Federica ha lasciato la Palestina ed è rientrata in Italia. Questa è la lettera che ha scritto per Expatclic durante il viaggio. Lasciata volutamente senza punteggiatura, maiuscole e immagini, leggendola capirete perché. Grazie come sempre, Federica.
si parte si rientra
abbiamo fatto il permesso per nostro figlio che mi autorizza a uscire dalla Giordania con lui
abbiamo fatto i permessi per mio marito e nostro figlio per attraversare la frontiera israeliana
nostro figlio dovrà conservarlo per poter rientrare la prossima volta
abbiamo prenotato i posti sul bus per attraversare la frontiera questa è una nuova disposizione recente ovviamente la prenotazione si paga per mio marito ne abbiamo prenotati due l’altro per tornare domani
quando arriviamo alla frontiera dovremo pagare i biglietti del bus per noi tre e uno per ogni bagaglio
la frontiera fra Israele e Giordania è un buco succhia soldi aperto dalle otto alle due e chiuso dal venerdì alle 12 alla domenica mattina
abbiamo poco tempo
il check point per uscire da Ramallah apre alle 9:00 perché gli/le israelian+ che vivono nelle colonie devono raggiungere le loro destinazioni lavorative senza incontrarci
decidiamo di uscire alle 8:00 per fermarci al forno a prendere qualcosa da mangiare da qualche parte ci potrebbero incastrare per molte ore meglio essere organizzati e poi andiamo al check point
alle 8:30 ci sono già delle auto in fila
aspettiamo
i soldati arrivano in fila indiana a piedi alle 9:00 vengono da Bet El la colonia dentro Ramallah dove ha sede per ora l’Amministrazione civile il COGAT fortino militare che ci amministra in base a legge marziale ordini del giorno sicurezza nazionale pericolo per lo stato di Israele accaparramento delle terre violenza e terrore ma loro camminano tranquillamente a piedi e tranquillamente si appostano e cominciano a far passare le auto che obbligano ad avanzare attraverso un’antipatica gincana
armi puntate fanno la foto alla targa prendono i documenti il mio passaporto li contraria spicca fra le due carte di identità verdi colore che indica la residenza dei palestinesi della Cisgiordania aprono lo sportello posteriore dell’auto dietro c’è mio figlio le armi puntate toccano le valige e il nostro cibo di chi sono le valige parlano male l’inglese sono tesi come corde di violino fanno una foto a Omar mi arrabbio e gli dico che lui è minorenne è mio figlio e devono chiedermi il permesso mio marito guarda avanti uno dei soldati mi dice che devono aggiornare il data base e che non fanno niente di male loro sono il male non dovremmo essere lì in questo stato di paura loro ostaggi ci lasciano andare io e mio marito cominciamo a litigare ma che mi è saltato in mente ci potevano bloccare per ore e mi potevano anche trattenere poi si zittisce mio marito e dice a nostro figlio in arabo che quando c’è di mezzo lui divento una leonessa è il suo attestato di stima e ci quietiamo tutti e tre attenti in allerta e guardinghi lungo la strada è pericolosa e di nuovo i chilometri di terra sventrata squartata da ruspe cingolate per costruire nuovi abitati e strade per sionist+ che verranno a vivere qui dove non ci sono più i nostri ulivi distruggono tutto hanno devastato un paese intero lo hanno trovato dissodato coltivato nutrito e lo hanno brutalizzato fino a ridurlo al sottosviluppo ignoranti arroganti ottusi senza cultura incapaci di confrontarsi penso
più di un secolo e non hanno capito niente di questa terra e delle sue genti non hanno imparato niente
penso
soldatin+ che si pretendono agricoltori e agricoltrici presuntuos+ colonizzatori e colonizzatrici
davanti mi ritrovo di nuovo gli accampamenti dei beduini svuotati deserti il fiato tirato e la strada che scivola verso Gerico verso la frontiera arriviamo parcheggiamo entriamo nell’atrio dove acquistiamo i biglietti per le valigie nel frattempo nostro figlio si sposta nello spazio contiguo per prendere i biglietti per noi tre
