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Il momento in cui un figlio se ne va di casa e costruisce la propria vita fuori dal nido famigliare costituisce sicuramente un cambiamento di enorme portata per tutte le mamme (e i papà 🙂 ). Per le mamme expat, però, ci sono delle peculiarità che possono rendere l’esperienza molto dolorosa.

 

In generale, quando il nido si svuota mentre i genitori sono ancora espatriati, la prole si trasferisce in un paese diverso – alcuni fanno rientro al proprio paese d’origine, altri vanno a proseguire gli studi, o a lavorare, dove ci sono buone opzioni per loro, e questo raramente coincide con le destinazioni d’espatrio dei genitori. Inoltre capita spesso che i figli di espatriati partano da casa prima del tempo rispetto ai loro coetanei stanziali – salti di anni scolastici per adeguarsi a una vita nomade e brevità di alcuni sistemi internazionali, fan sì che spesso i nidi expat si svuotino prima di quanto sarebbe accaduto nel proprio paese d’origine.

Ci sono poi tutte le geografie che si intrecciano: quando i figli partono e i genitori cambiano paese, quando restano invece nel paese d’espatrio, quando i figli fan ritorno a “casa”, o quando sono i figli a scegliere di restare nel paese d’accoglienza a continuare gli studi quand’anche i genitori cambiano destinazione.

Senza entrare nel merito di ognuna di queste situazioni, Expatclic ha chiesto a una trentina di donne espatriate di svariate nazionalità a cui si è svuotato il nido, di raccontare le proprie emozioni e condividere strategie. In questo articolo cerchiamo di darvi una panoramica il più completa possibile delle loro esperienze.

Ci si prepara…

Tutte le mamme expat si preparano in qualche modo al nido vuoto. C’è sicuramente una parte di preparazione inconscia, un proiettarsi verso qualcosa di temuto ma dai contorni ancora poco chiari. Esempi di ciò si ritrovano in alcune affermazioni:  “Come ci si prepara a una cosa di questo tipo? Io e mio marito ne parlavamo tantissimo prima che accadesse”, o “sapevo che sarebbe stato tremendo ma non sapevo cosa farci”, o ancora “sì, ci avevo pensato spesso e avevo teoricamente tentato di prepararmi”, oppure “in qualche modo mi sono preparata. Nel corso degli anni mi sono chiesta spesso come sarebbe stata la mia vita senza le mie figlie, e me la immaginavo difficile”.

Nido vuoto ine spatrio 2Altre madri hanno un approccio più pratico. Prevedendo il vuoto che invaderà le loro vite, si premurano di riempirlo in anticipo, e allora si lanciano in nuove avventure professionali, creano dei progetti, riprendono gli studi per tempo o cominciano a fare del volontariato.

Sembra che per tutte sia comunque importante marcare il momento che si avvicina facendo con i figli delle cose rivolte al loro futuro: partecipare alla ricerca delle università, reperire informazioni sui loro nuovi paesi, aiutarli ad arredare i loro nuovi luoghi di vita. Come se tuffarsi nelle cose pratiche legate alla futura situazione aiuti a figurarsela davanti con maggiore chiarezza, e in qualche modo a tenere a bada il dolore della perdita.

…ma è comunque dura…

Il momento poi arriva, e indipendentemente dall’intraprendenza di ognuna nel prepararsi, la mancanza dei figli si fa sentire. Tantopiù che nella maggioranza dei casi, quando si vuota il nido la donna entra nella fase di menopausa, e questo acuisce i sentimenti. A parti rari casi in cui le donne expat intervistate hanno affermato che il processo non è stato doloroso, tutte hanno raccontato che una volta rientrate dopo aver lasciato i figli altrove, hanno avuto momenti di depressione, calo di autostima, tristezza, scombussolamento, malinconia, senso di grande vuoto, voglia di piangere, disorientamento, vertigine, noia, rabbia, impotenza, impazienza, senso di perdita.

