Home > Asia > Israel/Palestine > La tua voce insieme a quella degli altri

Ho incontrato Nicoletta a un concerto degli insegnanti della fondazione Baremboim Said (http://www.barenboim-said.org/.) a Ramallah, un anno fa. Quando ho scoperto che la flautista, Nicoletta per l’appunto, era italiana, il mio cuore ha fatto un balzo di gioia. Non l’ho disturbata al momento, perchè era insieme a colleghi e amici, ma l’ho cercata dopo, e le ho proposto di raccontarci di sè e del suo percorso, e di parlarci della musica in questa parte del mondo. Quella che state per leggere è un’intervista fuori dal comune per la naturalezza e la partecipazione con le quali Nicoletta ha risposto alle nostre domande, dandoci un quadro completo non solo di cosa vuol dire essere o voler diventare musicisti in Palestina, ma anche delle sfide e delle gioie che lei, giovane donna italiana che vive e lavora a Ramallah, ha raccolto con entusiasmo e ci comunica con una semplicità e un calore fuori dal comune. Grazie di cuore, Nicoletta, e tantissimi auguri per il tuo futuro!

Claudiaexpat
Gerusalemme
Gennaio 2013

 

Raccontaci di te, e di come sei arrivata a studiare il flauto.

Nicoletta

Mi chiamo Nicoletta Zannoni, ho 29 anni, sono nata e cresciuta a Padova.

Ho cominciato a studiare da piccolina il flauto dolce, e poi ho scelto di frequentare una scuola media ad indirizzo musicale, cominciando così lo studio del flauto traverso. Da qui gli studi musicali sono proseguiti al Conservatorio di Padova accanto agli studi “normali”… liceo scientifico, università (ho fatto la laurea triennale di Ingegneria Ambientale), e poi la scelta di dedicarmi completamente alla musica (o almeno di provarci!), frequentando un biennio di specializzazione al Conservatorio di Rovigo, e successivamente il biennio abilitante per insegnanti di strumento alle scuole medie ad indirizzo musicale.

Nel frattempo –già da appena diplomata- avevo iniziato ad insegnare flauto e a collaborare con varie scuole e istituti musicali della mia zona, anche facendo lezioni concerto per ragazzi e vari progetti.

Ciò che della musica mi ha sempre maggiormente colpito, attirato, e spinto nello studio è la possibilità di suonare insieme, di mettere la tua voce insieme alla voce di altri completamente diversi da te, ed il risultato è bello..molto bello! La ricchezza del lavoro di tutti è possibile grazie alla collaborazione ed alla compresenza di differenze, a volte di cose tra loro opposte, contrarie, che però possono vivere insieme e dare vita a qualche cosa di nuovo e di bello.

Cosa ti ha portato a Ramallah?

Mah..un insieme di “casualità”?! o forse un “desiderio” che fa la sua storia nella tua storia..dipende da come la si legge! Ho conosciuto la fondazione ed il progetto della West Eastern Divan Orchestra tramite un libro di Daniel Barenboim (La musica sveglia il tempo), prestato da un amico che un giorno mi dice “Guarda, mi hanno regalato questo libro, parla di musica..vedi un po’ se ti interessa”. Così ho cominciato a raccogliere informazioni su questo progetto – che andava in qualche modo a toccare il “nocciolo” del significato della musica per me – in cui israeliani e arabi suonano insieme, incuriosita dal “ruolo” che può giocare la musica in un conflitto così complicato..e se può ottenere qualche risultato..ma niente di più!

Poi capita che un giorno -appena finiti tutti gli studi vari- leggo un’offerta di lavoro in internet, cercano un insegnante di flauto per la scuola di Ramallah…così mando il curriculum, e…eccomi qui! (tra parentesi..non me l’aspettavo per niente, davvero!!)

Puoi spiegarci qualcosa della Fondazione?

La Barenboim-Said Foundation a Ramallah lavora al momento in due ambiti: la scuola di Ramallah e il progetto di Beit Reema. A Ramallah insegnamo vari strumenti (violino, violoncello, clarinetto, flauto, piano, oboe, fagotto, ottoni) ed in più c’è la classe di coro e varie classi di teoria musicale, qualche gruppo di musica da camera, una piccola orchestra d’archi agli inizi, ed una banda per gli strumenti a fiato…insomma, l’immagine potrebbe essere quella di una qualsiasi scuola di musica europea, in cui i ragazzini vanno un paio di volte la settimana dopo la scuola per imparare la musica e per fare della musica anche un momento di aggregazione, per conoscere e stare insieme ad altri ragazzi. La musica che insegnamo è principalmente la musica classica, ma ovviamente apprezziamo e proponiamo qualche capatina anche in mondi diversi!

Nicoletta2

A Beit Reema, un villaggio a nord di Ramallah, il progetto “musicale” è iniziato l’anno scorso, in una scuola pubblica “primaria” (non saprei come definirla, però come età corrisponde alle nostre elementari) ed in collaborazione con un’associazione americana che già aveva avviato un programma di doposcuola. Si è inserita la musica con l’insegnamento di violino, violoncello, flauto, clarinetto e teoria, e da quest’anno anche con l’insegnamento di teoria e coro.

Questo progetto è davvero molto interessante, soprattutto per l’ambiente in cui si svolge: se a Ramallah è quasi “normale” che i ragazzi abbiano la musica, lo sport, gli scout, gli amici, insomma, attività varie, a Beit Reema a parte la scuola…non c’è altro! E questo si vede nell’entusiasmo che hanno i ragazzini, nella loro voglia di suonare e di imparare. Il che è molto stimolante anche per noi insegnanti, che facciamo musica da tutta la vita, e a volte perdiamo un po’ di freschezza e di allegria nel nostro lavoro!