tutto pronto tutto pagato avanti nella sala di attesa dove la polizia di frontiera senza frontiera palestinese controlla i documenti tutto bene saliamo sul primo bus che ci porta alla frontiera quella vera controllata da Israele scendiamo entriamo e via con i primi controlli su borse e corpi non facciamo suonare niente proseguiamo vado in bagno e poi pagamento delle tasse e dopo controllo del passaporto io da una parte figlio e marito da un’altra ho un momento di incertezza ci sono nuovi sportelli così chiedo ad un armadio a due ante dove pagare le tasse mi indica aggressivamente un posto e mi sbrana con una finta domanda se so leggere vado a pagare le tasse no tutto cambiato ora si pagano le tasse dopo il controllo del passaporto figlio e marito hanno fatto vado allo sportello del passaporto le due operatrici chiacchierano e mi ignorano per svariati minuti poi senza degnarmi di sguardo e parola prendono il mio passaporto schifate fanno i controlli e mi danno il foglietto rosa che mi autorizza a lasciare il paese torno allo sportello delle tasse li guardo malissimo lo so li/le disprezzo profondamente non né sono orgogliosa io questa gente non voglio vederla il suono della loro lingua mi terrorizza se lo sento vado via lontano perché loro mi vogliono morta e ancora di più vogliono veder morire mio figlio mai sottovalutare questo loro sadico desiderio di rimuoverci di cancellarci per non fare i conti con la loro storia personale e collettiva di brutali colonizzatori e colonizzatrici non potrei proteggere mio figlio non potrei proteggermi ci odiano perché palestinesi devo accettarlo ogni loro gesto è esercizio di potere e oppressione su di noi perché palestinesi anche quando si tratta di decidere i tempi per il controllo dei documenti
pago
hanno aumentato i costi ci spolpano di tutto vorrebbero spolparci e via al tornello come le bestie come le bestie ci buttano il cibo dagli aerei come le bestie ci incanalano in corridoi cancellati e tornelli passa mio marito passa nostro figlio passo io e ora il secondo bus con cui attraversiamo la frontiera passando sul King Hussein Bridge un autista giordano benevolo ci fa stare sullo stesso bus partiamo ci vogliono pochi minuti ci vorrebbero pochi minuti ma anche qui tutto cambiato le autorità giordane fanno scendere le persone da un bus alla volta e fino a quando non hanno finito le procedure di controllo dei passaporti gli altri bus rimangono in fila abbiamo dieci bus davanti a noi e per due ore e mezzo stiamo seduti ad aspettare bloccati incastrati mangiamo leggiamo parliamo poi finalmente scendiamo e qui ci dividono io vado a fare il visto marito e figlio devono seguire un altro percorso finisco veloce e riesco a tornare da loro li cerco li individuo sono ancora in fila ma che sta succedendo mi siedo e dopo un po’ non so quanto accapano ma non si va via perché i giordani vogliono parlare con mio marito che sparisce per due ore quando torna è teso silenzioso sfinito mortificato recuperiamo le valigie usciamo da questo spazio asfissiante e camminiamo circa un chilometro verso l’auto noleggio prendiamo l’auto noi non possiamo attraversare la frontiera con le nostre auto carichiamo le valige ci accomodiamo e andiamo a fare benzina dal solito benzinaio dove c’è una botteguccia ci prendiamo un leban up è un rito che oggi non ci solleva proseguiamo verso l’albergo sul mar Morto più vicino alla frontiera di Amman arriviamo facciamo il check in entriamo in camera
e
ci
fermiamo.
silenzio
respiro
respirate.
Ci guardiamo e rilasciamo i muscoli.
Mio marito tira fuori la caffettiera elettrica che gli ha regalato mia mamma, si è subito affezionato al caffè all’italiana, la svita, prende la base e la riempie di acqua, affonda il cucchiaino nella polvere di caffè per riempire il filtro, poi chiude e accende. Gesti famigliari, gesti di tutti i giorni, gesti affatto scontati.
Vado al bar dell’albergo a chiedere tre tazzine e comodamente sedut+ ci gustiamo il caffè.
Poi ci spogliamo e andiamo ad immergerci nelle acque salate e nei fanghi per tirarci via tutta la violenza che ci vorrebbe opprimere e scoraggiare e piegare e umiliat+.
C’è silenzio. Niente traffico. Solo le voci delle persone, le risate gioiose dei bambini che giocano nelle piscine e davanti a noi la Palestina.
Quando torniamo in stanza ci laviamo e ci predisponiamo per la cena.
E ora qui sul balconcino di un albergo lungo la costa nord del mar Morto vi scrivo che lasciare casa è dolorosissimo, che questo è l’unico posto dove dovrei stare ora.
Il vento caldo mi quieta. Due cantanti e dei musicisti si esibiscono mio marito si avvicina e mi dice di nuovo che per la prima volta è felice di vederci andar via e di saperci al sicuro.
Al sicuro.
Domani mattina lui deve riattraversare quella frontiera; da solo. Domani, non ora.



