Home > Vita d'Expat > Trasferirsi > Il clima in espatrio, un elemento da non sottovalutare
clima in espatrio

Claudiaexpat riflette sul ruolo del clima in espatrio, e sul perché è importante prepararsi bene anche sotto questo punto di vista prima di accettare una missione all’estero.

 

Da quando mio marito è venuto a lavorare a Ginevra, non passa giorno che guardi fuori dalla finestra e si avvilisca per il grigiore. Quando usciamo, il suo primo commento è sempre riservato al tempo.

Del resto questa cosa mi è famigliare: da quando i miei figli si sono trasferiti in Francia e nel Regno Unito, il coro di lamenti per il rigido inverno, la pioggia e il grigio è una costante nelle nostre comunicazioni.

Mentre io e mio marito abbiamo collezionato diversi inverni prima di intraprendere una vita mobile, per i miei figli, cresciuti tra Africa, America Latina e Medio Oriente, lo shock climatico ha rappresentato uno scoglio enorme.

Si tende a sottovalutare il ruolo del clima in espatrio, ma quello che ho vissuto con loro mi ha dimostrato che la differenza tra un inverno rigido e prolungato e uno mite e breve, può davvero colpire duramente l’animo magari già provato da altre richieste di adattamento.

clima in espatrio

Foto di Vidar Nordli Mathisen su Unsplash

Ricordo che a Lima, dove il cielo era perennemente grigio e incombente, molte persone non riuscivano a resistere. Ho visto fallire intere missioni all’estero perché uno dei due coniugi – solitamente quello che accompagnava – soccombeva alla depressione di fronte al grigiore perenne che riempiva le sue giornate.

Al di là però di come il clima può influenzare l’umore, ci sono delle pratiche fisiche e comportamentali che accompagnano l’adattamento alle diverse temperature, che a furia di venir ripetute diventano automatismi, vere e proprie parti di noi, pezzi della nostra identità. Quando cambiamo clima in espatrio, e ci viene richiesto di ribaltare quelle abitudini che avevamo sviluppato nei paesi precedenti, lo shock può essere brutale e compromettere la relazione con il nuovo paese.

Mi scuso se mi rifaccio sempre alla mia esperienza personale, ma ricordo ancora con orrore quando mi sono trovata a dover vestire di tutto punto e con abiti pesanti il mio primo figlio al nostro rientro a Milano, dopo due anni e mezzo di spensierata nudità a Bissau.

Non dimenticherò neanche mai l’inverno che io e il mio figlio minore abbiamo trascorso a Milano di ritorno dal Perù. Lui non aveva ancora conosciuto rigidi inverni (o non se ne ricordava), e il suo rifiuto di indossare abiti pesanti di fronte al clima rigido del novembre milanese mi creava ancora più angoscia del vederlo lottare con congiuntivi italiani e ricerche su Garibaldi quando in italiano fino a quel momento aveva scritto solo i bigliettini della buona notte per la sua mamma.

Ha fatto tutto l’inverno con un paio di jeans, un paio di scarpe da tennis di plastica, e due maglioni, rifiutando categoricamente d’indossare un giubbotto pesante o un paio di scarpe robuste. Quelle cose proprio non gli appartenevano. Forse, in qualche modo, non voleva usarli per non abbandonare il suo “io peruviano”, che era tutta la sua identità.

clima in espatrio

Foto di Claudia Landini

Ci sono climi che più si adattano alle nostre personalità, ognuno conosce il suo. Io ad esempio mi trovo malissimo in climi rigidi, per la semplice ragione che mi devo vestire a strati, e per lunghi mesi vedo pochissimo il mio corpo, intenta come sono a coprirlo il più rapidamente possibile perché sono una grande freddolosa.

La morale di tutto è che sicuramente ci sono elementi più importanti da prendere in considerazione quando ci viene proposta una nuova destinazione, ma non dobbiamo sottovalutare il ruolo del clima in espatrio. Questo influirà su tutta la nostra vita in modi che vanno molto al di là del semplice mettersi un cappotto in più.

 

Claudia Landini (Claudiaexpat)
Ginevra, Svizzera
Gennaio 2019
Foto di testata ©ClaudiaLandini

 

 

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One Comment, RSS

  • Cristina

    says on:
    21/01/2019 at 1:21 PM

    Sono genovese ed ho sempre amato il mare e il cielo terso che spesso c’e A Genova. Purtroppo a parte il periodo di più di 20 anni, in cui viaggiavo con me una trottola per il mondo (accompagnatrice turistica) ho avuto come base Milano. Clima orrendo, freddo boia. Quando nel 2010 mi sono trasferita a Cape Town è stato un sogno. Ho ritrovato il mare, i colori del cielo genovese e un clima fantastico. Peccato che è durata poco. Ho un nostalgia terribile sia degli amici, ma anche tanto del clima. Un paradiso

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