La sensazione più comune sembra essere il senso di vuoto e di silenzio che va in qualche modo affrontato. Non più figli che arrivano a casa in pomeriggio con le loro chiacchiere e il loro disordine, non più esigenze a cui accudire, il carrello della spesa semivuoto, ma soprattutto viene a mancare l’allegria e la condivisione speciale che si crea tra madre e figli.

La mancanza fisica dei figli, il non poterli più toccare, il sapere che vivono le loro vite in maniera autonoma e senza più bisogno dell’appiglio materno, possono essere molto destabilizzanti, soprattutto per quelle donne che hanno messo da parte la carriera per dedicarsi a tempo pieno alla famiglia, come racconta ad esempio questa mamma expat italiana: “la sofferenza è stata grandissima, ho preso coscienza della mia grande “dipendenza dai figli”, anche perchè dopo la prima figlia ho lasciato il mio lavoro ed ho investito il mio tempo, conoscenze e abilità su di loro. […] Ho sentito le mie giornate inutili e senza scopo. […]Ho avuto crisi d’ansia e di panico”.

Nido vuoto ine spatrio 3Le mamme intervistate in generale hanno affermato che quando il nido vuoto ha coinciso con una nuova destinazione, si sono sentite alleggerite, perchè costruendo da zero una situazione nella quale i figli non erano mai stati protagonisti, il vuoto si faceva sentire meno. Per alcune l’installazione stessa è un periodo di grande attività e impegno mentale, che contribuisce a distrarre e a svagare. C’è però anche il caso di questa mamma australiana che afferma: “mi ero sempre installata in un nuovo paese coi miei figli e ci eravamo aiutati a vicenda nel rendere le nostre nuove vite più belle, e in maniera più rapida. Senza di loro mi sono sentita persa, e demotivata nel buttarmi in circoli sociali o anche solo ad abbellire la casa. Dentro di me avevo una forte resistenza verso il nuovo paese perchè non volevo accettare che questa volta l’esperienza era senza di loro”.

Alcune hanno raccontato che all’inizio erano prese da una sorta di euforia nel ritrovarsi sole col marito, ma che col passare del tempo la sensazione di vuoto si

insinuava sempre di più fino a invaderle del tutto, come questa mamma belga: “Le prime settimane sono andate molto bene perchè io e mio marito eravamo

molto contenti di aver ritrovato del tempo per noi stessi, senza i figli intorno. Abbiamo fatto cose nuove, ci siamo aperti all’esterno e instaurato nuovi rituali. Nonostante ciò, però, il vuoto pian piano mi invadeva. Mi sentivo sempre più inutile e non riuscivo a concentrarmi sul lavoro. Lavoravo tantissimo per non produrre niente. Ero sempre inquieta e mi sentivo fuori posto. Pensavo di essermi preparata, ma ho dovuto accettare il fatto che la realtà era più difficile di quanto miaspettassi. Mi ci sono voluti alcuni mesi per toccare il fondo e tornare a galla”.

…cosa fare allora?

Il nido vuoto lascia alle madri un’enorme quantità di tempo. Sono infatti loro, nella maggior parte dei casi, che si occupano di aiutare la famiglia ad ambientarsi nel nuovo paese, e che spesso accompagnano i figli da vicino nelle varie tappe che compongono la loro esperienza all’estero. Quando i figli non sono più a casa, le mamme si trovano improvvisamente con una grande quantità di tempo libero. Secondo una mamma belga, “imparare a gestire questo nuovo tempo è la vera sfida”.

Le intervistate sono state prodighe di suggerimenti tratti dalle loro esperienze personali. Il primo e ampiamente condiviso, è quello di darsi da fare. Avere più tempo a disposizione significa potersi dedicare con serenità a cose che si sono magari messe da parte perchè impegnate su altri fronti. Senza distinzione, tutte hanno dichiarato di aver cominciato qualcosa di nuovo, o intensificato delle attività già in corso. “Mi sono dedicata di più ai miei hobby”, “mi sono data alla ceramica, ho imparato una nuova lingua, e sono andata in palestra”, “sono diventata più attiva a livello sociale”, “mi sono rimessa a studiare e poi ho trovato un lavoro, andavo in palestra tre volte alla settimana e poi ho lanciato un club di lettura”, “con mio marito abbiamo cominciato a viaggiare di più”, “ho fatto un corso di studi online”.

