’attività che mi ha sempre divertito. Qualche anno fa avevo creato un blog ma la verità è che sono più un tipo da romanzo di fantasia che da editoriale, quindi dopo un paio d’anni l’ho abbandonato. Ho scritto due romanzi, Estopia che è una storia fantastica ambientata in un mondo parallelo e di cui sto preparando il sequel, e Pretty Nice Girl, un romanzo scritto qualche anno fa che si può tranquillamente definire rosa. E’ possibile che anche quello esca su Discorsivo.
Io scrivo in italiano (e questo, purtroppo, vivendo all’estero è un gran un limite) ma sinceramente in Italia non ho mai saputo nemmeno da che parte cominciare per essere valutata da un editore. Ad un certo punto, qui, ho pensato che a me il mio libro piaceva e che avrei voluto che altre persone potessero leggerlo, indipendentemente dalla sua sorte editoriale. E allora mi sono messa a cercare un ospite e ho incontrato i ragazzi di Discorsivo che mi hanno offerto una vetrina.

Pensi che questa possa diventare la tua carriera portatile?

Scrivere è una cosa che so fare. Se potesse diventare un lavoro sarei la persona più felice della terra ma dopo una certa età si tende ad essere almeno in parte realistici e non credo che per me rappresenterà mai una carriera. Però…fino ad oggi non avrei immaginato che sarei stata intervistata a proposito di due delle mie più grandi passioni (viaggiare e scrivere) quindi direi che davvero, nella vita, Spes ultima dea!

Michela Villani
Bonn, Germania
Aprile 2018

Foto ©Michela

Intervistata da Deborah Patroncini (Deborahexpat)

 

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