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reverse culture shock

Claudiaexpat ci presenta Reverse Culture Shock, il nuovo libro di Hélène Rybol.

 

Conosciamo già Hélène da questa bellissima intervista (in inglese). Hélène è cresciuta come TCK (Third Culture Kid), ha una vasta esperienza in shock culturale ed è una blogger e scrittrice di talento.

Il suo nuovo libro, Reverse Culture Shock, tratta della complessità dei sentimenti che una persona prova quando torna a quella che presumibilmente è la sua casa, dopo essere venuta a contatto con una o più culture diverse per un periodo di tempo considerevole.

In effetti, questo fantastico libro ci introduce a molte altre questioni legate alla vita mobile e ai “ritorni”. L’ho letto tutto d’un fiato, mi è piaciuto molto e lo consiglio vivamente non solo a quelli come noi che si spostano da un paese all’altro, ma anche e forse soprattutto a chiunque desideri provare a capire cosa significa scegliere costantemente di bruciare le proprie certezze, e trovare gratificazione nell’immergersi nell’ignoto.

Il libro mi ha catturato dalla prima frase dell’introduzione. È una raccolta di post presi dal blog di Hélène e racconta grandi verità in modo molto semplice e accessibile, oltre a dare preziosi suggerimenti su come sfruttare al meglio la miriade di sentimenti che ogni espatriato attraversa. Frasi come “tutto sembra familiare e completamente diverso allo stesso tempo” esprimono un concetto complesso e intimo nel modo più semplice possibile.

reverse culture shock Sono stata affascinata dal concetto di compartimentalizzazione, cioè il riconoscere i diversi livelli della propria identità e scegliere quale usare a seconda della situazione e della cultura con cui si ha a che fare. Un processo che, oltre a renderci esseri più complete, rafforza la relazione con noi stesse, che, come Hélène indica con tanta abilità, è la relazione predominante quando ci si abitua a passare da cultura a cultura.

Ho nuovamente ammirato la chiarezza di Hélène quando parla di casa. “La casa, per me, è un senso di connessione in continua evoluzione che non può essere definito dai confini su una mappa”.
Questa è una dichiarazione semplice ma completa e soddisfacente per coloro che si sentono a casa in luoghi che non sono definiti da mura, città o lingue.

E completa il suo pensiero aggiungendo che “[…] dovrebbe esserci un passaporto per la Terra, nazionalità: terrestre”. Sono sicura che questo sarà di conforto per chiunque stia lottando per far capire agli altri che c’è molto di più nel concetto di casa che un senso di appartenenza costruito sul tempo e sulla ripetizione.

Anche il capitolo sulla lingua è prezioso. Contiene molti pensieri interessanti con cui chiunque viva in paesi con lingue diverse può identificarsi – e anche i monolingue possono usarlo per cercare di capire il fascino complesso che prova chi parla più lingue nel passare da un codice all’altro e nel penetrare le culture attraverso le loro norme del parlato. “[…] con le lingue può essere proprio come con le persone, a volte basta solo fare clic. Chimica linguistica, immagino […]”: mi sono sentita sollevata nel trovare una semplice ragione per non dover spiegare perché amo il tedesco 🙂

Quando chiudi questo libro, ti senti più ricco: hai trovato una voce per molti sentimenti che ti hanno accompagnato in diversi momenti della tua vita; se l’inglese non è la tua lingua madre, probabilmente avrai imparato nuovi termini (come la gumption); i tuoi occhi saranno pieni delle splendide foto scattate dai viaggi di Hélène e vedrai la tua esperienza all’estero sotto una luce calda e positiva.

Corri a comprare il libro qui

 

Claudia Landini (Claudiaexpat)
Giacarta, Indonesia
Aprile 2016
Tradotto dall’inglese da Deborahexpat

 

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