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In diretta da Abu Dhabi Antonella ci racconta come si è organizzata da un punto di vista professionale tra mille spostamenti, interessi e burocrazie. Grazie Antonella !

 

L’espatrio per me è stato un giro di volta, una scelta di vita, dare aria a una situazione stagnante, non si è trattato di “seguire” mio marito.
Il trasferimento in Malesia ha comportato una serie di decisioni e cambiamenti  che in qualche modo venivano incontro alle nostre esigenze di coppia. Lui è stato trasferito prima, a marzo, ma con turni di lavoro a rotazione, un mese di lavoro e un mese a casa (era così da quando l’ho conosciuto), di conseguenza abbiamo deciso  di sposarci, organizzando tutto velocemente e incastrando i tempi  nei reciproci intervalli di lavoro.
Abbiamo avuto la conferma del contratto come permanente solo a novembre e io sono  partita dopo di lui, da sola, a metà dicembre, licenziandomi da un contratto  annuale con la scuola italiana (i precari vengono assunti, quando gli va molto bene, dal primo settembre al 31 agosto).

Non ho avuto molto tempo per  pensare alla mia collocazione futura, anche perchè all’inizio sembrava che la scuola internazionale di Labuan mi aspettasse a braccia aperte. In ogni caso avendo vissuto fino a quel momento nell’incertezza – essendo precaria  nella scuola – alla fine tra essere incerti  senza prospettive ed esserlo con qualche opzione, mi è sembrata meglio la seconda, considerando anche che in Italia, da non sposata,  dovevo  pensare a sbarcare il lunario, mentre il fatto di spostarsi in Malesia da sposati mi dava la possibilità innanzitutto di riposarmi e di pensare senza affanno a cosa fare da grande, e di vivere finalmente con il mio compagno dopo nove anni di telefonate e lunghi periodi lontani.
Quelli più preoccupati della mia collocazione professionale erano i miei  genitori, non  ho mai  capito fino in fondo  se fossero … e sono più  preoccupati di cosa  faccio che del fatto che sono lontana… (non potevano più vantarsi  di avere una figlia professoressa, ora diventata semplice moglie). Per molto tempo hanno continuato a chiedermi cosa facevo …. All’inizio  mi angosciavo poi ho iniziato a rispondere alla Moretti  …  faccio  cose,  vedo gente

C’è un altro aspetto dell’espatrio per me molto importante. Girare il mondo è sempre stato un mio grande desiderio e sogno sin da bambina. Sono sempre stata affascinata dai popoli primitivi e lontani, dalle  culture, dal mare, dal viaggio e dal contatto con persone e luoghi sempre diversi. Espatriare per me è stato entrare nel mio sogno e più vado in giro,  più girerei.
In passato, viaggiavo appena potevo  e ho sempre cercato di trovare il tempo per studiare francese e inglese, perché nell’impossibilità di muoversi, parlare una lingua è come entrare automaticamente  in un’altra cultura e essere un po’ all’estero senza spostarsi.

L’amore per i viaggi è un punto che io e mio marito abbiamo in comune  e i nostri  progetti  per il futuro sono progetti  da nomadi.

La differenza sostanziale è che lui fra qualche anno andrà in pensione con una situazione economica abbastanza solida – in questo caso sì che sono al seguito… – io invece  devo vivere un po’ alla giornata, nel senso che per  mantenere un minimo  di autonomia e per contribuire attivamente ai nostri progetti è necessario guadagnare .

La vita in Italia era  un pò un arrancare senza sogni, la possibilità di espatriare ha aperto gli orizzonti, ho ricominciato a fare progetti e ripensarmi in tutte le direzioni che fino a quel  momento non avevo potuto sperimentare. Da lì sono andata avanti con prove ed errori.

Inizialmente, come accennavo sopra, sembrava che potessi lavorare alla scuola di Labuan. Prima di  presentarmi alla direttrice ho frequentato un corso di inglese per consolidare la lingua in vista dell’insegnamento. Finito il corso di tre mesi ho preso contatti con la scuola. Dopo il primo colloquio i tempi hanno  iniziato a dilatarsi in attesa di un contratto che non  arrivava mai. Per lavorare in Malesia è necessario un visto di lavoro  che ha  tempi lunghi. Alla fine si è scoperto che la direzione amministrativa non era interessata ad assumere personale straniero per evitare di pagare stipendi troppo alti e mettere magari in difficoltà il personale locale con problemi di rivalità o altro. E’ chiaro che se fossi stata a Kuala Lumpur o anche solo a Kuching  sarebbe stato diverso. Nelle grandi città le scuole sono veramente internazionali e assumono  personale  straniero senza problemi.

