Home > Oceania > Australia > Primi giorni a Perth: ce li racconta l’italiana Alessandra

In questo interessante articolo Aleexpat ci racconta le sue primissime impressioni dopo il suo arrivo a Perth, Western Australia, dove vive attualmente.

 

Arrivammo a Perth in un tardo pomeriggio di inizio Aprile. L’eccitazione per questa nuova destinazione combatteva la stanchezza delle 20 ore di volo alle mie spalle. I miei sensi erano tutti allertati. Che cosa mi colpì subito nei primi giorni a Perth? L’aria fresca e non afosa, la temperatura al giusto, gli alberi alti come palazzi di dieci piani, verdissimi, a coprire un cielo di un bell’azzurro intenso. E poi il profumo delle siepi vicine al parcheggio dei taxi, i fiori di un rosso vermiglio e… dopo i mesi invernali trascorsi in un grigio-Milano e due anni di giallo-deserto arabo, il mondo non mi era mai apparso così colorato come in quel momento.
Ed ero solo all’inizio.

primi giorni a perthFinalmente avevo realizzato un mio sogno nel cassetto: arrivare in Australia, il continente down-under, grande quanto gli Stati Uniti d’America senza l’Alaska e con più pecore che umani (cento milioni le prime contro una popolazione di circa venti milioni di abitanti). Beh, fino ad allora avevo pensato all’Australia come ad una meta vacanziera e non ad una destinazione di espatrio, ma in quei primi giorni a Perth ho imparato che la vita è piena di sorprese!

Perth è la capitale del Western Australia, il più grande tra i sei Stati che costituiscono la federazione australiana, gli altri sono Victoria, New South Wales, South Australia, Tasmania e Queensland. Il Western Australia è uno stato che da solo occupa un terzo dell’intero continente, per una popolazione di circa due milioni di persone, di cui 1,4 concentrato in città.

primi giorni a perthInsomma che ci fossero poche persone me ne accorsi subito, nei miei primi giorni a Perth. Con una casa ancora tutta da avviare in attesa dell’arrivo del container e con pochi effetti personali all’attivo, i bambini ed io impiegammo la prima settimana nella scoperta dei dintorni, ossia del nostro quartiere, Mount Lawley. Villettine ad un piano, giardini ben tenuti, parchi giochi in abbondanza, uccelli cinguettanti, pappagalli multicolore che ci camminavano tra i piedi, quiete e silenzio…troppo silenzio! Mi sembrava di essere in un paese fantasma, ma dove sono andati a finire tutti?

Presto spiegato. Perth è una delle città più isolate al mondo. Per farvi un’idea delle distanze: Perth dista da Sydney 4127 km (in parole povere cinque ore di volo e due fusi orari!), da Adelaide, che è al centro dell’Australia, 2712 km, da Canberra, la capitale, 3905 km.

Il nostro arrivo coincise con un momento di vacanza scolastica e con la fine dell’estate (rispetto all’Europa le stagioni sono capovolte). In questi periodi gli abitanti di Perth si danno alla fuga, cioè approfittano delle vacanze per allontanarsi dalla città, alla scoperta del loro vasto e per molti versi inesplorato paese.

Intorno a Perth il paesaggio è multiforme, ma una cosa è certa, per raggiungere un’altra città, che come tale sia definita, cioè non un semplice paesino di tre case, bisogna armarsi di molta pazienza, prendere un aereo o percorrere almeno 300 chilometri in auto. La sensazione di spazi sconfinati ed immensi è notevole. E non appena si lascia la città questa impressione è ancora maggiore.

Si incontrano pianure aride, singolari formazioni rocciose alternate a distese erbose, spiagge bianchissime con un mare cristallino, distese di fiori selvatici multicolori e foreste di karri, quegli alberi così alti che sembra non si possa vederne la cima.

Ma soprattutto si incontra quello che gli australiani chiamano bush, la boscaglia. A dirla tutta il bush è molto più di questa mia misera definizione, è un universo incontaminato, meta di coloro che amano avventurarsi a piedi per scoprire la bellezza delle varie specie di eucalipti o per ammirare i più svariati e strani uccelli, canguri saltellanti e animali molto pericolosi, tra cui ragni e serpenti tra i più velenosi del mondo (altro primato!). Visto il mio stampo ancora molto “cittadino” preferisco inoltrarmi nel bush seguendo diligentemente le vie già battute ed indicate dai rangers.

