Home > Asia > Labuan, la Perla del Borneo. I primi giorni di Antonella.

Antonella (antonellaa sui forum) è una carissima e attivissima amica di Expatclic. Si è trasferita da poco a Labuan, in Malesia, e ci manda questo articolo frizzante e coinvolgente, in cui ci racconta i suoi primi momenti nel suo paese d’accoglienza, dandoci allo stesso tempo delle informazioni pratiche di non poco conto per chi dovesse trasferirsi o volesse farsi un’idea di Labuan… grazie Antonella !!!!

Per molti, ma non per tutti, Labuan è un nome mitico associato alle avventure televisive di Kabir Bedi nelle vesti di Sandokan, e alle letture salgariane. La Perla del Borneo è Labuan e a Labuan non c’è nessuna Perla di nome Marianna, tutt’al più molte conchiglie.
Sandokan è un personaggio conosciuto dagli italiani e dai peruviani (insomma, dove il telefilm è stato esportato) mentre Sandakan è un’isoletta a est del Borneo nel parco delle tartarughe marine.

labuanNella più cruda realtà Labuan è un’isola a nord del Borneo, ed è stato federale della Malesia, nonché centro finanziario e porto franco nel Mare Cinese del Sud.

Dopo nove anni di fidanzamento alternato e telefonate, il mio compagno mi dice che c’è qualche possibilità di avere un contratto permanente e che farà il possibile per trovare un luogo ameno dove poter stare finalmente insieme.

Così, ignaro e dimentico della Perla di Labuan, nel marzo del 2007 mi manda una mail entusiasta con il mitico nome e il sito turistico di riferimento che mostra incredibili sport acquatici come vela e kayak (sport che ho praticato e pratico tuttora – io e Angelo abbiamo una barca a vela). Io gli rispondo che è l’isola del mitico Sandokan e tutti contenti iniziamo ad organizzare i preparativi.

I preparativi significavano sposarsi cercando di beccare il periodo in cui lui era a casa – cosa non facile per le incognite della nuova sede – svuotare e lasciare il mio appartamento in affitto a Bologna trasferendo una parte dei miei beni nella piccola casa di lui a Ravenna.

L’altra incognita era in parte il mio lavoro. In Italia ero insegnante precaria e lo scorso anno avevo qualche possibilità di entrare di ruolo e quindi dovevo anche informarmi bene su come muovermi.

labuanIn conclusione abbiamo fissato la data del matrimonio dieci giorni prima, invitando solo i testimoni. Per una combinazione non sono passata di ruolo, ma a settembre il contratto permanente di Angelo non era ancora sicuro, così io ho ricominciato la scuola per licenziarmi una settimana prima di partire, e fare la valigia, per la mitica Labuan il 14 dicembre 2007.

Quando all’ultimo momento abbiamo detto che partivamo, la maggioranza ha pensato a qualcosa del tipo isola dei Caraibi, sabbia, palme e resort e tutti mi hanno chiesto, preoccupatissimi, cosa avrei fatto là e come facevo a lasciare una luminosa carriera da precaria. Molti invece ci immaginavano tutto il giorno in spiaggia in bikini, a fare vita da turisti. Tutto questo per dire in che condizioni sono arrivata a Labuan, considerando anche il fuso orario.

Cosa vuol dire Asia, un’isola del mare cinese del sud e 5 gradi dall’equatore? Vuol dire che gli abitanti di questa parte di mondo hanno la pelle scuretta, a parte certi cinesi, molti con gli occhi a mandorla, e a differenza di noi al sole tendono a coprirsi. Pur essendoci un’estate perenne, nei supermercati non si vedono espositori di creme solari o reparti di costumi da bagno, teli da mare o accessori per la spiaggia.

Abbiamo poi scoperto che le barche a vela sono per gli studenti, i kayak sono privati e vengono usati solo una volta all’anno in occasione della grande competizione marittima, in spiaggia non si vede molta gente fare il bagno e tantomeno in bikini, e anche se la libertà di culto è garantita, si tratta pur sempre di un paese musulmano. Il bagno lo fanno i bambini e i ragazzi e qualche ragazza, vestiti con pantaloncini e maglietta.

