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Partorire ad Abidjan

Nel 2007 avevamo già avuto la testimonianza di Alessandra sulla sua esperienza del partorire ad Abidjan. Ora è Mira a raccontarci il suo viaggio in un modello assistenziale inaspettatamente molto medicalizzato. Ma Mira era decisa a partorire nel modo più naturale, seguendo la natura… Grazie Mira per aver condiviso con noi la tua esperienza! E in bocca al lupo per il tuo progetto!

 

Partorire ad Abidjan

Mira Mariani

 

 

Mi chiamo Mira vivo in Costa d’Avorio con la mia famiglia dal 2013, anno di nascita della mia terza figlia. Ho scoperto di essere incinta poco dopo il nostro arrivo ad Abidjan. Tanti cambiamenti da affrontare, troppe cose nuove… decisi allora di tornare a partorire in Italia. Per il mio quarto figlio, invece, nato nel 2016, mi sentivo più tranquilla ad affrontare un parto all’estero, a partorire ad Abidjan.

Sapevo che non avrei partorito in una struttura pubblica.

L’assistenza è davvero basic qui e spesso inadeguata, purtroppo anche il privato non mi dava fiducia a causa dell’elevato tasso di cesarei. Dopo tre parti naturali sarebbe stato improbabile eppure il rischio di un intervento non necessario iniziò presto a palesarsi. Come in tutti i paesi in via di sviluppo una donna indipendente che lavora e può permettersi una clinica privata ovviamente vuole il meglio che nel parto si confonde spesso con l’anestesia. Sapevo invece quello che volevo io, l’assistenza esperta ma passiva di un’ostetrica di fiducia, una figura donna e madre che mi accompagnasse rendendomi attiva e pronta ad accogliere il bambino nella naturalità più assoluta. Ho visitato praticamente tutte le cliniche abidjanesi, ma il modello assistenziale non mi piaceva, seguiva quello francese: gravidanza sorvegliata dal ginecologo e non dall’ostetrica e di conseguenza molto medicalizzata, ecografia ad ogni visita e apprensioni inutili per condurti ad accettare un intervento spesso evitabile.

….ho capito che Abidjan è un’enorme città che accoglie tante realtà contrastanti, magnetica e spesso crudele, sommersa tuttora dal recente passato coloniale francese. Inevitabilmente le manie occidentali di controllo hanno preso spazio su tutto quello che era spirituale e ancestrale.

 

E’ difficile accettare che il paese in cui vivi non può proporti un’assistenza al parto che ti corrisponda.

Non volevo tornare in italia nel bel mezzo all’anno scolastico con gli altri tre bimbi a scuola qui, non volevo neppure separare la famiglia in questo momento tanto importante. Ero decisa a partorire ad Abidjan.

Sapevo bene che in Africa per la maggior parte delle donne i problemi sono altri, cercare di non morire di parto e non perdere il bimbo, ma credevo che qui le donne fossero più vicine alle tecniche tradizionali e alla gestione femminile del parto. Ho praticamente messo in piedi un reportage, ed essendo fotografa andavo a destra e sinistra col mio pancione a fare domande e cercare storie, finché non ho capito che Abidjan è un’enorme città che accoglie tante realtà contrastanti, magnetica e spesso crudele, sommersa tuttora dal recente passato coloniale francese. Inevitabilmente le manie occidentali di controllo hanno preso spazio su tutto quello che era spirituale e ancestrale. La maggior parte delle donne arrivano da villaggi remoti perché non ci sono altre grandi città in Costa d’Avorio e ovviamente tutte credono che troveranno una vita migliore ad Abidjan, per i loro figli a partire dalla nascita. Disillusione. Non se ne parla, non si torna al villaggio.

Eppure incontravo donne che sembravano aver perso l’antico sapere, forse perché avevano abbandonato il loro gruppo sociale originario per lavorare in città, estraniate e convinte della loro incapacità a dare la vita.

Il parto è chiaramente un tabù.

Partorire ad Abidjan

Nuccia

Non ci si può lamentare e non si può chiedere meglio, il parto in casa è un tabù, lo è anche in Europa ma non pensavo lo fosse qui dove il passato è molto più giovane, s’intreccia al presente e sembra immutabile, qui dove la tradizione ha una grande importanza.

Eppure incontravo donne che sembravano aver perso l’antico sapere, forse perché avevano abbandonato il loro gruppo sociale originario per lavorare in città, estraniate e convinte della loro incapacità a dare la vita.

Eppure qui le donne sono forti e fiere, per questo forse non si parla del parto, o forse non se ne parla più da quando è uscito dal cerchio femminile ed è diventato di competenza degli uomini.

Insomma in tutto il mio periplo nelle cliniche belle e brutte della città ho visto tanti dottori, ma non sono riuscita a trovare una sage femme che sostenesse il mio progetto di parto in casa, l’avrei anche trovata ma solo attirata dai soldi e magari neanche convinta che i bimbi nascono da soli.

 

Già mid- wife “quella che sta in mezzo alle donne”, suonava meglio di sage femme “donna saggia, forse più di te?!”

