Home > Testimonianze > La storia di Sara, coach interculturale appassionata in espatrio

Carolexpat ha intervistato Sara Coggiola una mamma imprenditrice appassionata di culture diverse. Sara ci racconta come’è diventata una coach interculturale e come ha iniziato la sua carriera portatile.

Benvenuta Sara, raccontaci un pò della tua vita e di cosa fai…

Buongiorno, sono molto felice di far parte di questo gruppo che ha un potenziale enorme, oltre ad un energia contagiosa. Io sono felicemente nei miei 45 anni, con un approccio alla vita un po’ naif e un po’ misurato dalle esperienze. Sono appassionata di sincronicità, del folklore e delle danze popolari, di spezie asiatiche, delle espressioni culturali nelle loro molteplici forme. Sogno di imparare a ballare la samba durante il carnevale di Rio e di partecipare ad un matrimonio indiano.

Ho trascorso i miei primi trent’anni anni in Italia, Torino, piccola realtà sabauda, e gli altri quindici all’estero. I miei due figli sono nati in Thailandia e Lussemburgo. Attualmente viviamo in Australia, ed assisto il piccolo nel suo primo trasloco  (gli altri membri della famiglia sono rispettivamente al quinto e al terzo).

Qual è la definizione in cui ti senti meglio? Espatriata? In quanti paesi hai vissuto?

Ci consideriamo “nuovi migranti” nel senso che ci spostiamo dove si presentano occasioni di lavoro, prevalentemente per quello di mio marito. La nostra mobilità ha supportato la sua carriera.

Abbiamo vissuto in 4 paesi finora: Francia, Thailandia, Lussemburgo e Australia. Ogni paese ha rappresentato una fase diversa della nostra vita da coppia a famiglia di quattro persone. Ogni esperienza molto diversa dall’altra. In famiglia parliamo quasi sette lingue, ma non tutti le stesse !

Come ti è venuta l’idea di diventare coach interculturale? Riesci a conciliare espatrio, lavoro e vita di famiglia?

Dopo il rimpatrio infelice dalla Thailandia abbiamo trascorso due anni difficili a Milano. E’ stato uno smacco faticare ad integrarsi nel proprio paese, non avevamo mai vissuto a Milano. E’ stato un grande momento di riflessione, sia per lo shock da rientro, che per l’assenza di socialità-supporto cui eravamo abituati in Thailandia con la comunità di stranieri quando era nata la nostra prima figlia.

Quando per un nuovo ruolo del lavoro di mio marito ci siamo trasferiti a Lussemburgo, ho capito che le mie esperienze personali come donna, moglie e madre erano la base per poter offrire aiuto alle altre famiglie in espatrio. Il Lussemburgo è un notevole esempio di multiculturalità con il 47% di residenti stranieri. Ho passato le vacanze di Natale di quell’anno a cercare corsi di formazione. Durante la seconda gravidanza ho studiato per certificarmi come CoActive Coach, e poco dopo ho seguito una formazione specifica per creare corsi di formazione interculturale.

Ho creato una carriera portatile come coach interculturale da poter svolgere in qualunque destinazione il lavoro ci porti.

Con un gruppo molto affiatato di volontari abbiamo creato un programma di accoglienza
ed integrazione dei nuovi arrivati, in collaborazione col Ministero della Famiglia ed
Integrazione Lussemburghese. Attraverso attività conviviali e culturali, i nuovi arrivati
sono invitati a scoprire le caratteristiche della cultura lussemburghese e fare nuove
conoscenze fra i residenti. Il Just Arrived Ambassadors Club ha raggiunto 45 nazionalità di 170 presenti nella popolazione. E’ un ottimo risultato di iniziativa volontaria alla cooperazione.

Arianna Huffington, in un suo recente podcast affermava che:

“una donna non riesce mai veramente a conciliare lavoro e famiglia. Ci saranno sempre occasioni in cui sia il lavoro che la famiglia richiedono una presenza totale”.

Pur considerando che il lavoro della signora Huffington sia molto impegnativo, concordo con la difficoltà nella vita reale di trovare un equilibrio. Spesso le aziende non sono in grado di offrire posizioni flessibili alle madri, le vere manager della vita di famiglia. Gli orari, la gestione della logistica e la cura dei figli spesso porta le madri a rinunciare alla propria carriera o a costruirne una in proprio. Ma l’ammontare di tempo che una mamma imprenditrice deve dedicare alla sua attività è in realtà quadruplo, in quanto deve ricoprire molteplici funzioni.
Non è sempre facile, ma ci vuole organizzazione, determinazione e passione !

Quale è la tua specialità? I tuoi clienti sono expat o persone interessate all’espatrio?

Il mio scopo è aiutare le famiglie in mobilità o nomadi a trovare un equilibrio, e gioire di queste esperienze, spesso difficili, ma stimolanti ed estremamente arricchenti. Aiuto a scoprire prospettive diverse cui guardare i fatti, accettare le peculiarità individuali, stimolare il confronto. Aspiro a guidare verso scelte attinenti ai propri valori, uno stile di vita soddisfacente.

Parlaci un pò dei tuoi workshop…

Prima della partenza dal Lussemburgo, insieme ad un’amica/collega abbiamo creato un progetto molto interessante rivolto alle persone che per desiderio o necessità si ritrovano a cambiare lavoro, reinventarsi. E’ una parola molto di moda oggigiorno a causa delle vicende, non solo economiche, che stanno modificando il panorama lavorativo in molti paesi. Ne è nata una serie di workshops chiamati Reinvention Lab. Durante questi quindici anni ho ascoltato storie ricche di punti di vista, di desideri, di talenti e di propositi. Uomini, donne, corporates, freelance o micro imprenditoria sociale: tutti in cerca di una nuova occasione. Queste storie saranno raccontate nel mio primo libro che è attualmente in preparazione, dedicato a tutte le persone coraggiose che hanno intrapreso la strada della reinvention personale o professionale.

Sara Coggiola
Melbourne, Australia
Giugno 2019
Foto @SaraCoggiola
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