Home > Vita d'Expat > Lavoro > Sarah: quando l’espatrio sposa la creatività

Sarah ha 40 anni, è svizzera, e si è sposata con un uomo che ha il « mal d’espatrio ». Come molte donne a un certo punto ha deciso di interrompere la sua carriera per seguirlo. Ma non è certo stata con le mani in mano in Perù: ha preso tra le mani un cappello tipico del Cusco, e lo ha trasformato in una splendida borsa. E’ l’inizio di una nuova avventura.
Quando suo marito ha cominciato a viaggiare per lavoro, Sarah è rimasta in Svizzera a continuare col suo lavoro e la sua vita. Si è spesso recata a trovarlo, ritrovandosi a volte persino in situazioni pericolose, come ad esempio in Burundi, quando ha dovuto essere evacuata precipitosamente all’esplodere dei conflitti sfociati poi nel genocidio.

Ma una vita di questo tipo non è certo l’ideale per una coppia, a lungo andare, e ad un certo punto Sarah ha dovuto scegliere : restare in Svizzera o lanciarsi nell’avventura di un espatrio con suo marito. Ha scelto la seconda soluzione, ed è tutta contenta e soddisfatta. In questo articolo ci parla delle varie fasi della sua esperienza, e soprattutto di come l’espatrio abbia rappresentato per lei un’occasione per dar libero sfogo alle sue doti creative.

Faccio parte di quell’esercito di mogli che hanno «lasciato tutto » per seguire il proprio marito che voleva lavorare all’estero. Mi ci è voluto molto tempo prima di decidermi. Avevo un lavoro che amavo, e soprattutto una posizione lavorativa soddisfacente». Sarah ha una formazione come libraria/bibliotecaria, e prima di lasciare la Svizzera ci si dedicava a tempo pieno. La decisione di lasciare tutto non è stata facile : «in ogni carriera ci sono dei momenti chiave, e se li si perde la propria esperienza professionale resta lacunosa, incompleta. Io mi trovavo proprio in uno di questi momenti, dunque partire non era proprio nei miei piani. E poi non mi piaceva per niente l’idea di perdere la mia indipendenza finanziaria. Per fortuna ho un marito paziente e comprensivo, che ha saputo aspettare finchè io ho compiuto una parte del mio percorso personale, e mi sono sentita pronta a prendere in esame la possibilità dell’espatrio” racconta Sarah.

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Un giorno suo marito suo marito è rientrato dal lavoro con la proposta di trasferirsi in Perù. Per Sarah non è stato facile, ma una volta presa la decisione si è lanciata in questa avventura con la migliore disposizione d’animo e lo spirito aperto per vivere quest’esperienza in maniera profonda e positiva.

All’inizio Sarah cerca contatti per fare del volontariato nel suo ambito professionale, ma “dopo due mesi, in seguito a un incontro casuale e fortunato, ho potuto realizzare il mio sogno di sempre: dedicarmi alla sartoria. Sono entrata in una scuola, “Diseño de moda”, e da allora sono veramente felice. Avevo portato con me la mia macchina da cucire e mi sono organizzata uno spazio a casa, ho anche creato la mia propria etichetta! I miei prodotti sono il risultato di quello che imparo a scuola e organizzo delle “esposizioni vendita” per venderli, o li porto a fiere e mercati… anche alcuni negozi in città hanno accettato di venderli“.

 

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In effetti Sarah ha da sempre la passione del taglio e cucito. In Svizzera, pur lavorando in un altro ambito, ha sempre confezionato vestiti e soprattutto borse. A Lima ha la fortuna di incontrare una donna che frequenta una scuola di disegno di moda molto seria. Sarah ne frequenta alcuni corsi, e monta un atelier in casa sua. Si specializza soprattutto nella confezione di borse, e in particolare crea delle borse a partire da un cappello tipico di Cusco: sono molto originali e apprezzate. Gli espatriati, che costituiscono la quasi totalità dei suoi clienti, cominciano a parlare molto dei suoi prodotti e partecipano sempre più numerosi alle espozioni vendita che Sarah organizza di tanto in tanto. Essendo moglie di una persona che gode di statuto diplomatico, non può mettere in piedi un suo business in Perù, quindi Sarah non ha dovuto affrontare tutte le trafile amministrative e burocratiche che di solito accompagnano questo genere di attività. Però si dedica ugualmente con passione e dedizione alle sue creazioni. Con la sua marca confeziona anche magliette, sciarpe, mantelline….

Non è facile essere il capo di se stessi, e Sarah lo sta imparando rapidamente in questa sua “nuova” professione. Bisogna sapere quando ci si può permettere di lasciare l’atelier per andare al cinema e quando è invece meglio dedicarsi a terminare i prodotti che sono stati ordinati. Sarah sembra saper gestire il tutto molto abilmente. L’unica cosa che davvero la preoccupa è quando si rompono le macchine. Una macchina rotta significa dover arrestare il processo creativo, e il peggio è che non si può sempre contare sui tecnici che promettono di venire a ripararla in giornata…

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Per fortuna sembra che il problema non intacchi ne la creativià nè la produzione di Sarah, che ha appena completato un nuovo modello di borse, e che adesso sta preparando la sua prossima esposizione vendita, per la fine di aprile. Ci farò sicuramente un salto, ve lo prometto!

 

Redazione a cura di Claudiaexpat
Lima, Perù
Febbraio 2005