Una volta verificato che non c’era  possibilità  di insegnare,  mi sono dedicata  al disegno (e a molto altro) anche perché avevo un progetto in corso per un’amica italiana che mi aveva  chiesto illustrazioni per il suo libro, così ho riconsiderato anche la possibilità di fare l’illustratrice.

Alla fine di maggio 2008 ho saputo che c’era una Fiera internazionale del libro a Singapore  e quindi mi sono organizzata per andarci.  Sicuramente è stato un viaggio interessante, ma purtroppo ho scoperto che il mercato asiatico è colonizzato da  Regno Unito e Stati Uniti. Molte  case  editrici hanno la direzione in questi paesi e la stampa in Asia, Hong Kong, Singapore. L’editoria locale è abbastanza limitata e anche con poche sperimentazioni, soprattutto nel settore dei libri per l’infanzia.

Tramite la Fiera del libro per ragazzi di Bologna – che ho dovuto constatare essere la più importante a livello mondiale insieme a Francoforte – avevo conosciuto illustratori giapponesi e coreani di grande livello. Mi sono resa conto che questi non si rapportano con il  mondo asiatico, ma con l’Occidente, il linguaggio sia visivo che testuale e la qualità dei libri per bambini nel sud est asiatico sono completamente diversi.  Ad un altro livello. Penso  che certi libri premiati in Europa qui non sarebbero minimamente considerati, non li leggerebbe nessuno o non troverebbero editori disposti a pubblicare.

Mi sono ricreduta sull’illustrazione e mi sono data tempi molto più lunghi, anche perché riprendere  a disegnare è stata dura. Come per uno che riprende a camminare dopo anni di immobilità.

Nella ridente isoletta di Labuan ho scoperto che c’erano mamme di tutte le nazionalità desiderose  di avere lezioni di disegno per sè e per i bambini, così ho preparato un corso da far partire a ottobre a casa mia  al ritorno dalle vacanze.
Contemporaneamente in occasione della visita a Singapore ho aggiornato il mio sito web con l’aiuto a distanza di un istruttore italiano che avevo conosciuto in un corso per progettista multimediale.  In seguito a quel corso, avevo preso la Patente Europea per il Computer e avuto una piccola esperienza di e-learning (insegnamento a distanza ) con i colleghi insegnanti.
L’idea di  sfruttare la mia competenza di e-learning è germinata  a seguito della conoscenza di Expatclic e degli articoli che ho scritto in quel periodo.

Ad agosto, poco  prima di tornare in Italia, sono iniziati i problemi sul  lavoro per mio marito e il clima era veramente teso. Io mi sono un pò avvilita perché mi sembrava che tutto quello che iniziavo si bloccasse o andasse in fumo.
Non so se ha influito anche il fatto di vivere in un’ isola, dove sei effettivamente “isolato” dai centri di  comunicazione e di scambio.  Non so se era  anche l’alloggio che dava un senso di precario. Il fatto di non potermi organizzare liberamente in un mio spazio mi metteva a disagio. Eravamo in un appartamento arredato, che a parte la meravigliosa terrazza,, non ci piaceva un granchè soprattutto perché non lo sentivamo casa nostra e negli ultimi tempi a Labuan  non sopportavamo più niente.

La mia energia negli ultimi mesi del 2008 era tutta assorbita a sostenere la situazione di tensione e di stress, con l’orribile sensazione di non  avere un posto mio  dove riposare o rilassarmi, sempre in giro  per alberghi. A seguito di tutto ciò, ero un po’ avvilita perché non riuscivo a portare a termine nessuno dei miei  progetti, c’era sempre qualcosa  che mandava  tutto a monte nel bel mezzo del lavoro, non ultimo il fatto di non essere mai sicuri di poter  stare in un posto per un tempo utile a organizzare qualcosa. Inoltre non è facile pensare a una attività che sia indipendente dagli spostamenti, soprattutto  capire cosa  fare e come iniziare. Ad esempio,  fra le idee che avevo prima di partire c’era quella di documentare i miei viaggi scrivendo e facendo foto, ma è una attività inflazionata, poi non ci si può improvvisare professionisti, bisogna avere i contatti giusti, e concentrarsi su una attività,  cosa che io non riesco a fare a causa della mia natura eclettica.

antonella4Quindi ricapitolando, quando ho lasciato l’Italia avevo un’idea di cosa avrei fatto  i primi mesi, ma molti interrogativi  sul  seguito, perché non conoscendo bene il paese non potevo decidere a priori. L’unica cosa chiara fin dall’inizio è stata l’intenzione di lavorare, senza fissarmi su un’idea ma cercando e facendo diversi tentativi.

A Labuan mi sono chiarita che la grafica non è esattamente il mio mestiere,  anche perché pur avendo le competenze non ho l’esperienza professionale mentre l’insegnamento è una buona carta da giocare.
Ho anche deciso di dare più spazio al disegno, e ho cercato di sfruttare il soggiorno in Inghilterra alla fine dell’anno per inviare disegni a case  editrici inglesi, anche solo per vedere la risposta. Ho inviato i disegni a cinque case editrici e devo dire che mi hanno risposto tutti  gentilmente, rimandandomi indietro i disegni. So che è un processo lento, ma sono ottimista e comunque contenta di averci provato.

L’idea del corso di e-learning è nata prima di partire da Labuan e in quel momento l’unico progetto lavorativo a cui mi potevo dedicare.

Durante quel movimentato periodo ho iniziato a raccogliere materiale e a lavorare  per questo progetto. Inizialmente l’idea era di fare un corso di storia dell’arte, che poi si è modificata  per un più mirato e  funzionale  corso di informatica.

Quando siamo arrivati ad Abu Dhabi eravamo abbastanza stanchi ed esauriti  e ci sono voluti un paio di mesi per sistemarci in una casa finalmente “nostra” arredata  come pareva  a noi. Una volta sistemati ho cominciato  a darmi da fare  per cercare lavoro principalmente  come insegnante, vista la grande  quantità di scuole internazionali qui ad Abu Dhabi. Ho iniziato la ricerca dai siti internet delle scuole, sudando sette camicie per compilare degli infiniti form online in inglese.
Alla fine quello che ha funzionato sono stati i contatti diretti tramite la rete  di donne, mogli della ditta di mio marito, e il Circolo Italiani che cercava un’insegnante di italiano per i corsi serali.

Contemporaneamente alla ricerca di lavoro,  ho conosciuto tramite una signora italiana, uno dei tanti gruppi di donne espatriate ad Abu Dhabi che organizzano attività delle più varie, e  così ho iniziato a frequentare un piccolo gruppo di pittura ad acquerello  tutti i giovedi mattina. In quel gruppo ho fatto diverse amicizie, in particolare una coreana, illustratrice professionista, con la quale abbiamo fatto tanti  progetti, lei poi quest’anno mi ha chiesto di dare lezioni di disegno alla figlia.

Tra le mogli dei colleghi di mio marito,  una giovane  signora giapponese mi ha presentato alla manager di una scuola universitaria privata  dove lei insegna giapponese. Da quest’ incontro  è nato il corso estivo  di cartoni animati al quale hanno partecipato tra gli altri anche la figlia della mia amica coreana e altre sue amiche. Così la prima parte del 2009 si è conclusa  positivamente e con il materiale prodotto in quel corso ho realizzato un piccolo  cartone animato in digitale visibile sul sito http://www.animato.it/anim-2010-abudhabi.html.

Per la realizzazione del cartone animato e per la postproduzione mi sono avvalsa dell’aiuto – sempre a distanza – di Claudio Tedaldi, curatore del sito e esperto di animazione.
Anche le domande on line alle scuole hanno prodotto qualche risultato.

A settembre dello scorso anno mi hanno chiamato ad un colloquio per insegnare Graphic Design in una scuola parauniversitaria. Il colloquio non ha avuto un esito positivo, ma io ho cercato di non abbattermi e di capire esattamente come stavano le cose. Ho continuato a cercare e a fare colloqui proponendomi come graphic design. Ho contattato anche un negozio di art & craft per proporre corsi di calligrafia o realizzazione di cartoline augurali, ma era ormai metà novembre, troppo tardi per trovare persone disponibili a frequentare.

 

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Dopo tanti tentativi era rimasta solo un’opzione: insieme all’amica italiana avevamo contattato la coordinatrice dei workshop per bambini  all’interno delle Fiera del Libro di Abu Dhabi e così  le abbiamo  scritto chiedendo se era ancora interessata alla valutazione di progetti per la fiera di quest’anno e finalmente la risposta è stata positiva. Quindi a marzo io e la mia amica abbiamo lavorato sodo nel laboratorio per bambini Creative Corner alla Fiera del Libro di Abu Dhabi – pagate in contanti  con un accordo via email.

Pochi giorni dopo la fine della Fiera del Libro ho ricevuto via email  l’informazione che  cercavano interpreti per Il Puccini Festival e la rappresentazione della Boheme. Ho mandato il mio CV e dopo vari accordi io e altre due signore italiane abbiamo firmato il contratto con l’Admaf. Una settimana di turni di otto ore  e pagamento in assegno.