Com’è la vita musicale in Palestina? Qual è la percezione della musica classica, quali momenti aggregativi crea, quali le difficoltà?

La vita musicale in Palestina, come in altri paesi, viaggia su vari canali: il canale della musica araba, locale, tradizionale, quello della musica classica, quello della musica più pop e commerciale con vari stili. In ogni caso, di vita musicale non c’è n’è molta, è qualcosa che si sta costruendo pian piano in questo tempo..se la musica fa parte del mondo arabo per quanto riguarda feste e cerimonie, la musica classica è invece qualcosa di “importato”, ovviamente. Per quanto riguarda la musica classica, sta cominciando a rientrare ora la prima generazione di palestinesi che hanno avuto la possibilità di studiare all’estero e vuole insegnare ad altri quello che ha imparato, e questa è davvero una gran cosa. Nella musica classica finora gli insegnanti qui sono sempre stati europei, e “a tempo determinato” (e cambiare insegnante ogni “tot” non è tra le cose migliori che possono succedere quando si vuole imparare a suonare uno strumento), quindi è molto bello e sarà efficace avere insegnanti palestinesi stabili che insegnino ai propri connazionali.

Per quanto riguarda i momenti aggregativi ci sono occasioni di concerti, organizzati da organizzazioni estere o da organizzazioni locali, ma la musica classica europea qui ha ancora bisogno di camminare un po’ prima di essere parte della vita quotidiana delle persone.

Com’è il percorso per un/a giovane palestinese che vuole fare della musica la propria carriera?

Eh..bella domanda! Qui a Ramallah, ed in generale nella West Bank, ci sono diverse istituzioni e fondazioni attraverso le quali ci si può avvicinare alla musica (a Ramallah ad esempio ce ne sono tre: la Barenboim-Said Foundation, Al-Kamandjati, http://www.alkamandjati.com/it/benvenuto/, il Conservatorio nazionale E. Said, http://ncm.birzeit.edu/ (che è presente anche a Betlemme e Gerusalemme), ma il fare della musica la propria carriera è davvero un punto difficile.

Nicoletta3

Certo i ragazzi iniziano a suonare, si appassionano allo strumento e alla musica che stanno imparando, ma quando si tratta di fare un passo in più, di passare a un livello più avanzato, cominciano i problemi. Le scuole più vicine dove studiare sono in Israele, dove i ragazzi palestinesi ovviamente non possono andare. Altra opzione è andare a studiare all’estero, ma anche questa, per la situazione politica e sociale della Palestina non è la cosa più facile da mettere in atto. A monte c’è comunque il “problema” che qui la musica classica non è qualcosa che abbia uno “sbocco lavorativo” -diciamo così-, anche perchè non si conoscono materialmente le possibilità, dato che la conoscenza e il confronto dal vivo con qualche musicista non avviene così frequentemente. Insomma, è anche questo un ambito che si sta pian piano aprendo, grazie ai molti musicisti stranieri che vengono qui, ma che richiederà un po’ di tempo prima di diventare una possibilità reale e possibile per i ragazzi.

Normalmente non si pensa che il conflitto israelo-palestinese possa influenzare anche questi aspetti della vita, ma davvero vivendo e lavorando qui si scoprono e imparano molte cose. Questo da molto da riflettere a noi, musicisti e no, che veniamo da fuori, abbiamo la possibilità di spostarci come e quando vogliamo, e possiamo decidere dove andare a studiare, specializzarci o formarci ulteriormente tra una gamma enorme di proposte valide.

Com’è vivere a Ramallah per una giovane donna italiana?

Diverso, assolutamente!! Ricordo la mia prima settimana qui..un mix di profumi, sapori, colori, lingue che mi ha lasciato a bocca aperta! La prima volta che sono andata al mercato di frutta e verdura a Ramallah mi sono detta “io qui non ci voglio tornare, starò un anno senza mangiare frutta e verdura!” tanto ero rimasta colpita dalla confusione, dalle grida e dal trambusto che avevo trovato… Poi pian piano (o “schwai schwai” come dicono qui!), cominciando ad imparare un po’ la lingua ed entrando un po’ nella vita quotidiana mi sono abituata..e mi piace! (per inciso, le urla al mercato sono solo i nomi di frutta e verdura con i prezzi corrispondenti!!)

Mi piace molto ed è molto stimolante vedere e vivere tutte le sfumature che ci sono qua..le donne con il velo, le donne con il velo ed il cappotto lungo fino ai piedi, le donne senza velo vestite all’europea, le donne vestite di nero da capo a piedi di cui si vedono solo gli occhi, magari con un paio di bimbi per mano. Credo che essere donna qui e vivere con consapevolezza il proprio essere donna metta molto in discussione –almeno lo è stato per me-, stimola a chiedersi che cosa vuol dire comportarsi in un modo piuttosto che un altro, vestirsi così piuttosto che in un’altra maniera. A volte essere donna qui vuol dire anche “testimoniare” un modo di vivere diverso, che non pretende di insegnare o essere migliore di un altro, ma semplicemente apre al confronto, ed è per me molto interessante.

Quali sono i tuoi piani per il futuro?  

Ecco un’altra bella domanda! Al momento so che il mio contratto qui scade a fine anno scolastico, ma è anche vero che ero partita per stare tre mesi e questo è il mio secondo anno… Davvero non so cosa farò, non scarto il fatto di fermarmi qui nè il tornare in Italia, ma questo è ancora qualcosa da costruire..ancora una volta “schwai schwai”!

Di sicuro l’esperienza che sto facendo mi ha cambiato molto e continua a mettermi molto in gioco, e sono sicura che mi darà nuovi strumenti per affrontare quello che sceglierò di fare o quello che capiterà…Inshallah!

Auguri per tutto Nicoletta cara!