 

Un’amica attivista nei diritti per la nascita mi consigliò di contattare le travellers midwifes

Mi disse di rivolgermi a loro per cercare un ostetrica disponibile a viaggiare e assistermi a casa. Già mid- wife “quella che sta in mezzo alle donne”, suonava meglio di sage femme “donna saggia, forse più di te?!”. Così conobbi la mia ostetrica viaggiatrice su Skype, italiana di Perugia, dopo neanche 5 minuti di video call eravamo in perfetta sintonia. Le proposi di arrivare 15 giorni prima della data presunta del parto, e partire 15 giorni dopo, l’avrei ospitata a casa nostra, in caso di problemi avrei chiamato il mio ginecologo al cellulare, reperibile 24 h su 24.

Non appena il suo aereo si posò cambiò qualcosa dentro di me, dopo 12 ore iniziarono le prime contrazioni, avevo giusto avuto il tempo di conoscerla meglio, ma mi trasmetteva una pace incredibile, ero davvero tranquilla ora che lei stava qui. David è nato in fretta senza fretta ed è stata la cosa più naturale di questo mondo, ho sentito un calore infinito in questa intimità, non c’era una corda stonata, si era creato uno spazio davvero irreale….abituata com’ero agli inconfortabili e freddi spazi ospedalieri carichi di stress e routine. La mattina dopo gli altri bimbi sono accorsi al lettone e hanno trovato la sorpresa. Una magia.

…con grande tristezza e imbarazzo abbiamo assistito involontariamente alla nascita di un bimbo in diretta, meno fortunata, irrispettosa, pubblica e violenta, come succede a tante donne non solo in africa ma in ogni parte del globo, anche nelle belle cliniche.

 

Nuccia, midwife, nonna e babysitter senza pari

Partorire ad Abidjan

Nuccia

Nuccia è rimasta con noi quasi un mese e ha fatto da nonna e babysitter senza pari. Il dottore lo abbiamo chiamato solo dopo due giorni e non voleva rilasciarci il certificato di nascita, siamo dovuti andare ad un centro di sanità pubblica del quartiere per farcelo emettere, con grande tristezza e imbarazzo abbiamo assistito involontariamente alla nascita di un bimbo in diretta, meno fortunata, irrispettosa, pubblica e violenta. Questa è la realtà frequente del partorire ad Abidjan. Succede a tante donne non solo in Africa ma in ogni parte del globo, anche nelle belle cliniche. Ma tanto che importa, hai avuto un bambino in salute è l’unica cosa che conta. Nuccia stava male davanti alla scena, e io mi sono sentita davvero privilegiata col mio bimbo nato dolcemente tra le braccia. Eppure non ci vuole niente, non ci vogliono soldi o attrezzatura di primo livello, basta l’amore e se la volete mettere sul tecnico, un kit di risuscitazione e un kit antiemorragico. Il mio sogno è poter veder nascere in Costa d’Avorio case maternità su modello anglofono come ce ne sono ad esempio in Kenya e Africa del Sud.

 

…sorridono quando parlo di me e scoprono che una donna bianca, ricca ha allattato i suoi figli fino a due anni, per loro è cosa da poveri, magari potessero permettersi un biberon.

 

Cerco di parlare con le donne dei loro diritti

E’ vero, ci sono problemi più grandi come le violenze, il lavoro infantile, il diritto all’istruzione e la lista è lunga, ma se iniziassimo a pensare alla nascita?! Sono convinta che una società civile si misura in quel momento. Vorrei emancipare le donne dalle credenze sbagliate e senza fondamento scientifico come l’idea che il colostro fa male, ma vorrei anche aiutarle a restare attaccate alle loro radici, i saperi delle levatrici sembrano perdersi qui mentre gli europei studiano i gruppi tribali per riscoprirli e integrarli all’arte ostetrica.

Partorire ad Abidjan in modo naturale è possibile. Non sono una sage femme ma ho una grande passione e mi piace parlare con loro di gravidanza e allattamento, cerco di aiutarle a non farsi ingannare dai messaggi pubblicitari della grande città, ho partecipato a campagne di  promozione dell’allattamento esclusivo, una bellissima esperienza. Eh beh, sorridono quando parlo di me e scoprono che una donna bianca, ricca ha allattato i suoi figli fino a due anni, per loro è cosa da poveri, magari potessero permettersi un biberon. Sono sorprese quando dico loro che il latte artificiale non è il migliore alimento per i loro bimbi.

Mi piacerebbe tantissimo fare volontariato e sarebbe un sogno per me diventare un “custode della nascita”. Di sicuro dovrei diplomarmi ostetrica, ma ci sono anche tante altre figure accompagnatrici alla gravidanza e parto. Vorrei riportare il partorire ad Abidjan una realtà legata alla natura, come dovrebbe essere. Purtroppo qui in Costa d’Avorio stiamo indietro anni luce, e mi deprimo un po’, ma in altri paesi africani anglofoni esistono delle realtà molto interessanti:

http://www.african-midwives.com/

https://midwiferytoday.com/mt-articles/eves-foundation/

https://www.internationalmidwives.org/

Viaggiare ci avvicina, viaggiare apre la mente, viaggiare ci rende forti e ci fa fare cose di cui non avremmo mai pensato essere capaci.

 

Mira Mariani (Mira Photo Art)
Abidjan, Costa d’Avorio,
Maggio 2019
Foto ©MiraMariani

 

 

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