Sono arrivata il sabato, e la domenica sera c’era già un ricevimento in un park hotel organizzato dalla mitica multinazionale per cui lavora mio marito, (una collega a scuola nel salutarmi mi aveva decantato “le feste dell’impresa !!!” in quanto anche suo marito aveva lavorato lì).

In questa occasione incontro altre signore di nazionalità varie, tra cui una che si offre di farmi visitare Labuan nei giorni seguenti. Due giorni dopo mi viene a prendere con la macchina, e nonostante il mio stordimento percepisco una certa distanza tra me e lei nei modi di porsi in generale. Mi dice ad esempio che a Labuan non c’è niente, che c’è solo un supermercato dove si può trovare il formaggio francese, gli altri non sono da considerare perché popolari, e al mercato tradizionale mi dice che c’è solo una signora che ha le cose buone (questa le propina una zucchina come se fosse oro e lei tutta contenta – la principessa sulla zucchina – dice “aah! Finalmente!”, come se non ci fosse nient’altro da mangiare).

E io che ero curiosa di scoprire i segreti della cucina asiatica !!!

Visto che il mercato è a cinque minuti di macchina da casa mia, osservo che si può andare anche a piedi, lei dice assolutamente no perché fa troppo caldo (nei mesi seguenti sono andata al mercato a piedi due o tre volte la settimana).

labuanLa luce qui è esagerata, il sole cuoce. E’ inconcepibile stare al sole in certi orari. La temperatura cambia notevolmente dall’ombra al sole. Molti camminano con il “parasole” cioè un semplice ombrello per ripararsi.

Inizialmente pensavo con ingenuità che, siccome lo portano le donne, era per non scurire la pelle. Sarà anche così, ma in ogni caso fa comodo. Io ho risolto con un cappello e gli occhiali da sole.

Appena arrivata, il problema cibo è stato rilevante. Nel mio giro al mercato con la signora di cui sopra ho comprato un pacco di riso da 10 chili – unico formato disponibile – ma il problema era come cucinare gli ingredienti???

Approfittando di un viaggetto a Kuala Lumpur mi sono procurata qualche libretto di cucina, ma è stata dura perché non avevo familiarità con l’inglese culinario e così passavo il tempo a leggere e rileggere le ricette senza capire molto, ma soprattutto non sapevo dove cercare gli ingredienti e come chiedere, perché non tutti a Labuan parlano l’inglese e a volte i nomi delle ricette non corrispondevano alla dicitura malese. Il problema era che non c’era nulla di simile al cibo italiano. Una volta ho comprato una busta pensando fosse una zuppa istantanea e invece erano erbe per un brodo cinese e così ho cercato di mangiare questa broda cercando di capire cosa fosse.

L’appartamento dove abitiamo è molto bello, Angelo l’ha scelto perché ha una vista magnifica sul porto e la città, è vicino al centro e io non devo usare la macchina – la guida in Malesia è a sinistra come in Inghilterra e non c’erano macchine disponibili.

E’ al 14° piano di uno dei pochi grattacieli di Labuan nel fantomatico Financial Park, struttura metafisica in mezzo a casette in legno residenziali. Ci sono tanti servizi, centro commerciale su due piani, piscina, palestra, ristoranti vari, è il fiore all’occhiello di Labuan e dove ho vagato come uno zombie il primo mese per capire dove trovare le cose. Sì, perché a Labuan per esempio le farmacie non si vedono perché sono negozi come gli altri senza nessun segnale particolare e all’inizio credevo che non ci fossero. Dove c’è lo struscio il venerdì e il sabato e dove si incontrano giovani e adolescenti.

Grande carenza, non ci sono bookshop o librerie degne di questo nome. I libri si trovano nelle cartolerie e non c’è una gran scelta. Le riviste sono quasi tutte in malese e quelle in inglese sono un po’ datate.