E gli australiani? Dopo le vacanze, il quartiere si è ripopolato. Le persone che ho incontrato sia nei miei primi giorni a Perth che attualmente, sono cordialissime, sorridenti, sempre pronte al saluto. Il loro inglese è talvolta poco comprensibile. Tendono ad accorciare tutte le parole e ad usare nomignoli per ogni cosa e talvolta è dura, durissima. Partecipare ad un incontro tra mamme alla scuola è per me spesso arduo e talvolta getto la spugna, facendo solo cenni di assenso con la testa, salvo poi capire che l’argomento è cambiato!

La filosofia degli australiani di questa città si può riassumere in poche parole: take it easy!, prenditela comoda; no worries!, non c’è problema; Hi, mate! Ciao, compagno! Frase con cui salutano più o meno tutti. E come dargli torto. Perchè complicarsi la vita quando tutto funziona e bene.

Perth è la città australiana con più giorni di sole all’anno e forse è vero che il clima influisce sull’animo della gente. Tutti amano stare all’aria aperta, camminare a piedi nudi, fare barbecue e bere birra (a litri!) negli immensi parchi disponibili e che chiamano reserve. Prati sconfinati, con erbetta ad effetto velluto: si possono calpestare, ci si può correre, giocare a pallone, sdraiarsi, sentire il contatto con la nostra madre terra… una sensazione unica! Se solo penso che non mi è neanche permesso avvicinarmi all’aiuola condominiale che ho lasciato a Milano!

Che la natura la faccia da padrona è palpabile, ma ciò che colpisce è il rispetto e l’attenzione che le persone hanno per l’ambiente. Quindi è vero che tutti ne usufruiscono, ma tutti sono anche consapevoli dell’immenso tesoro di cui dispongono, quindi nessuno sporca e tutto è pulito e curatissimo.

E che l’Australia si avvicinasse un po’ al paradiso, me lo immaginavo, ma non mi sarei mai immaginata di avere l’opportunità di dare da mangiare ai canguri, accarezzare il soffice pelo di un koala, avvistare le balene, toccare i delfini, percorrere in auto duecento chilometri di strada incontrando due, dico due, fattorie e vedere di notte una quantità di stelle, ma così tante, che capisci di essere davvero un piccolo punto nell’universo.

Ma qualche scheletro nell’armadio lo si trova anche qua. Gli Australiani non amano parlarne, ma il problema esiste. Sono loro, gli Aborigeni, i primi abitanti del continente che ancora oggi lottano e rivendicano, spesso inascoltati, i loro diritti sulle terre e a vivere una vita che non segue i canoni “occidentali”. Costituiscono nel Western Australia una mera minoranza, il 3% della popolazione, e l’impressione è quella di rivivere la storia degli Indiani d’America. Si ritrovano nelle strade, spesso a chiedere l’elemosina, spesso ubriachi, come se della tanto educata civiltà occidentale abbiano preso il peggio. Ma la loro storia la si può leggere nella loro arte, nei loro quadri e nelle loro sculture, che sembrano far davvero rivivire “l’epoca del sogno”, che sta alla base della loro religione e spiritualità, e trasmettere il forte vincolo che lega questa popolazione “indigena” alla loro terra.

Mi commuove l’idea di quante cose nuove si possono conoscere ed imparare da questo mondo al rovescio e solo ora capisco le ragioni per cui molti degli australiani che sino ad ora ho incontrato mi abbiano parlato dei loro “periodi sabbatici”. Mollano tutto, lavoro ed affetti, vendono casa e poi via in camper per sei mesi o un anno, alla scoperta del loro paese, o forse alla scoperta delle loro e nostre radici, in un territorio immenso ed intatto da migliaia di anni, un privilegio così raro da trovare ai giorni nostri.

Ciò che apprezzo in questi primi giorni a Perth sono i benefici di una città cosmopolita, ma a misura d’uomo, senza inquinamento, rumori eccessivi e stress. Alcuni australiani ci hanno detto che WA non sta per Western Australia ma per Wait A While! Già, perchè poi la vita deve essere vissuta sempre di fretta?

 

Alessandra Giacchi (Aleexpat)
Perth, Western Australia
Ottobre 2007

Già che sei qui ...

... possiamo chiederti di offrirci un caffe ? Scherziamo, naturalmente, ma fino a un certo punto. Come forse avrai notato, Expatclic non ha  pubblicità nè quote associative obbligatorie. Da 19 anni lavoriamo volontariamente per garantire dei contenuti e un'assistenza di qualità alle espatriate in tutto il mondo. Mantenere un sito di queste dimensioni, però, ha dei costi, che copriamo parzialmente autotassandoci e con donazioni spontanee di chi ci segue e apprezza da anni. Se tu potessi dare anche solo un piccolo contributo per coprire il resto, ti saremmo immensamente grate ♥ Puoi sostenerci con una donazione, anche se piccola. Grazie di cuore.
Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments