Home > Asia > Israel/Palestine > Macchina in panne – una finestra su Gerusalemme

Qualche giorno fa stavo guidando la mia fedele macchina di ottantesima mano nelle strade di Gerusalemme, quando all’improvviso mi ha fatto capire che non ce la faceva più – insomma, si è spenta. Sono riuscita, riaccendendola e imprecando, a portarla fino a un punto in cui ho potuto parcheggiarla agevolmente. E lì è cominciato l’incubo. Dopo aver cercato convulsamente il numero del soccorso stradale tra una miriade di documenti scritti in ebraico, senza trovarlo, chiamo l’assicuratore. Lui mi dà il numero, e io gli chiedo : ma parleranno inglese ? E lui, ma ovviamente !  – cosa ci sia di tanto ovvio non l’ho ancora capito, comunque faccio il numero per confrontarmi, ovviamente, con una voce che elencava, esclusivamente in perfetto ebraico, una serie di opzioni a me sconosciute. Dopo aver schiacciato tutti i numeri di cui dispone la tastiera del cellulare, e non essere riuscita a parlare con un umano, richiamo l’assicuratore, che senza smaltire la sua tronfiaggine mi dice che ci pensava lui, di non muovermi (e dove dovevo andare???). Dopo una quarto d’ora suona il telefono, era il soccorso. Scatta la parte due, spiegargli dove mi trovo. Passa un altro quarto d’ora, mentre io leggo venti volte il nome della strada (perchè danno i nomi alle strade se poi non sanno usarli?), fermo passanti che gli spieghino l’ubicazione della mia sventurata vettura, e cerco convulsamente nel panorama un punto di riferimento che possa essere conosciuto ai più. Alla fine ce l’abbiamo fatta, e come se niente fosse il tipo mi annuncia che sarebbero arrivati di lì a TRE ore !!! No, ma dico ??? Che soccorso è ??? Dopo aver negoziato con le buone e le cattive, riesco a strappargli un « facciamo tra due ore e mezzo ». Dopo due ore e tre quarti arriva un camion da trasporto auto con tutti i santi crismi. In quattro e quattro otto carica la mia macchina, io salgo (un po’ imbarazzata, lo ammetto) nella cabina di guida, e mentre ripartiamo l’autista mi spiega che dobbiamo passare a prendere un’altra macchina danneggiata. Evito di protestare tanto è inutile.

finestra-su-macchina-a-geruArrivati in zona lui chiama (in viva voce) il proprietario della macchina che andava ritirata – si mettono a parlare, no, che dico, a urlare, meglio, ad abbaiare in ebraico : è tutto un chhhhh, rrrrr, shsoshsosho (ovviamente senza che io capissi il perchè di tanta acrimonia) e alla fine il conducente attacca brutalmente e mi dice, riferendosi al signore (testuali, giuro) : « sicuramente avrà la kippa, vedrai ! Tutti bugiardi quelli con la kippa ». Evito di commentare anche perchè non saprei cosa dire, sono un tantino allibita. E allibisco ancora di più quando arriviamo nel punto in cui ci aspetta il signore in questione, e vedo che ha sì una kippa, ma la tiene allegramente in bocca !!! Chiudo gli occhi e tento di controllare il leggero panico che mi assale spesso quando vado nella profonda Gerusalemme ovest e mi sembra di entrare in una realtà parallela dalla quale non so se uscirò. Il tipo si rimette la kippa in testa, ringhia ancora un po’, e se ne va. Il guidatore mi spiega che non verrà con noi (meno male). Ripartiamo, e cominciamo a chiacchierare. Lui mi racconta che ha visitato l’Italia, che si è divertito come un matto, che il mio paese gli piace, che anche i poliziotti in Italia sono simpatici (perchè corruttibili. Evviva), e via dicendo, io gli racconto dei miei viaggi passati, dei miei figli, del mio lavoro. Un tipo veramente simpatico. Poi arriva quella che a Gerusalemme è la fatidica per eccellenza : « dove abiti ? ». Io non mento certo sul mio indirizzo, a quel punto siamo in confidenza e mi pare un tipo aperto. E nemmeno lui lo fa. Senza remore mi dice che abita in uno dei più grossi settlement di Gerusalemme. A me i settler non stanno molto simpatici, cosa vi devo dire. Mi irrigidisco un filo e dentro sento tutta la fatica di questo posto – di questa lingua sconosciuta e scortese, di questi modi bruschi, dell’arroganza, dei ritardi cronici… Arrivati dal meccanico il tipo libera la mia macchina e la molla sullo spiazzo davanti all’officina, risale sul camion e se ne va senza salutarmi. Forse ha realizzato in ritardo dove abito, e adesso gli sto antipatica. Se mi si rompe di nuovo la macchina, la lascio dove si trova e vado a piedi.

Claudiaexpat
Novembre 2013

Questo articolo è parte di un progetto che chiamiamo “Una finestra su…”. Scriviamo articoli brevi su un aspetto molto specifico del nostro paese d’accoglienza. Come se aprissimo la finestra di casa nostra e vi raccontassimo quello che vediamo. Saremmo felicissime di pubblicare anche quello che vedete voi. Scriveteci!

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