Nel supermercato del centro commerciale non vendono la carne fresca, e poche verdure, a volte con un aspetto pessimo perché le lasciano lì finchè qualcuno non le compra o sono proprio in avanzato stato di putrefazione.

Frutta e verdura – fresche – si trovano o al mercato o nel supermercato principale della città. La carne di solito è di pollo, il pesce è spesso secco o in scatola altrimenti fresco al mercato, ottimo, gamberi a volontà.

labuanIl maiale è vietatissimo come l’alcol e si trova in negozi insospettabili di cinesi che hanno sempre tutto. Insieme alla carne surgelata vendono scatolame, casalinghi e liquori.
Il sabato c’è un mercato lungo una delle strade del centro dove si trovano dalle piante da appartamento all’artigianato locale.

Poi pian piano andando al ristorante è andata meglio e ho scoperto che c’era una cosa che conoscevo e mangiavo anche in Italia, il NASI GORENG. Questo piatto dal nome così esotico in realtà è RISO FRITTO con frutti di mare e verdurine, in Italia lo trovi in busta e quando lo prepari in padella è molto più sugoso e unto della versione originale, insomma niente a che vedere.

Altra esperienza culturale, il “saloon” del parrucchiere. Avevo bisogno di sistemare la zazzera incolta da trasloco intercontinentale e così chiedo ad una amica malese di indicarmi qualcuno. Entro e c’è solo una persona che parla inglese, io dico il taglio che voglio, faccio per andare al lavandino e mi dicono di restare seduta al posto normale. E’ iniziato un massaggio di mezz’ora con la schiuma dello shampoo senza che ne cadesse una sola goccia per terra, poi mi hanno lavato il tutto, asciugato, tagliato e di nuovo lavato. Ero sconvolta! Nelle foto c’è il prima e dopo.

Anche il corso di inglese è stata una bella esperienza. L’insegnante appartiene ad uno dei tanti gruppi etnici di Sabah e mi ha spiegato molte cose sulle etnie e sulla storia della Malesia.

Continuo a conoscere espatriati, questo termine torna su come un galleggiante, a volte mi sono chiesta se era un modo più elegante di dire immigrati, ma gli occidentali in un paese in via di sviluppo o appena sviluppato sono sempre una razza privilegiata, fotografi e giornalisti riprendono “gli occidentali” nei luoghi esotici.

Nei supermercati e nei duty free si trovano creme sbiancanti. I manichini, anche nei negozi più lussuosi e addirittura nei negozi cinesi, sono di tipo occidentale europeo. Anche i modelli delle foto nelle piccole sartorie sono europei alti, biondi e con gli occhi azzurri. Quasi come se il modello in cui identificarsi fosse quello europeo. Allo stesso tempo ci sono le donne velate, l’islam, i costumi tradizionali, il villaggio sull’acqua.

Poco dopo il mio arrivo ho avuto la connessione ad internet e questo mi ha aiutato molto, soprattutto all’inizio, quando ero in contatto con un’italiana, Cinzia, residente a Kuala Lumpur e sposata con un malese.

Mi sembra assurdo che in un continente in crescita così frenetica, con tanta vitalità e potenzialità, ci sia sempre il mito dell’occidente dietro l’angolo e l’Islam che fa da contrappeso quasi a rivendicare la diversità. Mille identità che spingono, culture che vanno e vengono. Si avverte il contrasto tra natura, società tribale del villaggio e civiltà o progresso tecnologico.

Dall’Italia mi chiedono sempre cosa faccio qui. Io sono contenta di avere finalmente il tempo di disegnare. Sono in trattativa con la scuola internazionale per insegnare arte; oltre ad insistere per avere il permesso di lavoro sto contrattando per lo stipendio. In questo posto mi sento straniera a tutti gli effetti, anche perché sono fisicamente diversa dalla gente comune, ma mentre a Bologna mi sentivo strana e basta, qui sono semplicemente straniera con un senso e quindi sono a posto.

Antonella
Labuan, Malesia
Giugno 2008
Foto ©Antonella
tranne la principale di Ash Edmonds su Unsplash
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