Home > Asia > Emirati Arabi > Una serata con gli emiratini, raccontata da Flavia
guida nel deserto

Flavia, Phaedra sui forum, vive negli Emirati Arabi; ci ha già mandato interessanti articoli e utilissime informazioni, e oggi ritorna raccontandoci un’esperienza tutta particolare. Grazie Flavia!!!

 

Dal punto di vista sociale, vivere negli Emirati significa essere soprattutto a contatto con altri expat, dalla cassiera coreana del supermercato al cameriere indiano del ristorante, fino ad arrivare ai vicini di casa statunitensi. C’è ovviamente la possibilità di entrare in contatto con la cultura araba, ma gli “arabi” con i quali si ha a che fare lo sono per cultura ma non per provenienza geografica: sono giordani, siriani, egiziani e tunisini e quindi anch’essi espatriati.

Entrare in contatto con gli emiratini, i fieri e schivi cittadini degli Emirati, è estremamente difficile.

All’ora giusta ho indossato il mio abaya, il vestito nero delle donne arabe, e ho fissato con molteplici spilli lo shayla, il velo che copre i capelli

Gli emiratini uomini ti cedono gentilmente il passo quando attraversi la strada e le donne si siedono nel tavolino vicino al tuo quando ti fermi a bere un caffè nel centro commerciale, ma solitamente non c’è nessuna forma di comunicazione.

Nonostante questo, grazie al lavoro di mio marito qualche tempo fa ho avuto la possibilità di passare una serata con una famiglia di emiratini. L’esperienza è stata per me davvero forte, così strana e inusuale e nello stesso tempo così magica e culturalmente interessante che ho pensato di scrivere un articolo a riguardo.

Un giorno di settembre dunque, vengo informata da mio marito che siamo stati invitati da Mr. Mohamed, un ricco emiratino, a trascorrere una serata con lui e la sua famiglia nel suo Desert Camp (qualunque cosa fosse).

All’ora giusta ho indossato il mio abaya, il vestito nero delle donne arabe, e ho fissato con molteplici spilli lo shayla, il velo che copre i capelli. Poi siamo saliti in macchina e ci siamo addentrati nel deserto.

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Foto di Lamichane su Unsplash

Mohamed ci aspettava nel punto convenuto a bordo del suo SUV, e, con nostra grande meraviglia, aveva con sé uno stupendo falcone, bendato, che stava addestrando. La falconeria è un’attività tradizionale e antichissima per gli emiratini e, anche se sono ben pochi quelli che possono permettersi il falcone, ad Abu Dhabi è presente addirittura un ospedale dedicato alla cura di questi animali.

Seguendo l’automobile del nostro ospite abbiamo svoltato per una stradina in mezzo alle dune e dopo un breve percorso siamo arrivati al Desert Camp. Questo era costituito da un’ampia tenda beduina, alcuni container poco distanti, e più lontano i recinti con i cammelli e le pecore.

Per prima cosa Mohamed ci ha portati a vedere i suoi cammelli. Non li avevo mai visti così da vicino, e devo dire che fanno leggermente impressione, soprattutto per le grandi dimensioni. Appena siamo entrati nel recinto tutti gli animali ci sono corsi incontro, annusandoci la testa e il viso. Mohamed ci ha raccontato che sono bestie molto affettuose e che ogni volta che li va a vedere è costretto a dispensare abbracci e coccole a tutti, per evitare di venire inseguito da quelli che non ha accarezzato.

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Siamo quindi tornati al campo, dove nel frattempo il falcone era stato poggiato su un elegante trespolo di legno conficcato nella sabbia.

Ci siamo tolti le scarpe e ci siamo seduti sui cuscini all’interno della tenda, mentre il padrone di casa ci offriva delle tazze di uno squisito caffè al cardamomo.

Poco dopo sono arrivati alcuni familiari emiratini di Mohamed, circa una trentina tra uomini e bambini, tutti maschi, e alcuni domestici hanno portato del cibo: canestri di frutta, pane arabo con cervella di pecora, frittata al cardamomo con noodles e piccole forme di pane arabo da intingere nel miele.

