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Articolo di Natalie Tollenaere
Life coach e cross-cultural trainer
www.transitionstoafrica.com

Tradotto dall’inglese da Claudiaexpat
Non illudiamoci – che ci piaccia o no, quando espatriamo il nostro corpo viene con noi. Probabilmente state dicendo “ovvio che viene”, ma magari non riflettete a fondo sulla cosa. Ai tropici, sui picchi ricoperti di neve delle Ande, al mare, in montagna, a Lima o a Kinshasa, anche i nostri corpi devono abituarsi al nuovo ambiente – e cambiare. E tuttavia, sono la cosa più grande che abbiamo. Senza di loro, ovviamente, il resto non esiste.

Quindi cosa facciamo quando ci ammaliamo, ci succede un incidente o restiamo di nuovo incinte?

La nostra salute fisica è legata alla nostra salute emotiva. Se una delle due è toccata, così lo è anche l’altra. Il corpo reagisce allo stress, alla depressione, alla rabbia e alla tristezza con sintomi fisici.

In espatrio, quando l’essere lontane dalle proprie strutture mediche e sociali, o dalle proprie abitudini culturali, può costituire una sfida per la nostra salute, può succederci di perdere rapidamente il buon senso. O ci diciamo “Questo lo controllo quando torno a casa (che può essere a distanza di mesi)”, o entriamo in panico: “questo mal di testa dev’essere un cancro al cervello”.

Possiamo raggiungere un buon equilibrio tra negligenza e panico chiedendoci quanto segue. La cosa più importante è di farsi queste domande senza giudicarsi. In questo modo ci aiutiamo a rimettere in prospettiva la situazione e a vivere come desideriamo, nel nostro modo.

  • Come mi sento fisicamente rispetto a questa malattia? Questo incidente? Questa gravidanza?
  • Mi colpisce emotivamente o psicologicamente?
  • Che influenza ha sulle persone che amo, il mio partner, la mia famiglia?

Una volta che la riflessione è completa, possiamo cercare il supporto di cui abbiamo bisogno.

  • Che tipo di supporto ho bisogno – materiale, morale, fisico, familiare?
  • E’ importante per me avere un consiglio medico da un dottore della mia stessa cultura, dal mio paese, che parla la mia stessa lingua? Dove posso trovarne uno? (su Expatclic!)
  • Ho bisogno della mia famiglia allargata o mi basta la mia famiglia nucleare? Ho bisogno di entrambe?
  • Come posso creare una situazione nella quale mi sento circondata da loro e da quello di cui ho bisogno?

Queste domande possono aiutarci a riconoscere cosa abbiamo bisogno e cosa vogliamo. Le risposte saranno la base su cui prendere le decisioni necessarie. Ignorarle porterà solo alla negazione, che può essere accompagnata da rabbia, risentimento, tristezza e depressione. Non illudiamoci, però, avremo sempre a che fare con giudizi da parte degli altri: “La mia operazione qui è andata bene, perchè vuole tornare?”, “Io ho avuto un’ottima esperienza di parto qui, perchè vuole rientrare a partorire?”, “E’ un’irresponsabile, si è fatta operare qui”. Ricordate che la malattia è legata al corpo, allo spirito, al bagaglio socio-culturale, alle nostre finanze e alla nostra situazione familiare. Siamo tutti unici e abbiamo bisogni unici…

Mando tutta la mia solidarietà a chi sta affrontando una malattia, un incidente, o una gravidanza al di fuori dei propri punti di riferimento conosciuti.

Alcune informazioni pratiche:

Assicurazione: In aprile ho aiutato un giovane a rientrare dopo un serio incidente di moto. Era impossibile curarlo a Kigali. Il rimpatrio era necessario. Ma non aveva un’assicurazione… ha dovuto pagare 6 biglietti aerei per la barella, uno per un’infermiera (lo stesso era successo a me), uno per la moglie e un altro per il figlio… 9 biglietti aerei… Un grande peso per le finanze familiari… quindi controllate bene che la vostra assicurazione includa il rimpatrio, specialmente quando il paese nel quale vivete ha delle infrastrutture mediche incerte

Mammografia: A tutte le donne oltre i 40: non dimenticate di fare la vostra mammografia di routine. La mia mi ha salvato la vita! (Non prendete la scusa del fatto che vivete in un paese dove non c’è possibilità di farla, pianificate con mesi di anticipo l’appuntamento mentre siete di ritorno al vostro paese d’origine).

 

Natalie
Kigali, Ruanda
Novembre 2012