E’ evidente che all’inizio ci si sentirà quasi “forzate” a riempire il tempo, e il disorientamento si farà sentire anche quando ci si dedica a cose interessanti, nuove e belle. Da qualche parte però farà capolino il sentimento di aver riconquistato il proprio tempo, e pian piano queste attività che all’inizio vengono avvicinate a scopo terapeutico, diventeranno pienamente godibili e contribuiranno a ridisegnare il senso della nuova fase di vita della mamma col nido vuoto.

L’importante”, come dice una mamma francese, “è di parlarne molto col marito – lui che ha un lavoro, un ritmo, dei colleghi con cui parlare durante il giorno. Ovviamente le amiche hanno un ruolo importantissimo in questa nuova vita, sia quelle che sono già passate per questa tappa, che quelle che la scoprono insieme a voi”.

Non bisogna comunque resistere al dolore. Una mamma argentina spiega che “di fronte a questo vuoto improvviso, ho dovuto elaborare il lutto. Accettare tutti i sentimenti dolorosi che provocava, e poi continuare con le mie attività, accompagnando le mie figlie a distanza”.

Ci sono anche aspetti positivi…

Come in tutte le cose, anche una situazione di vuoto e senso di perdita provocata dalla partenza dei figli presenta degli aspetti positivi. Tutte le intervistate hanno risposto in coro che quando il nido si svuota ci sono tre vantaggi principali che influiscono positivamente sulla vita della madre e sulla coppia:

Nido vuoto1)    il non dover più seguire i ritmi scolastici e l’essere libere da impegni legati alla gestione dei figli è vissuto come grande sollievo e dà una sensazione di libertà che non ha uguali. Il riappropiarsi dei propri tempi e ritmi ha un effetto benefico sul rafforzamento della propria identità, perchè permette di ascoltare e coltivare le proprie passioni. La libertà da qualsiasi costrizione temporale è quasi esilarante per la maggior parte delle intervistate;

2)    il ritrovarsi a tu per tu con il proprio partner senza interferenze e interruzioni permette alla coppia di recuperare degli spazi preziosi che le permettono di focalizzarsi su un modo di vivere insieme più intenso e di qualità. Anche se a volte questa cosa spaventa o destabilizza, gli effetti positivi di cui gode la coppia quando il nido si svuota sono di gran lunga apprezzabili e apprezzati da tutte le donne intervistate. Essere in coppia senza figli significa poter viaggiare di più, socializzare con più libertà e senza costrizioni, e seguire degli interessi comuni. Tutto questo ha un effetto benefico sia sulla coppia che sull’individuo, che si arricchisce di nuovi stimoli e momenti di qualità.

3)    Vedere i propri figli e figlie cavarsela in una vita lontana dai genitori è motivo di orgoglio e serenità, e permette alle madri di instaurare con loro un rapporto di tipo differente: i figli non sono più dei bebè dipendenti che bisogna accudire in maniera più o meno marcata nelle varie fasi della loro crescita, ma diventano degli adulti autonomi e consapevoli, con i quali diventa un piacere rapportarsi alla pari. C’è anche un senso di compiutezza nell’esperienza, che rende le madri orgogliose di quanto sono riuscite ad ottenere nel crescere la prole.

E naturalmente, se da una parte si perde l’allegria e il senso di pienezza di una quotidianità, dall’altra quando figli tornano a casa in visita, la sensazione di felicità è totalmente inebriante, e costituisce di per sè un tesoro emotivo di proporzioni uniche.

Il team di Expatclic
Giugno 2014