Ai primi di gennaio avevo lasciato il mio CV alla scuola di fianco a casa mia. Due giorni dopo mi ha telefonato la direttrice dicendo di essere interessata al mio CV perché ho delle competenze di video editing e animazione. La scuola è canadese, la direttrice araba e la contrattazione è durata un paio di mesetti. Mi hanno telefonato alla fine di aprile per sostituire nelle ore di computer un insegnante che è rientrato anticipatamente in Canada. Mi hanno proposto un contratto per settembre come insegnante di arte. Per il visto di lavoro ho dovuto consegnare una lettera di mio marito che dichiara che posso lavorare, in quanto il mio visto è sotto il suo sponsor e ho dovuto far tradurre in arabo (con tanto di timbri e certificazioni e 400 AED) i miei titoli di studio.
Il pagamento per questo periodo sarà in contanti, mentre per settembre mi devo informare meglio se dovrò aprire un conto qui e  se tutto va bene inizierò alla fine di agosto come insegnante d’arte.

Per far valere i titoli di studio e lavorare negli UAE bisogna andare con la traduzione in inglese sottoscritta o con un traduttore in Questura del proprio comune di residenza in Italia oppure se residenti all’estero all’Ambasciata (auguri!) per autenticare la traduzione. Dopodichè  andare all’ambasciata degli UAE a Roma previo appuntamento  e farsi “timbrare” i documenti, costo 60 euro l’uno. Non so esattamente come sia la procedura se residenti all’estero. Io e mio marito abbiamo girato invano per le ambasciate quando eravamo a Kuala Lumpur per avere i visti e solo dopo una settimana  abbiamo capito cosa  fare telefonando  direttamente all’ ambasciata UAE a Roma.

All’inizio la direttrice della scuola aveva qualche perplessità sul fatto che non ero native speaker inglese. Da parte mia confesso che nonostante la lunga esperienza in Italia  anche in scuole “dure” ogni tanto mi  inceppo  nelle spiegazioni orali ma questo mi succede  anche in italiano ed è un fatto emotivo.
Ho il vantaggio che avendo insegnato grafica pubblicitaria molti dei termini sono in inglese, così come alcuni software che uso e quindi le spiegazioni vengo facili. E’ mia abitudine studiare, ed essendo molto attratta dai libri didattici mi sono fatta una piccola biblioteca di testi in inglese grazie a librerie ben fornite su grafica e disegno.  Aiuta anche il fatto che i ragazzi non sono native speaker inglesi.  Alcuni colleghi hanno un accento terribile e mi sembra di aver a che fare con dei cow boy travestiti da insegnanti, ma devo  dire che ci sto facendo l’orecchio.

Cerco anche di prepararmi le frasi prima  e mi consulto con un’amica italoamericana che vive qui. Ogni giorno cerco di imparare anche una parola di arabo. Ma non è semplice, e per fortuna c’è anche chi parla francese nella scuola, lingua che mi è più familiare.

I ragazzi della mia classe sono per la maggior parte arabi e musulmani anche se vissuti in varie parti del mondo, ma non sono  molto diversi dai miei ex studenti italiani soprattutto in fatto di moda e status symbols.  Non sfoggiano mutande o scarpe firmate, ma appena possono usano il cellulare o vanno su facebook e seguono gli ormai globali miti giovanili.

Sono molto soddisfatta di questo incarico che premia i miei sforzi.
Ho capito definitivamente che l’insegnamento è il mio mestiere, soprattutto perché mi permette  di tenermi aggiornata  e di adattarmi alle diverse situazioni lavorative. Per esempio  insegnando privatamente.  Spero  nel prossimo anno di poter  dare spazio anche al montaggio video e all’animazione. Il computer è uno strumento indispensabile per i miei obiettivi futuri.  Come ho già detto sopra, sono una persona eclettica e non  riesco  a fissarmi su una attività. I corsi online sono un altro interessante modo per insegnare senza bisogno di spostarsi e possono  diventare una buona soluzione in futuro.
Sto cercando di combinare le mie diverse  capacità  e mi  piacerebbe trovare il tempo per fare una mostra di disegni e dipinti magari insieme alla mia  amica coreana perché qui ad Abu Dhabi  c’è spazio e interesse per  questo. La voglia di disegnare non manca, il problema è  combinare insieme il tutto.
Per il presente la priorità è il computer.
Spero inoltre che il libro della mia amica per il quale ho fatto alcune illustrazioni venga pubblicato e un domani magari riuscire a pubblicare un mio libro con foto e disegni.

Antonella Antonioni
Abu Dhabi
30 maggio 2010