Mentre mangiavamo il padrone di casa ha indossato un robusto guanto e ha tolto la benda dagli occhi del falcone, facendolo salire sul proprio polso e offrendogli della carne cruda.

Osservare la perfetta sintonia tra l’uomo e l’animale, i gesti e i rituali dell’addestramento che le generazioni si tramandano da secoli è stato davvero meraviglioso, e ci ha calati in un’atmosfera magica e suggestiva, potenziata dal fatto che dopo cena i figli e i fratelli di Mohamed hanno trasportato alcuni tappeti e cuscini fuori dalla tenda e ci siamo spostati lì, in mezzo alla sabbia, al buio, a bere caffè al cardamomo sotto la luce delle stelle. Stare in mezzo al deserto, di notte, è un’esperienza davvero unica e meravigliosa, sembra di poter toccare le stelle con un dito.

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Foto di Joe Mania su Unsplash

Poco dopo Mohamed mi ha accompagnata in macchina fino alla zona dei container dove si trovavano due delle sue quattro mogli, una ventina di altre donne consanguinee tra i 10 e i 25 anni e una trentina di bambini, maschi e femmine, che giocavano a rincorrersi.

Mi ha preceduto all’interno di un container arredato come uno sfarzoso salotto, con tappeti e cuscini, e mi ha fatta accomodare su un divano.

Un minuto dopo avevo intorno a me una ventina di donne e bambine che mi guardavano con curiosità e cercavano di parlarmi tutte insieme.

La prima ragazza con cui ho parlato era una delle sorelle della prima moglie di Mohamed.

Aveva poco più di vent’anni, indossava un’elegante veste ricamata e conosceva l’inglese abbastanza bene da poter intavolare una discussione. Mi ha raccontato di essersi diplomata da poco in management, ma di non aver potuto lavorare per la mancanza di opportunità offerte dal paesino in cui vive.

Un anno fa si è sposata con suo cugino (qui i matrimoni tra cugini primi sono normali) e vive a casa dello zio, nell’attesa che il governo assegni una casa alla nuova coppia.

Qualche mese prima era nata la primogenita, e poco dopo una domestica l’ha portata nella stanza: una bellissima bimba dentro una specie di mini sacco a pelo… provvisto di una corda di lana strettamente avvolta attorno al corpo della piccina.

E’ per non farla piangere – mi hanno spiegato – in questo modo la bambina si sente abbracciata e resta tranquilla.

La conversazione è proseguita. La mia interlocutrice mi ha raccontato di avere undici fratelli e sorelle, e si è rammaricata che gli emiratini ultimamente abbiano sempre meno bambini, per poter dedicare più tempo al lavoro.

Quanti figli hanno? – le ho chiesto.

Oh, pochissimi. Non più di cinque. Sono davvero famiglie piccole – mi ha risposto lei.

Poi si è alzata, si è scusata ed è andata a pregare.

Mi è stato nuovamente offerto del cibo, e mentre mangiavo le altre donne mi hanno riempito di domande.

Ma nel tuo paese le usate le tende beduine?

Ehm.. no. Cioè, alcune persone hanno una tenda, ma non così grossa come quelle che si usano qui. A volte, quando vanno in vacanza vanno a dormire nella tenda invece che in hotel. Si chiama camping..

Oh, davvero? Che strana abitudine!

Nella tua religione quante mogli può avere un uomo?

Solo una.

Davvero, solo una? Perché solo una? Certo, così siete più tutelate.. però sarete sempre sole, senza amiche..

Com’è la temperatura del tuo paese?

Dipende dalla zona e dal periodo dell’anno. In questo momento a casa mia ci sono circa 18 gradi.

Diciotto gradi? Ma è freddissimo!! C’è la neve?

La mia serata con gli emiratini stata un’esperienza molto bella, anche se a tratti decisamente surreale. In ogni caso le donne emiratine mi hanno irresistibilmente conquistata, con il loro mix di innocente curiosità per un mondo che non conoscono affatto (quello occidentale) e le loro tradizioni ancestrali.

 

Flavia
Emirati Arabi
Febbraio 2013

 

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